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Liv-ex 2025: prezzi sotto pressione, crescono volumi. Liv-ex 1000 -4,5%, domanda fine wines USA -43,6% ma ripartono acquisti europei (+48,2%)

Liv-ex: nel 2025 prezzi sotto pressione, volumi in crescita e una ripartenza che passa dall’Europa

di redazione | 3 Febbraio 2026

Si chiude un anno complesso per i fine wines. Indice Liv-ex 1000 -4,5%, costo medio per cassa -12,6%, volumi in aumento (+8,7%) sui vini più accessibili. La domanda USA scende del 43,6%, ma gli acquisti europei (+48,2%) compensano gran parte del calo. Bordeaux in stabilizzazione.

Il 2025 si è chiuso come un anno di transizione per il mercato globale dei fine wines. Gli indici del report annuale elaborato da Liv-ex mostrano prezzi ancora sotto pressione, ma anche segnali concreti di stabilizzazione e primi accenni di recupero nella seconda parte dell’anno. Con il Liv-ex 1000 in calo del 4,5% da inizio anno e un costo medio per cassa sceso del 12,6%, il mercato ha visto un aumento dei volumi scambiati su fasce di prezzo più basse.
Sul piano geografico, il ritiro degli acquirenti statunitensi a seguito dei dazi introdotti da presidente Trump è stato compensato da un deciso ritorno dell’Europa (+48,2% di valore degli acquisti), mentre l’Asia inizia a mostrare timidi ma significativi segnali di risveglio. In questo contesto, Bordeaux intravede una luce dopo una delle campagne En Primeur più difficili degli ultimi anni.

PIÙ SCAMBI, MA A PREZZI PIÙ BASSI: IL TREND DEL MERCATO NEL 2025

Nel corso del 2025 il valore complessivo degli scambi sulla piattaforma Liv-ex è diminuito del 5,0% rispetto al 2024, ma i volumi sono cresciuti dell’8,7%. Un dato chiave emerge con chiarezza: a fronte di un perimetro di vini trattati sostanzialmente stabile – con un numero di etichette (LWIN7) e annate (LWIN11) in linea con gli ultimi anni – il mercato ha registrato un’intensificazione degli scambi su vini di prezzo inferiore.
Il Liv-ex 1000, l’indice più ampio e rappresentativo del mercato, segna un -4,5% year-to-date, mentre il costo medio per cassa scambiata è crollato del 12,6%. Questo squilibrio indica che, pur senza un cambiamento radicale nel mix dei vini trattati, il 2025 ha visto un aumento dei volumi sui segmenti più accessibili, segnale tipico di una fase di assestamento dopo una prolungata correzione dei prezzi.
Dopo un avvio d’anno incoraggiante – con valori e volumi in crescita nei primi due mesi, a conferma di un progressivo smaltimento delle scorte – il mercato è stato colpito duramente a marzo dall’annuncio di possibili tariffe del 200% sull’alcol europeo da parte dell’amministrazione Trump. La conferma, il 2 aprile, di dazi al 15% sui vini europei ha determinato un immediato ritiro dei compratori statunitensi, con effetti particolarmente negativi su Champagne e Italia, regioni fortemente esposte alla domanda USA. Aprile ha segnato di conseguenza le peggiori performance degli indici Liv-ex dal 2023, seguite da una campagna Bordeaux En Primeur incapace di riaccendere l’interesse dei collezionisti.Il 2025 si è chiuso come un anno di transizione per il mercato globale dei fine wines.

EUROPA SPINGE GLI ACQUISTI E COMPENSA CROLLO USA. IL RISVEGLIO DELL’ASIA

Il dato più rilevante dell’anno riguarda la redistribuzione geografica della domanda. Con gli Stati Uniti – primo mercato nel 2024 – sostanzialmente ai margini, il valore degli acquisti USA è crollato del 43,6% su base annua, dopo che l’esposizione in bid è diminuita dell’80% in una sola notte ad aprile.
A colmare il vuoto sono stati i compratori europei: il valore degli acquisti in Europa è cresciuto del 48,2% rispetto al 2024. La principale beneficiaria è stata l’Italia, e in particolare la Toscana, con acquisti dal Vecchio Continente in aumento del 103,9% su base annua. La dinamica valutaria ha giocato un ruolo chiave: il dollaro si è indebolito del 6,3% contro la sterlina e dell’11,2% contro l’euro, rendendo il vino europeo sensibilmente più caro per gli acquirenti statunitensi. Al contrario, gli operatori europei, che tendono a comprare da venditori continentali, hanno risentito meno del rafforzamento dell’euro, cogliendo nuove opportunità di valore.
Sul fronte asiatico, pur in un contesto ancora discontinuo, emergono segnali di miglioramento del sentiment. A Hong Kong, la ripresa dell’Hang Seng ha coinciso con un aumento degli scambi di Borgogna di alta gamma e con una maggiore presenza di questi vini nel canale on-trade, favorito anche dall’assorbimento delle eccedenze di stock accumulate negli anni precedenti.

BORDEAUX AI MINIMI, ITALIA RESILIENTE, BORGOGNA A DUE VELOCITÀ

Bordeaux continua a perdere quota, con la sua share di mercato scesa dal 36,3% al 35,5%. La campagna En Primeur 2024 è stata definita “disastrosa”: vendite in calo del 60% presso i principali merchant britannici, critiche aperte ai prezzi di rilascio e un indebolimento strutturale della Place de Bordeaux, con négociant sempre meno disposti ad accettare allocazioni. Tuttavia, al di là dell’En Primeur, negli ultimi mesi sono emersi segnali incoraggianti. Il Fine Wine 50 – indice che monitora i First Growths e funge da termometro del sentiment complessivo – è salito per tre mesi consecutivi, mentre i rapporti bid:offer continuano a migliorare. Nonostante l’eccesso di vini giovani ancora sul mercato, le prospettive appaiono migliori rispetto a sei mesi fa.
La Borgogna vede la propria quota scendere dal 22,5% al 21,4%, ma con una netta divergenza interna: il segmento top (Burgundy 150) mostra segnali di riequilibrio tra domanda e offerta e una stabilizzazione dei prezzi, mentre la fascia inferiore resta in sofferenza.
L’Italia si conferma il volto della resilienza. Nonostante un crollo del 50,2% degli acquisti statunitensi di vini italiani, il valore complessivo degli scambi è cresciuto dello 0,5% grazie alla domanda europea. La differenza emerge chiaramente all’interno dell’Italy 100: le componenti toscane segnano +0,5% nell'anno, mentre quelle piemontesi arretrano del 4,6%. Sassicaia e Lafite Rothschild dominano i volumi di scambio, mentre il Produttori del Barbaresco 2021 si afferma come il vino più scambiato dell’anno, con volumi superiori del 55,2% rispetto a qualsiasi altro vino, un segnale incoraggiante di possibile recupero anche al di sotto del vertice del mercato.Indice Liv-ex 1000 -4,5%, costo medio per cassa -12,6%, volumi +8,7% sui vini più accessibili.

VERSO LA STABILIZZAZIONE? SÌ, MA LA RIPRESA SARÀ GRADUALE

Tom Burchfield, Head of Market Intelligence di Liv-ex, interpreta il 2025 come un anno di forti oscillazioni, ma con segnali concreti di stabilizzazione e primi germogli di ripresa, sostenuti dalla crescita degli acquisti europei e dal miglioramento del sentiment asiatico:
“Il 2025 è stato un vero e proprio rollercoaster per il mercato dei fine wines – anaizza Burchfield - Dopo l’introduzione dei dazi e una campagna Bordeaux En Primeur poco riuscita, le prospettive a giugno erano piuttosto cupe. Tuttavia, nella seconda metà dell’anno sono iniziati a emergere segnali di recupero, con i principali indici Liv-ex che hanno trovato stabilità. Dopo una discesa costante durata tre anni, questa è stata una notizia molto positiva. All’inizio del 2026, c’è la sensazione che il mercato stia iniziando a voltare pagina: il sentiment nella piazza asiatica è migliorato, gli acquisti europei sono aumentati del 50% lo scorso anno, compensando gran parte del calo statunitense. Se questi germogli verdi continueranno a consolidarsi nella prima metà dell’anno, potremo finalmente dichiarare che il mercato è entrato in fase di recupero”.
A dodici mesi di distanza da uno scenario che appariva cupo, il quadro è oggi più costruttivo. Le tariffe non si sono rivelate distruttive per il mercato secondario nel suo complesso, i prezzi sembrano aver trovato un punto di stabilizzazione – soprattutto al vertice – e l’Europa ha dimostrato di poter sostenere la domanda. Tuttavia, Liv-ex invita alla cautela: il 2026 potrebbe essere un anno di “bump along the bottom”, una fase laterale che rappresenta al tempo stesso un’opportunità per nuovi collezionisti e una sfida per produttori e merchant.
I principali rischi restano la gestione delle prossime campagne En Primeur – in particolare Bordeaux 2025, che dovrà essere proposta a prezzi realmente competitivi – e l’incertezza legata alle tariffe USA. Al contrario, un eventuale sblocco della domanda statunitense, sommato al rafforzamento europeo e asiatico, potrebbe segnare il punto di svolta definitivo per il mercato globale dei fine wines.

La domanda USA scende del 43,6%, ma gli acquisti europei (+48,2%) compensano gran parte del calo. Bordeaux in stabilizzazione.

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