
Cancellati i riferimenti al no safe level. Soddisfatti tutti gli attori della filiera, che si concentrano adesso su Nutriscore e politiche enoturistiche.
Nella tarda serata di ieri il Parlamento Ue ha approvato a larga maggioranza gli emendamenti presentati dagli eurodeputati italiani Paolo De Castro e Herbert Dorfmann alla relazione Beca sul Beating Cancer Plan Ue, riportando il documento a quell’approccio moderato invocato da più parti.
Nel dettaglio, il voto dell’Assemblea in seduta plenaria ha aggiunto il termine nocivo in riferimento al consumo di alcool, uscendo dalla logica del ‘no safe level of alcohol’ secondo la quale non esiste distinzione tra uso e abuso, punto sul quale lo stesso Herbert Dorfmann si è espresso in un tweet "Vino, birra e spirits sono parte del nostro stile di vita. Abbiamo bisogno di moderazione, non di divieti".
Da qui la strada si è fatta più agevole anche per gli altri adattamenti del testo, con il passaggio dagli healts warnings in stile tabacco all'invito a fornire informazioni su un consumo moderato e responsabile di alcol. Approvata inoltre una formulazione meno rigida in merito al divieto di sponsorizzazione degli eventi sportivi, mentre è stato bocciato l'emendamento che modificava il riferimento al ricorso alla tassazione quale opzione per scoraggiare il consumo nocivo di bevande alcoliche. Si attende a questo punto il voto finale sulla relazione come modificata dagli emendamenti, che, ricordiamo, si tradurrà comunque in una raccomandazione del Parlamento e non in atti normativi di carattere cogente.
“Al Parlamento europeo, nel voto sulla relazione sul Piano di azione anticancro, sono stati approvati gli emendamenti che introducono la differenza tra consumo nocivo e moderato di vino. Ci siamo opposti alle strumentalizzazioni e, ancora una volta, al tentativo di etichettare le nostre eccellenze in maniera fuorviante, con improbabili bollini neri. Non ci stancheremo mai di ripetere che la cultura alimentare non può essere omologazione e condizionamento”. Così il ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli. Sulla stessa linea d’onda il commento del suo sottosegretario Gian Marco Centinaio, per il quale "Ha prevalso il buon senso. C'è una profonda differenza fra abuso e consumo moderato e responsabile. Ci siamo opposti da subito al messaggio del no safe level, dell'assenza di un livello di sicurezza nel consumo di alcol".
“Accogliamo con soddisfazione il reinserimento del concetto di pericolosità dell’ ‘abuso’ di alcol e non dell’uso di alcol in sé – scrivono le associazioni che rappresentano la filiera vitivinicola (Alleanza delle Cooperative Italiane-agroalimentare, Assoenologi, Confagricoltura, CIA- Agricoltori Italiani, Copagri, Federvini, Federdoc, Unione Italiana Vini) – la misura in cui il vino e le altre bevande alcoliche possono costituire un fattore di rischio dipende in modo significativo non solo dalla modalità, dalla quantità e dalla qualità del prodotto consumato, ma anche dalla predisposizione genetica e dal modello dietetico in cui vengono consumate le bevande alcoliche”.
Sul rapporto tra ambiente agricolo e stili di vita salubri insiste invece Nicola D’Auria, presidente MTV Italia, secondo il quale “Confusione e allarmismo, originati anche dall’uso di etichette con alert dall’effetto paralizzante presso il consumatore, non giovano alla corretta veicolazione di un messaggio che vuole rafforzare il concetto di misura e consapevolezza. E vivere i territori del vino, l’ambiente agricolo e i piccoli e grandi centri che da sempre portano avanti una cultura e di una economia secolari, non può certamente essere ricondotto ad un vivere nocivo per la salute pubblica. Occorre pertanto lavorare per la chiarezza e la distinzione senza semplificare e riassumere in un’etichetta un mondo complesso e dai molteplici risvolti culturali ed economici”.
Sempre all’ambiente esterno, questa volta in chiave enoturistica, guarda il presidente di Città del Vino, Angelo Radica, per cui “Il pericolo di un piano d’azione anticancro punitivo per il settore è stato scongiurato. Chiarito definitivamente questo aspetto adesso è il momento di andare avanti con la promozione del settore, soprattutto dell’enoturismo, che ha risentito pesantemente della pandemia. Noi ci stiamo organizzando per la vera ripartenza delle visite in cantine e nei territori, confidando nella primavera e nell’estate in arrivo, se la situazione sanitaria come prevediamo lo consentirà”.
Sulla necessità di informare si concentra invece Matilde Poggi, presidente FIVI, allorché ricorda come “Nel testo si è parlato anche di etichette delle bevande alcoliche, cancellando il riferimento ad avvertenze sanitarie e riportando un invito a migliorarle con l’inclusione di informazioni su un consumo moderato e responsabile di alcol. Una campagna che FIVI porta avanti da sempre. Crediamo – continua la Poggi - che l’educazione sia sempre il mezzo migliore per incoraggiare le persone a osservare comportamenti adeguati, non la repressione. Il vino è nella tradizione e nella cultura dei popoli e fa parte di una filiera che tiene vivo il mondo rurale e ne contribuisce allo sviluppo: tutelarlo è fondamentale”.
Dal canto suo Micaela Pallini, presidente di Federvini, ritiene che “A vincere sia stata la ragionevolezza e il buon senso. Siamo lieti che il Parlamento Europeo abbia accolto le istanze che volevamo ribadire, introducendo dei miglioramenti tesi a costruire un testo più equilibrato, che faccia la dovuta distinzione fra consumo e abuso di bevande alcoliche”. Posizione confermata anche dal direttore generale Vittorio Cino, per il quale “Non si tratta solo di proteggere un comparto che rappresenta il pilastro del made in Italy agroalimentare, ma di contrastare una deriva culturale che rischia di danneggiare non singoli prodotti, bensì un modello culturale e uno stile di vita fatto di socialità, convivialità, tradizione, storia, e improntato a quel modello di dieta mediterranea che il mondo ci invidia e che la scienza richiama sempre come ideale da percorrere per una sana alimentazione. Puntiamo sulla educazione e responsabilità. Colpiamo duramente ogni forma di abuso, ma evitiamo penalizzazioni e discriminazioni che invece colpiscono tutti indistintamente”.
Ad allargare lo sguardo alle altre battaglie che attendono il vino ci pensa invece Sandro Sartor, vicepresidente UIV e presidente dell’associazione Wine in moderation, secondo il quale “Il voto del Parlamento europeo sarà da incentivo per un settore che vuole sempre più promuovere la moderazione nei consumi. Con gli emendamenti De Castro/Dorfmann si è riusciti a scongiurare il più possibile un attacco al mondo del vino che purtroppo non si esaurisce qui. Servirà tenere ancora alta la guardia per affermare il concetto di moderazione che è proprio del vino, a partire dai piani dell’Organizzazione mondiale della Sanità - al voto a maggio - che prevedono anche avvisi in etichetta, fino al Nutriscore, che minaccia di essere proposto entro l’anno”.
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