
Da oltre vent’anni, Casa Vinicola Sartori sostiene la cultura e la musica lirica come official partner della Fondazione Arena di Verona. L’inizio di questa liason all’insegna dell’Opera risale al 2005 e continua anche nella stagione numero 103 di Arena di Verona Opera Festival, che si concluderà il 12 settembre – così come si era aperta il 12 giugno – con La Traviata diretta da Paul Corran.
Durante il Festival areniano abbiamo avuto il piacere di assistere, insieme ad Andrea Sartori (brand ambassador dell’azienda) e a Christian Scrinzi (direttore generale di Collis Wine Group, di cui Sartori è parte), a una straordinaria Turandot nell’allestimento che fu di Franco Zeffirelli. La stagione in Arena è il momento più importante dell’anno per Verona, potremmo dire al pari del Vinitaly, e per Sartori rappresenta certamente un’occasione di promozione locale, nazionale e internazionale – il pubblico arriva da ogni angolo del mondo per assistere al più grande spettacolo lirico immaginabile, un sogno da realizzare per gli appassionati di melodramma – ma ancor di più un impegno per restituire una parte di quel che la città e il territorio veronese hanno dato all’azienda con sede in Valpolicella.
“Siamo stati tra i primi a sponsorizzare l'Arena – racconta Andrea Sartori – e lo facciamo perché è una città che ci ha dato molto”. Un impegno che non si limita alla stagione lirica, ma che comprende anche il sostegno al Museo di Castelvecchio, in una logica più ampia di partecipazione alla vita culturale di Verona.
La sponsorizzazione si traduce anche in una presenza concreta all'interno dell'anfiteatro. I vini Sartori sono infatti quelli disponibili in teatro e accompagnano le diverse occasioni legate agli spettacoli: dalle serate della stagione lirica agli eventi e agli aperitivi organizzati negli arcovoli dell’anfiteatro. Complessivamente sono circa sei o sette le referenze di Casa Sartori proposte in Arena, con una prevalenza delle bollicine, la scelta più naturale per un consumo legato a una serata di spettacolo, come la Cuvée 1898 Lessini Durello Metodo Classico o Arnea Soave Doc Brut, entrambe espressione del territorio veronese. Ma per Sartori il valore dell'operazione va ben oltre la visibilità del marchio. “Non la vedo assolutamente come un fattore commerciale, ma come un fattore culturale”, sottolinea il brand ambassador della società, che ha anche presieduto dal 2017 al 2020 il Consorzio di Tutela dei vini della Valpolicella e, dal 2015 al 2021, il Consorzio Italia del Vino.

In questi anni, inoltre, qualcosa è cambiato anche nel pubblico dell'Arena. Sartori nota in particolare una maggiore presenza di giovani, un risultato non scontato per un mondo come quello dell'opera. E riconosce il lavoro svolto dalla sovrintendente Cecilia Gasdia, nominata nel 2018, che ha contribuito, a suo giudizio, a elevare il livello della proposta attraverso il coinvolgimento di artisti di primo piano. La prossima sfida riguarda invece l'internazionalizzazione del pubblico. Verona e il lago di Garda continuano ad avere una forte attrattività sul mercato di area Dach, ma l'obiettivo è ampliare progressivamente la platea verso altre nazionalità.
Dietro la stagione lirica c'è peraltro un impatto economico rilevante sull'intera città. Uno studio dedicato all'indotto generato dall'Arena e dalla stagione lirica, ricorda Sartori, restituisce numeri "impressionanti", a conferma di quanto l'anfiteatro rappresenti non soltanto un simbolo culturale, ma anche un motore turistico ed economico per Verona.
Sul fronte aziendale, Sartori guarda intanto a una fase di rinnovamento. “Abbiamo fatto un grande lavoro di ristrutturazione con un team commerciale quasi completamente nuovo”, spiega. Ora il processo entra anche nella dimensione enologica e coinvolge il marketing e il packaging. Non si tratta di una rivoluzione, precisa Sartori, ma di un “revamp” di alcune linee consolidate, con l'obiettivo di aggiornare la presentazione senza perdere l'identità costruita nel tempo.
Storicamente la stagione dell’Arena si conclude quando inizia quella della vendemmia. Non è stato così nel 2026, date le condizioni climatiche particolarmente impegnative che hanno innescato una vendemmia prematura e che si è svolta “quasi” in contemporanea con le rappresentazioni liriche. Il caldo ha anticipato in maniera eccezionale l'inizio della raccolta, partita già nella prima settimana di agosto. Una situazione che inizialmente ha destato preoccupazione ma che, almeno per le prime uve raccolte, sta offrendo segnali incoraggianti. “Pinot grigio, chardonnay e pinot nero stanno mostrando buona sanità, cremosità, polpa e una componente fruttata importante. L'annata potrebbe quindi rivelarsi complessa e appagante, anche se con una componente olfattiva forse meno intensa e una vivacità inferiore rispetto alle annate più fresche”, afferma Christian Scrinzi, che è approdato in Collis Group dopo una lunga carriera (25 anni) in Gruppo Italiano Vini, del quale è stato per 15 anni direttore enologico.
Nonostante tutto, le uve rimaste in vigna sono belle sane e questo permette di attendere il momento giusto per la raccolta nei vitigni più tardivi, a partire dalla garganega che è fondamentale per il gruppo e per il territorio del Soave. È proprio sulle colline del Soave che Collis intende rafforzare il proprio posizionamento attraverso il brand Clivus della Cantina di Monteforte, valorizzando Uga e parcelle di particolare pregio.

Più complesso appare invece lo scenario commerciale. Il gruppo sta proseguendo il processo di riorganizzazione della struttura produttiva e commerciale, con l'obiettivo di avvicinarsi maggiormente al consumatore finale e contenere gli effetti di un mercato che presenta diverse criticità. “Non registriamo segnali negativi così forti come quelli presenti nel settore in generale”, precisa Scrinzi, e questo rappresenta un elemento di fiducia.
La strategia passa anche dalla diversificazione geografica. Il Regno Unito è oggi tra i mercati sotto maggiore osservazione, mentre il Canada potrebbe offrire nuove opportunità alla luce delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti che possono contribuire a rilanciare l’importazione di vini italiani ed europei da parte dei monopoli locali. L'Asia resta un'area di interesse, pur nella consapevolezza delle difficoltà di ingresso e della necessità di costruire relazioni con nuovi clienti. Attenzione anche al Brasile e, senza dimenticare i mercati storici come Germania e Stati Uniti.
Attenzione soprattutto all'Italia. Il mercato domestico rappresenta infatti oggi circa il 35-40% del giro d'affari, a seconda della considerazione delle diverse componenti, compreso lo sfuso che continua a rappresentare una parte rilevante della produzione delle cantine aderenti a Collis Group.
Sul piano produttivo, il futuro parla sempre più il linguaggio delle bollicine. La categoria pesa già in maniera significativa nel portafoglio Collis e, in alcune aree, arriva a pesare per quasi la metà dei volumi. Ma l'obiettivo non è semplicemente aumentare la produzione: è elevare il livello qualitativo, andando verso bollicine più preziose e cuvée di prestigio, capaci di ampliare il concetto stesso di spumante oltre il tradizionale Prosecco.
In questa prospettiva entrano in gioco i vitigni autoctoni e, soprattutto, la durella e la garganega. Varietà caratterizzate da buone acidità naturali e, in generale, da un profilo coerente con la crescente attenzione del mercato verso vini più freschi e meno alcolici. Il gruppo sta inoltre lavorando a un progetto di metodo classico, ancora in fase di definizione, che potrebbe rappresentare un ulteriore passo nell'evoluzione della gamma.

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