
Fondata nel 1906 da Giovanni Battista Recchia nel piccolo podere di Jago, l’azienda che porta il nome della famiglia è oggi sinonimo di qualità, tradizione e produzione diretta. Quello che era nato come un modesto appezzamento con annessa abitazione, ha attraversato le generazioni: dall'epoca del nonno Enrico — quando l'agricoltura di sussistenza si intrecciava al commercio di bestiame — fino alla svolta degli anni Settanta. È in quel decennio che i figli Roberto e Riccardo intuiscono il potenziale della viticoltura d'eccellenza, iniziando a imbottigliare le prime etichette oltre allo sfuso. Negli anni Novanta cantina nuova e nuovi impianti di produzione vicino a casa e sempre partecipando attivamente alla vita del territorio, come dimostrano le storiche vittorie al Palio del Recioto (ben 7 titoli dal 2005 a oggi).

Oggi la guida è nelle mani di Luca Recchia, figlio di Roberto, entrato in azienda nel 2007 dopo gli studi in enologia, affiancato dalla sorella Elisa, che cura l'accoglienza e la parte commerciale. Sotto la loro direzione, la cantina ha vissuto una crescita strutturale importante: dai 3 ettari iniziali si è passati a una conduzione di 70 ettari totali. Di questi, 40 risiedono nel cuore della Valpolicella Classica e 30 nella zona del Lago di Garda, dove nascono Bardolino, Chiaretto, Custoza e spumanti.
Il cuore pulsante rimane Jago, a Negrar - "con i piedi per terra e lo sguardo al cielo", come da filosofia della famiglia che mette al centro il vigneto. Nonostante l'espansione, il controllo della filiera rimane totale e certificato dal 2008, supportato da una linea di imbottigliamento autonoma e uno staff di 20 dipendenti fissi. Certificazione BRC, Global Standard for Food Safety, per la sicurezza dei processi qualitativi. Da poco più di un anno, inoltre, è stato introdotto nella quotidianità il progetto Agrobox che, realizzato in collaborazione con il Dipartimento territorio e sistemi dell’Università di Padova, ha sviluppato un sistema di filtrazione ad alta efficienza per ridurre in modo sostanziale prodotti fitosanitari. Dal 2025 l’azienda Recchia ha aderito alla certificazione SQNPI Valpolicella.

La produzione di Recchia, che si attesta sulle 500mila bottiglie, è per il 70% dedicata alle DOC e DOCG della Valpolicella. “Siamo convenzionali — spiega Luca Recchia — convinti di utilizzare tutto quanto la scienza ci possa mettere a disposizione per arrivare in cantina con uva perfetta. Allo stesso tempo adottiamo pienamente la lotta integrata e con essa tutti gli strumenti che ci permettono di contenere i trattamenti per quanto possibile e di rispettare i terreni e la biodiversità”. Per questo, la raccolta rimane esclusivamente manuale, fatta eccezione per una piccola parte dei vigneti sul Garda dove sono impiantati anche vitigni Piwi. Completano l’offerta le grappe di Amarone e di Recioto della Valpolicella e una produzione di extra vergine di oliva di olivi di proprietà.
Il rigore prosegue in cantina, dove l'appassimento naturale sfrutta le brezze collinari per concentrare aromi e struttura. Per i vini della Valpolicella, la scelta dell'affinamento è precisa: l'uso del legno predilige i tonneaux e la botte grande, limitando drasticamente l'uso della barrique nuova per non sovrastare l'identità del frutto. “Evitiamo l'uso delle anfore per non forzare l'ossidazione — sottolinea Luca — puntiamo a vini longevi, passando dalla botte all'acciaio prima dell'imbottigliamento, così da preservare freschezza e verticalità”.

Oggi Recchia esporta con successo in USA, Nord Europa, Danimarca e Svizzera. Nonostante le complessità geopolitiche e l'impatto dei dazi nel mercato americano, l'azienda guarda con ottimismo alla crescita nel Regno Unito e a una generale rivisitazione aziendale per affrontare un momento delicato per il settore vinicolo mondiale, puntando sempre sulla riconoscibilità stilistica delle proprie 16 etichette.
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