
“Sopra la Dichiarazione de' confini delle quattro regioni Chianti, Pomino e Rufina, Carmignano e Val d'Arno di Sopra”. Con questo titolo, nel 1716, il Granduca di Toscana Cosimo III de’Medici promulgava un editto destinato a mettere un primo tassello alla regolamentazione della produzione di vino in Toscana, riconoscendo il Valdarno di Sopra come territorio dalla innata vocazione vitivinicola accanto alle zone di Chianti, Pomino e Carmignano.
Un enofilo ante litteram, che in un’epoca segnata dalla minaccia delle contraffazioni a danno della qualità e della reputazione dei vini, aveva riconosciuto l'importanza di tutelare la produzione vinicola del territorio, battendo sul tempo il più moderno sistema delle Denominazioni di Origine Controllata e legittimando tra i primi la profonda liaison tra terra, tradizione agricola e qualità delle uve.
Storia, geografia e patrimonio vitivinicolo di questa enclave protetta dagli Appennini e modellata da condizioni climatiche particolari, oggi si riflettono in vini riuniti sotto il cappello del “Valdarno di Sopra”, restituito alla sua identità secolare dopo un lungo periodo di subordinazione a denominazioni più generiche e vaghe.
Un passato illustre che ha fatto spazio a un presente carico di progetti e ambizioni portate avanti dal Consorzio Valdarno di Sopra, realtà relativamente giovane (è nata nel 2011 ndr) guidata dal presidente Luca Sanjust e dal direttore Ettore Ciancico che attualmente conta 24 soci, una produzione complessiva di circa 140.000 bottiglie e un’ampia libertà varietale segnata da 44 tipologie riconosciute dal disciplinare, comprese quelle autoctone e le internazionali.

A distinguere gran parte del percorso intrapreso dall’associazione è una forte vocazione green, condivisa all’unanimità dai produttori - già certificati biologici o in via di conversione-, che punta a far diventare il Valdarno di Sopra la prima Denominazione italiana interamente sostenibile. Un progetto ambizioso, che il Consorzio sta portando avanti accanto a un percorso di tutela e promozione della menzione “Vigna”, riservata ai vini provenienti dai migliori cru aziendali, interpreti allo stato liquido delle specificità legate a suolo, esposizione, clima e pedologia, senza suddivisione in sottozone specifiche.
Più recente, infine, la proposta di modifica della denominazione dei vini “Valdarno di Sopra” o “Val d’Arno di Sopra” in “Vald’Arno di Sopra”, pubblicata in Gazzetta Ufficiale lo scorso 8 agosto e attualmente in attesa di approvazione da parte del Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF).

In occasione delle Anteprime Toscane, anche la Doc Valdarno si è presentata agli operatori attraverso una giornata dedicata, organizzata all’interno della tenuta Il Borro a San Giustino Valdarno. Protagoniste 54 etichette con protagoniste le annate 2022 e 2023: due espressioni del territorio molto differenti tra loro, che nel primo caso hanno regalato calici strutturati e profondi, di bella personalità, e che nella vendemmia successiva hanno giocato più sulla pulizia e sulle acidità.
Qui una selezione dei nostri assaggi, al netto di tempi di degustazione forse un po’ sacrificati a vantaggio di due dibattiti su tematiche di attualità - dalle tendenze dei consumi al cambiamento climatico, fino alle norme che regolano le denominazioni - e a una degustazione di campioni guidata dalla Master of Wine esperta di vini italiani Susan Hulme.

(Immagini: ©Valdarno di Sopra Doc)
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