
Quattro anni di lavori, una superficie che supera i 9000 metri quadrati e un intervento che più che raddoppia gli spazi senza aumentare, almeno per ora, i volumi produttivi. È così che Pio Cesare festeggia i suoi 145 anni: non con una nuova sede, ma con una profonda riorganizzazione della cantina di famiglia, cresciuta nel tempo dentro e intorno al centro storico di Alba. A guidare il progetto sono oggi Federica Boffa Pio e Cesare Benvenuto Pio, quinta generazione della famiglia.
Il punto di partenza resta la cantina storica, accanto alle mura romane, dove convivono strutture di epoche diverse: il nucleo originario settecentesco con le volte a botte, gli ampliamenti sotterranei realizzati a partire dagli anni Settanta e gli scavi che, nei primi anni Duemila, arrivarono fin sotto il letto del Tanaro. Una stratificazione che il nuovo progetto non cancella, ma mette in relazione con spazi contemporanei e nuove tecnologie.
“Custodire, per Pio Cesare, non ha mai significato restare fermi”, spiega Federica Boffa Pio, ricordando come la cantina abbia attraversato diverse trasformazioni nel corso della sua storia. L'ultimo intervento nasce anche dall'evoluzione del patrimonio viticolo, in particolare dalla crescita delle superfici dedicate ai vitigni bianchi, oltre che dai cambiamenti climatici e dalle nuove possibilità offerte dalla tecnologia enologica.
La parte storica della cantina rimane intatta e continuerà a essere dedicata ai vini rossi, dai Nebbiolo ai Barolo e Barbaresco, compresi i cru Mosconi, Ornato e Il Bricco, oltre alla Barbera. "Questi giganti non si sposteranno di un millimetro", scherza Boffa Pio.
Anche il rapporto con la storia della città diventa parte del nuovo progetto. È stato aperto un varco davanti a un tratto delle mura romane, che ora affaccia sul nuovo archivio storico, destinato a conservare le bottiglie della riserva di famiglia e quelle delle annate future.
Dalla cantina originaria si passa quindi, attraverso un tunnel sotterraneo e una passerella aerea, alla nuova struttura realizzata in una ex segheria già di proprietà della famiglia, recuperata e trasformata. È qui che trovano posto soprattutto gli spazi dedicati ai vini bianchi, che oggi rappresentano circa il 30% della produzione: Chardonnay, Sauvignon Blanc e il più recente Timorasso, debuttato sul mercato con l'annata 2023.

La nuova area è stata organizzata per seguire il percorso delle uve, dal ricevimento alla vinificazione: comprende una cella frigorifera per il raffrescamento prima della pressatura, i serbatoi in acciaio inox e una barriccaia ipogea con tavolo di degustazione. "Tutte le tecnologie sono al servizio di un obiettivo preciso: tradurre in bottiglia le potenzialità delle uve e dei territori da cui provengono, con sempre maggiore precisione", spiega la produttrice.
Non manca uno spazio destinato alla sperimentazione, dove lavorare anche con contenitori diversi, come i tini in legno. Una scelta che, nelle intenzioni dell'azienda, dovrebbe consentire di affiancare continuità e ricerca senza modificare la scala produttiva.
Il progetto riguarda infine la logistica, l'imbottigliamento e i magazzini, con l'obiettivo di rendere più razionale il percorso interno e ridurre l'impatto sulle attività della città. Particolare attenzione è stata dedicata alla sostenibilità: l'azienda indica l'abbandono delle fonti fossili, una quota di autoproduzione energetica da fotovoltaico pari al 67,5%, la piantumazione di specie autoctone, un tetto verde, il recupero e la gestione delle acque, la mobilità sotterranea e un sistema digitale per ottimizzare i consumi energetici.
L'intervento assume così anche una dimensione di rigenerazione urbana, intervenendo su una struttura produttiva già esistente senza separarla dal tessuto della città. La sfida, più che aumentare la produzione, è quella di rendere compatibile una cantina cresciuta per stratificazioni successive con le esigenze tecnologiche e ambientali di oggi.
“La memoria è il nostro punto di partenza ma il nostro sguardo è sempre puntato in avanti”, sintetizza Federica Boffa Pio. Per una cantina che ha attraversato quasi un secolo e mezzo nel cuore di Alba, il futuro passa quindi anche dalla capacità di dare una nuova funzione agli spazi che la storia ha lasciato.

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