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Astemia Pentita

Astemia (non più) pentita, quando il Barolo si veste di leggerezza

di Federica Borasio | 31 Ottobre 2024

Nuovo corso per una delle cantine più divisive delle Langhe, che nella culla del Barolo sta provando a cambiare il modo di comunicare il vino. Lasciandosi ispirare dall’arte.

Spesso è una linea sottile a dividere il saper parlare di vino dal saperlo raccontare con spensieratezza, spogliandolo di quella solennità e di quei tecnicismi che a ben guardare rischiano di togliere spazio (e respiro) agli elementi che il vino lo descrivono davvero, ovvero la terra, la vigna e l’uomo. E spesso ci vuole coraggio, specialmente in un ambiente esigente come quello che ruota intorno al dio Bacco, a rimescolare le carte in tavola per trovare nuove chiavi di lettura, cercando di rendere la comunicazione e lo storytelling del vino meno aulici e più alla portata di tutti.

Una sfida, quella del racconto, che non ha mai intimidito Sandra Vezza, almeno fin da quando, nel 2010, ha iniziato a far parlare di sé costruendo nel cuore delle Langhe quella che sarebbe diventata la casa de L"Astemia Pentita (volutamente con due virgolette al posto dell’apostrofo ndr), cantina che da subito si è imposta nel panorama locale come una vera e propria rivoluzione, nel senso più letterale del termine: non solo per il nome, una sorta di confessione considerando che Sandra, langhetta doc e  imprenditrice nel campo del design, astemia la era davvero (e la è tutt’ora), ma anche per l’aspetto sui generis della struttura, composta da due grossi parallelepipedi messi l’uno sopra l’altro a riprodurre delle enormi casse di vino. Quasi un’eresia per i più integralisti della zona, che in quella costruzione vedevano un’interpretazione volutamente dissacrante di un contesto pressoché intoccabile come quello del Barolo.

UN RACCONTO INCLUSIVO

“L”Astemia Pentita è un marchio che nasce da una scelta di inclusività, che vuole stimolare a visitare la cantina anche per esperienze sensoriali, culturali o gastronomiche - racconta Sandra Vezza - la mia passione è da sempre passeggiare tra i vigneti, assaporarne i profumi e i colori. L"Astemia Pentita è una dichiarazione di amore per la mia terra e la mia famiglia, per mio nonno, che mi ha insegnato i segreti delle viti".

Il percorso, non privo di ostacoli, da allora è stato un susseguirsi di prove e sperimentazioni: sui vini, sull’organizzazione aziendale e anche sull’estetica delle bottiglie. Ed è culminato nel 2024 con la messa in strada di importanti cambiamenti, che hanno portato in primis al completamento della transizione biologica dei vigneti e, a seguire, anche a una parziale ‘redenzione’ dell’Astemia, oggi convintamente non più pentita, ma soltanto Astemia. Un dietro front, quello nel nome, in parte suffragato dai numeri (per cui un pentimento non avrebbe avuto alcuna ragione di esistere), ma principalmente dettato dagli stessi consumatori come “riflesso di un naturale percorso di crescita”.

Il nebbiolo tra i filare de L"Astemia
il nebbiolo tra i filare de L"Astemia

PRODUZIONE A 70MILA BOTTIGLIE L'ANNO

Quello su cui l’azienda poggia attualmente è un quadro solido, ma in costante evoluzione, con un presente rappresentato da 17 ettari vitati nei comuni di Monforte d’Alba e Barolo, due menzioni geografiche aggiuntive - Terlo e Cannubi - e 4 uve autoctone (nascetta, barbera, dolcetto e nebbiolo) coltivate accanto ad altrettanti vitigni internazionali (sauvignon blanc, pinot nero, riesling e chardonnay), per un portfolio complessivo di 15 etichette che generano 70mila bottiglie all’anno (di cui 15mila di Barolo), vendute all’estero nel 20% dei casi.

Il futuro, però, nella volontà aziendale è fatto di cifre che sono destinate a crescere, almeno a guardare gli obiettivi che puntano al raggiungimento di un nuovo traguardo con la vendemmia del 2029. "L’azienda è a un punto di svolta grazie alla maturità acquisita in questi anni", spiega Marco Cossaro, direttore commerciale de L”Astemia (un nuovo ingresso che è anche il secondo grande cambiamento all’interno del percorso recentemente intrapreso). "L'obiettivo è raggiungere una produzione di 150.000 bottiglie entro il 2029, grazie anche all'ampliamento graduale dei terreni. Si aggiungeranno infatti 10 ettari, già di proprietà dell’azienda, ai 17 attualmente utilizzati. La crescita maggiore riguarderà soprattutto il metodo classico".

SCELTA BIO E NUOVI PRODOTTI

Con la coltivazione biologica di tutti i vigneti L”Astemia ha compiuto, di fatto, un passo fondamentale verso una viticoltura più sostenibile  e rispettosa dell’ambiente, intrapreso con l’intento di valorizzare il territorio non solo attraverso la qualità del vino, ma anche riducendo al minimo l'impatto delle pratiche agricole sull’ecosistema circostante.

E qui arriva anche la terza novità dell’azienda (dopodiché fermeremo il conto, perché le novità vanno ben oltre) ovvero Charley, Alta Langa Docg con 36 mesi di affinamento sui lieviti, che entrerà in produzione con la vendemmia 2024. Un omaggio al figlio di Sandra, Charley appunto.

Chardonnay e pinot nero qui sono blendati in parti uguali per garantire un prodotto il più equilibrato possibile. “In generale, in Alta Langa, questi due vitigni performano benissimo - spiega Cossaro – Il pinot nero raggiunge un’ottima maturità anche in maniera abbastanza precoce. Ma c’è una particolarità: vinificato in bianco, con l’acidità tipica che ci permette di fare questo metodo classico, specialmente in questa zona, si porta dietro un sentore vegetale (o amaro), tostato, per cui diventa necessario trovare un buon compromesso: e per noi la scelta è stata di bilanciarlo con la nota un po’ più piaciona dello chardonnay”.

Il panorama dell'Alta Langa
il panorama dell'Alta Langa

Tra i cambiamenti più significativi si inserisce però anche la consulenza di un nuovo enologo, Gianpiero Gerbi, tassello cruciale nel rapporto che intercorre tra i professionisti della filiera – agricoltore e agronomo in primis – che ha preso le redini di una fase produttiva nuova, forte anche della presenza di un gruppo di cantinieri giovani e preparati (che amano vinificare a tempo di musica, ma questa è un’altra storia).

E quella di Gerbi, rispetto al vino in generale e al Barolo in particolare, è una posizione precisa. “Quando si parla di Barolo – racconta - purtroppo c’è una retorica pazzesca. Spesso si ha da un lato una grande autoreferenzialità, dall’altro la concessione di chi ascolta al sentire sempre e solo una parte della “messa”: la tradizione, i valori di Langa etc.… Valori e tradizione che sono importantissimi, ma non devono essere presi come un dogma, perché a quel punto il rischio è di non parlare più di tradizione, ma di religione. E il vino è una cosa troppo terrena per essere resa così esasperatamente alta. Bisogna sempre ricordarsi che viene da un’azione umana, è una trasformazione dove l’uomo entra in gioco da protagonista. Quindi le sue mani, le sue idee, la sua tradizione, la sua formazione sono fondamentali. Il vino è il risultato di come l’uomo interpreta il territorio”.

UNA GAMMA AMPIA DI PRODOTTI

A segnare il nuovo corso dell'Astemia, oltre alla squadra di lavoro, è anche la nuova gamma di prodotti, per i quali sono state scelte nuove bottiglie ed etichette. Accanto al Barolo Docg e ai cru di Cannubi e Terlo vinificati in purezza, tra i vini di punta oggi compaiono anche due interpretazioni della Barbera d’Alba: una versione fresca e profumata affinata totalmente in acciaio e una più strutturata, frutto di un riposo prolungato in botte. La sfida però va anche oltre, grazie ad alcune produzioni limitate, come il Viognier con fermentazione in tonneaux di rovere francese o il Langhe Rosato a base Nebbiolo. Tutti i vini provengono esclusivamente dalle vigne di proprietà, garantendo un controllo totale su ogni fase della produzione.

“Noi abbiamo una selezione di vini lunga e importante – prosegue Gerbi – sono il risultato della sensibilità della proprietà e della squadra di lavoro, che hanno voluto dare spazio un po’ alla fantasia, cercare delle soluzioni che non fossero solo Barolo. Avevamo un appezzamento che sembrava disegnato per fare vini bianchi come il nostro riesling o il viognier, o ancora la nascetta. Chiaro, siamo in una delle zone più storiche del Barolo, Cannubi, che è stata la vigna dei Savoia e che oggi rappresenta una realtà molto frammentata, con diversi proprietari che ne firmano altrettante interpretazioni. Essere in Cannubi ti dà una responsabilità, e in qualche modo ti fai porta di questa denominazione. E allora a prescindere da quello che uno può vedere, dal design alla storia della famiglia, quello che per noi è importante è riuscire a far entrare nelle persone la storia vera, quelli che sono i valori del Barolo. Siamo sempre più orientati a far conoscere i vini dall’altra parte del mondo, ma a volte è importante fermarsi ai tavoli qui sotto (nel wine shop ndr) e guardare chi sta degustando il vino, ascoltare quali sono le domande, cercare di capire cosa le persone cercano e cosa comprendono del messaggio che stiamo mandando”.

UN BAROLO CHE SA ESSERE COMPRESO

Che il Barolo, qui, faccia la parte del leone è cosa nota. Ed è per questo che, quando se ne parla, il discorso torna comunque ad essere più formale del solito. “Sui Barolo non possiamo che essere il più seriosi possibili – continua Gerbi – ma perché in qualche modo Barolo è Barolo. Ed è, per forza, una denominazione che racconta una certa eleganza, una certa importanza del vino sul territorio. Quello a cui noi tendiamo, è interpretare questi Barolo, in particolare Cannubi, con la leggerezza dell’essere, trasformatori, coltivatori, ma soprattutto dell’essere consumatori di vino. Un Cannubi per noi dev’essere un Barolo che ha fatto dell’invecchiamento, ma deve anche essere un vino in grado di raccontare e di essere compreso. Per arrivare a questo non abbiamo escogitato artifici in cantina, ma abbiamo scelto la strada più semplice: portare a maturazione le uve e cercare di interpretare nel modo migliore l’annata, trasferendola nel bicchiere così come noi la interpretiamo. Il calice deve essere il megafono attraverso il quale queste idee, queste sensazioni, queste vibrazioni possono passare. Non cerchiamo di fare vini ‘pop’, ma vogliamo fare vini che parlino alla gente. E se questo vuol dire essere ‘pop’, allora lo siamo”.

Vista della cantina dalla vigna Cannubi
vista notturna della cantina dalla vigna Cannubi

VINO E DESIGN, L’ESPERIENZA IN CANTINA CHE DIVENTA ARTE

Dello stretto legame che corre tra Sandra Vezza e il design si fa esperienza direttamente in cantina, non un classico luogo di vinificazione, ma una vera e propria esposizione artistica che rende la visita un’occasione di arricchimento a tutto tondo.

A partire dalla foglia della vite, simbolo dell’azienda ma anche elemento costante che si ripresenta in colorazioni differenti sui vari livelli della cantina. Oltre alla parte visibile, occupata dal wine shop, la struttura si sviluppa verso il basso, con piani sotterranei che ospitano tutte le fasi del processo produttivo: il primo, con colori autunnali che richiamano le zone dedicate alla vendemmia, alla lavorazione e all’invecchiamento del vino, fino alle aree primaverili, con tonalità più verdi, a evocare le fasi di imbottigliamento, stoccaggio e confezionamento dei vini.

La bottaia de L"Astemia con i colori dell'autunno
la bottaia de L"Astemia con i colori autunnali

A delimitare gli spazi, un tunnel che collega all’esterno e che rappresenta l'ultimo step: quello del meritato riposo, tra cappelli appesi e divani che offrono anche ai visitatori di godersi momenti di relax.

Tutt’intorno, sistemati qua e là tra botti e casse di vino, spuntano pezzi iconici di Gufram, storico brand italiano rilevato dall'imprenditrice nel 2012, come il divano Bocca disegnato dallo Studio 65, la seduta Roxanne di Michael Young o la poltrona gigante Mikey dei Sogni che sovrasta la stanza della barricaia, accanto a “It’s not a cloud” (Non è una nuvola), opera di Samuel Di Blasi che non riprende soltanto una nuvola, ma è  la rappresentazione tangibile di un sogno che si prepara a riaffiorare.

“Due mondi apparentemente lontanissimi, ma che si possono sposare – racconta Giorgio Graziano, responsabile dei Wine Shop della cantina – Tanto che abbiamo aperto al pubblico nel 2018 e abbiamo avuto un grandissimo successo di pubblico. Il nostro è un progetto organico che mette insieme una viticoltura del tutto tradizionale e un’immagine della cantina che è molto giovane, fresca, popolare”.

ACCOGLIENZA E LEGAME CON IL TERRITORIO

“Le Langhe sono un posto bellissimo, ma molto tradizionalista e conservatore. Specialmente nel mondo del vino e, ancor più, in quello del Barolo. Una cosa sacra o intoccabile”. Racconta così Graziano, spiegando la volontà di rendere il vino (e la cantina) accessibili il più possibile, attraverso un’idea di accoglienza pressoché totalizzante, segnata da un’apertura continua, quasi tutto l’anno.

Location indubbiamente molto bella per la viticoltura italiana, ma anche strategica, per la sua posizione lungo la strada che da Alba sale verso Monforte, Barolo e La Morra, passaggio obbligato per i winelovers in visita nelle Langhe.

Il tunnel che collega la cantina con l'esterno
il tunnel che collega la cantina con l'esterno

“Una cantina come questa ha di molto importante che la porta qui sotto è sempre aperta, sette giorni su sette – continua Graziano - Aperta al sommelier, al degustatore di vino, ma anche ai ragazzi, tanti, che entrano qui per la prima volta nella cantina. E arrivano non perché hanno bevuto il Barolo al ristorante, cosa sempre più rara, ma perché ci hanno trovati su Instagram. E questo è importante. Abbassare un pochino questa seriosità con cui ci presentiamo, aprire la porta e accogliere anche chi, quasi per la prima volta prende in mano un bicchiere di vino, e raccontargli che qui ci sono dei valori che attraverso il bicchiere portano a una realtà che magari non conoscono ma che sentono vicina. Perché raccontare le storie vere di Barolo è qualcosa che senti tuo, indipendentemente dall’età”.

NOTE DI DEGUSTAZIONE

Esattamente come nella comunicazione, anche nel calice l’elemento che meglio descrive i vini de L”Astemia è l’immediatezza. Una prontezza di beva che emerge, piacevole e vibrante, in tutti quei vini che già in cantina vengono concepiti per arrivare in modo più semplice e schietto al consumatore finale, in armonia con il vero spirito dell’Astemia: fare vini da bere.

Langhe Nascetta Doc 2023

Uvaggio: 100% nascetta
Vinificazione: breve macerazione a freddo con pressatura soffice, senza fermentazione malolattica, con rimestaggi in vasche d’acciaio per circa 6-8 mesi e successivo affinamento di almeno 6 mesi in bottiglia

L’azienda, a livello enologico nasce nel 2010 grazie anche a Mauro Daniele di Le Strette che è tra i padri fondatori della nascetta, un vitigno riscoperto che ha come caratteristica principale quella di essere puntinato di nero e che condivide il 50% del suo profilo molecolare con il sauvignon blanc. Il primo impatto, quindi, è quello di un vitigno che può essere approcciato anche da chi non lo conosce, proprio perché ha questa nota riconoscibile.

Giallo paglierino, ha naso fruttato di albicocca, con note erbe aromatiche (salvia), alternate a sensazioni sulfuree e minerali. In bocca è piacevole e di buona struttura, con una bella acidità che sostiene il sorso e lo accompagna verso un finale ammandorlato e giustamente sapido. Persistente, di pronta beva, con un buon potenziale di invecchiamento.

Atemia Pentita Nascetta

Langhe Riesling Doc 2022

Uvaggio: 100% riesling
Vinificazione: breve macerazione a freddo, pressatura soffice e vinificazione per circa 6 mesi in vasche d’acciaio, con 30% della massa affinata in barrique. Riposo di 9 mesi in bottiglia

Riesling di Langa, una denominazione non semplice per gli appassionati del genere, che si presenta nel calice di colore giallo paglierino tenue, con profumi non identitari del vitigno, che si palesa più concretamente nel sorso. In bocca è fresco ed equilibrato, con una piacevole nota acida che incontra una caratteristica mineralità sul finale.

Astemia Pentita Riesling

Langhe Bianco Bio Doc 2023

Uvaggio: viognier 100%
Vinificazione: pressatura soffice seguita da vinificazione in bianco; affinamento di 10 mesi in tonneaux di rovere francesi

Ricavato da una piccola parcella di vigna in località Tiradoss, a Monforte d'Alba, nel bicchiere ha colore giallo paglierino, con note di pesche e albicocche alternate a sentori di frutta secca. In bocca è di buon corpo e struttura, con un bel gioco tra acidità e sapidità che incontrano gli aromi balsamici del legno. Ci aspettiamo di riassaggiarlo tra un anno per conoscerne l'evoluzione.

Astemia Langhe Bianco (viognier)

Langhe Rosato Doc 2023

Uvaggio: 100% nebbiolo

Interpretazione molto piacevole di rosato da uve nebbiolo. Prodotto in circa 3.000 bottiglie, nel calice si presenta di colore rosa che vira verso la buccia di cipolla, con sentori di piccoli frutti rossi croccanti. In bocca è succoso, con una bella armonia tra frutto e acidità. Finale goloso e persistente.

Astemia Langhe Rosato

Barbera d’Alba Doc 2023

Uvaggio: 100% barbera
Vinificazione: macerazione di circa 15-18 giorni. Affinamento di 6 mesi in acciaio e 3 mesi in bottiglia.

Una bella espressione di Barbera, diretta e succosa. Di colore rosso rubino, al naso ha note di frutti rossi, con note di ciliegie alternate a sentori balsamici. Sorso di grande personalità, con un'acidità presente ma ben controllata, che rivela grande freschezza e invoglia a bere in sorsi abbondanti.

Astemia Barbera d'Alba

Barbera d’Alba Superiore Doc 2022

Uvaggio: 100% barbera
Vinificazione: macerazione di circa 15-18 giorni. Affinamento di 12 mesi in barrique e 6 mesi in bottiglia.

Lettura diversa e più impegnativa, per questa Barbera che si presenta di colore rubino intenso e che al naso ritrova i frutti rossi, ma anche i sentori tipici dell'affinamento in legno, dalle spezie a note più dolci e tostate. In bocca è ampia, con un'acidità mitigata che ammorbidisce il sorso verso un finale persistente.

Astemia Barbera Superiore

Langhe Nebbiolo Doc 2022

Uvaggio: 100% nebbiolo
Vinificazione: macerazione per circa 20 giorni; affinamento di 8 mesi in acciaio e 3 mesi in bottiglia.

Sono vigneti giovani a dare nerbo a questo Nebbiolo che nasce con il preciso intento di avvicinare in modo schietto a questo vitigno anche i palati meno allenati. E il risultato è chiaro nel calice, di colore rubino, con naso pulito che spazia tra i piccoli frutti, le spezie e il sottobosco. Al palato è complesso e strutturato, con alcol e tannino che si abbracciano alternandosi a un'acidità mai eccessiva e piacevole. Profumato e persistente sul finale.

Astemia Langhe Nebbiolo

Barolo Terlo Docg 2020

Uvaggio: 100% nebbiolo
Vinificazione: macerazione di 30-35 giorni; affinamento di 36 mesi in botte grande e di 6 mesi in bottiglia.

Dal cru Terlo, affacciato sul Castello del Barolo appena sotto Paiagallo, in un piccolo appezzamento di circa un ettaro tra i meno noti del territorio, un Barolo prodotto ogni anno in sole 2.500 bottiglie che rappresenta un'espressione più austera e balsamica del Barolo, che al naso si presenta con note terrose attraversate da sentori di frutti rossi, pepe e liquirizia. In bocca è imponente, tannico, con una ruvidezza che invita al riassaggio per conoscerne il potenziale evolutivo.

Astemia Barolo Terlo

Barolo Cannubi Docg 2020

Uvaggio: 100% nebbiolo
Vinificazione: macerazione di circa 30-35 giorni; affinamento di 36 mesi in botte grande e di 6 mesi in bottiglia.

Eleganza è il tratto che meglio descrive questo calice prodotto sull'omonima collina inserita tra le MGA del Comune di Barolo, che al naso si apre con note di frutta rossa matura, seguite da rimandi di fiori appassiti e spezie. In bocca è aggraziato, con un tannino morbido che segue il sorso accompagnandolo verso un finale fruttato e duraturo.

Astemia Barolo Cannubi

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