
È un mercato che inizia lentamente a ritrovare equilibrio quello che emerge dal Liv-ex Power 100 2025, la classifica annuale che analizza e ordina i marchi di vini pregiati più influenti nel mercato secondario globale sulla base di prezzi, volumi di scambio e valore delle transazioni.
Dopo un 2024 particolarmente difficile – segnato da un prolungato calo dei prezzi, da campagne En Primeur poco convincenti e dal progressivo ritiro di alcuni grandi bacini di domanda, in primis quello statunitense – l’edizione 2025 restituisce un quadro meno cupo, fatto di primi segnali concreti di stabilizzazione.
Per stabilità non si intende, almeno per ora, un ritorno ai livelli precedenti al rallentamento, piuttosto il raggiungimento di un nuovo punto di equilibrio: prezzi che sembrano aver trovato un pavimento, rapporti bid/offer in miglioramento e un rinnovato interesse per quei vini percepiti come affidabili, liquidi e correttamente prezzati. Non a caso, dopo mesi dominati dalla domanda “Quanto ancora può scendere il mercato?”, il sentiment si è spostato verso un interrogativo più costruttivo: "Che cosa conviene comprare oggi?".
Bordeaux torna a occupare un ruolo di primo piano soprattutto grazie a un cambio di approccio sul fronte dei prezzi. Cheval Blanc, salito di nove posizioni, conquista il primo posto assoluto nella classifica 2025, distinguendosi per una strategia di pricing più coerente e strutturata rispetto a molti altri châteaux. Una scelta che ha permesso al brand di preservare fiducia e valore anche in un contesto di mercato difficile.
Un percorso simile è quello di Yquem, che pur scendendo dall’edizione precedente rimane stabilmente nella top ten, a dimostrazione di quanto la coerenza nel tempo venga premiata dal mercato. Spicca inoltre la straordinaria performance di La Conseillante, che guadagna 89 posizioni grazie a una politica di rilascio più misurata e a un posizionamento che richiama l’idea, sempre più apprezzata, di grandi vini pensati anche per il consumo e non solo per la collezione.
Nel segmento dei vini più iconici e allocati, Petrus, Le Pin e Lafleur salgono in classifica nonostante il calo dei prezzi medi, sostenuti da volumi e valori di scambio in aumento. Tra i Premier Cru, Haut-Brion è il migliore per posizionamento, grazie soprattutto alla brillante performance del Blanc.
La Borgogna rimane una delle regioni più attive e dinamiche del mercato secondario, ma il 2025 segna un evidente cambio di passo. È l’area con il maggior numero di ingressi e uscite dalla classifica, segnale di un mercato in fase di assestamento.
Accanto ai grandi nomi storici – come Domaine de la Romanée-Conti, Drouhin e Leflaive, che continuano a dominare per numero di etichette scambiate – cresce l’interesse per vini collocati in una fascia di prezzo intermedia, generalmente sotto i 2300 euro per cassa.
Negli ultimi anni la Borgogna ha progressivamente sostituito Bordeaux come scelta privilegiata per il consumo “da tavola” di alto livello. Oggi il mercato sembra premiare proprio quei vini che, pur mantenendo prestigio e riconoscibilità, risultano più accessibili e immediatamente fruibili.

L’Italia conferma la propria rilevanza, ma con dinamiche interne molto differenziate. San Guido conquista il secondo posto assoluto, rafforzando il ruolo dei Super Tuscan come pilastro del mercato secondario. Sassicaia, in particolare, beneficia di un equilibrio raro tra immagine globale, qualità riconosciuta, volumi adeguati e prezzi percepiti come ancora ragionevoli.
Meno brillante la performance dei produttori tradizionali di Chianti Classico e Brunello, penalizzati soprattutto dal rallentamento della domanda statunitense, che negli ultimi anni aveva rappresentato oltre la metà degli acquisti per queste denominazioni. Resistono tuttavia nomi di primo piano come Ornellaia, Masseto, Tignanello e Solaia, mentre alcuni produttori iconici – da Biondi-Santi a Soldera – mantengono una presenza significativa grazie alla forza del brand e alla fedeltà dei collezionisti.
Il 2025 segna uno dei migliori risultati di sempre per la Champagne, che porta nove marchi in classifica, eguagliando il record del 2022. Krug è lo Champagne meglio posizionato, sostenuto da una performance di prezzo positiva, mentre Selosse e Salon entrano per la prima volta nel ranking.
Anche se i segnali di ripresa degli indici Champagne sono diventati evidenti solo negli ultimi mesi, la presenza sempre più solida delle grandi maison conferma il ruolo della regione come bene rifugio, capace di attrarre domanda internazionale anche in contesti di incertezza.
Tra i vini non europei, il dato più rilevante è la clamorosa risalita di Château Rayas, che guadagna 49 posizioni fino a entrare nella top five. Dopo una severa correzione tra 2023 e 2024, il brand sembra aver trovato il proprio livello di equilibrio, con una ripresa dei prezzi sostenuta da un’intensa attività di scambio. Non a caso, il Rhône 100 è stato l’unico indice Liv-ex a chiudere l’anno in territorio positivo.
In California, Opus One si conferma il marchio di riferimento, nonostante un contesto complesso e il rallentamento della domanda americana. Più difficile invece l’anno di Vega Sicilia, penalizzata proprio dal venir meno del supporto dei buyer statunitensi, pur mantenendo buoni livelli di attività sul mercato.
Il Liv-ex Power 100 2025 restituisce in definitiva l’immagine di un mercato più selettivo e razionale. La distribuzione geografica dei brand di vertice è ampia e diversificata, ma il filo conduttore è chiaro: il mercato premia prezzi coerenti, buona liquidità e reputazione solida.
Anche la rinnovata attività su vini iconici come Petrus, Le Pin, Selosse o Salon suggerisce un ritorno graduale della fiducia. Resta ora da capire se questa nuova stabilità saprà reggere alle prossime campagne di Borgogna 2024 e Bordeaux 2025, dove ancora una volta sarà il mercato a emettere il verdetto finale.
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