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Dazi USA, il vino italiano in pressing sull’UE punta a nuovi mercati. Federdoc preoccupata, Consorzio Chianti chiede dialogo e guarda oltre

Dazi USA, il vino italiano in pressing sull’UE guarda a nuovi mercati

di redazione | 14 Luglio 2025

Federdoc preoccupata, il presidente del Consorzio Chianti Busi plaude alla scelta del dialogo da parte dell’Unione Europea e spinge sull’export in Africa, Asia e Sudamerica.

Dopo l’annuncio dei dazi al 30% da parte di Trump, nel mondo del vino italiano si è scatenata la tempesta perfetta. Preoccupazione e prudenza sono i sentimenti prevalenti, ma anche un invito all’UE a proseguire il dialogo e un occhio attento ai nuovi mercati.

Federdoc (Confederazione Nazionale dei Consorzi Volontari per la Tutela delle Denominazioni dei Vini Italiani) esprime seria preoccupazione, con particolare riferimento ai vini a denominazione d'origine, prodotti di eccellenza che rappresentano l'identità e la cultura dei territori di origine. “Il mercato statunitense – fa sapere l'associazione - costituisce uno dei più importanti e strategici sbocchi per le esportazioni italiane di vino, con un valore che nel 2024 ha superato i 2 miliardi di euro. L'introduzione di tariffe doganali aggiuntive rischia di penalizzare gravemente le nostre imprese, già impegnate nel mantenimento di elevati standard qualitativi, e di mettere a rischio l'intera filiera produttiva, che coinvolge migliaia di operatori e contribuisce in modo significativo allo sviluppo socioeconomico delle comunità rurali italiane”.
Federdoc sottolinea come i vini a denominazione d'origine siano non solo prodotti commerciali, ma portatori di una storia, di tradizioni secolari, di metodi produttivi sostenibili e di un forte legame con il territorio. Vini che rappresentano un patrimonio culturale e ambientale che contribuisce a valorizzare l'immagine e la reputazione dell'Italia nel mondo.
“In questa fase di grande incertezza – evidenzia l’associazione - si registra già una riduzione degli ordinativi da parte degli importatori statunitensi, timorosi dell'impatto che i dazi potrebbero avere sui costi finali e sulla competitività del prodotto. Per questo sollecitiamo il governo italiano e le istituzioni europee a intensificare il dialogo con le autorità statunitensi, per trovare soluzioni condivise che evitino l'applicazione di misure tariffarie penalizzanti. La cooperazione internazionale e la diplomazia commerciale devono prevalere, al fine di tutelare un settore vitale per l'economia e la cultura italiane. Confermiamo la nostra disponibilità a collaborare con tutte le parti coinvolte per salvaguardare il futuro dei vini a denominazione d'origine e delle comunità che li producono, convinta che solo attraverso un impegno condiviso sia possibile garantire la continuità di un patrimonio di qualità riconosciuto a livello globale”.

Anche il presidente del Consorzio di Tutela Vino Chianti Busi spinge verso la via del dialogo in sede europea, invitando a cogliere nuove prospettive dall'export nel momento di difficoltà
il presidente del Consorzio di Tutela Vino Chianti Giovanni Busi

Anche il presidente del Consorzio di Tutela Vino Chianti Giovanni Busi spinge verso la via del dialogo in sede europea, invitando a cogliere nuove prospettive nel momento di difficoltà. "Davanti alla possibilità di dazi fino al 30% - dice - sui prodotti agroalimentari italiani, incluso il vino, serve una reazione concreta e orientata al futuro. È inutile piangersi addosso: va vista come l'occasione per accelerare una nuova strategia di export, che punti su mercati alternativi e più stabili”.

"Apprezziamo l'orientamento dell'Unione Europea ad aprire una trattativa con gli Stati Uniti – aggiunge -, mercato fondamentale per il vino italiano, senza innescare una guerra di dazi e controdazi, ma non possiamo continuare a rincorrere gli annunci che arrivano da Oltreoceano e che cambiano ogni giorno. Serve una visione più ampia e strutturata. Sud America, Asia e Africa rappresentano oggi rotte fondamentali per il futuro del vino italiano e l'accordo tra Unione Europea e Mercosur può diventare una leva reale per lo sviluppo del nostro comparto. Mercati come Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay offrono grandi margini di crescita. Anche in Asia registriamo segnali positivi con una domanda crescente in paesi come Cina, Giappone, Vietnam e Thailandia. Non vanno trascurate poi Africa e India. L'export del vino italiano ha bisogno di mercati diversificati e di una strategia europea solida, capace di accompagnare le imprese in un mondo che cambia". ‎

 

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