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Valpolicella, pronto dossier candidatura Unesco per l’appassimento

di redazione | 5 Febbraio 2023

Petrillo (Comitato scientifico): la messa a riposo da 1500 anni identifica la Valpolicella. Il presidente Marchesini sottolinea il lavoro di squadra.

È stato completato il dossier per la presentazione della candidatura della tecnica della messa a riposo delle uve della Valpolicella a patrimonio immateriale dell’Unesco. L’annuncio è stato dato in occasione dell’apertura di Amarone Opera Prima, la due giorni del Consorzio vini Valpolicella per celebrare il millesimo 2018 del grande rosso veronese.

Dieci le pagine redatte dal Comitato scientifico, che sintetizzano il lavoro di studio, analisi, raccolta di documenti e materiale video fotografico anche di archivio. Così come sono dieci gli anni di attesa di una comunità fortemente determinata a insignire il secolare appassimento come patrimonio immateriale dell’umanità. Un obiettivo che, se sarà centrato, riconoscerà alla Valpolicella anche il primato di iscrizione di una pratica di vinificazione negli elenchi tutelati dall’organizzazione.

Il traguardo di oggi è il risultato di un grande lavoro di squadra – commenta il presidente del Consorzio vini Valpolicella, Christian Marchesiniche ha messo a fattor comune la valorizzazione della Valpolicella e la sua vocazione all’eccellenza. Una unità di intenti e di visione che ha riscontrato l’appoggio anche delle istituzioni, a partire dalla Regione Veneto e dal suo presidente, Luca Zaia. Ora confidiamo che i ministeri deputati a decidere la presentazione della candidatura sappiano riconoscere il valore antropologico e socioeconomico di questa tecnica. Non dimentichiamo, infatti, che la denominazione genera un fatturato annuo di oltre 600 milioni di euro”.

QUATTRO CAPISALDI NEL DOSSIER
Fulcro del dossier i quattro capisaldi identitari che secondo il Comitato scientifico (composto da enologi, giuristi e antropologi) asseverano l’istanza della Valpolicella. In questo territorio, infatti, la secolare tecnica della messa a riposo delle uve – pratica che decreta l’unicità dell’Amarone e del Recioto – garantisce, cita il dossier, una “funzione educativa, ambientale, di riscatto sociale e di inclusione” e ovviamente “una funzione enologica, perché senza questa tecnica i vini del territorio non esisterebbero”. Tra i punti di forza, individuati anche l’estensione territoriale.

Il dossier – rimarca Pier Luigi Petrillo dell’Università Unitelma Sapienza di Roma, coordinatore del Comitato scientifico – evidenzia che si tratta di una tecnica che rispecchia la storia sociale, politica, economica di questo territorio e ne manifesta la sua evoluzione. Il profondo radicamento culturale e identitario definisce la stessa architettura rurale della Valpolicella: un saper fare che da oltre 1500 anni identifica questa comunità”.

La chiusura del dossier ufficiale segue le quattro call to action promosse dal Comitato promotore (Consorzio vini Valpolicella nel ruolo di coordinatore, Sovrano nobilissimo ordine dell’antico recioto, Consiglio del Palio del Recioto e dell’Amarone e Associazione Strade della vite e del vino della Valpolicella) nel corso del 2022. Il documento verrà ora trasmesso al ministero della Cultura, a quello dell’Agricoltura e alla Commissione nazionale per l’Unesco, l’organismo interministeriale coordinato dal ministero degli Esteri cui spetta il compito di scegliere, entro il 30 marzo, l’unica candidatura italiana da inviare a Parigi per la valutazione.

 

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