
Esportazioni mondiali a 94,8 milioni di ettolitri (-4,7%), valore degli scambi a 33,8 miliardi di euro (-6,7%), consumi globali a 208 milioni di ettolitri (-2,7%) e una vendemmia stimata a 227 milioni di ettolitri, per il terzo anno consecutivo al di sotto delle medie storiche. Sono i numeri con cui l'Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV) fotografa lo stato del settore vitivinicolo mondiale nel 2025: un comparto sotto pressione, stretto tra dazi, variabilità climatica e consumi in contrazione, ma capace di mantenere un equilibrio tra domanda e offerta che evita per ora derive strutturali.
Il direttore generale dell'OIV John Barker legge i dati con cauto ottimismo: "Nel complesso, il settore sta dimostrando la propria resilienza, cercando nuove opportunità di mercato e adeguando la capacità produttiva alla domanda - afferma - Il valore degli scambi e dei prodotti rimane solido".

Il commercio internazionale del vino ha subito una doppia frenata nel 2025: da un lato la debolezza della domanda globale, dall'altro l'incertezza generata dalle politiche tariffarie e dalle tensioni commerciali. Il dato più pesante arriva dagli Stati Uniti, storicamente uno dei principali mercati di sbocco per il vino europeo: le importazioni americane sono scese a 5,5 miliardi di euro, con un crollo del 12% rispetto al 2024, una contrazione paragonabile per entità a quella registrata durante la crisi finanziaria globale del 2007-2009 e durante il picco inflattivo del 2023.
Nonostante la contrazione, il valore complessivo degli scambi rimane significativamente al di sopra dei livelli pre-Covid, con il 46% della produzione mondiale che continua a essere commercializzata oltre confine. Barker sottolinea come i recenti accordi commerciali bilaterali e multilaterali contribuiranno a creare condizioni positive per i mercati in evoluzione, indicando nella diplomazia commerciale una delle leve per recuperare terreno.

Sul fronte produttivo, la variabilità climatica ha ancora una volta condizionato i raccolti in entrambi gli emisferi, mantenendo la produzione globale a 227 milioni di ettolitri, appena sopra il minimo storico del 2024 (+0,6%) e del 13% al di sotto della media decennale. Una performance che, paradossalmente, ha contribuito a stabilizzare il mercato: con i consumi in calo, la produzione contenuta ha impedito un accumulo eccessivo di scorte. A pesare sul bilancio finale concorrono anche gli usi industriali — distillazione, aceto, prodotti derivati — stimati in circa 30 milioni di ettolitri annui, che riducono il divario effettivo tra produzione e consumo a circa 18,7 milioni di ettolitri.
Sul piano strutturale, il vigneto globale si è ridotto per il sesto anno consecutivo, attestandosi a 7,0 milioni di ettari (-0,8% rispetto al 2024) e in calo del 9% rispetto al 2000: un segnale che i principali paesi viticoli stanno progressivamente adeguando la propria capacità produttiva alle nuove condizioni di mercato.

CONSUMI: STRUTTURALI LE DIFFICOLTÀ NEI MERCATI MATURI
Il calo dei consumi globali (-2,7%) non è solo congiunturale. I 208 milioni di ettolitri registrati nel 2025 rappresentano il livello più basso dal 1957, secondo i dati storici dell'OIV. La contrazione riflette cambiamenti strutturali di lungo periodo nei mercati maturi, combinati con pressioni economiche sul potere d'acquisto e un cambio generazionale nei comportamenti di consumo. I mercati occidentali tradizionalmente forti — Europa occidentale e Nord America — continuano a perdere volumi, mentre segnali di crescita arrivano da Portogallo, Brasile, Giappone e da alcune aree dell'Europa centro-orientale.

ULTIME
NOTIZIE
è DISPONIBILE L'APP DI VINONEWS24.
SCARICALA ORA PER ACCEDERE AI NOSTRI CONTENUTI DAL TUO SMARTPHONE!
Puoi scegliere di impedire a questo sito web di aggregare e analizzare le azioni che intraprendi qui. Ciò proteggerà la tua privacy, ma impedirà al proprietario di imparare dalle tue azioni e di creare un'esperienza migliore per te e per gli altri utenti.