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Vigneti resilienti, mercati incerti: Etna, Asti e Valtènesi oltre la raccolta. Per vendemmia 2026 uve sane, ma servono nuove strategie

Vigneti resilienti, mercati incerti: Etna, Asti e Valtènesi oltre la raccolta

di Antonio Tosi | 16 Settembre 2026

Per la vendemmia 2026, dai tre territori arrivano indicazioni di uve sane e buone prospettive qualitative. Ma tra cambiamento climatico, consumi in calo e redditività delle imprese, la tenuta del settore passa anche da nuove strategie.

La vendemmia entra nel vivo con segnali complessivamente positivi sul fronte delle uve, ma anche con questioni che vanno oltre la raccolta. Dall’Etna alla Valtènesi, passando per Asti e il Monferrato, i primi riscontri delineano una situazione favorevole sul piano qualitativo, pur in presenza di condizioni climatiche sempre più variabili e di un mercato che continua a mettere sotto pressione le imprese.

ETNA, LA DIVERSITÀ DEL TERRITORIO COME RISPOSTA AL CLIMA

Sull’Etna la produzione 2026 dovrebbe stabilizzarsi sui livelli medi delle ultime annate. Dopo circa 80mila quintali di uve raccolti nel 2024 e i 94.700 del 2025, su 1.449 ettari, la stima per quest’anno indica volumi complessivamente in linea con la media recente, anche grazie all’entrata in produzione di nuovi vigneti. Per quantità e qualità, però, il quadro definitivo si potrà delineare soltanto tra settembre e ottobre.
La primavera particolarmente piovosa ha contribuito a creare buone riserve idriche nel terreno, prima delle temperature elevate e delle prolungate ondate di calore di luglio e agosto. In questo scenario, la conformazione del vulcano rappresenta uno degli elementi che permettono alla denominazione di affrontare in modo differenziato le condizioni climatiche.
Altitudine, esposizione, ventilazione, escursioni termiche e influenza del mare cambiano infatti sensibilmente tra i diversi versanti e all’interno delle stesse aree, distribuendo gli effetti degli eventi climatici e producendo risposte differenti della vite.
“L’Etna non è immune dal cambiamento climatico, ma possiede strumenti naturali per affrontarlo che oggi diventano un vantaggio competitivo. Altitudine, escursioni termiche, ventilazione, esposizioni e diversità dei versanti consentono risposte differenti anche all’interno della stessa denominazione. Ma questo patrimonio deve essere accompagnato da una viticoltura sempre più precisa, capace di interpretare ogni vigneto e ogni annata”, osserva Francesco Cambria, presidente del Consorzio di Tutela Vini Etna Doc.
La risposta passa anche dalla gestione del vigneto, dal controllo della chioma e della luce fino alla possibilità di limitare la temperatura degli acini nelle fasi più calde. Un tema particolarmente rilevante per le varietà a bacca bianca, come il Carricante, dove preservare freschezza, acidità e integrità aromatica significa anche mantenere il potenziale evolutivo dei vini.
Intanto arriva un segnale positivo dal mercato della denominazione: nei primi otto mesi del 2026 l’imbottigliamento dell’Etna Doc è cresciuto del 13,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, con un andamento positivo sia per i rossi sia per i bianchi.
“Il dato dell’imbottigliamento conferma un trend di crescita importante per la denominazione. Nei primi otto mesi del 2026 registriamo un incremento del 13,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un andamento positivo sia per i vini rossi sia per i bianchi. È un segnale significativo, soprattutto in una fase di maggiore prudenza dei mercati, che ci spinge a continuare a lavorare sul posizionamento dell’Etna e sulla capacità di trasformare l’interesse verso la denominazione in valore stabile per l’intera filiera”, sottolinea Maurizio Lunetta, direttore del Consorzio.

Anche nell’area di Asti e del Monferrato i primi segnali della raccolta sono incoraggianti. I vigneti hanno reagito bene a una stagione caratterizzata da una forte variabilità climatica
vigneti a Castagnole Monferrato

ASTI E MONFERRATO, LA QUALITÀ NON BASTA SENZA REDDITO

Anche nell’area di Asti e del Monferrato i primi segnali della raccolta sono incoraggianti. I vigneti hanno reagito bene a una stagione caratterizzata da una forte variabilità climatica e le prime stime indicano una produzione equilibrata, coerente con il potenziale del territorio, con prospettive positive sia sotto il profilo quantitativo sia enologico.
Il dato produttivo, tuttavia, si inserisce in un quadro economico più complesso. A pesare sono il calo dei consumi, la pressione sui prezzi e l’aumento delle giacenze. Per il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato la questione della redditività delle aziende agricole diventa quindi centrale.
“Le aziende vitivinicole stanno dimostrando grande capacità di adattamento e il quadro della raccolta si presenta positivo sotto il profilo produttivo ed enologico. Tuttavia, non possiamo fermarci ai risultati della vendemmia: oggi la vera sfida è garantire alle imprese la possibilità di generare valore e, soprattutto, assicurare ai viticoltori un reddito onesto, sostenibile e dignitoso. Senza questa condizione non può esserci futuro per la nostra viticoltura”, afferma Filippo Mobrici, presidente del Consorzio.
Da qui la proposta di convocare gli Stati Generali del vino, coinvolgendo istituzioni, Regione Piemonte, organizzazioni di rappresentanza, consorzi, imprese e distribuzione per affrontare in modo condiviso le trasformazioni del comparto.
“Di fronte al calo dei consumi, all'aumento delle giacenze e agli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, riteniamo urgente convocare gli Stati Generali del vino - sottolinea il presidente - È necessario riunire intorno allo stesso tavolo istituzioni, a partire dalla Regione Piemonte, organizzazioni di rappresentanza, consorzi, imprese e distribuzione per costruire una visione condivisa del futuro del settore. Dobbiamo individuare strumenti concreti per rafforzare la competitività delle aziende, sostenere il reddito dei produttori, valorizzare le denominazioni e creare prospettive solide per le nuove generazioni che scelgono di investire nel mondo del vino".
Il ragionamento si allarga così dal risultato della singola annata alla tenuta del sistema vitivinicolo e del territorio. “Il vino italiano sta attraversando una fase di profonda trasformazione che va governata con coraggio e lungimiranza”, conclude Mobrici, richiamando la necessità di scelte condivise e sottolineando il ruolo dei viticoltori nella manutenzione del paesaggio e nella conservazione delle colline e dei borghi del Monferrato. Un tema che coinvolge anche l’enoturismo: l’abbandono delle vigne, osserva il presidente, non avrebbe conseguenze soltanto sulla produzione agricola, ma anche sul patrimonio paesaggistico e sull’economia turistica.

Sulla Riviera del Garda Classico la raccolta è partita con qualche giorno di anticipo rispetto al 2025. Anche qui le prime impressioni sono positive
vigneti in Valtènesi

VALTÈNESI, RACCOLTA ANTICIPATA E UVE IN EQUILIBRIO

Sulla Riviera del Garda Classico la raccolta è invece partita con qualche giorno di anticipo rispetto al 2025. Le prime aziende hanno iniziato intorno al 19 agosto, concentrandosi sulle uve destinate ai rosé, mentre dal 25 agosto la vendemmia delle uve a bacca nera per le Doc è entrata nel vivo nella maggior parte delle cantine.
Anche qui le prime impressioni sono positive, soprattutto per lo stato sanitario e il grado di maturazione delle uve. La quantità dovrebbe risultare leggermente inferiore alle aspettative iniziali, per effetto delle alte temperature e di alcuni eventi climatici che hanno interessato il territorio, ma le prospettive qualitative restano buone.
“La vendemmia 2026 in Valtènesi e nell'area della Riviera del Garda Classico è partita con qualche giorno di anticipo rispetto allo scorso anno. Le prime aziende hanno iniziato la raccolta già intorno al 19 agosto, concentrandosi sulle uve destinate alla produzione dei rosé. Per la maggior parte delle cantine, tuttavia, la raccolta delle uve a bacca nera destinate alle DOC è entrata nel vivo soltanto a partire dal 25 agosto. Le prime impressioni che arrivano dai vigneti sono decisamente positive e ci restituiscono un quadro molto incoraggiante dal punto di vista qualitativo”, spiega Paolo Pasini, presidente del Consorzio Valtènesi.
Le uve si presentano sane, equilibrate e con un ottimo grado di maturazione. Nonostante una lieve riduzione delle quantità rispetto alle aspettative iniziali, conseguenza delle alte temperature registrate durante la stagione e di alcuni eventi climatici che hanno interessato il territorio, l'attesa è per vini capaci di esprimere al meglio l'identità della Valtènesi. "È ancora presto per trarre conclusioni definitive, ma l'avvio della raccolta lascia intravedere le premesse per un'annata di grande interesse”, evidenzia Pasini.
Tre territori diversi, dunque, restituiscono una fotografia ancora provvisoria ma sostanzialmente positiva della raccolta. La qualità delle uve resta il punto di partenza, ma la vendemmia 2026 conferma che le variabili in gioco sono ormai più ampie: dalla capacità dei vigneti di adattarsi a stagioni climaticamente meno prevedibili alla necessità di mantenere valore lungo tutta la filiera, in un mercato dove produrre bene non coincide automaticamente con produrre reddito.

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