
Il Consorzio Vino Chianti lancia la sua prima missione ufficiale in Africa e sceglie la Nigeria come punto di partenza. Il 27 gennaio, a Lagos, la denominazione sarà protagonista al Top Italian Wines Roadshow di Gambero Rosso con una delegazione di 13 aziende e circa 30 etichette di Chianti Docg.
Un passo strategico verso un mercato emergente, caratterizzato da un pubblico giovane, con elevato potere di spesa e crescente interesse per il vino di qualità. "È un esordio vero e proprio e rappresenta un momento importante: l’Africa è un’area tutta da esplorare, dove il Chianti può crescere con continuità nei prossimi anni", sottolinea il presidente del Consorzio Giovanni Busi, che approfondisce la prospettiva nell'intervista a Vinonews24.
Dopo alcune iniziative esplorative nel 2024, il Consorzio torna a Lagos con una presenza più strutturata, portando direttamente le aziende sul territorio. L’obiettivo è costruire relazioni solide con importatori e operatori locali, valorizzando l’identità del Chianti e adattandone il racconto a un contesto di consumo diverso da quello europeo, con l’ambizione di ottenere risultati concreti già nel breve periodo.

Presidente Busi, quali sono gli obiettivi concreti che vi ponete per i primi 12–24 mesi in Nigeria? Avete già individuato partner commerciali locali?
“Per un mercato come la Nigeria, 12–24 mesi non possono essere considerati un orizzonte di risultati, ma di avvio e conoscenza. L’obiettivo iniziale è comprendere a fondo il contesto: canali, target di consumo, occasioni d’uso e dinamiche locali. È lo stesso approccio che il Consorzio ha adottato in Cina dieci anni fa: presenza fisica, roadshow, masterclass, e promozione congiunta di denominazione e aziende.
In questa fase non abbiamo ancora definito partner commerciali locali. È un lavoro in corso, che deve essere costruito con gradualità e attenzione, proprio perché si tratta di un mercato nuovo e non ancora maturo”.
Avete studiato strategie di posizionamento specifiche per questo mercato? Come vi posizionate rispetto ai competitor internazionali già presenti?
“Il Consorzio non definisce le strategie di prezzo: queste sono di competenza delle singole aziende, che valutano in autonomia posizionamento, target e canali di ingresso. Il nostro ruolo è creare le condizioni perché la denominazione sia riconosciuta e compresa.
Ad oggi, i principali competitor internazionali presenti sul continente africano sono i francesi, ma parliamo comunque di consumi di nicchia. La Nigeria è un mercato con un potenziale di crescita molto ampio, ma ancora lontano da una maturità paragonabile a quella dei mercati europei o nordamericani”.
Ha menzionato modalità di consumo molto diverse da quelle europee. Come intendete adattare la comunicazione del Chianti a un pubblico che consuma vino soprattutto in occasioni formali e di rappresentanza?
“È un aspetto centrale. In questa prima fase il consumo di vino è legato quasi esclusivamente a occasioni formali, eventi istituzionali, feste di alto livello, contesti diplomatici e di rappresentanza. È quindi naturale che il Chianti si rivolga inizialmente a un target medio-alto e alto, composto da una classe media in forte crescita e da una fascia ad alto potere di spesa.
La comunicazione dovrà essere coerente con questo scenario, valorizzando identità, storia e prestigio della denominazione, prima di pensare a un consumo più quotidiano o diffuso”.

Il fatto che la temperatura di servizio non sia una barriera può aprire nuove opportunità anche per altre tipologie di vino italiano?
“Sì, sicuramente. La temperatura di servizio non rappresenta un ostacolo reale, questo ci favorisce soprattutto considerando che abbiamo anche il Chianti Riserva e il Chianti Superiore, vini più strutturati, anche se nel medio periodo dobbiamo spiegare bene qual è l’esatta temperatura di servizio per gustare ed apprezzare meglio i vini Chianti”.
Parlate di un mercato di nicchia stimato in circa 10 milioni di persone. Come si bilancia l’approccio tra esclusività e volumi?
“La Nigeria conta circa 250 milioni di abitanti, ma il mercato oggi realmente aggredibile è stimato tra 8 e 10 milioni di persone. È una nicchia numericamente rilevante, ma che richiede un posizionamento chiaro e coerente.
In questa fase l’approccio non può essere orientato ai volumi, ma alla costruzione del valore e del riconoscimento della denominazione. Solo nel medio-lungo periodo sarà possibile valutare un ampliamento dei consumi e dei canali”.
Quali canali distributivi privilegiate come interlocutore: ristorazione di alto livello, retail specializzato, e-commerce?
“Anche in questo caso è importante chiarire che il Consorzio non commercializza vino. Il nostro obiettivo è portare le aziende sul mercato e far conoscere la denominazione. La scelta dei canali distributivi – ristorazione, hotel di lusso, e-commerce o vendita diretta – spetta alle singole aziende, in base ai loro modelli di business.
Detto questo, in una prima fase è naturale guardare con maggiore interesse a hotel di lusso e contesti ad alta concentrazione di turismo internazionale, come già avvenuto in altri mercati emergenti”.

Oltre alla Nigeria, state valutando altri mercati africani?
“Sì. Oltre alla Nigeria, stiamo osservando con interesse Angola e Kenia, che presentano caratteristiche diverse e paesi più piccoli, ma potenzialmente interessanti per il Chianti”.
Come si inserisce l’Africa nella strategia complessiva di internazionalizzazione del Consorzio? Che peso potrebbe avere tra cinque anni?
“L’Africa rientra pienamente in una strategia di medio-lungo periodo del Consorzio Vino Chianti, che punta sempre più sui mercati emergenti, insieme all’India. Sono mercati complessi, culturalmente distanti, ma con dinamiche di crescita simili a quelle viste in Cina dieci anni fa.
Quest’anno il Consorzio si presenterà per la prima volta in Africa con le aziende. Dal prossimo anno inizieremo a valutare anche l’India. Solo il tempo dirà quale peso potranno avere questi mercati, ma una cosa è certa: senza una presenza fisica e continuativa sul territorio, la promozione non può essere efficace".
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