
È una data che entrerà nella storia della Valpolicella: il 19 marzo 2026 la Commissione nazionale italiana per l'UNESCO, su proposta del ministero della Cultura, ha ufficialmente presentato all'organizzazione di Parigi la candidatura del rito della messa a riposo delle uve come patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Per la prima volta in assoluto una tecnica vitivinicola riesce a varcare questa soglia.
La motivazione del dossier poggia su un concetto profondo: la "sapienza vitivinicola come patrimonio culturale". La pratica dell'appassimento delle uve — distese sulle tradizionali arele e sistemate negli appositi fruttai — non è infatti solo il segreto enologico dietro l'Amarone e il Recioto, ma, come recita il documento di presentazione, "racconta la tradizione dell'appassimento delle uve e il legame profondo tra comunità, paesaggio e cultura produttiva".
Il percorso verso questa candidatura è lungo e corale: sono trascorsi oltre tredici anni da quando il Consorzio di tutela vini Valpolicella, capofila dell'iniziativa, ha avviato il progetto insieme alla Snodar (la Confraternita del Sovrano Nobilissimo Ordine dell'Amarone e del Recioto), al mondo accademico e all'intera comunità dei 19 comuni della denominazione. Un lavoro condiviso che ha coinvolto circa ottomila persone — uomini, donne, giovani e anziani, italiani e stranieri perfettamente integrati nel territorio — rendendo l'appassimento qualcosa di molto più grande di una semplice tecnica produttiva.
Il dossier presentato a Parigi si fonda su quattro capisaldi identitari, validati da un Comitato scientifico composto da enologi, giuristi e antropologi. La secolare pratica viene riconosciuta per la sua "funzione educativa, ambientale, di riscatto sociale e di inclusione", oltre che — ovviamente — per la sua "funzione enologica": "senza questa tecnica", si legge nel documento, "i vini del territorio non esisterebbero".

Christian Marchesini, presidente del Consorzio Vini Valpolicella, commenta con soddisfazione il traguardo raggiunto: "La candidatura ufficiale del rito della messa a riposo delle uve è la prima tecnica vitivinicola a varcare la soglia dell'Unesco e rappresenta un passaggio storico per la Valpolicella. Un savoir faire millenario — come è stato dimostrato dal Dossier propedeutico alla presentazione — che ha plasmato cultura, paesaggio e identità del territorio, diventando espressione autentica delle nostre comunità". E ha aggiunge: "Questo traguardo rafforza l'impegno a tutelare e trasmettere alle nuove generazioni una tradizione che non può essere data per scontata, valorizzandone il significato culturale e collettivo e l'unicità di Amarone e Recioto."
Marchesini infine ringrazia il sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi, il Comitato scientifico e la comunità "per aver sostenuto convintamente e coralmente un percorso che ha accresciuto la consapevolezza del valore della nostra ritualità".
Ora non resta che attendere: la decisione definitiva dell'UNESCO è prevista per il 2027.
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