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Friulano e Pinot Grigio, il racconto del tempo secondo Torre Rosazza

Friulano e Pinot Grigio, il racconto del tempo secondo Torre Rosazza

di Antonio Cimmino | 7 Settembre 2026

Le nuove riserve Masiero e Bandaros, affiancate a diverse annate delle rispettive versioni classiche, evidenziano il potenziale dei Colli Orientali del Friuli e la capacità della cantina di Oleis di Manzano, una delle cinque realtà vitivinicole delle Tenute del Leone Alato, di trasformare due vitigni simbolo del territorio in vini di notevole profondità espressiva.

Nel panorama dei Colli Orientali del Friuli, Torre Rosazza occupa una posizione particolare. Non soltanto per il colpo d'occhio offerto dai suoi vigneti terrazzati che si sviluppano attorno a due grandi anfiteatri naturali sopra Oleis di Manzano, ma anche per il ruolo che la tenuta ha assunto nella valorizzazione dei grandi bianchi della regione. Oggi rappresenta una delle cinque realtà vitivinicole delle Tenute del Leone Alato, il polo del vino del Gruppo Generali, affiancata da Costa Arènte in Veneto, Duemani in Toscana, Bricco dei Guazzi in Piemonte e Tenuta Sant'Anna nel Veneto orientale.

UNA TENUTA NEL CUORE DEI COLLI ORIENTALI

La storia di Torre Rosazza si intreccia con quella di uno dei territori più importanti per la viticoltura friulana, a pochi passi dall'Abbazia di Rosazzo, centro propulsore della coltivazione della vite fin dal Medioevo. Il cuore della proprietà è Palazzo De Marchi, mentre tutto attorno si sviluppano vigneti che seguono le pendenze dei ronchi, i tradizionali terrazzamenti resi necessari dalla natura dei suoli. Qui domina la ponca, la tipica alternanza di marne e arenarie che costituisce una delle firme geologiche dei Colli Orientali. È un terreno poco fertile ma capace di trattenere l'acqua e fornire alle viti condizioni ideali per produrre uve concentrate e ricche di sfumature. A questo si aggiungono le brezze che arrivano dall'Adriatico, la protezione offerta dalle Alpi Giulie e forti escursioni termiche tra giorno e notte. Acquisita nel 1974 da Leone Alato, la tenuta è stata progressivamente ampliata e ridisegnata fino a diventare una delle aziende di riferimento della denominazione.

IL PROGETTO LEONE ALATO E LA VISIONE AGRICOLA DEL GRUPPO

Le Tenute del Leone Alato costituiscono il ramo vitivinicolo della holding agroalimentare controllata dal Gruppo Generali. Complessivamente il sistema gestisce circa 16mila ettari tra Italia e Romania. Di questi, circa 15mila fanno capo alle attività agricole di Genagricola1851, mentre oltre 600 ettari vitati sono riconducibili alle cinque tenute del vino. Negli ultimi anni il gruppo ha posto particolare attenzione alla misurazione degli indicatori ambientali, lavorando sia sulla riduzione delle emissioni sia sul monitoraggio della biodiversità. Una filosofia che a Torre Rosazza trova una naturale applicazione grazie alla presenza di boschi, aree naturali, invasi idrici, alveari e habitat che convivono con la viticoltura.

DUE VITIGNI, DUE INTERPRETAZIONI DEL TERRITORIO

Tra le numerose varietà coltivate in azienda, pinot grigio e friulano rappresentano probabilmente la sintesi più efficace della doppia anima di Torre Rosazza: da una parte un vitigno internazionale che in Friuli ha trovato una delle sue espressioni più convincenti, dall'altra l'uva simbolo della regione. La nascita delle riserve Bandaros e Masiero, entrambe introdotte con la vendemmia 2021, nasce proprio dall'osservazione della capacità di questi vini di mantenere integrità ed equilibrio anche dopo diversi anni di bottiglia. Bandaros proviene da un vigneto di pinot grigio adagiato in una conca argillosa protetta dai terrazzamenti, mentre Masiero nasce da una parcella coltivata a friulano sulla ponca più pura della tenuta, dove convivono quattro selezioni clonali ricavate da vecchie selezioni massali del territorio.

IL VOLTO DEL PINOT GRIGIO SECONDO TORRE ROSAZZA

Le tre annate prodotto fino ad oggi di Bandaros Pinot Grigio Riserva Friuli Colli Orientali DOC mettono in evidenza un percorso già molto leggibile. La 2023 appare ancora dominata dall'energia della gioventù, con richiami di pera e fiori bianchi sostenuti da una spinta sapida e agrumata. La 2022 si presenta più raccolta, quasi introversa, lasciando emergere sfumature più sottili che richiedono tempo per aprirsi completamente. La 2021 mostra invece una compostezza diversa. I richiami alla frutta bianca, ai fiori e alle sensazioni più mature si fondono in un insieme continuo, senza che una componente prevalga sulle altre. È l'annata che oggi esprime con maggiore chiarezza il senso stesso della riserva.

Accanto a queste etichette, quelli della linea classica – Pinot Grigio Friuli Colli Orientali DOC – mantengono un registro più immediato. Il 2024 punta sulla fragranza, sulla tensione acida e sulla facilità di lettura varietale. Il 2022 combina volume e immediatezza, mentre il 2018 racconta un aspetto spesso sottovalutato di questo vitigno. Nonostante gli anni trascorsi, conserva infatti freschezza, definizione aromatica e una progressione che unisce note evolutive e richiami ancora nitidamente fruttati.

IL FRIULANO TRA IDENTITÀ E PROFONDITÀ

Se il pinot grigio sembra raccontare con precisione le differenze climatiche delle annate, il friulano appare invece più legato al territorio. È un vitigno che a Torre Rosazza trova una forte corrispondenza con la ponca, con le esposizioni e con il microclima dei ronchi. Il Masiero Friulano Riserva Friuli Colli Orientali DOC 2023 unisce frutto maturo, erbe aromatiche e mandorla in una struttura ancora giovane ma ricca di prospettive. La 2022 evidenzia una maggiore complessità aromatica, con accenni balsamici e minerali che affiancano le tipiche note varietali. La 2021 raggiunge invece un livello di integrazione notevole tra freschezza, volume e persistenza, restituendo una sensazione di continuità che accompagna il sorso dall'inizio alla fine. Anche la linea classica offre indicazioni interessanti. Il Friulano Friuli Colli Orientali DOC 2023 esprime senza filtri il carattere dell'uva, con profumi di fiori di campo, pera e un'impronta minerale molto evidente. Nel 2019 emergono invece maggiore rotondità e una lettura più armonica del vitigno, senza rinunciare alla freschezza. Il 2018 appare infine come la dimostrazione più concreta delle potenzialità evolutive di queste colline: il quadro aromatico si amplia verso note più complesse e accenti idrocarburici, mantenendo però energia e precisione.

Le quattro mini-verticali costruite attorno a Bandaros e Masiero, insieme alle rispettive versioni classiche, offrono quindi uno spaccato sul comportamento di pinot grigio e friulano nei Colli Orientali del Friuli. Dodici vini che raccontano non soltanto le differenze tra le annate, ma anche il peso delle esposizioni, della ponca e delle scelte agronomiche. Un percorso che conferma come, a Torre Rosazza, il tempo non rappresenti semplicemente un fattore cronologico, ma uno degli strumenti più efficaci per leggere il territorio.

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