
In molte aree viticole italiane la vendemmia 2026 ha chiesto di fare i conti con anticipi e minori rese, senza compromettere le condizioni delle uve. È il caso di Bardolino, Montecucco e Primitivo di Manduria, tre denominazioni nelle quali il clima porta in primo piano questioni diverse: dalla gestione dell’acqua alla programmazione produttiva, fino alla capacità di trasformare la crescita commerciale in valore per la filiera.
Nel Bardolino la raccolta è iniziata intorno al 14 settembre, su circa 2.400 ettari, con uve molto sane, buoni gradi e acidità. I volumi sono attesi leggermente sotto la media, per una produzione di circa 20 milioni di bottiglie, equamente divise tra Bardolino e Chiaretto. Una produzione che coinvolge gli oltre 800 soci del Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino, rappresentativo del 92% della denominazione.
“Sarà una vendemmia degna del Centenario di nascita del Consorzio – evidenzia il presidente Fabio Dei Micheli – Le recenti piogge hanno riportato a un equilibrio idrico ottimale per i vigneti e consentito l'avvio della fase vendemmiale con circa una settimana di anticipo rispetto alle medie del passato”.
Dopo una prima parte favorevole, da luglio caldo e scarse precipitazioni hanno aumentato lo stress delle piante. L’irrigazione ha permesso di gestire la situazione e arrivare alla raccolta con buoni equilibri; limitati i danni della grandine.

Nel Montecucco la raccolta è iniziata circa 15 giorni prima del consueto: i bianchi sono entrati in cantina a metà agosto, i rossi dalla fine del mese, e la chiusura è prevista intorno al 20 settembre. La produzione è stimata in calo del 10-15% sul 2025. Le abbondanti piogge invernali e primaverili hanno però creato riserve decisive per affrontare un’estate con cinque ondate di calore, temperature fino a 37-38 °C e un deficit di pioggia di 80-100 millimetri. Le precipitazioni di fine agosto hanno completato la maturazione fenolica, in particolare del Sangiovese.
“I vitigni precoci – Vermentino in primis, Syrah e Merlot – hanno registrato una resa leggermente inferiore ma con una qualità molto alta. Per il Sangiovese, più tardivo, abbiamo dovuto aumentare l'irrigazione ai primi di agosto ma anche per il vitigno principe del Montecucco abbiamo ottenuto un livello qualitativo da buono a ottimo a fronte di un'importante diminuzione delle rese”, spiega l’agronomo Giuliano Guerrini.
Per il futuro, Guerrini richiama la necessità di nuove infrastrutture idriche: “Fondamentale deve essere la collaborazione della Provincia e della Regione: confidiamo in un dialogo sempre più stretto con le istituzioni per individuare insieme strumenti e soluzioni concrete per l’adattamento della viticoltura".
Il presidente del Consorzio di Tutela dei Vini Montecucco, Giovan Battista Basile, parla di una vendemmia che “conferma ancora una volta la capacità del nostro territorio e dei nostri produttori di affrontare stagioni climaticamente complesse preservando qualità e identità delle uve”. Gli imbottigliamenti sono cresciuti dell’11% nell’ultimo anno e in autunno il Montecucco tornerà sui mercati internazionali insieme a Maremma Toscana e Morellino di Scansano.

Nel Primitivo di Manduria la raccolta si è appena conclusa con uve sane, integre e di grado elevato. Il caldo ha anticipato la vendemmia, mentre la produzione è scesa di circa il 20% rispetto al 2025. Le prime indicazioni parlano di vini di struttura, concentrazione e intensità aromatica. Sul mercato, intanto, gli imbottigliamenti sono aumentati del 6% per il Primitivo Igp e del 12,6% per la Dop, ma la crescita dei volumi non si è ancora tradotta in un analogo aumento del valore riconosciuto alle uve.
“La qualità della vendemmia 2026 deve trovare un adeguato riconoscimento economico. Dietro ogni grappolo ci sono lavoro, investimenti, competenze e sacrifici. La nostra responsabilità è lavorare affinché la crescita della denominazione possa tradursi progressivamente in maggiore valore per il territorio e in una più adeguata remunerazione per tutti gli operatori”, sottolinea il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria.
Il prezzo delle uve, precisa l’ente, non può essere stabilito dal Consorzio, ma dipende da mercato e trattative. Il suo ruolo può essere invece quello di favorire equilibrio e programmazione attraverso dati, tutela, promozione e gestione dell’offerta. Tra gli strumenti già adottati figurano la sospensione delle nuove iscrizioni allo schedario viticolo fino al 2030 e la fascetta di Stato; si lavora anche a ulteriori strumenti per rapportare produzione e domanda.
Tra le prospettive c’è inoltre il Primitivo di Manduria rosato, per ampliare l’offerta e intercettare nuovi consumi. “Evolvere non significa perdere identità. Significa preservarla nel tempo attraverso scelte ponderate, condivise e coerenti con il territorio”. La sfida, conclude il Consorzio, riguarda l’intera filiera: “Produzione, trasformazione e imbottigliamento sono parti della stessa filiera e condividono lo stesso futuro”.
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