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Dazi, clima e calo consumi: vino mondiale cerca nuovo equilibrio. Report 2025 OIV segnala esportazioni -4,7% in volume e domanda -2,7%

Dazi, clima e calo consumi: il vino mondiale cerca un nuovo equilibrio

di redazione | 22 Maggio 2026

Il report annuale dell'Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV) certifica un 2025 difficile: esportazioni a -4,7% in volume e -6,7% in valore, domanda giù del 2,7% e vendemmia ancora una volta sotto media. Ma produzione e domanda restano in linea.

Esportazioni mondiali a 94,8 milioni di ettolitri (-4,7%), valore degli scambi a 33,8 miliardi di euro (-6,7%), consumi globali a 208 milioni di ettolitri (-2,7%) e una vendemmia stimata a 227 milioni di ettolitri, per il terzo anno consecutivo al di sotto delle medie storiche. Sono i numeri con cui l'Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV) fotografa lo stato del settore vitivinicolo mondiale nel 2025: un comparto sotto pressione, stretto tra dazi, variabilità climatica e consumi in contrazione, ma capace di mantenere un equilibrio tra domanda e offerta che evita per ora derive strutturali.
Il direttore generale dell'OIV John Barker legge i dati con cauto ottimismo: "Nel complesso, il settore sta dimostrando la propria resilienza, cercando nuove opportunità di mercato e adeguando la capacità produttiva alla domanda - afferma - Il valore degli scambi e dei prodotti rimane solido".

Vino: secondo OIV nel 2025 esportazioni mondiali -4,7%, valore degli scambi -6,7%, consumi globali -2,7% e una vendemmia sotto media
DAZI E DOMANDA DEBOLE FRENANO IL COMMERCIO GLOBALE

Il commercio internazionale del vino ha subito una doppia frenata nel 2025: da un lato la debolezza della domanda globale, dall'altro l'incertezza generata dalle politiche tariffarie e dalle tensioni commerciali. Il dato più pesante arriva dagli Stati Uniti, storicamente uno dei principali mercati di sbocco per il vino europeo: le importazioni americane sono scese a 5,5 miliardi di euro, con un crollo del 12% rispetto al 2024, una contrazione paragonabile per entità a quella registrata durante la crisi finanziaria globale del 2007-2009 e durante il picco inflattivo del 2023.
Nonostante la contrazione, il valore complessivo degli scambi rimane significativamente al di sopra dei livelli pre-Covid, con il 46% della produzione mondiale che continua a essere commercializzata oltre confine. Barker sottolinea come i recenti accordi commerciali bilaterali e multilaterali contribuiranno a creare condizioni positive per i mercati in evoluzione, indicando nella diplomazia commerciale una delle leve per recuperare terreno.

Nonostante la contrazione, il valore complessivo degli scambi rimane significativamente al di sopra dei livelli pre-Covid
TERZA VENDEMMIA SOTTO MEDIA: UN FRENO INVOLONTARIO ALLA CRISI

Sul fronte produttivo, la variabilità climatica ha ancora una volta condizionato i raccolti in entrambi gli emisferi, mantenendo la produzione globale a 227 milioni di ettolitri, appena sopra il minimo storico del 2024 (+0,6%) e del 13% al di sotto della media decennale. Una performance che, paradossalmente, ha contribuito a stabilizzare il mercato: con i consumi in calo, la produzione contenuta ha impedito un accumulo eccessivo di scorte. A pesare sul bilancio finale concorrono anche gli usi industriali — distillazione, aceto, prodotti derivati — stimati in circa 30 milioni di ettolitri annui, che riducono il divario effettivo tra produzione e consumo a circa 18,7 milioni di ettolitri.
Sul piano strutturale, il vigneto globale si è ridotto per il sesto anno consecutivo, attestandosi a 7,0 milioni di ettari (-0,8% rispetto al 2024) e in calo del 9% rispetto al 2000: un segnale che i principali paesi viticoli stanno progressivamente adeguando la propria capacità produttiva alle nuove condizioni di mercato.

La variabilità climatica ha condizionato i raccolti, mantenendo la produzione globale in linea a 227 milioni di ettolitri (+0,6%) ma del 13% al di sotto della media decennale

CONSUMI: STRUTTURALI LE DIFFICOLTÀ NEI MERCATI MATURI

Il calo dei consumi globali (-2,7%) non è solo congiunturale. I 208 milioni di ettolitri registrati nel 2025 rappresentano il livello più basso dal 1957, secondo i dati storici dell'OIV. La contrazione riflette cambiamenti strutturali di lungo periodo nei mercati maturi, combinati con pressioni economiche sul potere d'acquisto e un cambio generazionale nei comportamenti di consumo. I mercati occidentali tradizionalmente forti — Europa occidentale e Nord America — continuano a perdere volumi, mentre segnali di crescita arrivano da Portogallo, Brasile, Giappone e da alcune aree dell'Europa centro-orientale.
Il calo dei consumi globali (-2,7%) non è solo congiunturale. I 208 milioni di ettolitri registrati nel 2025 rappresentano il livello più basso dal 1957

 

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