
C’è un’emozione palpabile negli occhi di Francesco Perillo, presidente della Cantina di Venosa, quando racconta della vendemmia del 2013, l’anno della svolta nella storia di questa cooperativa – unica della Basilicata e tra le più importanti del sud Italia – avviata a metà degli anni Cinquanta alla stazione di Venosa e poi trasferita appena fuori dalla città, in uno spazio attualmente al centro di un ambizioso progetto di restyling.
“L’annata più produttiva di sempre” la definisce Perillo, scorrendo con la mente le tappe di questa realtà ripresa ufficialmente in mano vent’anni fa da nove giovani soci (tra i quali anche lui) che, con la determinazione tipica di chi sa perfettamente dove vuole arrivare, scelsero di rivederne le sorti dandosi un obiettivo ben preciso: produrre vini di alto profilo qualitativo, garantendo al contempo un accesso democratico al prodotto.
Una visione allora quasi rivoluzionaria, che nel tempo è stata ripagata dai numeri. Oggi, infatti, alla Cantina fanno capo circa 300 aziende conferitrici, selezionate secondo standard rigorosi, che garantiscono una produzione annua di 2 milioni di bottiglie – in crescita del 169% dal post-Covid – e un desiderata di 4 milioni di bottiglie da raggiungere entro il 2028, anno fissato per il completamento dei lavori di ampliamento aziendale.

LA CANTINA, TRA NUMERI E SOSTENIBILITA’
Quello in cui la cooperativa si inserisce è un contesto unico, protetto dalla presenza del Vulture, gigante gentile che regala terreni di origine vulcanica ai circa 800 ettari di vigneti coltivati ad aglianico, malvasia di Basilicata, moscato bianco e merlot, con una resa di 50 mila quintali d’uva (in prevalenza aglianico) e 35 mila ettolitri di vino prodotti.
Ma se da un lato sono i numeri a confermare il successo di questa macchina in continua evoluzione, a rendere la Cantina un modello di cooperazione emblematico sono anche alcuni valori – tra cui la tutela ambientale, la sostenibilità economica e sociale e il rispetto del capitale umano - che oggi sono messi nero su bianco e tradotti in iniziative concrete attraverso un Codice Etico, un Bilancio di sostenibilità e una specifica politica di sostenibilità e sicurezza alimentare.

Un impegno tangibile, che segna le ultime tappe di un percorso iniziato ormai una decina di anni fa nell’intento di razionalizzare i processi e ottimizzare le risorse, dal campo alla bottiglia.
“Sono obiettivi importanti per una realtà come Cantina di Venosa – spiega il presidente Perillo – siamo un’azienda del vino dinamica e attenta alle innovazioni, radicata nel territorio e nella tradizione, ma allo stesso tempo moderna e piena di giovani soci. Durante la pandemia abbiamo attivato tante iniziative e misure per ammodernare e rendere più efficiente il lavoro in vigna, aumentare la sicurezza sul lavoro, migliorare la logistica e presto per sviluppare l’accoglienza”.

LA VIA DEL RESTYLING, CON UN OCCHIO ALL’ENOTURISMO
Presente e futuro della Cantina di Venosa sono in mano a un importante piano di riorganizzazione degli spazi, volto a raggiungere obiettivi di efficienza logistica e produttiva entro il 2028.
“La nostra realtà sta crescendo e oggi gli spazi sono ridotti – continua Perillo – Per una questione anche di sicurezza ci siamo trovati a dover costruire un’alta parte di cantina, dividendo la parte produttiva da quella dell’accoglienza”.
Senza dubbio una prospettiva sfidante, delineata anche in ottica enoturistica. Venosa, infatti, è conosciuta per aver dato i natali al poeta romano Orazio e al madrigalista Carlo Gesualdo. Posizionata alle pendici del Vulture, fa parte della rete dei Borghi più belli d’Italia e risponde perfettamente a quell’idea di territorio che permea e mette in rete tutte le attività che in esso trovano sviluppo.
La nuova struttura, concepita su due livelli di cui uno interrato, prevederà un’area accoglienza di 320 mq, oltre a un punto vendita, una sala degustazione, cucina, servizi, colonne di ricarica per auto elettriche e una sala convegni da 250 posti con bottaia a vista. La copertura sarà invece in materiali riciclabili ed ecosostenibili, integrata da pannelli fotovoltaici, con un’ampia terrazza per eventi.
In attesa della realizzazione dei nuovi spazi, l’azienda può però già contare su un magazzino automatizzato in grado di contenere fino a 200 mila bottiglie, gestito da un robot comandato a distanza dagli uffici per spostare merci e bancali.
“La vecchia cantina – continua l’enologo Donato Gentile – è distribuita su due livelli e totalmente in cemento, che insieme al legno è un materiale che riesce a dare stabilità al vino senza subire grossi sbalzi termici, come invece accade nel caso dell’acciaio. Oggi c’è un progressivo ritorno al cemento, e questo per noi è un riconoscimento di quello in cui abbiamo creduto già in tempi non sospetti”.

DALLA VIGNA ALLA BOTTIGLIA: I VINI DI CANTINA DI VENOSA
La presenza del Vulture, antico vulcano della Basilicata, ha regalato ai terreni della zona le condizioni pedoclimatiche necessarie allo sviluppo dell’aglianico, che proprio in questo territorio ha trovato il suo habitat d’elezione diventando il vitigno-totem della cooperativa.
La composizione dei terreni non è la stessa nelle zone di coltivazione dell'aglianico. "Ma questo è un pregio, non un difetto - racconta Antonio Teora, direttore della cantina - Assemblare uve provenienti da terreni diversi ci consente di avere vini con una maggiore complessità, che riflettono le caratteristiche peculiari di ciascuna zona".
“La gestione del conferimento – prosegue Gentile - avviene già in vigna con monitoraggi continui. Poi in cantina abbiamo un ulteriore punto di controllo; ad ogni pesata facciamo un carotaggio e quindi non solo sappiamo cosa ci arriverà ogni giorno, ma andiamo a discriminare ciò che ci arriva, perché comunque potrebbe esserci qualcosa da indirizzare verso altre linee di produzione. Abbiamo due pigiatrici; in una lavoriamo con la vinificazione classica, verticale, con i tradizionali fermentini, mentre per l’altra utilizziamo serbatoi orizzontali, che consentono una stratificazione delle bucce su tutta la lunghezza del serbatoio, con un rapporto più intimo tra liquido e buccia e un’estrazione di colore molto più veloce, che per noi è una mano santa, poiché lavoriamo il vitigno più tardivo in Italia e questi ci aiutano a velocizzare la vendemmia. L'aglianico è un vitigno molto tannico; e volendo avvicinarci anche a un mercato più giovane, che richiede bevute più immediate, questo procedimento ci consente di velocizzare l’estrazione del colore, ma non del tannino, perché la parte più tannica del vino si ottiene nelle ultime fasi di vinificazione, quando c’è l’alcol. Nell’uva c’è tutto, bisogna solo capire quando prendercela e quando lasciarla”.

IL PROGETTO SENTINEL E L’AGRICOLTURA DI PRECISIONE
Sposando un modello di agricoltura di precisione, la Cantina di Venosa nel 2018 ha avviato il progetto Sentinel, volto sfruttare le potenzialità dei satelliti per ottenere importanti informazioni sulla gestione dei vigneti. Attraverso la scansione settimanale delle vigne in località Iatta (circa 150 ettari), grazie al software Oenoview, il satellite trasmette immagini dei singoli vigneti indicando il loro contenuto idrico con un colore – dal rosso al verde chiaro – e permettendo in questo modo di registrare l’indice di vegetazione del vigneto, intervenendo all’occorrenza in modo specifico.
"I primi frutti di questo progetto - racconta Teora - si valuteranno alla fine dell’anno, con la presentazione delle prime 50.000 bottiglie, suddivise tra Aglianico del Vulture 2023, un bianco blend di greco e malvasia nel millesimo 2024 e un rosato da uve aglianico, anch’esso proposto nel millesimo 2024".

Pulizia, tecnica, coerenza, carattere. Al netto degli assaggi di buona parte delle etichette aziendali, sono queste le caratteristiche che meglio identificano i vini della cooperativa, esempi lampanti di come la qualità possa rappresentare il filo rosso che lega tutte referenze di una cantina, dai vini premium alle etichette entry level.
Uvaggio: moscato bianco 100%
Vinificazione: dopo la pigiatura di una parte delle uve il mosto è immediatamente separato dalle bucce; un’altra porzione di uve è lasciata a macerare a freddo per un breve periodo prima della pressatura
Giallo paglierino, ha naso aromatico ma non stucchevole, con note floreali (zagara) alternate a frutti a polpa bianca. Sorso secco e floreale, con bella acidità che accompagna verso un finale persistente e profumato.

Uvaggio: aglianico 100%
Vinificazione: vinificato in rosa con un breve contatto tra le bucce e il mosto, è affinato in serbatoi inox e in bottiglia per almeno 1 mese
Rosato cerasuolo, al naso piccoli frutti (fragoline e lamponi). Sorso fresco, tannino accennato e buona spinta acida. Finale fruttato e lungo.

Uvaggio: greco 100%
Vinificazione: pigiatura, diraspatura e pressatura immediata delle uve, fermentazione del mosto in tini di rovere francese a temperatura controllata
Prodotto in circa 10 mila bottiglie, si presenta di colore paglierino, ha naso con note di fiori bianchi e miele, alternati a frutta a polpa bianca. Sorso strutturato, fresco, minerale e fruttato, con una buona corrispondenza naso palatale. Chiusura leggermente sapida. Buona capacità di invecchiamento.

Uvaggio: merlot 100%
Vinificazione: pigiatura, diraspatura e pressatura immediata delle uve, fermentazione in acciaio inox a temperatura controllata
Rosa aranciato e brillante, ha naso fruttato con note di frutti rossi, agrumi e lieve vena alcolica. In bocca è corrispondente, con un bel gioco fra alcol e acidità. Fruttato al palato, con ritorno dell'agrume e retrogusto vanigliato.

Uvaggio: aglianico 100%
Vinificazione: ottenuto da uve vendemmiate a fine ottobre, è affinato in botti di rovere francese di 225/300 litri per circa 9 mesi e imbottigliato con una metà di vino affinato, invece, in serbatoi d’acciaio inox
Rosso porpora profondo, ha naso alcolico e fruttato, con note di frutti neri maturi e spezie fini. Il sorso è secco, pieno, con tannino delicato e una texture vellutata che abbraccia il palato, fino a trovare una chiusura lunga e minerale.

Uvaggio: aglianico 100%
Vinificazione: vendemmia anticipata di circa 20 giorni rispetto alla media per sfruttare al massimo l’acidità delle uve e i colori tenui, che si ritrovano anche nel calice. Pressatura direttamente nella pressa con uve intere, per evitare un’estrazione troppo spinta di colore. Fermentazione dei mosti a bassissima temperatura. La base spumante ottenuta viene mantenuta a circa 4 gradi per 4/5 mesi e nel mese di marzo si effettua il tiraggio
“Rosè ex nigrum” recita l’etichetta di questo metodo classico che rappresenta una delle tante sfide della cantina, prodotto nell’annata 2019 in 6.000 bottiglie. Realizzato con uve aglianico vinificate in rosa, è frutto di una selezione dei vigneti più alti (intorno ai 550 mt), tra i 20 e i 40 anni, sulla collina Boschetto San Domenico. Spumante dalla bolla fine e persistente, che al calice si presenta di colore rosa buccia di cipolla e che al naso profuma di crosta di pane, con note di idrocarburi alternate a lievi sentori gessosi. Il sorso è minerale, sorretto da una bella acidità e da una presenza piacevole del frutto. Persistente.

Uvaggio: 100% aglianico
Vinificazione: le uve raccolte a mano nelle prime ore del mattino, nella seconda e terza decade di ottobre, vanno immediatamente in cantina dove il mosto affina in serbatoi inox e in bottiglia per almeno un mese.
Da uve aglianico, di bel colore rosa antico, ha naso fruttato, con note di spezie dolci (vaniglia). In bocca è morbido, con buona acidità che accompagna il sorso abbracciandolo con il ritorno della frutta. Lungo e profumato. Molto buono.

Uvaggio: aglianico 100%
Vinificazione: i grappoli sono vendemmiati a mano, al primo mattino, trasportati immediatamente in cantina. Affina 12 mesi in botti di rovere
Rubino profondo, ha naso intenso di frutta rossa matura e una parte di soezia ben integrata. In bocca è morbido, alcolico, con un tannino ben integrato e una frutta che ritorna estendendo il sorso.

Uvaggio: aglianico in purezza (da vendemmia tardiva nel mese di novembre)
Vinificazione: affinamento di 18-24 mesi in piccole botti di rovere francese da 225 litri e minimo 12 mesi in bottiglia.
Rubino impenetrabile, ha naso di frutta matura, con note di viola e sentori legnosi che si trasformano in sensazioni di vaniglia e spezie dolci. Al sorso ha bella alcolicità, tannino equilibrato, ben integrato, e frutta che ritorna chiudendo con un finale ammandorlato e molto elegante.

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