
Il sistema-vino Italia archivia un 2025 nel segno dell'equilibrio (quasi) stabile, in vista di una possibile ripartenza nel 2026. Si legge infatti un respiro di sollievo che i Consorzi di mezza Italia sembrano tirare di fronte a numeri certo negativi, ma non quanto poteva sembrare guardando allo scenario del primo semestre. Sì, perché tra riforma salviniana del Codice della strada e minacce di dazi a casaccio del caro "amico" Trump, questo 2025 che si appresta a finire sembrava destinato ad essere un annus horribilis nella storia di Cantina Italia.
Invece, sembra non sia andata così. Non che ci sia da festeggiare, però se il primo semestre parlava apertamente di crisi, l'arrivo della bella stagione ha riportato fuori casa gli europei e la seconda parte dell'anno ha ristabilito una linea di vendite e consumi capace di ridare abbrivio al comparto vitivinicolo.
Il risultato sono Denominazioni che archiviano un 2025 "meno peggio", con un segno meno, ma quasi sempre a una cifra e senza drammatizzare. Certo, per qualcuno ai vertici dei Consorzi non ha senso nascondere le preoccupazioni per le incertezze che incombono sull'ormai imminente 2026, ma è altrettanto vero che gli analisti prospettano una ripresa economica nella seconda parte dell'anno. E allora - in questa survey dedicata a Cantina Italia curata dalla redazione di Vinonews24 - troviamo un'ombra di prudente ottimismo nel guardare avanti, pronti a giocare tutte le carte per riconquistare i winelover.
Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Il 2025 si chiude per l’Abruzzo in una situazione complessivamente stabile, con segnali di crescita positivi. Le denominazioni storiche, a partire dal Montepulciano d’Abruzzo, tengono in volumi, mentre crescono in modo più marcato alcune tipologie perfettamente allineate ai nuovi consumi, come Cerasuolo d’Abruzzo e Pecorino. In un contesto globale difficile, l'Abruzzo mira a una performance di crescita: il sistema ha dimostrato una buona capacità di assorbire gli shock".
Qual è la lettura che date di un anno da “montagne russe”, caratterizzato dall’instabilità sui mercati?
"In uno scenario segnato da instabilità geopolitica, inflazione, cambiamenti nei consumi e tensioni sui mercati internazionali, chi aveva una proposta chiara, riconoscibile e con un corretto posizionamento qualità/prezzo ha retto meglio. L'Abruzzo, forte della sua tradizione e della spinta innovativa di una nuova generazione di vignaioli, può navigare in questo mare. Stiamo lavorando per rendere la nostra produzione più riconoscibile e funzionale alla promozione internazionale attraverso il 'Modello Abruzzo' che è entrato nel vivo con l’annata 2024. L'attenzione è rivolta a tipologie che intercettano i trend di consumo attuali, come il Cerasuolo d'Abruzzo, che funge da valida alternativa ai rossi più strutturati, apprezzato per la sua freschezza e versatilità gastronomica".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Il 2025 è stato un anno di grande attenzione e prudenza. Il timore maggiore resta quello di uno spostamento forzato dei vini italiani 'popular' verso fasce di prezzo che il mercato non è in grado di assorbire. Se tariffe aggiuntive venissero applicate in modo non equo, il rischio è reale. Per il 2026 ci aspettiamo una gestione più razionale del tema, ma resta fondamentale lavorare su diplomazia commerciale, diversificazione dei mercati e valorizzazione del rapporto qualità/prezzo, che è uno dei grandi punti di forza dell’Abruzzo".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Il 2025 si chiude per l’Alto Adige con un quadro complessivamente stabile e in lieve crescita a valore. In un contesto complesso, i vini altoatesini hanno mostrato una buona tenuta grazie al posizionamento qualitativo. La dimensione contenuta della regione ci ha permesso di restare flessibili e coerenti. L’interesse verso le Unità Geografiche Aggiuntive (UGA) ha contribuito a rafforzare la percezione di eccellenza".
Qual è la lettura che date di un anno da “montagne russe”, caratterizzato dall’instabilità sui mercati?
"È stato un anno irregolare, con fasi alterne sui mercati, ma non inatteso. La nostra lettura è che l’instabilità penalizzi soprattutto i vini senza identità forte. L’Alto Adige ha retto grazie a una proposta chiara, territoriale e riconoscibile. La qualità resta il miglior strumento di resilienza".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Nel 2025 l’impatto dei dazi USA è stato gestibile, con insicurezze ma senza contraccolpi strutturali. Il posizionamento premium ha limitato gli effetti più negativi. Per il 2026 restiamo cautamente ottimisti, pur consapevoli di uno scenario ancora incerto. La diversificazione dei mercati resta centrale".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"I primi 11 mesi del 2025 registrano un +2% su pari periodo dell'anno scorso. Ricordiamo che il 2024 per quanto riguarda l'Asolo Prosecco ha chiuso l'anno con 32.450.000 bottiglie, per questo contiamo di rimanere in linea con il risultato del 2024".
Qual è la lettura che date di un anno da “montagne russe”, caratterizzato dall’instabilità sui mercati?
"Oggi, la situazione di mercato a livello internazionale, certamente, crea delle preoccupazioni, ma gli imprenditori, con l'aiuto del Consorzio, hanno tutte le risorse per esplorare i nuovi sbocchi nei mercati come il sud est asiatico, Messico, il mercato del nord America, e presidiando i tradizionali mercati di Regno Unito, Svizzera, e Germania".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Si avrà una piena coscienza di quanto hanno effettivamente influito i dazi non prima di gennaio/febbraio 2026, ma le aspettative sono comunque positive, gli operatori si sono mossi con molta attenzione e prudenza e i mercati ad oggi hanno risposto comunque bene. L’Asolo Prosecco Superiore Docg ha una forte propensione internazionale, con gli Stati Uniti come primo sbocco commerciale estero (70% della quota export del Consorzio, che ammonta al 40% della produzione totale) e un mercato che ad oggi tiene".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Per la denominazione Asti si prevede una chiusura in lieve calo rispetto al 2024, con una diminuzione stimata attorno al 4–5%, per un totale di circa 85 milioni di bottiglie. Mentre la produzione della tipologia frizzante del Moscato d’Asti rimane stabile, è la tipologia spumante dell’Asti a registrare il dato negativo, con una chiusura ipotizzata leggermente sotto le 55 milioni di bottiglie".
Qual è la lettura che date di un anno da “montagne russe”, caratterizzato dall’instabilità sui mercati?
"Sicuramente, nella prima parte dell’anno ha influito la prospettiva dei dazi USA, che ha determinato un aumento degli ordinativi, soprattutto per la tipologia Moscato d’Asti. L’altro versante della “montagna” riguarda invece la Russia, mercato storico per la tipologia Asti spumante, dove si registrano cali a partire dal 2024".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Non sono state riscontrate particolari variazioni rispetto al 2024, anche se negli ultimi anni sia Asti spumante che Moscato d’Asti hanno subito un rallentamento negli Usa".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Il 2025 si chiude come un anno complesso, in linea con quanto registrato da gran parte del comparto vitivinicolo nazionale. Per la nostra Denominazione l'obiettivo è stato contenere le flessioni, nonostante un contesto segnato da rallentamenti dei consumi, tensioni geopolitiche e incertezze sui mercati internazionali. La Barbera d'Asti ha dimostrato tenuta e riconoscibilità, confermandosi un asset strategico per il territorio".
Qual è la lettura che date di un anno da "montagne russe", caratterizzato dall'instabilità sui mercati?
"È stato un anno che ha richiesto grande capacità di adattamento. L'instabilità ha colpito in modo disomogeneo mercati e canali, premiando i vini con identità chiara, posizionamento coerente e forte legame territoriale. In questo scenario, denominazioni storiche e vitigni riconosciuti come la Barbera hanno retto meglio rispetto a proposte meno consolidate".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Il 2025 è stato un anno di gestione più che di crescita sul mercato statunitense. I dazi hanno inciso soprattutto sulla programmazione e sulla marginalità, più che sui volumi puri. Guardiamo al 2026 con cauto ottimismo: molto dipenderà dalla stabilità politica e commerciale, ma il vino italiano, e in particolare le denominazioni con forte reputazione, restano molto apprezzate".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Lo scenario è sostanzialmente stabile, anche se c’è una leggera flessione dovuta a tutte le incertezze che hanno caratterizzato la prima parte dell’anno, soprattutto legate ai dazi USA. Alla fine però è stato un anno che ci ha fatto ritrovare una certa resilienza, che ci ha permesso di trovare nuovo slancio in una situazione di difficoltà".
Qual è la lettura che date di un anno da "montagne russe", caratterizzato dall'instabilità sui mercati?
"È un anno che ci insegna a ridefinire un poco i confini: quelli geopolitici – che sono in fase evolutiva – ma anche quelli del vino, per cui dobbiamo considerare la riduzione dei consumi e le nuove tendenze, come low-alcol o superalcolici. Sono tutti fattori in evoluzione e dobbiamo capire quale reazione costruire".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Abbiamo scongiurato il 200% eppure non è da considerarsi una vittoria, ma il 15% ci consente di stare sul mercato e di poter continuare a lavorare. È chiaro che l’assorbimento di questo dazio è stato bipartito o tripartito in alcune fasi, per cui le aziende hanno dovuto farsene carico, se poi ci mettiamo l’effetto del cambio euro-dollaro, la situazione ha creato non poca tensione. Alla fine, il 2025 è stato un anno che ha messo alla prova tutti. Il 2026 tendenzialmente dovrebbe migliorare: andiamo sul mercato con un’annata come la 2021 che ci dovrebbe aiutare, tuttavia dobbiamo stare attenti agli indicatori dei primi mesi e vedere quello che succederà. Gli analisti dicono che la seconda parte dell’anno dovrebbe segnare una ripartenza e noi ci speriamo".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Con la crisi del vino che ha colpito il 2025, purtroppo un calo di vendita a ristorazione e privati si è verificato. Nonostante ciò, l’enoturismo è stato in crescita rispetto agli anni passati grazie alla continua ed attenta valorizzazione del territorio".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà meglio/peggio nel 2026?
"È inutile nascondere che ci sono state e ci sono difficoltà con l’export americano. Ovviamente si spera che nel 2026 tale crisi vada a scemare per permettere ai nostri consorziati che già esportano in USA di riprendere il lavoro intrapreso tempo fa, ma è anche realistico pensare di cercare nuovi mercati in cui proporsi".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Sostanzialmente in linea con il 2024. E questo, considerando quanto sono stati turbolenti i mercati e i numeri importanti del Chianti, è per noi già un risultato positivo. È vero che il 2023 e il 2024 avevano già segnato un calo attorno al 10% rispetto ai livelli abituali e quindi non possiamo dire di essere tornati su un percorso di crescita, ma abbiamo tenuto la posizione in un momento molto complicato”.
Qual è la lettura che date di un anno da “montagne russe”, caratterizzato dall’instabilità sui mercati?
"È stato un anno di strappi, di incertezze, di mercati che cambiavano umore ogni due mesi. In mezzo a tutto questo, il Chianti ha retto: ci sono aree che hanno performato meglio, altre che hanno sofferto un po’ di più, ma nel complesso le vendite si mantengono sui livelli del 2024. Non possiamo dire che sia stato un anno brillante, però viste le condizioni direi che è andata meglio di quanto ci si potesse aspettare".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Il tema dei dazi pesa, perché un incremento delle tariffe si traduce nei fatti in un aumento dei prezzi al pubblico e contribuisce a far salire l’inflazione, che poi si porta dietro un rialzo del costo del denaro. Il problema di fondo però è un altro: c’è una crisi economica globale che condiziona tutti i mercati. Le persone hanno meno disponibilità da spendere e questo è ciò che preoccupa davvero. Per il 2026 molto dipende dal contesto generale. Se si allentano le tensioni internazionali – penso ai conflitti in corso e ai rapporti tra Stati Uniti, Russia e Cina – si può ritrovare un po’ di stabilità. Senza stabilità i mercati si fermano, i consumatori si bloccano, l’economia rallenta. Se invece queste condizioni migliorano, il 2026 potrebbe perfino diventare un anno di ripartenza".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"L'analisi dei dati relativi al Chianti Classico ci restituisce il quadro di una denominazione in sostanziale buona salute. Nonostante il 2025 sia stato un anno connotato dall'instabilità del contesto internazionale, le marcature dei vini Gallo Nero si sono infatti attestate allo stesso livello dell'anno precedente".
Qual è la lettura che date di un anno da "montagne russe", caratterizzato dall'instabilità sui mercati?
"Il 2025 si è presentato come un anno complesso, per il mondo del vino, sui mercati internazionali, anche per una congiuntura geopolitica davvero molto articolata per una varietà di fattori, economici e politici. Parlando del Gallo Nero, non possiamo che rilevare però una tendenza davvero positiva: tutti i maggiori opinion leader, non solo italiani ma anche stranieri, hanno riconosciuto al Chianti Classico un posto tra i grandi vini del mondo, una posizione che noi viticoltori abbiamo conquistato lavorando con costanza, autenticità e rispetto del territorio".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Nonostante l'introduzione di dazi, il mercato nordamericano non ha per il momento presentato flessioni per la denominazione Chianti Classico. Siamo infatti convinti che il consumatore americano, che da sempre ama e sceglie il Chianti Classico, resterà fedele ai vini di qualità, al Gallo Nero, al nostro territorio che si rispecchia in ogni nostra bottiglia. Siamo quindi ottimisti anche guardando al 2026".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Sebbene gli ultimi due mesi dell'anno abbiano mostrato una certa ripresa, il 2025 è stato un anno non facile, soprattutto per il mercato domestico e quello statunitense, che registrano perdite sotto le due cifre ma comunque".
Qual è la lettura che date di un anno da “montagne russe”, caratterizzato dall’instabilità sui mercati?
"Le incertezze economiche, siano questi sotto forma di inflazione, di svalutazione valute, o di tasse e dazi, sono l'aspetto che è più deleterio perchè non permettono di strutturare una strategia, anche conservativa o reattiva, e non danno regole certe di ingaggio".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Rispetto ad altre denominazioni toscane, le fattorie del Chianti Rufina non sono capillarmente presenti nel mercato USA. Quelle che sono importate e distribuite osservano che l'incertezza sulla percentuale esatta dei dazi è stato uno dei principali problemi per il mercato, unito alla svalutazione del dollaro e alla pressione inflattiva. Nel 2026, comunque, si respira, anche attraverso dei principi di ripresa già osservati nell'ultimissimo periodo del 2025, un cauto ottimismo".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Per la Doc Colli Berici i numeri dell’imbottigliato sono in linea con quelli dell’anno precedente, che erano stati tra i più elevati degli ultimi anni. Per la Doc Vicenza abbiamo registrato invece una flessione nell’ultimo trimestre, ci auguriamo che con dicembre i dati si riposizionino".
Qual è la lettura che date di un anno da “montagne russe”, caratterizzato dall’instabilità sui mercati?
"La prima impressione è che non si tratti di una fase transitoria, ma di assestamento. Occorre fare delle riflessioni a lungo termine iniziando dagli aspetti viticoli per arrivare ai trend di consumo".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Rispetto alle previsioni iniziali, è andata meglio, ma già nel secondo semestre si sono registrati segnali di rallentamento verso il mercato USA. E alla fine il conto dei dazi lo stanno pagando le aziende produttrici. L’auspicio è comunque quello di non perdere quote di mercato guadagnate in anni di lavoro e presenza. È complicato fare previsioni in un momento così particolare dal punto di vista politico ed economico".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Il 2025 si chiude per la nostra Denominazione con un andamento positivo e in crescita, registrando un +8% rispetto al 2024. Un risultato che conferma la solidità del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, con una produzione che si avvicina ai 96 milioni di bottiglie. Si tratta di un dato significativo, soprattutto alla luce di un contesto economico e di mercato complesso, caratterizzato da incertezze e rallentamenti dei consumi in diverse aree del mondo. La crescita testimonia la capacità della Denominazione di mantenere un posizionamento distintivo, fondato sulla qualità, sul valore del territorio e su una domanda che continua a riconoscere l’unicità delle nostre colline".
Qual è la lettura che date di un anno da "montagne russe", caratterizzato dall'instabilità sui mercati?
"L’elemento principale che ha determinato l’instabilità dei mercati nel 2025, e di conseguenza dei consumi di vino, è stato un clima di incertezza generale del consumatore, che accompagna la vita quotidiana e si traduce in un cambiamento delle abitudini, all’interno del quale rientra anche il consumo di vino".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Nel 2025, nonostante la forte preoccupazione legata alla crisi e ai dazi statunitensi, l’impatto non è stato così negativo come inizialmente temuto. Questo dimostra che il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg ha saputo conquistare il consumatore americano, in particolare nella fascia medio-alta, che non intende rinunciare a un’icona del Made in Italy. Nel 2026 è probabile un mantenimento delle stesse posizioni del 2025, senza però gli incrementi auspicati".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"L'Etna Doc è in crescita, nonostante il forte calo della produzione delle uve nel 2023. Chiudiamo l'imbottigliato 2025 con una crescita del 4% circa rispetto al 2024".
Qual è la lettura che date di un anno da "montagne russe", caratterizzato dall'instabilità sui mercati?
"Il mercato crea preoccupazione più che altro per il trend generale del mondo del vino, anche se la denominazione ancora mantiene le stesse posizioni e, anzi, si rileva una leggera crescita".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Si registra una riduzione dei margini, più che dei volumi esportati. Come denominazione manteniamo i risultati dell'anno precedente. Nel 2026 non prevediamo molti cambiamenti rispetto al 2025 nel volumi e nei valori. Molte aziende guardano con più curiosità nuovi mercati, anche europei, come ad esempio la Francia".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Il 2025 si chiude con una buona crescita per la Denominazione Garda Doc. Nonostante un contesto complesso, i nostri territori hanno dimostrato solidità e capacità di adattamento, con risultati complessivamente positivi sia sul piano produttivo sia su quello commerciale".
Qual è la lettura che date di un anno da "montagne russe", caratterizzato dall'instabilità sui mercati?
"È stato un anno certamente complesso, ma anche istruttivo. La scelta strategica di puntare con decisione sul mercato britannico si è rivelata vincente e ci ha premiati".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Il Garda Doc non esporta in maniera significativa negli Stati Uniti, quindi nel 2025 l’impatto dei dazi è stato marginale per la nostra Denominazione".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Il 2025 per il Consorzio Tutela del Gavi si chiude con un andamento stabile, con un segnale tendenziale positivo. Rispetto alle fascette Docg richieste, a novembre 2025 abbiamo già raggiunto i volumi registrati nel 2024. Considerando che il 2024 era stato leggermente più frenato rispetto al 2023, questo dato conferma una dinamica complessivamente solida. A ciò si aggiungono una buona vendemmia 2025 e un enoturismo vivace sul territorio: elementi che, insieme, ci dicono che la denominazione è in salute".
Qual è la lettura che date di un anno da "montagne russe", caratterizzato dall'instabilità sui mercati?
"Per Gavi Docg non è stato, in senso stretto, un anno "da montagne russe". Abbiamo lavorato in continuità, osservando con attenzione un contesto internazionale instabile, più che registrando scossoni sulla denominazione".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Nel 2025, non rileviamo al momento una riduzione delle spedizioni verso gli USA. Detto questo, è un tema che stiamo monitorando con prudenza: gli effetti possono manifestarsi anche con tempi non immediati. Il principale mercato del Gavi, comunque, resta il Regno Unito. Sul 2026 è presto per sbilanciarsi: sarà un anno da osservare, con l'attenzione che merita. In generale, per i bianchi di territorio e identitari, il momento resta favorevole".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Non ci sono grossissimi scostamenti rispetto al 2024. E anzi, alcune cose che sembravano più negative si sono rivelate più positive. Guardando i dati (ancora incompleti) di Valoritalia sugli imbottigliamenti, già oggi ci manca pochissimo su tutte le 16 denominazioni per arrivare a pareggiare lo scorso anno. Ed è pur vero che il 2024 aveva visto un forte calo di produzione sul 2023, perché abbiamo dovuto assorbire il grosso impatto della crisi Moncaro che portava via migliaia di ettolitri con effetto immediato, ma il sistema ha reagito e oggi questi numeri sono più puliti e chiari. Ci son dati positivi sulle Doc bianche, che hanno reagito meglio – in particolare Jesi, che cresce nelle tipologie Superiore e Riserva Docg, ma anche Matelica, Colli Maceratesi e Bianchello del Metauro – però mostrano stabilità anche Lacrima di Morro d’Alba e Conero. In generale, notiamo una evoluzione verso le denominazioni a maggior valore come Riserve e superiori".
Qual è la lettura che date di un anno da “montagne russe”, caratterizzato dall’instabilità sui mercati?
"La sensazione condivisa è che l’inizio dell’anno sia stato a dir poco difficile. Non parlo però solo dei dazi e dell’incertezza geopolitica, che ci ha fatto viaggiare sulle montagne russe, ma anche il mercato interno era bloccato. Poi la seconda parte dell’anno ha visto un recupero, con i mesi migliori da luglio in poi, tanto che siamo riusciti a realizzare un recupero che sembrava difficile. Ecco perché, in questo quadro generale, chiudere in pareggio è già una buona prospettiva".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Il mercato USA non ha un peso determinante per i vini delle Marche, ma una flessione si è vista. L’Osservatorio IMT conferma la perdita del 20% oltreoceano, anche se va detto che il consumo non sembra essersi fermato. C’è stato un netto calo nello shipping, ma il vino che era già sul mercato è stato venduto. Ora, per il 2026, si vedrà come muove lo scenario. Anche perché non penso che dazi siano la chiave di lettura, mentre pesa di più l’andamento economico – soprattutto nella UE e in UK. E poi il mercato italiano, per noi, è decisamente più rilevante".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Il 2025 si chiude con una stabilità sostanziale e con la tranquillità di aver adottato, in vista del 2026, tutte le azioni necessarie per poter garantire un giusto equilibrio tra domanda e offerta. In un contesto in cui il consumo di vino sta rallentando, il fatto che la vendemmia 2025 sia stata la più scarsa degli ultimi otto anni non è un elemento negativo e potrà anzi avere riflessi positivi sul mantenimento di posizionamenti corretti sul mercato".
Qual è la lettura che date di un anno da “montagne russe”, caratterizzato dall’instabilità sui mercati?
"Sicuramente è stato un anno complicato che segue periodi altrettanto complicati, che già avevano ridisegnato i flussi di vino per via di conflitti e delicate congiunture internazionali".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Dal nostro punto di vista il momento peggiore nel 2025 è stato quello di incertezza, in cui si temevano i dazi ma ancora non si sapeva a quanto sarebbero ammontati. Per questo riteniamo che il 2026 possa presentare un andamento migliore: le aziende si sono organizzate con i propri importatori e hanno ritrovato un nuovo equilibrio, premessa essenziale per poter impostare una corretta strategia di commercializzazione".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Il 2025 si chiude per la denominazione Lugana all’insegna della solidità. Nonostante il contesto complesso che sta interessando il comparto vinicolo italiano, il Lugana conferma una posizione stabile e un livello qualitativo elevato, grazie al lavoro dei produttori e alla forte attenzione alla tutela della qualità lungo tutta la filiera. Un indicatore significativo è il valore, che continua a restare alto: il prezzo medio della bottiglia di Lugana sugli scaffali della GDO italiana si mantiene oltre i 9 euro, un dato che testimonia l’equilibrio della denominazione, la riconoscibilità del brand e la capacità di mantenere valore anche in fasi di mercato complesse. In sintesi: un’annata che conferma la tenuta del Lugana e la sua capacità di attraversare con equilibrio un contesto in continua evoluzione, preservando identità, qualità e reputazione del territorio".
Qual è la lettura che date di un anno da "montagne russe", caratterizzato dall'instabilità sui mercati?
"In un anno caratterizzato da forte instabilità dei mercati, il Lugana ha risposto puntando con decisione su qualità, identità e valorizzazione dell’intera filiera produttiva. La denominazione ha dimostrato compattezza e coesione, affrontando una fase complessa con una visione condivisa e strategica.
Le azioni promozionali messe in atto dal Consorzio hanno sostenuto concretamente le aziende, rafforzando la solidità del sistema Lugana. Una strategia che, valorizzando il territorio e le sue peculiarità, ha permesso di consolidare ulteriormente il valore della denominazione anche in un contesto economico di grande incertezza globale".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Nel 2025 l’annuncio dei dazi USA ha inizialmente spinto molti importatori ad anticipare gli acquisti prima della loro effettiva entrata in vigore. Questo ha permesso, almeno nella prima fase, di portare avanti trattative regolari e in alcuni casi favorevoli. Con l’introduzione dei dazi a partire dallo scorso agosto, sarà necessario affrontare la situazione con grande cautela nel corso del prossimo anno, tenendo conto che l’ultimo trimestre 2025 già ha dato segnali di contrazione.
In prospettiva 2026, sarà fondamentale continuare a lavorare sulla qualità e sulla diversificazione dei mercati, soprattutto quelli emergenti, pur considerando che il mercato statunitense rappresenta attualmente meno del 10% della presenza del prodotto. Resta tuttavia una piazza strategica, nel medio lungo periodo, particolarmente attenta ai vini di qualità, legati a vitigni autoctoni e a denominazioni con una forte identità territoriale: caratteristiche che il Lugana esprime in modo distintivo".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Il 2025 si appresta a chiudere sostanzialmente in linea con l'anno precedente, un risultato tutt’altro che scontato vista la situazione del settore a livello globale. Riuscire a mantenere i livelli del 2024 era una sfida complessa, ma la Doc Maremma Toscana continua a dimostrare un certo dinamismo. Siamo tra le Denominazioni toscane non in calo rispetto al 2024".
Qual è la lettura che date di un anno da "montagne russe", caratterizzato dall'instabilità sui mercati?
"È stato un anno di transizione, segnato da forti oscillazioni nei mercati e da un clima di incertezza generale. Tuttavia, la Denominazione ha mostrato una buona capacità di tenuta grazie, da una parte, al traino del Vermentino e, dall’altra, per quanto riguarda la tipologia rosso, soprattutto grazie al Ciliegiolo. In questo contesto, il bilancio resta complessivamente positivo".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Nel 2025 l’impatto è stato gestibile e non ha compromesso in modo significativo l’andamento dell’export, che resta vicino al 40% della produzione totale. Gli Stati Uniti restano un mercato strategico. Per il 2026 prevediamo uno scenario più stabile, ma con un approccio anche di prudenza continueremo a diversificare i mercati".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Il 2025 si chiude con un quadro di sostanziale stabilità, un dato concreto e incoraggiante nel contesto attuale. Nel primo semestre del 2025 registriamo una crescita contenuta ma significativa, pari a +0,2%, che nel complesso conferma la tenuta della denominazione. Per il secondo semestre non disponiamo ancora di dati definitivi, che saranno disponibili a gennaio, ma le prime indicazioni confermano un andamento analogo. Non abbiamo registrato perdite di quote di mercato e il fatturato risulta stabile. La denominazione continua a reggere le vendite nonostante un contesto complesso, segnato da dazi, nuove normative e da una contrazione generale dei consumi di vino. In uno scenario così articolato, la stabilità rappresenta un risultato positivo".
Qual è la lettura che date di un anno da “montagne russe”, caratterizzato dall’instabilità sui mercati?
"Il 2025 è stato effettivamente così, una lunga montagna russa. Nel primo trimestre (gennaio–marzo) abbiamo registrato una flessione compresa tra il -15% e il -20%, seguita però da un secondo trimestre con un rimbalzo di circa +15%, che ha riportato il saldo complessivo in equilibrio. Un andamento simile si è riscontrato anche sul fronte turistico: fine luglio, agosto e inizio settembre sono stati sottotono, mentre dalla seconda metà di settembre in poi e con un ottobre molto positivo, si è assistito a una forte ripresa".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi–dazi USA in poche parole, com’è andato il 2025? E cosa vi aspettate per il 2026?
"Il quadro non è del tutto chiaro e certamente non è roseo. Al momento possiamo parlare di una situazione di stasi. Guardando al 2026, non riteniamo che il semplice cambio d’anno possa determinare automaticamente un’inversione di tendenza. Non ci aspettiamo quindi scossoni significativi nel breve periodo, né in positivo né in negativo. Proprio per questo motivo è difficile spingersi in previsioni a medio-lungo termine: il contesto attuale non consente di andare oltre un orizzonte molto ravvicinato".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Per la nostra Denominazione, il 2025 si è concluso con una crescita in controtendenza rispetto a altre denominazioni toscane e italiane. In particolare per quanto riguarda il mercato americano questo aspetto ci ha visti segnare una crescita positiva. Pur in presenza di alcune difficoltà, la solidità dei nostri produttori e la reputazione del Vino Nobile di Montepulciano hanno permesso di mantenere i volumi di vendita e la qualità".
Qual è la lettura che date di un anno da "montagne russe", caratterizzato dall'instabilità sui mercati?
"L’anno appena trascorso si è rivelato una vera e propria 'montagna russa' per i mercati internazionali, senza eccezioni per il nostro comparto: le tensioni geopolitiche, le fluttuazioni nei prezzi delle materie prime e l’incertezza sui mercati hanno imposto grande flessibilità alle aziende. Il Consorzio ha interpretato questa instabilità come uno stimolo a rafforzare la pianificazione strategica e a consolidare le partnership commerciali, investendo su qualità e sostenibilità".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"La questione dazi USA ha continuato a rappresentare una criticità nel 2025, con impatti differenziati sui nostri esportatori. Mentre il mercato del vino italiano negli Stati Uniti ha fatto registrare una flessione complessiva nei volumi (-6,2%) e nei valori (-5%), il report di UIV mette in evidenza come il Vino Nobile di Montepulciano si distingua con performance positive: le vendite totali crescono del +4,8% in volume e del +4,2% in valore. Particolarmente rilevante è il risultato nel canale off-premise (consumi domestici), che segna un incremento del +15,9% in volume e +16,8% in valore. Il canale on-premise (consumi fuori casa), pur registrando una lieve flessione, mostra invece una crescita nelle fasce di prezzo più alte (30-49,99 euro e oltre i 50 euro), a conferma della forte attrattività del prodotto tra i consumatori premium. È quanto rileva l’osservatorio di Unione Italiana Vini con le elaborazioni su base Sipsource relative agli scarichi di vino dai magazzini dei distributori americani per le merci pronte al consumo. Per il 2026, ci aspettiamo un graduale miglioramento, anche se permane un clima di cautela: la trasparenza negoziale e il dialogo internazionale saranno fondamentali per tutelare il comparto".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"In termini di produzione il territorio nel complesso continua la sua contrazione produttiva, in particolare sulle tipologie coi volumi più importanti come Bonarda e Pavia Igp. Entrambe registrano cali pesanti, oltre il 30%. Un trend condiviso anche dalle altre denominazioni del territorio. Unico scenario contrario è quello del metodo classico, che ha invece segnato un +38% ed è l'unica denominazione che segna continuamente un segno positivo negli ultimi anni. Un dato che conferma la bontà della scelta strategica del Consorzio di partire proprio dal metodo classico e dal progetto Classese per rilanciare il territorio a livello di valore".
Qual è la lettura che date di un anno da "montagne russe", caratterizzato dall'instabilità sui mercati?
"È stato sicuramente un aspetto complicato, tanto più perché si inserisce in un contesto difficile in generale per il mondo del vino. Grosse difficoltà ci sono state anche nel passato, sia più che meno recente, ma il vino è sempre sopravvissuto e continuerà certamente a farlo".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"L'Oltrepò Pavese in generale è un territorio dove la maggior parte delle aziende non è presente sul mercato americano. Le aziende presenti ovviamente hanno subito un contraccolpo, ma a differenza di tante altre denominazioni italiane gli USA sono un mercato importante ma non più di altri e quindi il territorio ha sofferto meno questa situazione".

Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Sulla base dei dati in nostro possesso, stimiamo che gli imbottigliamenti di Prosecco Doc possano superare quelli registrati nel 2024 (660 milioni di bottiglie.). Secondo le proiezioni di metà dicembre, il 2025 si sta orientando verso una chiusura in leggero segno positivo (ad oggi +1,2%), con un andamento complessivo che conferma la stabilità della Denominazione".
Qual è la lettura che date di un anno da “montagne russe”, caratterizzato dall’instabilità sui mercati?
"Il 2025 è stato un anno irregolare sotto molti aspetti: mercati volatili, consumi altalenanti, costi operativi variabili. Non hanno aiutato i conflitti internazionali ancora in corso, la permanenza di sanzioni verso alcuni mercati e l'introduzione dei dazi negli Stati Uniti, che hanno coinvolto anche il nostro settore. Nonostante questo contesto complesso, il Prosecco Doc ha dimostrato una resilienza superiore alla media, grazie alla dimensione della filiera, al suo radicamento internazionale e alla capacità della governance di programmare le produzioni. Le oscillazioni delle vendite sono determinate in particolar modo dalla situazione economica legata ai dazi e ai cambi. Ma a una più attenta verifica dell'effettivo consumo di prodotto, abbiamo riscontrato una sostanziale stabilità".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Gli effetti dei dazi restano un tema aperto e le loro ripercussioni potrebbero farsi sentire ancora a lungo. Per questo manteniamo un approccio molto prudente. I dati più aggiornati oggi disponibili (gennaio-agosto 2025) mostrano un segnale positivo: +8,9% rispetto allo stesso periodo del 2024. Un risultato da considerare favorevole in un contesto complesso come quello attuale, soprattutto perché il totale non registra un segno negativo, che era una possibilità concreta alla vigilia dei dazi. Per il 2026 è difficile fare previsioni definitive: l'incertezza rimane, ma come Consorzio monitoriamo costantemente i flussi e continueremo a lavorare su dati derivanti da analisi realistiche dell'andamento del mercato".

Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Per quanto riguarda i mercati esteri, il 2025 ha mostrato dinamiche differenziate: negli Stati Uniti la tenuta del mercato è stata complessivamente positiva, pur in un contesto reso più complesso dalle politiche commerciali, mentre nell’area asiatica si è registrato un interesse crescente verso i vini siciliani. In questo scenario, il Consorzio di Tutela vini Doc Sicilia ha rafforzato il proprio presidio attraverso attività mirate di promozione e comunicazione".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
‘Pur nella sua complessità, di cui tanto si è dibattuto, il 2025 si chiude per noi sotto i migliori auspici, in virtù del recente riconoscimento del nuovo disciplinare del Suvereto Docg, conditio sine qua non di qualsiasi crescita. Siamo in attesa dei dati inerenti le rivendicazioni di prodotto a denominazione, che dovrebbero sancire un deciso passo in avanti nei volumi a partire dal 2027, anno zero del nuovo Suvereto Docg”
Qual è la lettura che date di un anno da “montagne russe”, caratterizzato dall’instabilità sui mercati?
"Un anno difficile, nel quale si sono concentrati problemi strutturali e congiunturali che hanno minato la stabilità del mercato enologico globale. Nella speranza che le crisi, soprattutto belliche, trovino una soluzione, il quadro odierno restituisce la stringente importanza dell'attrazione in loco dei consumatori e, conseguentemente, la creazione di un ambiente capace di gestire simile fenomeno, le cui valenze economiche superano la semplice filiera vitivinicola allargandosi a tutto il territorio".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Il nostro è un mercato prevalentemente nazionale, la cui salute dipende più dalla situazione economica interna che non dalla politica dell'amministrazione repubblicana. In tal senso, non possiamo che registrare le più generali incertezza nella propensione di spesa degli italiani verso beni voluttuari come il vino, per il quale sarebbe opportuno predisporre apposite campagne finalizzate a evidenziarne il portato identitario, a nostro avviso unico vero vantaggio competitivo rispetto a una proposta alternativa sempre più variegata".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Premetto che la Doc Terre di Casole, oltre ad essere una giovane denominazione, è anche molto piccola e pian piano sta crescendo in termini di produttori e quindi di ettari. La produzione è distribuita a macchia di leopardo nel vasto territorio di Casole d’Elsa in cui c’è anche una produzione di Chianti Colli Senesi e Toscana Igt. Nel 2025 la quantità di vino imbottigliato come Terre di Casole ha registrato una piccola crescita, circa il 5 %, mentre la produzione di vino Atto a divenire Terre di Casole di sicuro ha avuto un incremento maggiore, del quale non disponiamo di un dato preciso, ma sappiamo che alcuni produttori hanno scelto di passare dal Toscana Igt al Terre di Casole Doc".
Qual è la lettura che date di un anno da “montagne russe”, caratterizzato dall’instabilità sui mercati?
"Dall’inizio del Covid ad oggi, per motivi diversi, il mercato è sempre stato difficile. Anche quando è stato in crescita, vedi 2021 e 2022, tra aumenti dei costi dovuti al caro energia, alla difficoltà a reperire materiali come bottiglie e cartoni, all’ enorme inflazione. Nel 2025 le criticità del mercato sono state più connesse alle difficoltà finanziarie di un po’ tutti i comparti (importatori, ristorazione, privati). Meno turisti. Ovviamente il calo dei consumi sul prodotto vino ha avuto anche il suo peso. Siamo piacevolmente sorpresi della lieve crescita registrata, che in qualche modo sta a significare un interesse verso la denominazione, anche da parte dei turisti che frequentano il territorio".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"La nostra denominazione è poco presente in USA. È chiaro che i dazi al 15% in aggiunta ad un cambio dollaro-euro poco favorevole per gli importatori, rappresentano una bella zavorra. Difficile fare previsioni, ma il progressivo abbassamento delle scorte registrato nel 2025 dovrebbe far pensare ad una graduale ripresa degli ordini. Anche se, in USA, il prezzo dei vini al consumo è continuato a crescere in maniera sproporzionata".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Il trend generalizzato, che viene individuato prevalentemente nelle vendite da esportazione, è tendenzialmente stabile, con un lieve decremento".
Qual è la lettura che date di un anno da “montagne russe”, caratterizzato dall’instabilità sui mercati?
"Si conferma che il mercato del vino segue il trend dell’economia globale caratterizzata da incertezza e complessità, con alcune criticità specifiche che si sono palesate nell’anno (dazi). L’estrema incertezza, unita ad un costante calo dei consumi enoici, sono aspetti che non possono lasciare tranquilli per il futuro. Necessario essere resilienti e flessibili, cercando di adattarsi in maniera rapida ai cambiamenti, cercando di consolidare i mercati tradizionali (almeno a tenere le quote) e diversificare ove possibile su nuovi mercati".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Per quanto attiene al Trentino, la presenza consolidata e i rapporti tra gli importatori, che vedono anche strutture di proprietà negli USA e relazioni storiche, hanno consentito di contenere l’impatto dei dazi per il 2025, influenzato però anche molto dal fatto che era stata fatta un’opportuna politica di approvvigionamenti a magazzino USA in previsione dei dazi. Per il 2026 il sentiment non è altrettanto positivo".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Il 2025 per le Denominazioni tutelate dal Consorzio Vini Venezia si chiude in una situazione sostanzialmente stabile, in equilibrio tra produzione, prezzi e performance di mercato. Nonostante un contesto generale non privo di complessità – dai costi produttivi ancora elevati alla domanda internazionale altalenante – i nostri territori hanno saputo mantenere un buon livello qualitativo e una gestione attenta dei volumi, evitando squilibri e sostenendo il valore delle denominazioni. In sintesi, nessuna crescita significativa, ma un risultato solido, che conferma la tenuta del sistema e pone basi positive per il 2026".
Qual è la lettura che date di un anno da “montagne russe”, caratterizzato dall’instabilità sui mercati?
"Il 2025 è stato definito da molti un anno da 'montagne russe', ma la nostra lettura è meno drammatica: le Denominazioni del Consorzio Vini Venezia hanno da sempre un respiro nazionale, con una distribuzione equilibrata che ci ha permesso di assorbire meglio le oscillazioni dei mercati internazionali. Questa caratteristica ha contribuito a limitare gli effetti dell’instabilità, mantenendo continuità nelle vendite e riducendo l’impatto delle dinamiche più volatili osservate altrove. Per quanto riguarda il Pinot Grigio Venezia Doc, il trend rimane positivo, grazie a una domanda costante e a un posizionamento ormai consolidato, che continua a premiare qualità, identità territoriale e affidabilità produttiva. In sintesi, pur riconoscendo la complessità del contesto, il nostro sistema ha risposto con solidità e capacità di adattamento".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Nel 2025, il bilancio della crisi dei dazi USA è stato sfidante, ma fortunatamente la situazione avrebbe potuto essere peggiore. Le aziende del Consorzio Vini Venezia hanno affrontato difficoltà, ma nessun grande dramma ha colpito il settore. Guardando al 2026, speriamo di poter stabilire una stabilità più duratura, riducendo i punti di domanda e offrendo un panorama più favorevole per le esportazioni. La speranza è di vedere un miglioramento nella situazione commerciale, che potrebbe favorire un recupero sostenibile".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Per quanto riguarda la denominazione non abbiamo i dati definitivi del 2025. Per quanto riguarda le vendemmie, nel 2024 sono stati rivendicati alla Docg 71.616 quintali di uva, nel 2025 a vendemmia ultimata 78.948, corrispondenti al 10% di incremento di uve rivendicate. Non tutte le uve rivendicate poi saranno Docg, in parte potranno anche esser declassate a Doc. Per quanto riguarda le bottiglie messe sul mercato (nei vari formati) con fascetta Docg, il 2024 si è chiuso con 6.884.530 fascette, nel 2025 (dati ancora provvisori al mese di novembre) ne sono state rilasciate 7.192.913. Si prevede quindi un incremento del 5-6 %".
Qual è la lettura che date di un anno da "montagne russe", caratterizzato dall'instabilità sui mercati?
"Siamo una piccola realtà, rispetto ai grandi enopoli Docg del nord Italia, ma essendo piccoli riusciamo ad avere un prodotto di qualità eccellente, con con un mercato fidelizzato che anche questo anno ha acquistato quasi totalmente l'intera produzione della vendemmia 2024".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"ll Vermentino di Gallura Docg è un vino 'di moda', i cui prezzi al litro nella gdo negli ultimi anni hanno segnato incrementi sostanziali nell'indice di gradimento del prodotto da parte del consumatore. Anche per l'export vale questo apprezzamento, ed è forse per questo motivo che la crisi prevista per i dazi non è stata così drastica come ci si attendeva. C'è stato un leggero decremento delle vendite nella seconda metà dell'anno, ma proprio per questo spauracchio, molti buyer americani avevano fatto scorte di prodotti nel primo semestre. Possiamo dire che abbiamo tenuto il colpo".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Il 2025 si avvia alla conclusione con un quadro in chiaroscuro. I dati aggiornati al 30 novembre mostrano una crescita del +18% rispetto al 2024. Tuttavia, se confrontati con la media degli ultimi tre anni, registriamo un -6%, che indica una lieve regressione. Questo andamento è principalmente legato al calo generalizzato dei consumi di vino e a un contesto politico internazionale caratterizzato da forte incertezza".
Qual è la lettura che date di un anno da "montagne russe", caratterizzato dall'instabilità sui mercati?
"Il 2025 è stato segnato da una volatilità costante. A livello geopolitico assistiamo a dinamiche sempre più instabili, con regimi autoritari che perseguono politiche economiche di scala a proprio vantaggio, generando profondi squilibri negli scambi commerciali. Questo scenario si traduce in mercati imprevedibili, difficili da interpretare e capaci di condizionare pesantemente anche il settore vitivinicolo".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Nel 2025 l'impatto dei dazi USA è stato significativo, ma ciò che ha inciso maggiormente è stato il quadro politico internazionale, aggravato da un dollaro ai minimi nei valori di scambio. Questo elemento si è rivelato persino più destabilizzante dei dazi stessi. Per il 2026 lo scenario resta complesso e fortemente dipendente dall'evoluzione politica ed economica globale".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"In linea generale si chiude bene, nel senso che la Valle d’Aosta sta vivendo un momento in controtendenza rispetto al resto d’Italia, in quanto i vini di montagna negli ultimi anni sono sempre più apprezzati. E poi, considerando le quantità ridotte che abbiamo, non si sono visti grandi cambiamenti, pur se qualche azienda con rapporti più stretti con gli USA è stata penalizzata".
Qual è la lettura che date di un anno da "montagne russe", caratterizzato dall'instabilità sui mercati?
"In parte ci preoccupa, nel senso che i numeri della Valle d’Aosta sono ridotti, ma il prezzo medio del vino valdostano è comunque elevato – dunque lavorando su posizioni di nicchia, l’instabilità non aiuta. È vero che al momento non viviamo grandi flessioni, ma siamo sicuramente attenti a quello che succede per evitare di perdere terreno".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Credo che la resa dei conti l’avremo l’anno prossimo. I nostri volumi di vendita non sono enormi, per cui tanti importatori hanno fatto scorte pre-dazi e quindi il 2025 si è chiuso con quella protezione. Le cantine più esposte hanno registrato una flessione, ma nell’ordine del 10/15 per cento, dunque non enorme. Si tratta di vedere cosa succede l’anno prossimo, perché la situazione continua a preoccupare: se dalla fascia di prezzo medio-alta, per la quale tutto sommato il dazio non crea enormi problemi, magari si salta alla fascia alta (con tutti i ricarichi della filiera) potrebbe diventare più complesso. Per questo un dato chiaro lo avremo a metà del 2026, al momento è difficile dire se andrà meglio o peggio. L’unica cosa positiva è che attualmente c’è chiarezza, la fase peggiore l’abbiamo vissuta quando non si capiva nulla e allora è partita una grossa speculazione".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"Si chiude con pochi punti percentuali sotto il 2024. E in un contesto come quello attuale non è nemmeno troppo male. Lo dico scherzando, ma siamo quasi soddisfatti".
Qual è la lettura che date di un anno da "montagne russe", caratterizzato dall'instabilità sui mercati?
"È tutto il contesto che alla fine è poco gestibile da parte di un Consorzio, come di tutto il sistema produttivo. Le dinamiche geopolitiche – tra guerre, dazi e altro - creano una difficoltà complessiva, tanto che in questo momento sembra che l’unica cosa che va siano le bollicine a basso prezzo".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Secondo me, sul fronte dazi finora si è visto poco, mentre ci aspettiamo che nel primo trimestre 2026 si sentano effettivamente gli effetti. Sentendo le aziende, un po’ tutte hanno cercato di assorbire con l’importatore la quota dazio, ma c’è comunque molta, molta incertezza".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"È chiaro che l’anno è partito abbastanza male, soprattutto per le novità legate al nuovo Codice della strada e all’avvento dei dazi USA. Poi in realtà si è evoluto comunque come un anno difficile, ci sono problemi economici e decine di guerre nel mondo, ma nonostante questo si chiuderà plausibilmente con una flessione che posso definire “leggera”. Certo il vino non è un bene primario per tutti (purtroppo, scherza) e dunque è chiaro che una flessione c’è stata, ma probabilmente i vini rossi come i nostri hanno la fortuna di incontrare la piacevolezza di beva per il consumatore di oggi, dunque tengono meglio di altri. E poi va detto che qui parliamo di tre milioni di bottiglie, che quasi potrebbero finire prima di uscire dalla Valtellina… però la qualità, cresciuta molto negli ultimi 10 anni, e la particolarità di una produzione di nicchia può essere molto attrattiva".
Qual è la lettura che date di un anno da “montagne russe”, caratterizzato dall’instabilità sui mercati?
"È un anno che ha messo in evidenza problematiche su scala mondiale. E c’è un problema economico vero, per cui è ovvio che le famiglie prima del vino comprino il pane. Per noi, a fronte della dimensione e della qualità che il consumatore attento riconosce, non son tutte rose e fiori però la situazione non è drammatica".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"La Valtellina non ha una quota export massiccia, nemmeno verso gli USA. Sull’extra-UE siamo meno di una nicchia, quindi difficile che i dazi abbiano inciso davvero per noi".

Come si chiude il 2025 per la vostra Denominazione e i vostri territori?
"La nostra Denominazione non è orientata ai grandi numeri, ma a una crescita fondata sulla qualità e sul valore. Per questo motivo, le oscillazioni di volume incidono in modo marginale sul percorso complessivo del territorio, che continua a mantenere solidità e identità".
Qual è la lettura che date di un anno da "montagne russe", caratterizzato dall'instabilità sui mercati?
"Stiamo vivendo una fase di profondo cambiamento del mercato del vino, in cui mutano le abitudini di consumo e le aspettative dei consumatori. Questo rende evidente la necessità di produrre meno, ma meglio, valorizzando il lavoro dei vignaioli e puntando con decisione sulla qualità. In questo contesto, anche l’Italia è chiamata a ripensare il proprio modello produttivo, con rese più contenute e uno sviluppo realmente armonico e sostenibile. L’instabilità internazionale e la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie stanno inoltre frenando la spesa sui beni non essenziali, incidendo inevitabilmente anche sui consumi di vino".
Se dovessimo fare un bilancio della crisi-dazi USA in poche parole, come è andata nel 2025? Andrà peggio/meglio nel 2026?
"Nel 2025 la crisi legata ai dazi USA ha avuto un impatto diretto limitato sulla nostra Denominazione, poco esposta al mercato oltreoceano. Le conseguenze sono state soprattutto indirette: la difficoltà di collocamento di vini rosé concorrenti ha generato un maggiore affollamento sul mercato europeo, aumentando la pressione competitiva. Per il 2026 non prevediamo cambiamenti significativi rispetto al 2025, con uno scenario che appare sostanzialmente stabile e caratterizzato dalle stesse dinamiche".

ULTIME
NOTIZIE
è DISPONIBILE L'APP DI VINONEWS24.
SCARICALA ORA PER ACCEDERE AI NOSTRI CONTENUTI DAL TUO SMARTPHONE!
Puoi scegliere di impedire a questo sito web di aggregare e analizzare le azioni che intraprendi qui. Ciò proteggerà la tua privacy, ma impedirà al proprietario di imparare dalle tue azioni e di creare un'esperienza migliore per te e per gli altri utenti.