
Per una volta a fare notizia non è un singolo marchio, ma un intero settore che si siede allo stesso tavolo. Gli Stati Generali della Grappa - organizzati dal Consorzio Nazionale Grappa in occasione del Roma Bar Show - si sono chiusi con una partecipazione che è già di per sé il primo dato politico: oltre venti realtà produttive, riunite indipendentemente dall'appartenenza al Consorzio, per confrontarsi su consumi, produzione, mercati internazionali e reputazione del prodotto.
Attorno al tavolo si sono ritrovate insieme aziende con storie e dimensioni molto diverse: da Nonino a Nardini, da Marzadro a Poli, da Bepi Tosolini a Domenis1898, da Bottega a Branca, dalle Distillerie F.lli Caffo a Castagner, passando per Mazzetti d'Altavilla, Stock, Bonaventura Maschio, i due rami Bonollo, Francoli, Nannoni, Roner e altre ancora. Una fotografia di comparto raramente così compatta.
È il presidente del Consorzio, Nuccio Caffo, a leggere il senso dell'appuntamento. “La riuscita degli Stati Generali dà un segnale molto importante – ha dichiarato a Roma - Nel comparto esiste la volontà di confrontarsi e di costruire insieme una prospettiva per la Grappa. I dati ci dicono con chiarezza che dobbiamo agire, ma ci mostrano anche dove sono le opportunità. La Grappa ha una storia, un'identità e una qualità che pochi distillati possono vantare; ora dobbiamo essere capaci di raccontarle con linguaggi e occasioni di consumo contemporanei, senza perdere il legame con quella tradizione che costituisce la nostra forza”. Il Consorzio – specifica Caffo - vuole essere “la casa in cui il confronto si trasforma in progetti e azioni concrete”.
D’altra parte, trovandosi un simile schieramento compatto, anche il cofondatore del Roma Bar Show Fabio Bacchi ha insistito sul nodo generazionale e sul ruolo del bancone. “La Grappa sta all'Italia come il whisky sta alla Scozia o il Cognac alla Francia – chiosa - È uno spirito identitario che deve però trovare linguaggi e occasioni capaci di parlare anche alle nuove generazioni. Il bartending può avere un ruolo decisivo, la miscelazione e ready to drink possono essere porte d'ingresso, a condizione di partire dalla qualità. Serve una comunicazione più giovane e soprattutto serve fare sistema, perché se cresce la categoria crescono tutti”.

Il confronto muove dalla lettura dei dati. Nel 2025 i consumi di spirits in Italia si sono attestati intorno ai 125 milioni di litri, con la Grappa a rappresentare circa il 10% dei volumi della categoria.
A indicare le direttrici di sviluppo sono soprattutto i comportamenti dei consumatori: il 52% degli italiani, quando mangia fuori casa, cerca esperienze di qualità superiore, e circa 25 milioni di persone orientano gli acquisti anche verso piacere e gratificazione. Negli spirits la miscelazione è preferita dall'80% dei consumatori fuori casa e dal 52% in casa, mentre i ready to drink sono cresciuti del 52% rispetto al 2019.
Dalla lettura dei numeri discende una strategia con quattro obiettivi: rilanciare il consumo, dare visibilità alle distillerie, rafforzare la notorietà del Consorzio e della Grappa IG, e raggiungere un pubblico più ampio con nuovi valori e nuove occasioni di consumo. Il tutto poggia su un elemento identitario forte, perché la Grappa è un'Indicazione Geografica esclusivamente italiana, e il Consorzio è il primo organismo di tutela riconosciuto in Italia per una bevanda spiritosa a IG.
Tre le direttrici individuate per il racconto futuro: al bancone con la Grappa miscelata e il cocktail come porta d'ingresso per nuovi consumatori; nel bicchiere con la Grappa riserva, per valorizzarne la dimensione premium e da meditazione; sul territorio con la Grappa “destinazione”, trasformando distillerie e luoghi di produzione in esperienze da visitare. Una costruzione progressiva, destinata ad ampliarsi dal 2027 verso nuovi pubblici e mercati internazionali, anche raccontando l'italianità del distillato attraverso voci e protagonisti internazionali legati al nostro Paese. Ad accompagnare la comunicazione, il percorso potrà contare su fiere e saloni, degustazioni e masterclass, attività horeca, formazione tecnica e ricerca.
Il riconoscimento ministeriale ottenuto nel 2025 apre al comparto nuove opportunità di finanziamento e cofinanziamento per promozione, comunicazione, formazione e sviluppo sui mercati esteri: risorse pubbliche ed europee capaci di amplificare gli investimenti delle imprese.
Proprio sull'internazionalizzazione l’attenzione è forte. “La Grappa è un prodotto indubbiamente identitario del Made in Italy – ha rimarcato Matteo Zoppas, presidente di ICE - e il Consorzio Nazionale svolge un ruolo fondamentale nel tutelarne il valore, aggregare le imprese e rafforzarne il posizionamento sui mercati internazionali. Nel 2025 l'export ha raggiunto circa 37 milioni di euro, con segnali particolarmente interessanti anche su mercati ad alto potenziale come gli Stati Uniti e non solo”. Il lavoro della categoria va nella direzione giusta, ora serve “accompagnare questa capacità delle imprese, mettendo a disposizione strumenti, relazioni e iniziative di promozione”.
Ecco che il risultato più significativo degli Stati Generali - come si legge nella nota conclusiva - è la nascita di un terreno comune su cui proseguire il confronto. Il riconoscimento ministeriale ha aperto una nuova fase. La sfida, ora, è tradurre l'identità storica della Grappa in un valore desiderabile anche per le nuove generazioni, moltiplicando occasioni, linguaggi e contesti di consumo. Conservare le radici, insomma, ma cambiare il modo di raccontarle. E farlo insieme.
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