
Costa Arènte imposta il racconto attorno a tre parole-chiave che tornano come filo conduttore: coerenza (stilistica e produttiva), territorio (non solo “terroir”, ma biodiversità e rispetto del paesaggio) e tradizione intesa come continuità viva, “per non essere custodi delle ceneri, ma tenere il fuoco acceso”. Perché – per dirla con le parole degli enologi Giovanni Casati e Riccardo Cotarella – “non ha senso snaturare lo stile di un vino per il marketing”.
La sostenibilità entra nel racconto come conseguenza di un metodo di lavoro: gestione del vigneto, selezione e controllo dei processi, con l’obiettivo di ridurre l’impatto senza compromettere qualità e identità. È un’impostazione che si traduce in scelte operative (dalla conduzione agronomica alla gestione dell’appassimento) e in un approccio concreto, più che dichiarativo: un percorso che punta alla coerenza del risultato nel tempo.
Il punto che cambia davvero la lettura dei vini è il passaggio tra le annate nate prima del pieno controllo dell’appassimento e quelle frutto del lavoro con il nuovo fruttaio governabile, costruito nel 2018.
Qui la tecnologia non è “comfort” né la soluzione a un’annata difficile: è un supporto al lavoro di vigneto e cantina che aumenta controllo e ripetibilità in uno dei passaggi più delicati dell’Amarone. Governare temperatura, umidità e ventilazione riduce la variabilità dell’appassimento e mette al riparo il processo da derive indesiderate, mantenendo pulizia aromatica e precisione. In questa chiave la tecnologia diventa stile: meno eccessi, più equilibrio e una trama più ordinata già in gioventù.

È anche una scelta allineata ai mercati, perché l’obiettivo non è inseguire la potenza fine a se stessa, ma costruire vini scorrevoli e bevibili senza perdere profondità: una direzione in parte azzardata, perché quando un vino nasce (nel 2019, per esempio) non è possibile sapere con certezza come si comporterà nel tempo. La prospettiva evolutiva resta importante, ma l’impostazione mira a rendere le annate più giovani fruibili da subito, senza chiedere al consumatore un atto di fede sul tempo.
Gli assaggi in verticale mostrano come, con il passaggio a una gestione più precisa dell’appassimento e della cantina, l’azienda orienti lo stile verso bevibilità e scorrevolezza senza rinunciare a struttura e profondità. E il 2019, oggi così centrato, diventa l’esempio più esplicito di questa direzione: una scelta fatta “al buio” nel momento in cui il vino nasce, che si rivela coerente con ciò che il mercato contemporaneo chiede a un Amarone di livello.
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