
Continua il tira e molla di proposte sul vino dealcolizzato. Lo schema di Decreto ministeriale ‘Dealcolizzati’ presentato ieri alla filiera dal ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, viene accolto positivamente da Uiv e Federvini, ma per Assodistil l’inquadramento fiscale della miscela idroalcolica ottenuta deve rispettare le vigenti norme di legge previste dal D.L.vo n. 504/95, il c.d. Testo Unico Accise.
“Assodistil plaude all’iniziativa del Ministro, mirata a concludere velocemente l’iter normativo che consentirà agli operatori nazionali di poter finalmente produrre anche in Italia un vino senza alcole, evitando la attuale prassi di esportare vino verso altri Paesi europei in cui la dealcolizzazione è permessa, per poi reimportare lo stesso vino senza alcole per la successiva vendita sui mercati in cui tale prodotto è sempre più richiesto", afferma Antonio Emaldi, presidente della maggior associazione di distillatori a livello nazionale. “Ringraziamo pertanto il Ministro Lollobrigida per la sensibilità dimostrata verso queste esigenze - prosegue - Tuttavia, vi sono alcuni aspetti sui quali non è possibile derogare, primo tra tutti quello del corretto inquadramento fiscale cui sottoporre le miscele idroalcoliche ottenute dal processo di dealcolizzazione, nel rispetto delle vigenti norme di legge previste dal D.L.vo n. 504/95, il c.d. Testo Unico Accise, al quale chiunque produca alcole etilico deve conseguentemente attenersi”.

Il tema dell'inquadramento della soluzione idroalcolica ottenuta dalla dealcolizzazione, resta dunque un nodo da sciogliere per l'associazione, che evidenzia come un Decreto non possa derogare ad alcuna legge dello Stato, in particolare se prevede che ogni produzione di soluzioni alcoliche con grado superiore a 1,2% sia effettuata esclusivamente in regime di deposito fiscale di alcole, preventivamente autorizzato dall’Autorità competente: l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. "Solo così - comunica Assodistil - si potrà legittimamente produrre e commercializzare l’alcole ottenuto, prevendendone magari l’impiego esclusivo per usi energetici o industriali così da evitare turbative nei mercati alimentari, seguendo la stessa ratio che il legislatore comunitario ha voluto imporre per la distillazione di crisi del vino".
Anche il proposto inquadramento del liquido idroalcolico tra i così detti “prodotti intermedi” risulta, secondo l'associazione, impreciso, poiché la vigente normativa individua tra questi solo vino, vermouth e sidri di frutta, che nulla hanno a che fare con l’alcole etilico ottenuto dal processo. E la previsione di trattare il liquido idroalcolico come rifiuto invece che come alcol, non varrebbe ad evitare l’imposizione di accisa. con il risultato che si creerebbero solo oneri in capo al produttore di vino dealcolizzato, costretto a pagare per lo smaltimento invece di ottenere un ricavo dalla vendita dell’alcol legittimamente prodotto, così come avviene negli altri Paesi della UE dove tale pratica è già operativa.

Il processo di dealcolizzazione oggi più utilizzato in Europa è quello a membrane. In sostanza, il vino e l’acqua scorrono nei rispettivi circuiti fino a incontrare una membrana. Pur continuando a scorrere separati, attraverso la membrana e un processo naturale di osmosi diretta, le molecole della soluzione più concentrata (quelle dell’alcol contenute nel vino) passano alla soluzione meno concentrata (acqua) e dunque l’alcol viene ceduto dal vino all’acqua. Il beneficio principale offerto da questo metodo è che si arriva a un risultato soddisfacente senza stressare eccessivamente il prodotto. Il risultato è l’ottenimento di 10 litri di acqua con un basso titolo alcolico per ogni litro di vino trattato, ragion per cui la filiera del vino spera di poter evitare il regime delle accise, ma si pone anche il problema della creazione di un nuovo rifiuto da smaltire.
"Per questo i costruttori hanno abbinato alle membrane impianti di concentrazione dell’alcole etilico, così da restituire separatamente acque pulite ed alcole etilico, poiché anche eticamente non sarebbe accettabile lo spreco di un bene prezioso, come è appunto l’acqua", comunica Assodistil.
Secondo le ultime previsioni, il vino dealcolizzato potrebbe conquistare subito una quota di mercato dello 0,5% con una crescita stimata dalla Commissione UE del 15% all’anno. "È per il momento una nicchia di mercato, ma se rapportata alla produzione media di vino in Italia si tratterrebbe comunque di 22,5 milioni di litri all’anno di vino dealcolizzato e quindi di avviare allo smaltimento 225 milioni di litri di acqua", sottolinea Assodistil.
L'associazione ricorda inoltra che la vigente normativa sulla produzione vitivinicola vieta tassativamente la detenzione di alcole negli stabilimenti enologici e che quindi sarà necessario adeguare la normativa perché qualsiasi soggetto possa accedere a tale attività nel pieno rispetto delle Leggi.
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