
Non è più soltanto una questione di etichette. La denominazione d'origine protetta (Dop) si sta trasformando in un brand esperienziale capace di attrarre flussi, generare indotto e strutturare governance territoriale. E tra i comparti Dop e Igp, è il vino a guidare: 390 attività di turismo censite nel 2025 contro le 362 del cibo, con gli spirits ancora molto lontani a quota 9.
È uno dei dati che emerge dal secondo Rapporto sul Turismo Dop 2026 — elaborato su dati 2025 — realizzato da Fondazione Qualivita in collaborazione con Origin Italia e con il supporto del Ministero dell'Agricoltura (MASAF), che monitora le attività di turismo enogastronomico legate ai prodotti a Indicazione Geografica e al lavoro dei Consorzi di tutela. Il quadro complessivo è quello di un settore in rapida evoluzione: dalle feste di paese alle degustazioni di sistema, il turismo legato alle IG non è più un fenomeno spontaneo, ma una leva economica con regole proprie, attori riconosciuti e numeri in costante crescita.

Le attività censite nel 2025 sono 667, con un incremento del 12% rispetto all'anno precedente, di cui 350 permanenti e 317 relative all'anno in corso. Il dato più significativo riguarda gli eventi — feste, degustazioni, festival culturali, manifestazioni sportive — che crescono del 26% in un solo anno, arrivando a 292, con le sagre e feste in testa (147 attività) seguite dalle degustazioni (97). Rilevanti anche le 60 prime edizioni registrate: un segnale che la spinta propulsiva sta raggiungendo filiere di dimensioni più contenute, non solo i grandi marchi.
A livello geografico la crescita è distribuita in 16 regioni su 20, con Veneto, Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia stabilmente in testa — tutte con oltre 60 attività di Turismo Dop — grazie alla combinazione di filiere produttive solide, attrattività turistica consolidata e Consorzi strutturati.

La leadership del vino nell'enoturismo non è una sorpresa per chi conosce il settore, ma è la prima volta che il sistema delle Indicazioni Geografiche la certifica in modo sistematico. A confermarlo anche la ricerca accademica: uno studio dell'Università Roma Tre pubblicato su Tourism Economics, basato sui dati della Rete di Contabilità Agricola Italiana per il periodo 2017-2021, dimostra che i produttori di vino di alta qualità offrono un'offerta turistica più diversificata rispetto a qualsiasi altra categoria agricola, con impatti positivi sulla sostenibilità socio-economica delle aziende.
Il motore di questa trasformazione ha un nome preciso: il Regolamento europeo 2024/1143, che per la prima volta ha incluso la gestione delle attività turistiche tra le competenze ufficiali dei Consorzi di tutela. Una svolta normativa che ha trovato interlocutori pronti: nel 2025 sono stati 376 i Consorzi attivamente coinvolti in iniziative di Turismo Dop, affiancati da quasi 500 enti e associazioni locali. Sul territorio, l'infrastruttura più diffusa sono le Strade dei vini e dei sapori — 108 itinerari normati a livello regionale — seguite da spazi didattici (39), musei (27) e patrimoni culturali (23) collegati ai prodotti IG. Un ecosistema che cresce in dimensione e qualità organizzativa, e che Mauro Rosati, direttore di Fondazione Qualivita, descrive nei suoi tratti più interessanti: "Si afferma con evidenza una logica di rete fondata su connessioni, sinergie e collaborazioni tra attori diversi. Il dato più interessante, sul piano sociologico e territoriale, è proprio questo: la nascita di comunità attive e di relazioni stabili, in cui soggetti pubblici e privati imparano a cooperare e a costruire una dimensione ibrida, dove promozione, tutela e sviluppo locale si rafforzano reciprocamente".
Sul fronte normativo, il Rapporto censisce 116 atti legislativi tra livello europeo, nazionale e regionale. Cresce anche l'interesse della ricerca accademica: le pubblicazioni scientifiche sul turismo enogastronomico Dop e Igp sono passate da 17 a 24 in un anno. E nel dibattito pubblico, il termine Turismo Dop ha superato le 700 ricorrenze sulla stampa nel 2025, trovando persino una voce dedicata nel Vocabolario Treccani.
Per la prima volta il Rapporto include una rilevazione dedicata al punto di vista del "turista Dop", condotta direttamente sul campo in eventi selezionati. I risultati sfidano l'immagine di un pubblico generico in cerca di folklore. Il 63% dei visitatori indica nelle degustazioni la motivazione principale alla partecipazione. Ancora più significativo è il dato sulla consapevolezza acquisita: il 64% dichiara di aver capito meglio le caratteristiche del prodotto, il 54% il metodo di produzione, il 53% la storia e la cultura locale. Si tratta di un pubblico che non consuma passivamente l'esperienza, ma la elabora, e che tendenzialmente la monetizza: chi comprende un prodotto lo acquista con più convinzione, e lo racconta.
Una fotografia coerente con quanto emerge dalla ricerca internazionale. Uno studio condotto da ricercatori delle università turche di Harran e Sinop, pubblicato sull'International Journal of Environmental Sciences nel 2025, ha analizzato le esperienze di enoturisti stranieri in visita in Italia attraverso interviste qualitative. Il forte interesse per le esperienze enologiche e gli elementi gastronomici risulta il tema dominante, e denominazioni come Chianti, Barolo, Prosecco, Nero d'Avola e Amarone emergono tra i prodotti più cercati dai turisti internazionali. I partecipanti dichiarano di voler tornare in Italia, ma segnalano anche lacune da colmare: contenuti multilingue insufficienti e infrastrutture da potenziare soprattutto nelle aree rurali, che potrebbero invece rappresentare una valvola di sfogo rispetto al sovraffollamento delle destinazioni più consolidate.

Il 76% dei visitatori riconosce nel Consorzio la figura preposta a garantire l'autenticità del prodotto Dop o Igp al centro dell'evento. Un risultato che vale quanto un dato di brand equity: l'istituzione ha già costruito un capitale reputazionale presso il pubblico finale, e le esperienze targate Consorzio godono di credibilità differenziale rispetto all'offerta enogastronomica generica. Lo sottolinea Cesare Baldrighi, presidente di Origin Italia: "I Consorzi di tutela assumono un ruolo sempre più centrale nello sviluppo del Turismo DOP, coordinando attori diversi per garantire iniziative credibili e di qualità. I dati del Rapporto, che mostrano come tre visitatori su quattro riconoscano nei Consorzi il garante dell'autenticità dell'esperienza, sono la migliore conferma di questo processo".
Sullo sfondo si profila un ulteriore driver di sviluppo: il riconoscimento della Cucina italiana come patrimonio UNESCO, in cui Dop e Igp — e il vino in particolare — non sono semplici ingredienti, ma pilastri culturali e produttivi. Un riconoscimento che potrebbe trasformare radicalmente la narrazione internazionale del sistema delle Indicazioni Geografiche, e con essa la capacità di attrarre un turismo di qualità sempre più consapevole di quello che cerca.
ULTIME
NOTIZIE
è DISPONIBILE L'APP DI VINONEWS24.
SCARICALA ORA PER ACCEDERE AI NOSTRI CONTENUTI DAL TUO SMARTPHONE!
Puoi scegliere di impedire a questo sito web di aggregare e analizzare le azioni che intraprendi qui. Ciò proteggerà la tua privacy, ma impedirà al proprietario di imparare dalle tue azioni e di creare un'esperienza migliore per te e per gli altri utenti.