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montepulciano vitigno marche abruzzo nobile

Montepulciano, tra Abruzzo e Marche il Nobile alza l’asticella

di Giambattista Marchetto | 12 Dicembre 2023

Mentre in Abruzzo vorrebbero l’esclusiva di utilizzo del Montepulciano (vitigno) in etichetta, da Montepulciano (il borgo) rilanciano sull’unicità della denominazione. Dalle Marche si chiede trasparenza per il consumatore.

Potrebbe essere plausibile la scomparsa del nome Montepulciano - inteso come nome di vitigno - da ogni etichetta italiana prodotta fuori dalla denominazione del Nobile di Montepulciano? Il risultato sarebbe paradossale, perché probabilmente sui mercati internazionali si potrebbe trovare del montepulciano cileno o australiano o del Nagorno-Karabakh, ma jamais un montepulciano - inteso come nome del vitigno - prodotto in Italia.

Sembra un paradosso, ma rigidità dopo rigidità il rischio potrebbe diventare realtà. Perché già anni fa, dopo prolungate tensioni e una vertenza formale, l’utilizzo della denominazione Montepulciano è stata riservata solo al Nobile per ragioni territoriali e per l’Abruzzo è stata prevista una deroga, con l’intento di non cancellare di netto un denominazione ormai avviata. Ora però è iniziata una battaglia - apparentemente originata in terra abruzzese - che vorrebbe portare all’eliminazione della parola “Montepulciano” non solo dalla denominazione, ma anche da ogni etichetta che non sia Nobile o abruzzese.

CHI DI CORDISCO FERISCE…
Ecco apparire allora il cordisco, sinonimo sconosciuto ai più del vitigno che porta il nome del borgo toscano, integrato di recente nel registro dei vini. E se in terra abruzzese si vorrebbe mantenere il monopolio del vitigno in etichetta (non nel nome del vino, proprio in tutta l'etichetta…), la battaglia potrebbe ritorcersi contro il Montepulciano d’Abruzzo.

le obiezioni dal Consorzio del Nobile di Montepulciano marche abruzzo
le obiezioni dal Consorzio del Nobile di Montepulciano

Dalla Toscana vengono infatti sornioni segnali che inducono il Consorzio del Nobile a spostare ulteriormente l’asticella, lanciando un messaggio che potrebbe far cadere anche l’acclamata volontà di esclusività dell’Abruzzo. “Più che un sinonimo - osservano da Montepulciano, inteso nel senso del borgo senese - la strada più legittima potrebbe essere una denominazione che, come avviene per la quasi totalità delle denominazioni italiane e non solo, leghi i vini a base di uve Montepulciano al territorio di produzione e non al vitigno. Ancora una volta si rischia di creare confusione nel consumatore, soprattutto nei mercati esteri, dove già è complicato indicare la provenienza delle tante denominazioni italiani e internazionali, l’omonimia del termine è sicuramente un elemento che non può essere non considerato dagli uffici di competenza del Masaf”.

BERNETTI: “TRASPARENZA IN ETICHETTA”

Se la campagna bellicosa partita dagli Abruzzi rischia di ritorcersi contro i mandanti, tanto che dal lato senese del mondo potrebbero esser i primi a dover transitare verso il cordisco, invoca invece la ragionevolezza il presidente dell’Istituto Marchigiano di tutela Vini Michele Bernetti.

“Se davvero vogliamo concentrare l’attenzione sull’informazione trasparente al consumatore, tutta questa polemica non ha senso”, chiosa l’imprenditore con toni secchi. Secondo i produttori marchigiani, infatti, le polemiche pre-elettorali e le battaglie di facciata non possono mettere in secondo piano il focus del rapporto con chi il vino lo sceglie sulla base di informazioni chiare.

Michele Bernetti, presidente Istituto Marchigiano Tutela Vini abruzzo nobile montepulciano
Michele Bernetti, presidente Istituto Marchigiano Tutela Vini

“Già veniamo da anni di tensioni legate alla denominazione tra il Nobile e l’Abruzzo - ricorda Bernetti - ma nel nostro caso non abbiamo mai avuto il nome Montepulciano nella denominazione, dato che nelle Marche il vitigno risulta predominante sia per il rosso Conero che per il rosso Piceno, per i quali però rimane esclusivamente come esplicitazione dell’uvaggio”. E parliamo di due Doc nate prima della Doc Montepulciano d’Abruzzo.

Qui cade la critica del presidente del super-consorzio marchigiano rispetto alle polemiche emerse in relazione alla bozza di decreto che sembrerebbe andare nella direzione di un blocco nell’utilizzo del vocabolo “Montepulciano” su ogni bottiglia prodotta fuori dall’Abruzzo. “Per la precisione al momento il testo della bozza risulta fumoso su questo punto - afferma Bernetti - ma rimane il rischio di ingenerare confusione e conflittualità. Come già ribadito in più contesti, i produttori delle Marche non hanno alcuna intenzione di cambiare denominazione, ma allo stesso tempo non possiamo vedere impedito l’utilizzo di un nome che indica un vitigno per esplicitare in retro etichetta l’uvaggio dei nostri vini. Questo sì sarebbe un vulnus alla trasparenza dell’informazione per il consumatore, in Italia e nel mondo mondo”.

La cosa paradossale, secondo Bernetti, è che l’Abruzzo sta spingendo su una riforma delle denominazioni che guarda più alle sottozone che ai vitigni, “eppure sul fronte fronte Montepulciano sembrano adottare un atteggiamento contraddittorio, concentrando tutta l’attenzione su quella parolina magica”.

Magica? “Sembra che sia una formula magica da tenere nascosta e coperta da occhi indiscreti - replica - e invece, molto banalmente, la cosa che nella normalità si chiede di un vino è il vitigno o i vitigni da cui nasce. È assurdo pensare che io non possa utilizzare nel retro etichetta o nella scheda tecnica sul mio sito la parola ‘Montepulciano’ per indicare l’uvaggio, quando nel mondo il vitigno è conosciuto come tale. Quello sì sarebbe un inganno al consumatore”. E infatti su questo punto alcuni produttori marchigiani hanno già vinto un ricorso in passato.

Nessuna apertura al cordisco dunque? “Lo usasse l’Abruzzo - ironizza Bernetti - perché dal nostro punto di vista è una semplice, lineare, necessaria informazione al consumatore, senza tirare in ballo le denominazioni. Altrimenti lo chardonnay sarebbe appannaggio della Borgogna? E il sangiovese di chi poi? Stiamo facendo una battaglia superata da tempo”.

Quindi che succederà? “Il decreto ora è fermo e mi auguro ci sarà una soluzione condivisa tra tutti gli attori - conclude il presidente IMT - anche perché c’è poco di tecnico di cui discutere e forse, passata la campagna elettorale, tutto finirà in una bolla”.

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