
Vino e musica condividono una caratteristica fondamentale: sono linguaggi costruiti sulla relazione tra dettagli. Una singola nota può modificare l’equilibrio di una composizione, così come una singola parcella, un vitigno o un vino di riserva possono cambiare il profilo di una cuvée. È da questa affinità che nasce Every Note Counts, il progetto che ha messo in dialogo la chef de caves della Maison Krug, Julie Cavil, e il compositore Max Richter. Un incontro costruito non sulla ricerca di corrispondenze esplicative tra calice e spartito, ma sulla convinzione che musica e champagne condividano un processo creativo sorprendentemente simile. Entrambi nascono infatti dall'assemblaggio di elementi distinti, entrambi richiedono precisione assoluta, entrambi si affidano alla capacità di trasformare dettagli apparentemente minimi in emozioni durature. Nella costruzione di una cuvée come nella scrittura di una partitura, ogni elemento deve trovare la propria collocazione ma senza perdere identità.
Secondo Julie e Max non occorre essere musicisti per cogliere la profondità di una composizione, così come non serve essere esperti degustatori per apprezzare tutte le sfumature di un grande champagne. È una riflessione che supera il vino e la musica e che riguarda il modo stesso in cui si osserva il tutto: prima ancora di analizzare, occorre concedersi il tempo dell'ascolto.

Al centro del progetto c'è la vendemmia 2008, considerata una delle più significative della Champagne contemporanea. Un'annata segnata da un clima fresco e regolare, tra i meno soleggiati degli ultimi decenni, ma priva di quegli eventi estremi che oggi influenzano sempre più spesso il ciclo vegetativo della vite. La maturazione lenta delle uve ha dato origine a vini di grande precisione, capaci di coniugare profondità, freschezza ed eleganza.
Per Krug l’annata 2008 ha rappresentato un'opportunità particolare. Se normalmente il lavoro di assemblaggio punta a costruire continuità qualitativa attraverso la valorizzazione delle singole parcelle e dell'ampia collezione di vini di riserva, in questo caso il punto di partenza era un millesimo dotato di un'identità straordinariamente definita. La sfida non era compensarne le differenze, ma metterne in evidenza il carattere. Da questa visione sono nate tre interpretazioni distinte della stessa vendemmia, successivamente tradotte da Max Richter in altrettante composizioni originali. Non tre livelli di qualità, ma tre racconti dello stesso anno, ciascuno con un linguaggio e una personalità propri.

Il percorso si apre con Krug Clos d’Ambonnay 2008 e con la composizione “Clarity”. È l’espressione più essenziale e al tempo stesso più rara del progetto. È il solista. Tutto nasce da un luogo preciso: una parcella murata di appena 0,68 ettari nel cuore di Ambonnay, uno dei villaggi Grand Cru più vocati al pinot noir. Un solo vigneto, un solo vitigno, una sola vendemmia. La concentrazione del racconto non potrebbe essere maggiore.
Nel calice, questo Blanc de Noirs unisce profondità e rigore, esprimendo una personalità di grande definizione, scandita da richiami tostati, sfumature di caramello e una materia aromatica che alterna energia e raffinatezza. Il sorso è insieme ampio e verticale, attraversato da note di mela caramellata, agrumi leggermente canditi ed una sensazione di crema al limone che accompagnano il palato verso una chiusura lunga, scolpita e sorprendentemente precisa. Più che l'intensità, colpisce la sensazione di equilibrio che riesce a mantenere anche dopo oltre diciassette anni di affinamento (di cui 14 sui lieviti). Come suggerisce il titolo scelto da Richter, tutto ruota attorno all’idea di chiarezza: una singola voce che riesce a esprimere pienamente la propria identità senza bisogno di altre mediazioni.

Con Krug 2008, accompagnato dalla composizione “Ensemble” la scala del racconto si amplia senza perdere precisione. Se Clos d'Ambonnay esplora la profondità di un'unica origine, qui il protagonista diventa il dialogo tra territori, vitigni e sensibilità differenti, tutti riconducibili alla stessa vendemmia. Per la Maison, questo champagne rappresenta l'espressione più completa del carattere del 2008, tanto da essere stato soprannominato Bellezza Classica. Un nome che richiama non solo l'eleganza del vino, ma anche il suo straordinario equilibrio. Le condizioni climatiche di quell'anno generarono infatti una notevole varietà di espressioni tra i vigneti della Champagne, offrendo una gamma aromatica particolarmente ricca.
L'assemblaggio riunisce pinot noir (53%), meunier (25%) e chardonnay (22%), tutti provenienti dalla vendemmia 2008. Dopo oltre dodici anni di affinamento, con sboccatura nell'estate del 2021, il vino mostra un profilo complesso e armonioso, nel quale note di miele, scorza d'arancia, pompelmo e liquirizia si intrecciano con richiami floreali e balsamici. Il sorso è profondo ma dinamico, sostenuto da una freschezza continua che accompagna aromi di mela cotogna, agrumi canditi, kiwi giallo e delicate sfumature speziate verso un finale lungo, preciso e di grande tensione. fonda la propria personalità sull'equilibrio. Più che sull'intensità, Krug 2008 fonda la propria personalità sull'equilibrio. Non cerca l'effetto immediato, ma un'eleganza misurata che si rivela progressivamente nel bicchiere. Ogni elemento trova il proprio spazio senza prevalere sugli altri, proprio come accade in una composizione d'insieme. È probabilmente questa la ragione per cui il titolo “Ensemble” appare così naturale: il risultato della composizione-cuvée acquista valore non dall'affermazione del singolo ma dalla relazione tra più voci.

Con Krug Grande Cuvée 164ème Édition, accompagnata dalla composizione “Sinfonia”, l’orizzonte si allontana. Non si tratta più dell'espressione di una singola parcella né della lettura di una sola annata, ma di una visione che attraversa il tempo. La 164ème Édition nasce dalla vendemmia 2008 e si completa grazie all'apporto di vini di riserva, che rappresentano il 32% dell'assemblaggio finale e provengono da dieci annate precedenti, fino al 1990. Nella cuvée convivono 127 vini differenti, con una composizione finale di 48% pinot noir, 35% chardonnay e 17% meunier. Ognuno contribuisce con una caratteristica precisa: freschezza, profondità, struttura, tensione o capacità evolutiva.
È forse l'espressione più compiuta dell'idea che Joseph Krug aveva immaginato quando fondò la Maison a Reims nel 1843: non rincorrere il carattere della singola vendemmia, ma costruire anno dopo anno uno champagne capace di rappresentare una visione coerente e riconoscibile. Nel bicchiere, il 2008 resta il punto di partenza, ma dialoga continuamente con le annate che lo accompagnano. Emergono agrumi maturi, fiori bianchi, marzapane, frutta secca, miele, spezie dolci e brioche, in una sequenza di sfumature che evolve con il tempo nel calice. Più della complessità in sé, colpisce la naturalezza con cui queste componenti convivono, mantenendo slancio, precisione e leggibilità anche a quasi nove anni dalla sboccatura, avvenuta nell’estate del 2017. È probabilmente questa la dimensione della Grande Cuvée che meglio sintetizza il lavoro di Julie Cavil: l'ascolto che precede ogni assemblaggio. Un processo fatto di degustazione, interpretazione e memoria, nel quale la personalità di ciascun vino viene riconosciuta e valorizzata prima di essere inserita in un insieme più ampio. Un approccio che ricorda quello di un direttore d'orchestra, chiamato a esaltare il timbro di ogni strumento senza perdere la visione complessiva della partitura.

Se Clos d'Ambonnay 2008 racconta l'identità di un luogo e Krug 2008 quella di un'annata, Krug Grande Cuvée 164ème Édition racconta qualcosa di ancora più ampio: la memoria della Champagne secondo Krug, custodita vendemmia dopo vendemmia e ricomposta in un equilibrio che ogni anno assume una forma diversa. Un percorso costruito attorno ad una singola annata che dimostra come ogni elemento possa conservare la propria individualità contribuendo a qualcosa di più grande. Una lezione che Julie Cavil riassume con semplicità “Nella musica, nella degustazione, ma soprattutto nella vita ogni nota conta.”

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