
Dopo anni di trattative interrotte e riprese, l'Unione Europea e l'Australia hanno raggiunto un accordo di libero scambio di ampia portata. Per il mondo del vino — sia europeo che australiano — si tratta di una svolta concreta, con ricadute dirette su tariffe, accesso ai mercati e tutela delle denominazioni di origine.
L'intesa elimina da subito i dazi sulle principali esportazioni enologiche europee, vino e spumante in testa. Sul fronte opposto, l'Australia rimuove le proprie tariffe sulle importazioni di vino dall'UE, una misura che renderà i vini del Vecchio Continente più competitivi sugli scaffali australiani. L'UE, a sua volta, eliminerà i dazi su una vasta gamma di prodotti australiani, vino compreso. Per il vino italiano si apre quindi un mercato da 26 milioni di consumatori con un potere d'acquisto elevato e una cultura enologica in rapida crescita.-
La questione più spinosa, almeno per il vino italiano, riguarda le indicazioni geografiche. L'accordo prevede la protezione di numerose denominazioni europee, ma per alcune — compreso il Prosecco — la soluzione trovata è di compromesso. I produttori australiani di Prosecco potranno continuare a vendere il prodotto sul mercato interno, mentre le esportazioni saranno vietate dopo un periodo transitorio di dieci anni. Una vittoria parziale per Bruxelles, ma lontana dalla protezione piena richiesta dai produttori veneti e friulani.
La disputa ha radici profonde: per i viticoltori australiani il termine "Prosecco" rappresenta il nome di una varietà d'uva, esistente prima che l'Italia creasse la zona Prosecco Doc nel 2009 e ottenesse lo status di indicazione geografica. Un argomento che ha reso difficile ogni negoziazione, e che si è ripresentato con dinamiche simili anche in altri tavoli commerciali internazionali.
Per altri prodotti legati all'enogastronomia europea il quadro è altrettanto articolato. Denominazioni come il Pecorino Romano otterranno protezione piena dopo un breve periodo transitorio. Per prodotti come il feta o il gruyère, invece, i produttori australiani che ne fanno uso da almeno cinque anni in modo continuativo potranno mantenere il diritto a usare quei nomi, a condizione che l'etichetta indichi chiaramente la reale origine geografica del prodotto.
L'intesa arriva in un momento di forte ridefinizione dei rapporti commerciali globali, con l'UE impegnata a diversificare le proprie relazioni e a ridurre l'esposizione alle politiche commerciali sempre più aggressive di Stati Uniti e Cina. Per il vino europeo si aprono quindi nuove opportunità su un mercato solido e in crescita.
L'accordo deve ora passare al vaglio del Consiglio e del Parlamento europeo prima di entrare in vigore. I dettagli definitivi sulle indicazioni geografiche protette e sulle clausole di salvaguardia saranno resi noti nelle prossime settimane, e sarà allora che il settore vitivinicolo potrà tirare le somme di quanto davvero guadagnato, e perso, sul tavolo di Canberra.
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