
Nel 1898 Francesco Nicosia apre un piccolo commercio di vino a Trecastagni, sul fianco sud-orientale dell'Etna, e per decenni l'attività resta di dimensione locale. Il cambio di passo arriva nella seconda metà del Novecento, quando Carmelo Nicosia decide di rinnovare i vigneti e costruire una cantina più moderna, sempre a Trecastagni, negli anni in cui tutto il vino siciliano comincia a guardare oltre il mercato interno.
Oggi l'azienda è guidata da Carmelo insieme ai figli Francesco e Graziano, quinta generazione della famiglia, con l'enologa Maria Carella che segue le scelte in cantina. I vigneti di proprietà arrivano a circa novanta ettari e il nucleo principale è a Trecastagni, tra i due coni vulcanici spenti di Monte Gorna e Monte San Nicolò, mentre altri vigneti si trovano a Zafferana Etnea, Santa Venerina e Linguaglossa - più un appezzamento a Vittoria, in provincia di Ragusa, dove l'azienda produce anche Cerasuolo. A Trecastagni le vigne arrivano fino a settecentocinquanta metri di altitudine, dove l'aria fredda che scende dal vulcano incontra quella più calda del mare Ionio e un'escursione termica fondamentale per la maturazione e la sanità delle uve.
NERELLO MASCALESE E CARRICANTE, QUINDICI ANNI DI METODO CLASSICOSul Metodo Classico l'azienda lavora da oltre quindici anni - un tempo lungo, se si pensa che in molte cantine dell'Etna la spumantizzazione è arrivata solo di recente. Il nome della linea - Sosta Tre Santi - richiama una tradizione locale: si racconta che tre santi in viaggio dalla Puglia verso Messina fecero sosta proprio a Trecastagni prima del martirio e il paese conserva ancora oggi la devozione popolare verso di loro.
La produzione di Metodo Classico si aggira sulle quarantamila bottiglie l'anno, con un processo che resta in gran parte meccanizzato, mentre per le magnum si torna al remuage manuale con pupitre tradizionali. Le decisioni su tiraggio e sboccatura restano interne all'azienda, senza affidarsi a consulenti esterni, scelta che secondo Tenute Nicosia garantisce continuità di stile tra un'annata e l'altra, anche perché sui millesimati si lavora sempre sulla singola vendemmia, senza tagli. Tra le annate più riuscite per i bianchi la 2011, la 2014 e la 2016, mentre la 2018, segnata da una vendemmia piovosa, viene considerata più debole.
Le uve di riferimento sono nerello mascalese e carricante, con permanenze sui lieviti che per alcune etichette della linea Sosta Tre Santi arrivano a cinque anni. Le due varietà danno risultati diversi: il nerello mascalese produce spumanti con corpo e struttura, mentre il carricante mantiene acidità e sapidità che con l'affinamento sviluppa un carattere sempre più legato al terreno vulcanico, diventandone la caratteristica.
È un lavoro che si inserisce in un discorso più ampio sul futuro spumantistico dell'Etna, secondo cui il vulcano avrebbe già le condizioni per diventare un territorio riconosciuto a livello internazionale per il Metodo Classico, quindi non soltanto un'area che produce bollicine come alternativa ai vini fermi. Su questo terreno si muove anche Bolle in Vigna, l'evento estivo che da alcuni anni Tenute Nicosia organizza nei vigneti di Monte Gorna insieme all'Associazione Spumanti dell'Etna, che per l'edizione 2026 ha messo a confronto spumanti vista mare tra Etna, Champagne, Sudafrica, Lanzarote, Sicilia, Liguria e Campania.
IL RECUPERO DEI VITIGNI RELIQUIATenute Nicosia lavora da sempre sui vitigni autoctoni dell'Etna: nerello mascalese e nerello cappuccio per il rosso, carricante e catarratto per il bianco. Negli ultimi anni è tornata anche sulla minnella, varietà bianca poco diffusa che oggi compare in alcune etichette insieme al catarratto e a questo si aggiunge un progetto avviato con l'Università di Catania - in particolare con il Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente e con la ricerca della professoressa Elisabetta Nicolosi. Riguarda i vitigni reliquia, un gruppo di viti autoctone quasi scomparse, sopravvissute solo in pochi ceppi isolati nei vigneti storici del territorio, mai entrate nella produzione vera e propria.
Tra le varietà coinvolte nel progetto ci sono barbarossa, terribile, moscatella nera, vispara, virdisi, bianchetta, madama nera, madama bianca e la stessa minnella bianca, varietà che in molti casi non compaiono nemmeno nei cataloghi ampelografici più aggiornati. L'agronomo aziendale Alessandro Lo Genco ha seguito la messa a dimora di questi ceppi in un appezzamento dedicato a Monte Gorna, con il sostegno dell'Istituto Regionale del Vino e dell'Olio e del Consorzio di tutela della Doc Etna, oltre al coinvolgimento di alcuni produttori locali. L'obiettivo non è solo conservare materiale genetico che rischia di andare perduto ma, attraverso piccole vinificazioni sperimentali, si vuole capire se queste uve dimenticate abbiano davvero una qualità che giustifichi un loro ritorno in produzione.

Nerello mascalese in purezza. Uve dai vigneti del versante sud-est, a settecento metri, con un'acidità totale naturale di 7 grammi per litro. Ventiquattro mesi sui lieviti. Colore rosato acceso, perlage fitto e persistente. Naso di note minerali, fragolina, lievito, erbe aromatiche, iodio, crosta, buccia di agrume e mandarino. In bocca è sapido e molto godibile.

Carricante in purezza. Ventiquattro mesi sui lieviti. Bollicina numerosa e persistente. Al naso fiori gialli, lievito e una nota dolce accompagnata da un tratto minerale importante, quasi di roccia bagnata. O Anche in bocca torna la nota sulfurea; la bollicina è rotonda, riempie bene la bocca e accompagna a lungo il palato. Un racconto puro del territorio.

Nerello Mascalese Trentasei mesi sui lieviti. Colore paglierino brillante, perlage numeroso, fine e persistente. Naso su sfumature minerali, arancia bionda, gesso e crosta di pane, con un accenno agrumato. In bocca è più pungente e dritto,con una nota minerale e una sapidità importante e lunga.

Carricante in purezza. Prima annata della linea affinata sessanta mesi sui lieviti. Colore brillante, più dorato rispetto al Nerello. Perlage fine e persistente. Al naso nota importante di idrocarburo, poi agrume, crosta di pane, fiori gialli di ginestra e pesca gialla. In bocca la bollicina si apre e avvolge con eleganza, chiude su una persistenza sapida e una finezza netta.

Nerello Mascalese in purezza. Vendemmia piovosa, che ha lasciato un'acidità piuttosto spiccata. Trentasei mesi sui lieviti. Paglierino brillante, perlage fine, fitto e lungo. Sentori di fiori e rimandi di frutta secca, crosta di pane e pasticceria. Al sorso minerale e di piacevole freschezza, verticale, sapido e persistente. Molto elegante e armonico

Nerello mascalese in prevalenza e nerello cappuccio. Colore rosso rubino scarico e luminoso. Al naso liquirizia, rosa canina, fiori e frutta secca, con una spezia più piccante rispetto ad altre etichette dell'azienda. In bocca è diretto, con un tannino ben presente e ancora una bella tensione, lungo e sapido.

Carricante in purezza. Affinamento in parte in barrique, per circa il trenta per cento. Colore dorato. Naso netto di idrocarburo, poi miele, fiori gialli e biancospino, con richiami di erbe mediterranee. In bocca è salato nella lunghezza, fresco e di buon volume.
MoscatoIn degustazione in anteprima, sarà presentato a Vinitaly nel 2027. Colore dorato luminoso. Naso ampio: gelsomino e agrumi, petali di rosa, carcadè, pompelmo rosa, fiori d'arancio e zagara, cedro e scorza d'arancia, pesca bianca e albicocca, erbe della macchia mediterranea, con leggere sfumature marine. In bocca è sapido, entra diretto e si allunga su una sapidità molto persistente.
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