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Panoramica tra i filari italiani, che denunciano i danni più o meno gravi di Peronospora&Co, che ha colpito sud e dorsale adriatica. Per il futuro c'è voglia di sostenibilità e maggiore comprensione del terroir, con particolare attenzione al sottosuolo. 

Vendemmia 2023, il vigneto italiano tra peronospora e nuovi progetti

di Daniele Becchi | 17 Luglio 2023

I consorzi di tutela denunciano i danni più o meno gravi di Peronospora&Co, che ha colpito soprattutto sud e dorsale adriatica. Per il futuro c’è voglia di sostenibilità e maggiore comprensione del terroir, con particolare attenzione al sottosuolo.

Dopo la torrida estate 2022 la viticoltura italiana si trova ad affrontare quest’anno lo spettro della peronospora, proliferata lungo l’intero stivale enoico a causa delle abbondanti e costanti piogge cadute in Italia a partire dal mese di maggio. Un attacco virulento, rafforzato dalla costante umidità presente nei vigneti, che ha messo in difficoltà tutti i produttori, specialmente quelli che gestiscono il vigneto in regime Bio, costretti a rinnovare i trattamenti a ogni precipitazione.

Su VinoNews24 abbiamo chiesto ai Consorzi di tutela italiani lo stato di salute del proprio vigneto, stretto tra peronospora e primi focolai di oidio, interrogandoli anche sulle prospettive di vendemmia alla luce delle eventuali problematiche fitosanitarie. Nel suo complesso il vigneto sembra aver superato bene la fase critica, al Nord più che al Centro-Sud, anche grazie a specifici progetti agronomici sviluppati dai Consorzi stessi.

“Le numerose precipitazioni cadute a maggio e giugno si sono concentrate nel sud dell’area di coltivazione dell’Asti – afferma Giacomo Pondini, direttore del Consorzio Asti e Moscato d’AstiA oggi la parte a nord, quella di bassa collina, risente ancora della carenza idrica. Il contemporaneo eccesso di pioggia e calore, sta diventando, e lo sarà sempre più, un fattore costante, che obbligherà la viticoltura a profondi cambiamenti nella tecnica colturale. Per quanto attiene la condizione fitosanitaria dei vigneti, sebbene il moscato bianco sia una varietà meno sensibile alla flavescenza dorata, la presenza di questa malattia è in costante aumento. La classica strategia di difesa della coltura, che prevede trattamenti insetticidi rivolti contro il vettore e l’estirpo delle piante sintomatiche, non ha dato l’esito atteso, segno che bisogna migliorare la gestione degli incolti limitrofi ai vigneti e, in termini più generali, dell’ambiente agricolo”.

Il laboratorio di analisi del Consorzio ha attivato uno studio in collaborazione con la Scuola Sant’Anna di Pisa per indagare, con approccio metabolico, gli effetti del riscaldamento globale sulla via di sintesi degli aromi terpenici del Moscato, con lo scopo di dare indicazioni pratiche di gestione della pianta ai viticoltori. Gli studi condotti in campo ed in laboratorio – conclude – hanno permesso di evidenziare come la temperatura e la illuminazione dei grappoli influenzino la sintesi dei terpeni”.

Giacomo Pondini, direttore Consorzio Asti e Moscato d'Asti
Giacomo Pondini, direttore Consorzio Asti e Moscato d’Asti

La siccità invernale – fanno sapere dal Consorzio Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani non ha rappresentato un problema in termini di scorte idriche. In ogni caso le abbondanti precipitazioni del mese di maggio e in parte di giugno hanno mitigato significativamente la precedente scarsità di precipitazioni. Ci sono stati altresì attacchi fungini causati dalle piogge, ma che al momento sono sotto controllo. Lo scorso 6 giugno sulle colline di Langhe e Roero si è abbattuto un forte temporale con vento e grandine, lasciando però intatta la zona del Barolo. Un evento selettivo, che colpisce in modo eterogeneo i vari vigneti. Considerando l’attuale fase fenologica della vite, le conseguenze di quanto successo saranno chiare, come sempre, solo al momento della vendemmia”.

Per quanto riguarda i progetti – continua la nota – oltre a un progetto pilota per il monitoraggio della flavescenza dorata nei comuni di produzione del Barolo, stiamo valutando la possibilità di misurare la fertilità microbica del terreno e, soprattutto, dell’ambiente. Partirà infatti un monitoraggio rivolto a quantificare le varie specie animali che popolano il vigneto, perché questo è il vero termometro per capire la salubrità dell’ambiente che ci circonda.

Sempre in Piemonte, Maurizio Montobbio, presidente del Consorzio Gavi, dichiara che “In primavera si sono registrati diversi eventi piovosi, con apporti di acqua oltre il doppio rispetto allo stesso periodo degli ultimi anni le temperature non sono mai state eccessive e si è verificato un quadro sostanzialmente positivo che ha richiesto naturalmente una maggiore gestione operativa del vigneto, consapevoli che ogni stagione è diversa e richiede risposte strategiche e lungimiranti. Tra i diversi progetti in essere – continua Montobbio – il Consorzio sta lavorando per introdurre pratiche di gestione innovativa del terreno, per ottimizzare la risorsa suolo (progetto Ingest-Soil) e sulla digitalizzazione dei dati (viticoltura 4.0) che provengono dai vigneti, convogliando in una piattaforma digitale a cui accedono i soci informazioni provenienti da cinque stazioni meteo collocate sul territorio e in grado di fornire quadri dettagliati sulla caratterizzazione dell’annata e delle singole zone. Per il prossimo raccolto siamo sul “chi va là”, pronti ad una gestione quotidiana nel vigneto sapendo bene che anche solo un evento inaspettato può cambiare le sorti della vendemmia“.

Maurizio Montobbio, presidente Consorzio Gavi
Maurizio Montobbio, presidente Consorzio Gavi

La siccità invernale è arrivata in un momento di quiescenza delle piante e di conseguenza non abbiamo avuto ripercussioni – dichiara Danilo Drocco, presidente del Consorzio Valtellina – Al contrario le piogge primaverili e di inizio estate sono state abbondanti e, nonostante l’impegno dei viticoltori, la peronospora ha causato qualche danno nelle zone di fondovalle, mentre nei terrazzamenti i danni sono stati limitati. Non prevediamo pertanto ripercussioni negative sulla prossima vendemmia, salvo temporali grandiniferi che si possono sviluppare fino a settembre”.

Con la Regione Lombardia vorremmo sviluppare un progetto volto a incrementare gli impianti di irrigazione in Valtellina, oggi presenti solo in poche zone della valle. L’inerbimento controllato è diffuso quasi ovunque e stiamo lavorando per estenderlo a tutti i vigneti, così da abbandonare definitivamente l’uso di erbicidi. Importante è inoltre la sperimentazione che da tre anni la Fondazione Fojanini sta effettuando sull’uso del drone per effettuare i trattamenti fitosanitari: ciò – precisa Drocco -sarebbe utile sia per ridurre la fatica del lavoro manuale sia per accorciare i tempi di trattamento, a tutto beneficio delle pratiche legate all’agricoltura biologica. Infine il sempre maggiore utilizzo di humus e letame da parte dei nostri viticoltori sta aumentando il quantitativo di sostanza organica nei nostri terreni, con tutte le conseguenze positive che ne conseguono”.

Danilo Drocco, presidente Consorzio vini Valtellina
Danilo Drocco, presidente Consorzio vini Valtellina

Spostandoci in Veneto, Fabio dei Micheli, presidente  del Consorzio Chiaretto e Bardolino, afferma che “La difesa del vigneto quest’anno è stata molto impegnativa, ma i nostri viticoltori sono stati in grado di salvaguardare la produzione. Ciò anche grazie al lavoro del Consorzio, che da oltre venti anni invia loro un bollettino fitosanitario in grado di aiutarli a prendere le migliori scelte in vigneto, in un’ottica di rispetto dell’ambiente circostante. Uno strumento importante, che scaturisce dagli incontri promossi dal Consorzio fra agronomi e responsabili di campagna delle maggiori aziende del territorio. La crescita dell’uva procede in modo regolare, pertanto si stima una buona produzione. Le premesse sono quelle di una buona annata. Tra gli obiettivi futuri della denominazione c’è sicuramente la crescita della gestione viticola integrata attraverso certificazioni come Sqnpi, Viva, Equalitas. Il tutto per migliorare l’impatto ambientale della denominazione e aumentare la percezione che di essa ha il consumatore”.

Il patogeno che sta dando più filo da torcere ai nostri agricoltori è la peronospora, quest’anno particolarmente virulenta a causa del continuo susseguirsi di piogge, che in zona hanno raggiunto i 330 mm – chiarisce Christian Marchesini, presidente del Consorzio ValpolicellaTale condizione, associata a un’elevata umidità relativa e alla vegetazione rigogliosa, ha favorito il verificarsi di attacchi significativi su foglia e grappolo. Decisa anche la presenza di oidio, a fondovalle e in collina, indipendentemente dalla linea di difesa adottata. Il Consorzio – aggiunge il presidente – è attivo in diverse ricerche, alcune delle quali in collaborazione con l’Università di Verona, focalizzate su fertilità anticipata, flavescenza dorata oppure sulla selezione di viti resistenti utili a migliorare la produzione viticola. Tra gli argomenti di discussione anche la gestione della messa a riposo nei fruttai a fronte del cambiamento climatico”.

Christian Marchesini, presidente Consorzio vini Valpolicella
Christian Marchesini, presidente Consorzio vini Valpolicella

Inquadrando la questione dal punto agronomico, il direttore del Consorzio Colli Berici e Vicenza, Giovanni Ponchia, ritiene che “le frequenti precipitazioni primaverili hanno creato qualche problema ai viticoltori nella gestione delle malattie fungine, in particolare della peronospora. La situazione attualmente è sotto controllo. Da segnalare solamente le maggiori difficoltà per le aziende a conduzioni biologica in alcune zone. La fertilità delle gemme è buona, superiore rispetto alla passata stagione, così come è soddisfacente l’allegagione, il che fa ipotizzare delle buone rese produttive. Al momento il Consorzio non ha studi particolari e ricerche da evidenziare“.

A oggi – dice il presidente del Consorzio Lugana, Fabio Zenatonon abbiamo da segnalare problematiche agronomiche impattanti sulla vendemmia. Sicuramente il mese di maggio è stato piovoso, ma siamo abituati alle primavere umide e dunque siamo riusciti a controllare la situazione, grazie all’inerbimento e a una gestione più attenta della chioma“. Riguardo alla sostenibilità, Zenato ritiene che sia un tema “significativamente importante per il nostro territorio, tanto che il Consorzio si fa portavoce per l’adesione delle aziende alla certificazione Sqnpi. Oltre alla partecipazione in forma aggregata ci sono un gruppo di aziende pilota che hanno iniziato il percorso di certificazione Equalitas. Molte aziende, inoltre, lavorano in ottica sostenibile con pratiche volte al rispetto dell’ambiente, quali inerbimento, eliminazione dei diserbi, baulatura, riduzione dei fitofarmaci, confusione sessuale. Infine, vogliamo favorire la sostenibilità enoturistica incentivando flussi non di massa, percorsi a piedi o in bici. Recentemente abbiamo lanciato un percorso “Lugana on foot” che mira a proporre un’alternativa slow, per scoprire il territorio a piedi”.

Fabio Zenato, presidente Consorzio Lugana
Fabio Zenato, presidente Consorzio Lugana

La stagione vegetativa è cominciata con una primavera molto piovosa, che ha contribuito ad attenuare la carenza idrica verificatasi a seguito della siccità dell’anno scorso – precisa Andrea Gianesini, segretario del Consorzio Colli Euganei – Le piogge sono state intervallate da adeguati periodi di bel tempo che hanno permesso ai viticoltori di effettuare con successo i trattamenti antiparassitari. Quindi, al momento, la situazione è sotto controllo e la produzione è stimata abbondante e di buona qualità”. “Il Consorzio ha da poco concluso, assieme ad altri partner, un progetto che aveva l’obiettivo di mettere a punto tecniche innovative di gestione del vigneto, studiandone il rapporto con biodiversità e fertilità. Oggi, in collaborazione con l’Università di Padova e grazie ad un finanziamento della Regione Veneto, sta inoltre lavorando sull’innalzamento della qualità dell’imbottigliato, per ottenere vini Super-Ultra Premium, obiettivo per il quale la gestione agronomica del vigneto riveste un ruolo importante“.

Secondo Stefano Zanette, presidente del Consorzio ProseccoLo stato fitosanitario è generalmente buono, nonostante si riscontri la presenza, diffusa ma con incidenza e severità da basse a molto basse, di peronospora sulle foglie più giovani e qualche caso di larvata su grappolo. Le precipitazioni frequenti e abbondanti hanno richiesto una difesa fitosanitaria attenta e puntuale, risultando in un’annata piuttosto complessa da gestire. La flavescenza dorata rimane una criticità diffusa su tutto il territorio; tuttavia, l’incidenza ad oggi riscontrata risulta minore e più contenuta rispetto al 2022. Lo stesso vale per l’insetto vettore S. titanus. L’allegagione è stata buona, portando a carichi produttivi adeguati e in linea con quelli previsti dal disciplinare, ma, come ogni anno, i conti con quantità e qualità si fanno in vendemmia“. A livello agronomico invece “sono in corso progetti di zonazione in ottica di cambiamento climatico, conduzione aziendale con strategie di difesa fitosanitaria a ridotto input di sostanze di sintesi, valutazione delle pratiche di gestione viticola sulla salute dei pronubi e dei contaminanti nelle matrici dell’alveare nonché attività formative e, tramite implementazione sulla piattaforma consortile per i registri viticoli, sviluppo di strumenti tecnici di supporto ad una corretta gestione irrigua e nutrizionale. Il Consorzio inoltre, assieme a diversi partner operativi, è prossimo a terminare lo sviluppo di un sistema digitale di Denominazione, che permetterà il calcolo delle impronte ambientali, dalla campagna alla bottiglia, per poi individuare le strategie di riduzione delle stesse”.

Stefano Zanette, presidente Consorzio Prosecco
Stefano Zanette, presidente Consorzio Prosecco

Per Roberta Bricolo, presidente del Consorzio CustozaLa difesa quest’anno è stata impegnativa in quanto le frequenti piogge del periodo primaverile e dell’inizio estate hanno aumentato il rischio di malattie fungine. Nonostante ciò, i nostri viticoltori sono stati in grado di salvaguardare la produzione, anche grazie al lavoro del Consorzio. Da più di trent’anni, infatti, la filiera è costantemente supportata da una commissione agronomica che si incontra con cadenza settimanale, a partire dal mese di aprile, ed emette un bollettino di difesa fitosanitaria, in grado di aiutare i produttori a effettuare le migliori scelte nel vigneto per proteggerlo dai patogeni, in nome del rispetto e della cura dell’ambiente circostante. In riferimento all’andamento stagionale dell’annata, siamo ora nella fase media di pre-chiusura del grappolo. L’accrescimento degli acini procede in modo regolare. Confidando nel bel tempo, si prospetta un’annata di buona qualità e quantità”. “Stiamo incentivando – aggiunge – metodi di lotta integrata e l’utilizzo di mezzi di contenimento biologici quali la confusione sessuale contro la tignoletta dell’uva. Realizziamo un monitoraggio dello Scaphoideus titanus, vettore della flavescenza dorata e incentiviamo l’utilizzo dei registri elettronici di campagna e delle pratiche utili alla certificazione della filiera del Custoza. Bio e Sqnpi rappresentano ad oggi il 25% della nostra produzione, che il Consorzio punta ad aumentare per migliorare il posizionamento dei nostri vini e aprire nuovi mercati alla denominazione”.

Roberta Bricolo, presidente Consorzio Custoza
Roberta Bricolo, presidente Consorzio Custoza

Per i Colli Bolognesi è stato un anno difficile a causa della piovosità e dell’alluvione che ha colpito anche i vigneti, peggiorando così una situazione fitosanitaria già complessa – spiega Antonio Capelli, presidente del Consorzio Colli BolognesiPer via delle condizioni dei terreni non sempre è stato possibile intervenire tempestivamente con i trattamenti, con conseguenti fenomeni di peronospora. Il nostro Consorzio raccoglie regolarmente segnalazioni dai propri soci da trasferire al Consorzio Fitosanitario regionale affinché possa intervenire prontamente“.

A causa di un andamento climatico particolarmente piovoso da metà aprile in poi si sono verificati focolai di peronospora che è stato necessario contrastare – precisa Claudio Bondi, presidente del Consorzio Lambrusco – Il territorio negli ultimi tre anni ha inoltre subito una recrudescenza della flavescenza dorata, fenomeno causato da un insetto vettore denominato scafoideo, che potrebbe incidere sui quantitativi di uve raccolti. Già da alcuni anni stiamo supportando il Consorzio Fitosanitario di Modena e Reggio Emilia che porta avanti diversi progetti per la gestione agronomica del vigneto, tra cui attività di monitoraggio per il lancio di insetti utili“.

Come in altre aree della nostra regione, la piovosità intensa di quest’anno ha provocato casi di peronospora spiega il presidente del Consorzio del Pignoletto, Carlo PiccininiPrima ancora va però segnalata la grandine che ha colpito in modo importante alcuni vigneti del nostro territorio e che potrebbe portare a una riduzione dei quantitativi di uve raccolti. Il nostro Consorzio insieme a quello di tutela del Lambrusco sta lavorando in stretta sinergia con i consorzi fitosanitari e la Regione Emilia-Romagna per contenere la flavescenza dorata, un fenomeno che sta impattando notevolmente sulla viticoltura della nostra e di altre regioni e che va contrastata prima di tutto con un’attenta opera di formazione rivolta ai viticoltori“.

Giovanni Busi, presidente Consorzio Chianti Docg
Giovanni Busi, presidente Consorzio Chianti Docg

A proposito dell’entroterra toscano, il presidente del Consorzio Vino Chianti Docg, Giovanni Busim spiega che “La diffusione delle patologie interessa il territorio a macchia di leopardo, il che rende difficile allo stato attuale fare previsioni sulla perdita di prodotto. Se l’imprenditore è stato attento e tempestivo, i danni sono stati molto contenuti. Per ridurre il numero dei trattamenti dobbiamo iniziare a introdurre, come già succede in altre regioni del nord Italia ed estere, le cosiddette viti resistenti, e al contempo indirizzarci sempre più verso una maggiore sostenibilità ambientale. Il Consorzio Chianti, comunque, già prima della comparsa delle malattie aveva deciso, a prescindere, di adottare una riduzione del 10% delle rese massime come misura per il riequilibrio del mercato ed il sostegno dei prezzi dello sfuso”.

La primavera 2023 è stata più piovosa di quelle degli ultimi anni – chiarisce Giovanni Manetti, presidente del Consorzio Chianti Classico – e ha richiesto un lavoro più attento e curato in vigna, in particolare nella gestione della chioma, per prevenire eventuali malattie fungine. La situazione è però sotto controllo. In generale una primavera fresca e piovosa produce un ritardo del ciclo vegetativo e quindi a una vendemmia posticipata rispetto al recente passato, che ricade in un periodo più classico. Ci sono quindi tutti i presupposti per una vendemmia di qualità”

“Il Consorzio sta lavorando all’avvio di un progetto di ricerca e sperimentazione focalizzato anche sulla gestione agronomica del vigneto, con l’obiettivo di individuare le tecniche più adatte al cambiamento climatico. Siamo ancora in una fase di studio, ma ci auguriamo di poter avviare un percorso importante come quello realizzato negli anni Ottanta/Novanta con il Progetto Chianti Classico 2000” conclude Manetti.

Giovanni Manetti, presidente Consorzio Chianti Classico
Giovanni Manetti, presidente Consorzio Chianti Classico

Ad avviso di Giulitta Zamperini, presidente del Consorzio OrciaLa primavera 2023 sarà ricordata come una delle più piovose dell’ultimo secolo e le problematiche relative alla produzione che si rifletteranno in vendemmia non saranno a livello qualitativo in quanto l’outlook è di ottimo livello. La vera sfida è nel vigneto, dove si devono proteggere le uve dall’attacco delle malattie fungine che mai come quest’anno hanno portato un’elevata pressione. Attenzione, supervisione e duro lavoro sono le uniche soluzioni per un problema così importante“.

Per varie ragioni – continua il presidente – tra cui il cambiamento climatico, c’è un’attenzione maggiore verso gli aspetti agronomici del vigneto. Le aziende ormai da tempo sono affiancate da tecnici e agronomi che possono guidare i produttori al meglio nelle loro scelte. In questo il consorzio si impegna a supportare i soci tramite incontri e informative dove comunicare loro novità e problematiche che stiamo affrontando. Stiamo infine ipotizzando forme di collaborazione fattiva con il comparto produttivo, utili a recuperare nuove idee e soluzioni per le sfide enologiche e agronomiche dei prossimi anni“.

Giulitta Zamperini, presidente Consorzio Orcia Doc
Giulitta Zamperini, presidente Consorzio Orcia Doc

Quadro incerto anche nel grossetano, dove Luca Pollini, direttore del Consorzio Maremma Toscana, evidenzia come “il settore vitivinicolo sta soffrendo per la presenza di fitopatie causata dalle ingenti piogge e dal clima molto complicato. Per combattere peronospora e, più recentemente, oidio, i viticoltori devono ripetere i trattamenti dopo ogni precipitazione quindi, va da sé, che il vigneto biologico si trova in maggiore difficoltà ma, dalle nostre indagini, la situazione è comunque sotto controllo. Anche i fenomeni grandinigeni della prima settimana di aprile e di metà giugno hanno interessato solo alcune aree circoscritte. Per ora possiamo ipotizzare un calo dell’uva raccolta del 10% ma è presto per fare stime precise”.

“Per quanto riguarda progetti attinenti alla gestione agronomica del vigneto – prosegue – ci stiamo certamente pensando ma il primo passo sarà uno studio sulla caratterizzazione viticola del territorio, con un focus sulle principali varietà tradizionali della Maremma, in particolare Vermentino e Ciliegiolo. Una volta messo a punto tutto questo ci si attiverà anche sull’approfondimento della gestione agronomica per poterla migliorare“.

Alessandro Fiorini, vice presidente del Consorzio Morellino di Scansano rileva le “Difficoltà emerse nella gestione del suolo e della vegetazione. La piovosità ha comportato difficoltà di transito nei vigneti e nella cura del sottofila: le operazioni di contenimento delle pareti sono state prolungate e hanno provocato un aggravio dei costi di manodopera. Dal punto di vista quantitativo tutto questo non sembra avere riflessi importanti sulla vendemmia; avere agito per tempo, con un impegno importante rispetto alle scorse stagioni, ci ha consentito di indirizzare il tutto verso una stagione ordinaria. Dal punto di vista qualitativo dobbiamo attendere gli ultimi due mesi, che saranno decisivi e importanti”.

Già da un paio di anni – continua Fiorini –abbiamo avviato un progetto con il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali della facoltà di Agraria dell’Università di Pisa che prevede uno studio analitico delle caratteristiche pedoclimatiche delle diverse aree produttive della denominazione. L’obiettivo è quello di raccogliere informazioni per individuare per ognuna di esse tutte quelle operazioni per una migliore gestione agronomica dei vigneti. Questi dati, insieme alla collaborazione con l’Istituto di Entomologia, ci consentono di avere un monitoraggio costante sulla condizione dei vigneti e fare un’attività di sensibilizzazione sulla flavescenza dorata, che per ora ha risparmiato il nostro territorio”.

“Sono state giornate snervanti, perché ogni mattina la speranza era quella di poter fare i lavori che la vigna richiedeva – dice Nicola Cantoni,  presidente del Consorzio Terre di PisaDa meta maggio fino ai primi di giugno e oltre, abbiamo avuto piogge frequenti intervallate a giornate di sole, questo ha creato una forte pressione per le malattie fungine della vite, come la peronospora.  A oggi possiamo dire che questo comprometterà la vendemmia 2023: da un sondaggio condotto fra i nostri produttori, per oltre l’80% a conduzione biologica e/o biodinamica, si stima un calo produttivo tra il 30 e il 50%. La situazione comunque sarà più chiara anche al momento dell’invaiatura dove sarà possibile capire l’entità della riduzione“.  A proposito di eventuali studi, Cantoni precisa che “alcune aziende collaborano già con gli enti e i soggetti deputati alla ricerca del settore agronomico, con attività di monitoraggio e sperimentazione di tecniche di prevenzione e gestione dei problemi legati alla produzione dell’uva”.

Stiamo affrontando una vendemmia totalmente differente dalle ultime annate – rivela dal canto suo il presidente dell’Istituto Marchigiano Tutela Vini, Michele Bernetti – In attesa di vedere cosa succederà in piena estate, da dicembre in poi registriamo molte più precipitazioni e temperature più basse. Queste condizioni, e soprattutto la continua pioggia di maggio e inizio giugno, hanno fatto sì che sia esplosa una situazione molto difficile dal punto di vista fitosanitario un po’ in tutte le aree adriatiche, con lo sviluppo di diffusi focolai di peronospora che ci lasciano prevedere un raccolto 2023 inferiore del 25-30% rispetto alla media degli ultimi 5 anni. La qualità delle uve, ove non fossero particolarmente colpite dal fenomeno peronospora, si prevede discreta, anche buona, in funzione di come andrà questa parte dell’anno“.

Al momento, salvo facilitare alcune consulenze per il controllo e l’ottenimento di certificazioni ambientali, non abbiamo una politica comune di controllo della gestione agronomica. Per quanto attiene la progettazione o lo studio e miglioramento del vigneto, abbiamo preparato un progetto sulla sostenibilità, certificazione e gestione delle vigne assieme all’Università Politecnica delle Marche di Ancona che ci dirà esattamente la situazione dei nostri terreni” conclude Bernetti.

Michele Bernetti, presidente Istituto Marchigiano Tutela Vini
Michele Bernetti, presidente Istituto Marchigiano Tutela Vini

La stagione è iniziata con un alto numero di piogge, che hanno aumentato i rischi di infezione da funghi e muffe, soprattutto la peronospora – rileva Giampaolo Tabarrini, presidente del Consorzio Montefalco – . Le stesse piogge sono state però anche un bene, venendo da una stagione precedente segnata dalla siccità, con piante erano in stress idrico e meno riserva d’acqua nel legno. Abbiamo così avuto la formazione di germogli in abbondanza e legno che sarà fondamentale per le prossime potature. Allo stesso tempo la riduzione quantitativa causata dalla peronospora incide anche in termini qualitativi, causando un abbassamento delle rese che favorisce il prodotto rimasto in vigna.

“Il Consorzio – prosegue il presidente -vorrebbe organizzare un sistema di monitoraggio utilizzando le stazioni meteo presenti in alcune aziende. Ciò consentirebbe di creare un sistema informativo consortile più facilmente consultabile. Nel complesso però non rientra nelle nostre competenze definire una strategia complessiva. Rappresentiamo infatti una platea eterogenea di viticoltori e di produttori, ognuno dei quali ha una sua filosofia agronomica ed enologica. Non esiste una soluzione valida per tutti, ma esistono le individualità. Quello che possiamo fare è fornire dati ed informazioni in tempo reale e delle fasi di rischio, una sorta di bollettino da cui si evincono le condizioni della nostra campagna, in maniera che ciascun produttore possa decidere la strategia che ritiene più efficace”.

Emanuele Bizzi, presidente del Consorzio Colli del Trasimeno, ritiene che “L’andamento stagionale è stato condizionato da frequenti precipitazioni ed elevate temperature, che hanno favorito lo sviluppo di malattie fungine, per contrastare le quali l’agricoltura convenzionale ha avuto a disposizione molte più “armi” rispetto a quella bio. Le piogge hanno comportato uno sviluppo vegetativo più voluminoso rispetto agli anni passati, cui abbiamo risposto arieggiando il più possibile le viti. C’è stata sicuramente una piccola perdita di uva, intorno al 10%, ma ancora non abbiamo dati certi e definitivi. In attesa di strutturarci a livello operativo, ci siamo impegnati in un’attività divulgativa, riguardo alla quale cito un recente convegno dedicato al cambiamento climatico e ai vitigni resistenti. La nostra abitudine a stagioni calde ci aveva spinto a concentrarci sui problemi a esse associati. Sicuramente l’annata 2023, e le sue piogge, ci ha fornito nuovi spunti di riflessione agronomica“.

Emanuele Bizzi, presidente Consorzio Colli Trasimeno
Emanuele Bizzi, presidente Consorzio Colli Trasimeno

La stagione è stata difficile a causa delle crittogame che hanno aggredito i nostri vigneti – annuncia Tullio Galassini, presidente Consorzio Roma DocAbbiamo superato il momento di maggior pressione grazie ai nostri terreni, ricchi di tufo, e a condizioni climatiche che, sebbene avverse, hanno lasciato spazi per intervenire in campo. Prevedo un’annata tecnica, consona ad aziende strutturate, mentre i ‘piccoli’ soffriranno di più. In ottica vendemmia, la perdita di raccolto stimata è di circa il 35%. Sono anni che portiamo avanti con successo sperimentazioni per il risanamento biologico della malvasia puntinata a oggi commercializzata come materiale standard, perché ‘avente virosi’. Abbiamo anche attivato collaborazioni con gli Istituti superiori e le Università, come nel caso del progetto ‘Roma Docet’“.

L’Abruzzo, in particolare nella provincia di Chieti, è stata una delle regioni più colpite dalla peronospora – annuncia Alessandro Nicodemi, presidente Consorzio Vini d’AbruzzoCiò, unito alla presenza di un allevamento a pergola, anziché a filare, ha determinato gravissimi problemi a causa dei quali si stima per la prossima vendemmia un calo di almeno il 30%. Già da alcune settimane il Consorzio ha evidenziato la problematica alla Regione, chiedendole di convocare un Tavolo Verde per capire come supportare i viticoltori. Abbiamo inoltre presentato un progetto di filiera che ricomprende attività indirizzate a una migliore gestione agronomica del vigneto. In particolare si prevede una sperimentazione sui vitigni resistenti e una sulla riduzione dei fitofarmaci nelle pratiche agronomiche”.

Alessandro Nicodemi, presidente Consorzio Vini d'Abruzzo
Alessandro Nicodemi, presidente Consorzio Vini d’Abruzzo

Secondo Pantaleone Verna, presidente del Consorzio Tullum “In presenza di un territorio circoscritto come quello del Tullum, l’utilizzo dei DSS, sistemi di supporto alle decisioni installati sul territorio sin dal 2012, ha permesso di rilevare il rischio di peronospora e di allertare in tempo i viticoltori. Al momento non si registrano perdite di produzione dovute a tale patogeno. Riguardo alla gestione agronomica sono principalmente i produttori a adottare strategie per migliorare la gestione dei vigneti. Oltre allo studio di zonazione, stiamo mappando i singoli vigneti attraverso l’integrazione dei dati pedoclimatici con quelli di analisi multispettrali acquisiti attraverso sensori ottici satellitari. L’obiettivo è determinare gli indici di vigore alla base delle successive indagini sull’attività vegetativa delle viti“.

Il fascino del nostro mestiere di vignaioli risiede nel rapporto stretto, forzato, ineludibile, con la natura – commenta Enrico Cerulli Irelli, presidente del Consorzio Colline TeramaneLa pioggia, il caldo, la grandine, sono elementi che compongono il racconto dell’annata, ciò che aiuta a capire meglio un vino. Ogni anno è una battaglia: quest’anno i nemici sono la peronospora e i suoi alleati, ovvero le grandi piogge di maggio e il caldo che le ha seguite, con l’esplosione di vegetazione incontrollabile. In tutto l’Abruzzo si contano danni consistenti e si aspetta un calo importante delle produzioni. Nelle Colline Teramane stimiamo che la perdita si attesti tra il 30 e il 40 per cento. Sulla qualità è ancora presto per esprimersi, ma di certo sarà una di quelle annate dure nel far quadrare i conti”.

Enrico Cerulli, Presidente Consorzio Colline Teramane
Enrico Cerulli, Presidente Consorzio Colline Teramane

Scendendo verso sud, Nicola Matarazzo, direttore del Consorzio Sannio, precisa che “Maltempo e peronospora sono le due cause, concatenate, che creeranno una perdita di produzione nella vendemmia 2023, che si stima nell’ordine del 20%. Logiche le conseguenze sulla quantità di offerta di vino a denominazione. Il Consorzio collabora con Istituti di ricerca universitari in progetti di ricerca a tema zonazione, viticoltura di precisione, eseguita anche con mezzi satellitari, e caratterizzazione genetica della vite sannita. Segnalo anche le modifiche apportate ai disciplinari di produzione, per consentire l’adozione di sistemi integrati e volti alla sostenibilità“.

La primavera 2023 – dice Demetrio Stancati, presidente Consorzio Terre di Cosenza – si è presentata con piogge intense e continue che hanno determinato condizioni favorevoli allo sviluppo della peronospora, con conseguenti azioni di difesa straordinarie, ostacolate dalla virulenza del patogeno e dalla impraticabilità dei terreni. Una combinazione di fenomeni che, sull’intero territorio della Dop, ha fatto registrare danni irreversibili, per una perdita media di prodotto quantificabile intorno al 70%, con punte fino al 90%. Meglio è andata in alcune zone a maggiore altitudine, caratterizzate da ambienti ventilati e bene esposti, dove le perdite sono state inferiori, sebbene mai inferiori al 40%. Le difficoltà si sono acuite nelle aziende a conduzione biologica, che rappresentano la maggior parte dei soci del Consorzio”.

“Per quanto riguarda i progetti agronomici, il Consorzio ha avuto un primo approccio con i referenti scientifici delle Università partner del Ministero dell’Ambiente sul progetto ViVA – Viticoltura sostenibile, con l’obiettivo di assecondare la vocazione bio che il territorio cosentino manifesta, da ampliare verso attività di corretta gestione del suolo, della risorsa idrica e dell’inquinamento ambientale in generale. Il progetto non è stato ancora attivato a causa della indisponibilità, al momento, di finanziamento specifico“.

Infine Adele Lavorata, presidente del Consorzio Bivongi ritiene che “Le condizioni climatiche del mese di giugno non hanno permesso ai viticoltori di entrare nei vigneti per effettuare i trattamenti, per cui la peronospora ha attaccato le piante generando una perdita di uva compresa tra il 30 e il 40%. I danni hanno colpito principalmente chi lavora in biologico, perché lo zolfo non è bastato a proteggere le piante. Si prevede pertanto una riduzione del raccolto, che sarà però sufficiente a coprire le richieste di mercato. In previsione futura siamo già alla ricerca di una soluzione preventiva, quale ad esempio l’installazione di stazioni meteorologiche tra i filari per agire con trattamenti mirati, anziché a calendario. In questo modo i viticoltori riuscirebbero a gestire meglio le malattie della vite, riducendo i trattamenti ai soli casi di necessità“.

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