
Sette nuove varietà resistenti, discendenti dirette della glera, pronte a rafforzare nel tempo le prospettive del Prosecco Doc e Docg, prodotto simbolo dell’export vitivinicolo italiano. Sono quelle presentate a Rauscedo nell’ambito dell’evento La Glera del futuro, organizzato da VCR (Vivai Cooperativi Rauscedo). Quattro delle nuove varietà nascono dal programma di miglioramento genetico autonomo di VCR e sono in fase avanzata di iscrizione al Registro varietale nazionale, con una disponibilità prevista tra febbraio 2026 e la fine del 2027. Le altre tre derivano dall’attività di ricerca del CREA Viticoltura Enologia di Conegliano e saranno disponibili a partire dalla fine del 2027.
Un passaggio tutt’altro che scontato per un sistema complesso come quello del Prosecco, che in questa occasione registra una convergenza trasversale tra le diverse denominazioni e i Consorzi, chiamati a condividere una risposta comune alle sfide della sostenibilità, del cambiamento climatico e del mercato.
Le nuove varietà appartengono alla famiglia dei Piwi e sono caratterizzate da un’elevata resistenza poligenica alle principali malattie fungine della vite, come peronospora e oidio. Il loro impiego consente una riduzione significativa dell’uso di agrofarmaci, soprattutto nelle aree prossime ai centri abitati, migliorando il rapporto tra viticoltura, ambiente e comunità.
“Disporre di una gamma di varietà resistenti - spiega Yuri Zambon, direttore di VCR — significa poter rispondere alle diverse esigenze dei territori e alle differenti espressioni enologiche, mantenendo al centro l'identità della glera”.
Un’evoluzione che intercetta anche le dinamiche del mercato internazionale. "Le varietà resistenti — sottolinea Denis Pantini di Nomisma — rappresentano una risposta concreta alla crescente domanda di sostenibilità e leggerezza espressa dalle nuove generazioni di consumatori in tutto il mondo".
Dal punto di vista tecnico, il miglioramento genetico si conferma uno degli strumenti più efficaci per affrontare il cambiamento climatico. "Meno input, migliori output — aggiunge Riccardo Velasco, direttore del CREA VE — Oggi il miglioramento genetico, insieme alla digitalizzazione e a una difesa fitosanitaria meno impattante, è la strada più efficace per coniugare le esigenze produttive con la tutela della salute e dell'ambiente".

La presentazione delle nuove varietà è stata anche l’occasione per un confronto diretto con i Consorzi Prosecco Doc, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, Asolo Montello Docg e Colli Euganei Docg, che tutelano il più ampio sistema vitivinicolo a denominazione d’Italia, esteso dal Friuli-Venezia Giulia al Veneto fino alla provincia di Padova e Rovigo.
Le caratteristiche enologiche e sensoriali delle nuove selezioni rispondono a esigenze produttive differenziate: dalla massima tipicità varietale alla freschezza e sapidità, dall’equilibrio tra zuccheri e acidità all’intensità aromatica e alla flessibilità enologica, offrendo ai produttori strumenti concreti per adattarsi a contesti pedoclimatici sempre più variabili.
"Queste non sono varietà alternative alla glera. Sono la glera che si adatta al futuro” afferma Diego Tomasi, direttore del Consorzio Conegliano Valdobbiadene Docg.
Una visione condivisa anche dagli altri territori. “Se vogliamo difendere paesaggi unici dove il vigneto è protagonista — aggiunge Michele Noal, presidente del Consorzio Tutela Vini Asolo Montello — dobbiamo permettere alla glera di difendersi". E ancora: "Il nostro territorio — evidenzia Gianluca Carraro, alla guida del Consorzio Tutela Vini Colli Euganei — è sostenibilità reale, non dichiarata. Le varietà resistenti sono lo strumento più coerente per mantenere questa promessa".
Resta aperto il tema normativo. "La glera del futuro esiste già. Ora deve poter esistere anche nelle regole – commenta il direttore di VCR Zambon - Oggi l'Italia è l'unico Paese europeo a non consentire l'impiego delle varietà resistenti nelle Doc, a causa del vincolo previsto dall'art. 33 comma 6 del Testo Unico della vite e del vino. Un limite sul quale Parlamento e Governo hanno avviato un percorso di revisione".
"Qui al VCR Research Center — dichiara Alessandro Leon, presidente di Vivai Cooperativi Rauscedo — non presentiamo un'idea, ma qualcosa che nei nostri campi esiste già da oltre cinque anni: un'opportunità concreta di sostenibilità, qualità e innovazione al servizio della vitivinicoltura italiana".
La glera del futuro è pronta. Ora la sfida è trasformare la ricerca in uno strumento pienamente operativo per le denominazioni.
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