
Dopo l’annuncio dei dazi al 30% da parte di Trump, nel mondo del vino italiano si è scatenata la tempesta perfetta. Preoccupazione e prudenza sono i sentimenti prevalenti, ma anche un invito all’UE a proseguire il dialogo e un occhio attento ai nuovi mercati.
Federdoc (Confederazione Nazionale dei Consorzi Volontari per la Tutela delle Denominazioni dei Vini Italiani) esprime seria preoccupazione, con particolare riferimento ai vini a denominazione d'origine, prodotti di eccellenza che rappresentano l'identità e la cultura dei territori di origine. “Il mercato statunitense – fa sapere l'associazione - costituisce uno dei più importanti e strategici sbocchi per le esportazioni italiane di vino, con un valore che nel 2024 ha superato i 2 miliardi di euro. L'introduzione di tariffe doganali aggiuntive rischia di penalizzare gravemente le nostre imprese, già impegnate nel mantenimento di elevati standard qualitativi, e di mettere a rischio l'intera filiera produttiva, che coinvolge migliaia di operatori e contribuisce in modo significativo allo sviluppo socioeconomico delle comunità rurali italiane”.
Federdoc sottolinea come i vini a denominazione d'origine siano non solo prodotti commerciali, ma portatori di una storia, di tradizioni secolari, di metodi produttivi sostenibili e di un forte legame con il territorio. Vini che rappresentano un patrimonio culturale e ambientale che contribuisce a valorizzare l'immagine e la reputazione dell'Italia nel mondo.
“In questa fase di grande incertezza – evidenzia l’associazione - si registra già una riduzione degli ordinativi da parte degli importatori statunitensi, timorosi dell'impatto che i dazi potrebbero avere sui costi finali e sulla competitività del prodotto. Per questo sollecitiamo il governo italiano e le istituzioni europee a intensificare il dialogo con le autorità statunitensi, per trovare soluzioni condivise che evitino l'applicazione di misure tariffarie penalizzanti. La cooperazione internazionale e la diplomazia commerciale devono prevalere, al fine di tutelare un settore vitale per l'economia e la cultura italiane. Confermiamo la nostra disponibilità a collaborare con tutte le parti coinvolte per salvaguardare il futuro dei vini a denominazione d'origine e delle comunità che li producono, convinta che solo attraverso un impegno condiviso sia possibile garantire la continuità di un patrimonio di qualità riconosciuto a livello globale”.

Anche il presidente del Consorzio di Tutela Vino Chianti Giovanni Busi spinge verso la via del dialogo in sede europea, invitando a cogliere nuove prospettive nel momento di difficoltà. "Davanti alla possibilità di dazi fino al 30% - dice - sui prodotti agroalimentari italiani, incluso il vino, serve una reazione concreta e orientata al futuro. È inutile piangersi addosso: va vista come l'occasione per accelerare una nuova strategia di export, che punti su mercati alternativi e più stabili”.
"Apprezziamo l'orientamento dell'Unione Europea ad aprire una trattativa con gli Stati Uniti – aggiunge -, mercato fondamentale per il vino italiano, senza innescare una guerra di dazi e controdazi, ma non possiamo continuare a rincorrere gli annunci che arrivano da Oltreoceano e che cambiano ogni giorno. Serve una visione più ampia e strutturata. Sud America, Asia e Africa rappresentano oggi rotte fondamentali per il futuro del vino italiano e l'accordo tra Unione Europea e Mercosur può diventare una leva reale per lo sviluppo del nostro comparto. Mercati come Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay offrono grandi margini di crescita. Anche in Asia registriamo segnali positivi con una domanda crescente in paesi come Cina, Giappone, Vietnam e Thailandia. Non vanno trascurate poi Africa e India. L'export del vino italiano ha bisogno di mercati diversificati e di una strategia europea solida, capace di accompagnare le imprese in un mondo che cambia".
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