
Dal 16 al 18 maggio, il Palazzo del Ghiaccio di Milano ospita la settima edizione di Best Wine Stars, che quest’anno segna un passaggio decisivo: il riconoscimento ufficiale di Fiera Internazionale di settore da parte della Regione Lombardia, con il patrocinio del Comune di Milano.
Ideata e organizzata da Prodes Italia, la manifestazione - di cui sono media partner VinoNews24 e ItalianWineTour - si conferma punto di incontro per produttori, buyer e operatori del settore, in un format che unisce degustazione, cultura e networking e che cresce nella dimensione internazionale grazie anche a nuove partnership e collaborazioni. Il cuore resta il walk-around tasting, percorso libero tra le aree espositive dove i produttori incontrano direttamente il pubblico.
Il percorso espositivo include le aree Vino Italia, Vino Internazionale, Bio, Spirits, Tasting e Food, insieme alla novità dell’Area Bronze dedicata a piccole aziende emergenti, già sold out. Confermata anche l’Area Village per incontri b2b tra stampa, buyer e operatori, supportata dalla piattaforma digitale dell’evento. Una piattaforma che apre nuove prospettive, come sottolinea il ceo di Prodes Italia Enzo Carbone nell'intervista a VinoNews24.

Carbone, da questa settima edizione Best Wine Stars ottiene il riconoscimento ufficiale di Fiera Internazionale da Regione Lombardia, con il patrocinio del Comune di Milano. Cosa cambia concretamente per un espositore, un buyer o un visitatore professionale con questo passaggio? È anche un cambio di funzione?
“Il riconoscimento ufficiale di Fiera Internazionale da parte di Regione Lombardia, insieme al patrocinio del Comune di Milano, rappresenta certamente un importante salto di status, ma non è solo formale: implica anche un’evoluzione concreta nella funzione e nell’impatto della manifestazione. Per un espositore, significa entrare in un contesto ancora più qualificato e riconosciuto a livello istituzionale, capace di attrarre buyer selezionati e operatori internazionali con maggiore continuità e struttura. Questo si traduce in opportunità più mirate di business, networking e posizionamento del brand su scala globale. Per un buyer, il riconoscimento garantisce un livello di selezione e affidabilità più alto: Best Wine Stars si configura sempre più come una piattaforma professionale dove è possibile scoprire realtà di qualità, già filtrate e inserite in un contesto credibile e riconosciuto, facilitando così l’attività di scouting e acquisizione. Per il visitatore professionale, cambia anche la percezione dell’evento: non solo esperienza e degustazione, ma un vero hub internazionale dove aggiornarsi, creare connessioni e intercettare tendenze. Le masterclass, gli incontri e i contenuti diventano parte integrante di un sistema più strutturato. In questo senso, non è solo un cambio di status, ma un’evoluzione di funzione: Best Wine Stars rafforza il proprio ruolo di piattaforma internazionale di business e contenuto, capace di mettere in dialogo produttori, mercato e istituzioni in modo sempre più efficace”.
Milano è una città con un'offerta fieristica enologica sempre più affollata. Come si costruisce e si difende uno spazio identitario in un contesto competitivo che cresce ogni anno?
“Milano è una piazza estremamente dinamica e competitiva, ed è proprio per questo che non basta “esserci”: bisogna avere una visione chiara e distintiva. Best Wine Stars ha costruito il proprio spazio identitario fin dall’inizio puntando su un format preciso e riconoscibile: un evento che unisce business, contenuto ed esperienza in modo equilibrato, mantenendo sempre al centro la qualità e la selezione degli espositori. Non siamo un evento generalista, ma una piattaforma curata, dove ogni realtà presente è parte di un racconto coerente. Difendere questo posizionamento significa non inseguire il mercato, ma guidarlo. Investiamo costantemente nella selezione internazionale, nel coinvolgimento di buyer qualificati e nello sviluppo di contenuti – come masterclass e momenti formativi – che rendono l’evento rilevante non solo commercialmente, ma anche culturalmente. La differenza oggi la fa la capacità di creare valore reale per chi partecipa. Ed è qui che siamo estremamente solidi: espositori, operatori e visitatori riconoscono in Best Wine Stars un ambiente efficace, professionale e allo stesso tempo accessibile, dove le connessioni che nascono sono concrete. In un contesto affollato, non si difende uno spazio: lo si conquista ogni anno con coerenza, qualità e risultati. E i risultati, oggi, ci danno ragione”.

Tra i Buyers Partner spicca la componente internazionale. Quanto pesa sul numero di buyer esteri rispetto al mercato domestico?
“La componente internazionale oggi non è più un elemento accessorio, ma uno degli assi portanti di Best Wine Stars. La presenza di partner come Strive International Consulting, la Camera di Commercio Italiana in Ungheria e Danitacom riflette una strategia precisa: costruire un ecosistema realmente globale, dove i produttori possano confrontarsi con mercati diversi e aprire nuove direttrici commerciali. Negli anni abbiamo registrato una crescita costante sia nel numero di buyer esteri sia nella varietà delle nazionalità rappresentate, con un interesse sempre più qualificato e orientato al business. In termini di impatto, il mercato internazionale pesa oggi in maniera significativa, non solo per i contatti generati ma per la qualità delle relazioni e delle opportunità che si sviluppano anche dopo l’evento. Sempre più spesso gli ordini e le collaborazioni nascono proprio da questi incontri, che vengono facilitati da un’attenta attività di matching e da una selezione mirata dei professionisti coinvolti. Il mercato domestico resta per noi fondamentale, ma è l’internazionalizzazione a fare la differenza in termini di crescita e posizionamento. Best Wine Stars si distingue proprio per questa capacità: non limitarsi a essere una vetrina, ma diventare un ponte concreto tra produttori e mercati internazionali. Ed è su questo fronte che continuiamo a spingere con decisione, perché crediamo che il futuro del settore passi sempre di più da qui”.
L'area dedicata a piccole aziende emergenti e produttori da territori meno rappresentati è un esperimento o una scommessa calcolata? E come ha risposto il mercato?
“L’Area Bronze non è stato un esperimento, ma una scelta strategica molto precisa ed è già sold out. Nasce con l’obiettivo di intercettare un’esigenza reale del mercato: dare spazio a realtà emergenti e a produttori di grande qualità che spesso restano fuori dai circuiti principali non per mancanza di valore, ma per mancanza di accesso. Abbiamo costruito un format dedicato, con condizioni più accessibili ma mantenendo intatto il livello qualitativo e la selezione.
Il fatto che sia andata sold out in tempi rapidi ci conferma due cose. La prima è che esiste un enorme potenziale inespresso: tante aziende sono pronte a investire e a mettersi in gioco, se trovano il contesto giusto. La seconda è che Best Wine Stars è percepita come una piattaforma credibile, capace di generare opportunità concrete anche per chi è alla prima esperienza. Non è un’area “entry level”, ma un acceleratore. E il mercato ha risposto esattamente come ci aspettavamo: con entusiasmo e velocità”.
Il programma culturale conta una dozzina di appuntamenti. Come si costruisce un palinsesto culturale che non sia solo intrattenimento per i visitatori ma crei valore reale per gli espositori?
“Per noi il palinsesto culturale - tra masterclass, talk e tasting room, con temi che spaziano dal rapporto tra vino e tempo contemporaneo alle piccole aziende che raccontano l'Italia meno nota, fino al mondo no alcol - non è mai stato un elemento accessorio, ma una leva strategica. Costruiamo ogni contenuto partendo da un principio molto chiaro: deve essere utile per il mercato, non solo interessante per il pubblico. Le masterclass, i talk e le tasting room non sono intrattenimento, ma strumenti concreti di posizionamento per le aziende. Offrono visibilità qualificata, permettono di raccontare in modo approfondito i prodotti e soprattutto mettono gli espositori in relazione diretta con buyer, stampa e operatori. La scelta dei temi segue la stessa logica: intercettiamo i trend reali – dal no-alcol alle nuove narrazioni territoriali – e li traduciamo in contenuti che aiutano le aziende a leggere il mercato e a presentarsi in modo più efficace. In questo modo il valore è duplice: da un lato il visitatore vive un’esperienza più ricca e consapevole, dall’altro gli espositori non sono semplicemente presenti, ma diventano protagonisti attivi di un racconto che genera attenzione, contatti e opportunità. È questa integrazione tra contenuto e business che fa la differenza, ed è uno degli elementi che rende Best Wine Stars un format unico”.

Quest'anno entrano per la prima volta tra i partner AssoDistil e Consorzio Nazionale Grappa. Aggiungere i distillati al perimetro di una fiera nata sul vino è un'evoluzione naturale o una scommessa?
“È un’evoluzione naturale, ma guidata da una visione molto precisa. Il mondo degli spirits è da sempre presente a Best Wine Stars e ha registrato fin dalle prime edizioni un ottimo riscontro, sia da parte del pubblico sia degli operatori. Tuttavia, abbiamo scelto consapevolmente di mantenerlo come un’area selezionata – circa 25 realtà ogni anno – perché il cuore della manifestazione resta il vino. L’ingresso di partner come AssoDistil e il Consorzio Nazionale Grappa rappresenta un passo importante: rafforza la qualità e l’autorevolezza di questa sezione, confermando che anche il comparto spirits vede in Best Wine Stars una piattaforma credibile e strategica. Non è quindi una scommessa, ma un’espansione coerente. Stiamo lavorando per far crescere questo segmento in modo strutturato, senza snaturare l’identità dell’evento. Un esempio concreto è la novità 2026: la creazione di un vero e proprio “evento nell’evento”, in cui alcuni bartender si sfideranno realizzando cocktail con i distillati dei nostri espositori. Un format che unisce spettacolo, contenuto e opportunità per le aziende. Il nostro obiettivo è chiaro: valorizzare gli spirits dando loro spazio e visibilità, ma all’interno di un progetto che continua ad avere nel vino il suo fulcro”.
Il tema del no-alcol è tra i filoni del programma culturale di questa edizione. Vinitaly, Wine Paris e ProWein si sono già mosse nella stessa direzione. Il no-alcol sta diventando un tema obbligatorio per qualsiasi fiera del vino?
“Il no-alcol non è una moda passeggera né un tema “obbligato”: è un cambiamento strutturale del mercato, e come tale va interpretato con intelligenza. Oggi tutte le grandi fiere stanno giustamente dando spazio a questo segmento, ma la differenza non la fa la presenza, bensì il modo in cui lo si racconta. Per noi non si tratta di seguire un trend, ma di inserirlo all’interno di una visione più ampia, che riguarda l’evoluzione dei consumi, dei linguaggi e delle occasioni di consumo. Best Wine Stars mantiene una posizione molto chiara: il vino resta centrale, ma è nostro compito leggere ciò che sta accadendo attorno al settore e offrire contenuti che aiutino aziende e operatori a orientarsi. Il no-alcol, in questo senso, diventa uno spazio di confronto, non una sostituzione”.
Prodes Italia viene dal mondo della gioielleria, del design e dell'arte. Quanto di quel DNA è sopravvissuto nell'approccio alla fiera del vino?
“Best Wine Stars nasce sì nel mondo del vino, ma porta con sé un DNA che arriva da molto più lontano. Prodes Italia è cresciuta lavorando con la creatività, con il design, con la gioielleria: settori in cui il valore non è solo nel prodotto, ma nella capacità di raccontarlo, di inserirlo in un contesto, di dargli significato. Questo approccio curatoriale è rimasto intatto ed è oggi uno degli elementi distintivi anche di Best Wine Stars. Il vino, in fondo, è molto vicino a questi mondi: è cultura, è estetica, è identità. Quello che abbiamo fatto non è stato reinventarci, ma tradurre questo linguaggio in un altro settore, mantenendo lo stesso sguardo. L’attenzione alla selezione, alla qualità dell’allestimento, all’esperienza complessiva dell’evento nasce proprio da lì. Allo stesso tempo, ovviamente, abbiamo dovuto evolverci: il mondo wine ha dinamiche specifiche, legate al business, alla distribuzione, ai mercati internazionali. Abbiamo integrato queste competenze senza mai perdere la nostra sensibilità originaria. Se dovessi dirlo in modo semplice: non abbiamo cambiato identità, l’abbiamo ampliata. E oggi Best Wine Stars è esattamente questo, un punto d’incontro tra cultura del prodotto e visione progettuale, tra estetica e mercato, tra emozione e opportunità”.

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