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Michele Bernetti_Presidente Imt_marche

Vino Marche, Bernetti (IMT): “focus su Italia e su enoturismo”. Timori sui dazi di Trump

di Giambattista Marchetto | 10 Febbraio 2025

Intervista al presidente del super-consorzio IMT Michele Bernetti all'avvio del periodo fieristico (Wine Paris, Prowein, Vinitaly). Preoccupazioni per l’incertezza sul fronte USA, fiducia nei bianchi marchigiani. E dopo il crack Moncaro si è stabilizzato il mercato, con una crescita del prezzo medio del verdicchio.

Il 2024 è stato un anno difficile, molto. E il 2025 potrebbe portare un sollievo, se non fosse per la minaccia dazi sventolata dall’amministrazione Trump e le incertezze internazionali. Dall’osservatorio dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini si prova a tenere l’animo sulla linea d’onda dell’ottimismo e in vista della nuova stagione fieristica – con Wine Paris, Prowein e Vinitaly - il presidente del super-consorzio Michele Bernetti conferma a Vinonews24 un approccio realistico e non disfattista.

Fiducia nei bianchi contemporanei del territorio, focus sull’enoturismo (e sui giovani che lo cavalcano), attenzione alla qualità. E dopo il caso Moncaro, che vede impegnato il commissario nominato dal Ministero nel tracciare i percorsi futuri della cooperativa, l’intervento sugli stoccaggi deciso dal consorzio ha protetto il mercato e consentito una (salutare) stabilizzazione del prezzo medio del verdicchio della Doc Castelli di Jesi.

vino_marche_Michele_Bernetti_Presidente_Imt
Michele Bernetti, presidente IMT

VINO MARCHE, BERNETTI FIDUCIOSO

Presidente, a fine 2024 il super-consorzio IMT ha annunciato di aver sbloccato 2,3 milioni di euro per sostenere il sistema-vino delle Marche. Su quali progetti sono concentrati?

“Diciamo che è una cifra importante, ma va detto che noi abbiamo mezza regione sotto tutela e abbiamo reimpostato la progettazione in maniera organica. Dentro quel budget ci sono tre fiere: Wine Paris a Parigi, dove ci presentiamo con una collettiva regionale, Prowein a Düsseldorf e Vinitaly - e il Consorzio è in prima fila nella gestione della partecipazione regionale. Poi abbiamo una serie di attività in cui il consorzio fa da capofila per la gestione dei fondi OCM e del PSR, con un processo virtuoso per cui si riescono a catalizzare gli investimenti, ottimizzando la spesa con progetti unitari che coinvolgono i produttori di piccole e grandi dimensioni. E non sono solo i piccoli a godere di questa ottimizzazione, perché anche le aziende più strutturate possono ottimizzare gli investimenti.

Dentro quella cifra complessiva ci sono anche i fondi OCM, che le aziende utilizzano principalmente in autonomia con azioni di promozione, a cui si affianca una parte di attività istituzionale. Nello specifico, l’ipotesi è di investire - anche utilizzando il PSR – anche sulla comunicazione delle quattro denominazioni che hanno visto una modifica dei disciplinari: Castelli di Jesi e Matelica, con il territorio che diventa prioritario in etichetta, ma anche il Conero (con l’introduzione delle versioni Rosato e Rosato Metodo classico) e le nuove tipologie ‘Ribona’ del Colli Maceratesi”.

Come avete chiuso l’anno 2024?

“A uno sguardo complessivo, riscontriamo una flessione non drammatica in termini di mercato, mentre la produzione in vigna ha subito un calo significativo.
Va detto che la riduzione di produzione e vendite è influenzata nel suo ribasso soprattutto dalla fascia di prodotto più economica, dove Moncaro comunque giocava una partita da qualche milione di bottiglie. D’altro canto però osserviamo un innalzamento del prezzo medio molto interessante, che potrebbe essere preso come punto di rilancio per la denominazione”.

In questo quadro, l'export è in contrazione o l'export aiuta a tenere?

“Non abbiamo ancora dati precisi, ma dalle dogane emerge un quadro in flessione lieve. E se questo fosse attendibile, l’export ci farebbe un poco da paracadute”.

RIPENSAMENTO DEL VINO ED ENOTURISMO

Il mercato del vino sembra attraversare una fase non facile di ripensamento. Quali sono i focus di investimento su cui è concentrato il consorzio per il 2025?

“In un momento di difficoltà serve un po’ di coraggio per mettere a terra progetti nuovi. Intanto credo che il mercato italiano sia un mercato da coltivare, perché sta seguendo dei trend abbastanza interessanti. È meno ripiegato del mercato tedesco e i nostri vini sono conosciuti e apprezzati, dunque l’attività promozionale può avere ricadute veloci sui canali di vendita. Il consumatore italiano è ancora attento e sceglie il calice, rivolge attenzione alle aree nuove e interessanti. E poi c’è il turismo, con una forte presenza di stranieri che cercano il made in Italy e la nostra cultura di vivere. Secondo me sono fattori da sfruttare, in particolare il turismo che offre grandi opportunità a fronte di una crescita importante negli ultimi tre anni”.

In effetti, mentre il vino frena l’enoturismo è in costante crescita…

“Esatto. E spesso non si considerano nemmeno tutte le voci che compongono l’attività enoturistica. Io vedo nella nostra azienda il peso che sta acquisendo l’attività di accoglienza sul nostro fatturato e ne riconosco il valore. Tanto più che per noi produttori ogni momento di relazione con gli ospiti diventa anche promozione, perché chi viene, vede il territorio e assaggia il prodotto ne rimane colpito. È quindi un investimento”.

Soprattutto sui giovani, che consumano meno dei padri ma frequentano di più le cantine. Qual è il filo che lega vino marchigiano e giovani?

“È sempre difficile rispondere a queste domande. Cioè, sul mercato soffrono di più i rossi e crescono i bianchi, ma con i bianchi le Marche sono in lieve perdita. Sicuramente però abbiamo qualche chance per il fatto che comunque è una regione di bianchi molto contemporanei”.

grappoli di verdicchio nell'area dei Castelli di Jesi
grappoli di verdicchio nell'area dei Castelli di Jesi

CASO MONCARO, LUCE IN FONDO AL TUNNEL

Tornando a Moncaro, le indagini della magistratura sono andate avanti, ma per gestire l’impatto sul mercato il consorzio è intervenuto sugli stoccaggi. Siete riusciti a controllare l’impatto?

“Noi abbiamo fatto quello che potevamo con le misure di gestione del mercato che il Consorzio ha, in particolare con lo stoccaggio che è stato applicato sul Verdicchio dei Castelli di Jesi. In sostanza, le produzioni aziendali sopra una certa soglia per ettaro non vengono certificate.

Il Verdicchio ha una produzione massima di 140 quintali ettaro, ma abbiamo messo lo stoccaggio oltre i 110, quindi fino a 110 puoi certificare il prodotto. E quei 30 quintali che vanno oltre devono rimanere in cantina, almeno fino al 30 giugno. In questo modo il mercato non è saturato e si vede che il prezzo ha tenuto. E quest’anno anche il prezzo dello sfuso è quasi aumentato, perché il prodotto non abbonda: veniamo da due annate difficili e mancano le produzioni di Moncaro. Possiamo dire che un’azione sistemica è riuscita a mantenere sotto controllo la situazione nonostante la caduta di un player così importante, che però pesava più sui numeri che sulla intera produzione di vino marchigiano”.

il quartier generale del gruppo cooperativo Moncaro, oggi commissariato
il quartier generale del gruppo cooperativo Moncaro, oggi commissariato

E invece viticoltori e conferitori?

“Ecco, più che sul mercato e sui prezzi, secondo me i danni grossi sono sul territorio, sul tessuto produttivo. C’è gente che non ha preso soldi per anni e rischiavamo che mollasse tutto. Una volta che espianti le vigne, quello è un danno importante. Va detto che una importante quantità delle uve prodotte è stata riassorbita in maniera sana da altri produttori, anche se il passaggio è stato lento perché i soci/conferitori erano vincolati sa contratti molto stringenti. E qualcosa è stato lavorato anche in Moncaro”.

Si va verso una soluzione?

“Non mi permetto di entrare nel merito. C’è un commissario e c’è la magistratura, quindi la situazione è ancora molto delicata. La confusione esiste e noi vediamo il lato vigna: sarebbe opportuno pianificare quello, perché le piante non aspettano i tempi delle istituzioni, anche se alcuni lavori sono effettivamente ripartiti”.

Considerando tutto questo, come vede il 2025?

"A livello macroeconomico il 2024 è stato un anno particolare e duro, perché i prezzi non erano ancora cresciuti, l'inflazione andava forte, una situazione che ha pesato sui consumi. Nel 2025 l'inflazione è scesa, i salari sono parzialmente stati allineati all’inflazione con i rinnovi contrattuali, quindi penso che ci siano un po' più di risorse e questo potrebbe portare a una ripartenza dei consumi (magari nella seconda parte dell’anno, non subito).

Certo, con l’insediamento di Trump alla Casa Bianca c’è da farsi il segno della croce, perché mi sembra un personaggio che è difficile da prevedere. Il nostro importatore americano, una realtà importante, ha patito pesantemente i dazi del primo governo Trump sui vini francesi, per cui tutta la filiera ha subito riduzioni di marginalità perché non si potevano rovesciare tutti i rincari sul cliente finale. E opportunisticamente l’Italia aveva sofferto meno, dato che aveva scelto di picchiare di più sulla Francia. Mi sembra che al momento non possiamo che stare a vedere e semmai adottare contromisure per affrontare il mercato”.

 

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