
Nella provincia di Cuneo, tra vigneti e aree boschive nel cuore delle Langhe, esiste una piccola enclave di vignaioli che ha scelto di investire risorse ed energie sulla rinascita del pelaverga piccolo, un vitigno autoctono il cui nome viene ascritto alla locuzione latina pellis virga, in riferimento alla tecnica con cui, per favorire la maturazione delle uve, un tempo venivano parzialmente pelati i ramoscelli della vite.
Dal 2006, impegnata nella tutela e nella promozione di questa antica cultivar è l'associazione Verduno è Uno, costituita oggi da 19 soci attivi in un territorio compreso per 30 ettari a Verduno, Roddi (4 ha) e La Morra (poco più di 1,5 ha) con una produzione in crescita che nel 2022 ha raggiunto le 204 mila unità.
“Prima ancora dell’esistenza dell’associazione, in tempi passati – spiega il presidente dell’associazione Diego Morra – alcune storiche cantine del territorio, in controtendenza rispetto ai tempi in cui vivevano ed alle spinte economiche dell’epoca, hanno scelto di conservare il vitigno pelaverga piccolo e addirittura di vinificarlo in purezza. Ma non solo. Con la medesima determinazione, certi della qualità del prodotto, sempre queste cantine e poi progressivamente tutte le altre che si sono aggiunte - lo hanno proposto a clienti, ristoratori, enotecari ed importatori, in Italia, in Europa e in giro per il mondo. Il Barolo Docg ha aperto sicuramente molte porte – non lo possiamo negare - ma il Verduno Pelaverga DOC è stato capace di entrare a testa alta attraverso queste porte, di destare curiosità e di essere apprezzato restando ben impresso nelle menti di chi lo assaggiava, per la sua unicità, per il suo carattere elegante ma deciso, per la sua identità unica e riconoscibile. E dunque dobbiamo loro un ringraziamento, così come lo dobbiamo ai ristoratori del territorio che per primi hanno creduto in questo prodotto, facendosene ambasciatori”.

Una denominazione in crescita non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche sotto il profilo dell’attenzione suscitata sui mercati nazionali ed internazionali, che rispondono alla proposta del Verduno Pelaverga Doc con grande interesse.
“La richiesta di Verduno Pelaverga Doc è in costante aumento – prosegue Morra - Molto forte la presenza in Italia, nel Nord e centro Europa, sul mercato britannico, in Usa e Canada, sui mercati asiatici. Lo confermano anche gli eventi in cui il Verduno Pelaverga Doc ha avuto un ruolo da protagonista. (…) L’impegno dell’associazione è, e continuerà a essere, quello che ha spinto le prime cantine a riunirsi in gruppo, rafforzato ovviamente dalle esigenze date dalle evidenze della contemporaneità. L’intento collettivo è di lavorare congiuntamente per salvaguardare e custodire questa unicità, anche a fronte delle sfide che ci pone il cambiamento climatico, adattando anzitutto al meglio il lavoro in vigna per poter garantire sempre un’uva di alta qualità; valorizzare le specificità del vitigno, della denominazione e del territorio che ne è patria elettiva, proponendo il vino, raccontandolo, presentandolo ai consumatori locali e internazionali; porre l’attenzione sul grande potenziale di questo vino in termini di abbinamenti gastronomici, così come sulla sua innegabile versatilità che lo rende interessante per culture e tradizioni culinarie anche molto diverse”.

Il territorio di Verduno è segnato da una variabilità geologica che determina due differenti situazioni. Tutte le rocce dell’areale hanno però una comune origine sedimentaria, si sono formate, cioè, dall’accumulo di sedimenti, in ambiente marino o di lagune salate, e risalgono a due fasi geologiche distinte. Da un lato le Marne di Sant’Agata Fossili, rocce organizzate in strati molto sottili, composte da materiali fini come limo (60%) e argilla (30%) miste a poca sabbia (10% circa). Sono altresì ricchi di calcare (carbonato di calcio) che deriva dalla precipitazione diretta dall’acqua di mare e dai piccoli gusci fossili di microorganismi marini. La vite risponde a questi terreni fini con una concentrazione delle sostanze nobili nei mosti, mantenendo però un perfetto equilibrio ed eleganza.
La seconda formazione prende il nome di Formazione della Vena del Gesso, poiché composta da marne alternate a bancate di cristalli di gesso (solfato di Calcio), e si estende dal crinale su cui poggia l’abitato di Verduno in direzione ovest, fino al fiume Tanaro. I suoli che si sviluppano su questa formazione hanno una tessitura simile alle Marne di Sant’Agata, ma arricchiti di una quantità importante di gesso che si comporta da fertilizzante naturale. Il risultato è una ricchezza superiore anche come capacità di trattenere acqua il che comporta una notevole spinta vegetativa per la vite, che si traduce in un vigore che si prolunga anche nelle fasi più siccitose.

Nonostante il graduale innalzamento delle temperature stia influenzando anche la coltivazione di questo vitigno, il clima semicontinentale temperato che caratterizza l’aerale delle Langhe, che vede temperature piuttosto fredde d’inverno e alte in estate, con autunni miti e precipitazioni concentrate normalmente in primavera e autunno, riflette i suoi effetti sui frutti della vite, regalandone diverse espressioni.
Determinante è poi la vicinanza di Verduno col fiume Tanaro, che garantisce una costante umidità dell’aria - superiore al resto della zona - assimilata dalla vite e tradotta nel frutto. Questo aspetto, unito alle diverse altitudini che variano da circa 200 a oltre 400 metri s.l.m, alle esposizioni che spaziano dal pieno Sud del Monvigliero all’Ovest del lungo versante verso il fiume, determinano il carattere dei vini di Verduno, in combinazione tra suoli fini e bianchi oppure scuri e ricchi di cristalli, in un rincorrersi tra spezia ed eleganza.
La diffusione in Langa del pelaverga piccolo - esiste anche il pelaverga grosso, un vitigno autoctono originario del Saluzzese ma diffuso anche nel Torinese, dove viene chiamato ‘carì’, con caratteristiche enologiche a sé stanti - viene ascritta al beato Sebastiano Valfrè, che nel Settecento lo avrebbe trasferito a Verduno dal Saluzzese.
Quando si parla di pelaverga piccolo si fa riferimento a un vino molto giovane, che viene messo sul mercato tra aprile e settembre con il nome di Verduno Pelaverga. A livello morfologico, si presenta con grappoli medio-grandi, conici cilindrici, e acini di piccola-media taglia (da qui l’aggettivo ‘piccolo’). Si tratta di una varietà necessita di un maggiore lavoro in vigna e ha una maturazione tardiva.

Di colore rosso rubino, che vira da brillante a mediamente intenso (quasi mai di colore porpora o tendente al nero, a meno che non sia la cantina a scegliere di aggiungere più del 15% di altre varietà consentite, come ad esempio la barbera), ha tratti distintivi, tra cui spiccano una lieve aromaticità, l’acidità ridotta e una buona spinta zuccherina. Gusto e aroma giocano tra note di frutti rossi, floralità pungente, salinità e spezie, in particolare pepe (bianco, rosa e verde).
L’ultima edizione dell’evento #Verdunoè ha fornito l’occasione per conoscere, attraverso una degustazione guidata dal giornalista Ian D’Agata e dal sommelier Sandro Minella, le espressioni della vendemmia 2023, rivelatesi all’assaggio in decisa ascesa rispetto a quelle della precedente annata. Ecco le note sugli assaggi in anteprima.

Rosso rubino, ha naso alcolico, con note di frutti rossi e pepe bianco in buona armonia. Ingresso fresco e caldo, con bell’equilibrio fra tannino e acidità. Chiusura speziata e leggermente amaricante.
Rosso rubino con lievi riflessi aranciati. Ha aroma speziato, con una piacevole parte fruttata in secondo piano. L’ingresso in bocca è dolce, con sorso che ritrova le spezie – qui entrano anche i chiodi di garofano e la noce moscata -, e giusta spinta acida a donare una piacevole freschezza. Chiusura persistente.
Rosso rubino scarico con riflessi aranciati. Naso con note gessose (polvere, cipria), alternate a frutti rossi e lieve speziatura. All’assaggio si presenta fresco, con il frutto che attraversa il palato, ben integrato con la parte acida. Finale speziato, lievemente salino.
Rosso rubino scarico. Al naso si apre con note di amarene, seguite da spezie. Sorso corrispondente e armonico, con acidità e frutto ben dosati che anticipano un finale balsamico, profumato e persistente.
Rosso rubino, ha note di frutti rossi alternati a spezie. Sorso dolce, sorretto da un tannino mai eccessivo. Persistenza e leggera sapidità sul finale.
Rosso rubino scarico, al naso si esprime con un bouquet lievemente alcolico, con note di spezie ed erbe aromatiche. L’ingresso in bocca è dolce, attraversato da una buona acidità. Sorso fresco e speziato, ricco e persistente.
Rosso rubino con riflessi aranciati, ha naso fruttato e balsamico, lievemente alcolico. Il sorso è corrispondente, con acidità che accentua la parte speziata. Chiusura salina e persistente.
Rosso rubino. Al naso si caratterizza per le sue note fruttate (ciliegie). Il sorso è fresco, segnato da un bell’equilibrio freschezza e alcol. Finale speziato e leggermente ammandorlato.
Rosso rubino, al naso mostra intense note di frutta sotto spirito e spezie, pepe e noce moscata su tutti. In bocca è armonico e delicato, con un riuscito gioco fra acidità e tannini. Finale lungo.
Rosso rubino brillante. Al naso frutta e spezie, seguite da note più verdi, con lievi accenni terrosi. Sorso fresco e compiuto, bella speziatura, chiude leggemente ammandolato.
Rosso rubino brillante. Al naso la frutta rossa si fa più matura ed emerge anche una parte più floreale (rosa, viola) alternata alle tipiche spezie. Sorso corrispondente, leggermente più tannico della media, con finale balsamico e lungo.
Rosso rubino con sfumature rosate. Frutta rossa e sensazioni verdi al naso che lasciano spazio a un sorso fruttato, segnato da una piacevole speziatura sul finale. Buona persistenza.
Rosso rubino scarico. Al naso frutti rossi concentrati (ciliegie, fragole) e spezie fini. Buona corrispondenza al sorso, acidità ben integrata con il tannino. Chiusura amaricante.
Rosso rubino. Ciliegia e frutti rossi al naso, che tornano al sorso in equilibrio con acidità e tannino (leggermente più spiccato della media). Finale fruttato, impreziosito dal ritorno della spezia.
Rosso rubino scarico, al naso dà spazio a note di spezie fini e pepe bianco. In bocca è avvolgente e ben strutturato, con chiusura finemente ammandorlata.
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