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Crisi del Bordeaux. Cina dice addio al vino in Francia. Tra le cause, calo consumi in patria, costi gestione elevati, controllo dei capitali

Bordeaux, crisi senza fine. La Cina dice addio al vino in Francia

di Antonio Tosi | 22 Novembre 2024

Gli anni del boom di investimenti dei magnati cinesi nel business vitivinicolo in Francia sembrano volgere al termine. Tra calo dei consumi in patria, costi di gestione elevati e controlli sui capitali, molte proprietà vanno all’asta e si cercano altre forme di investimento.

La Cina si è stancata del vino? Tra costi di gestione troppo onerosi, controlli sempre più stringenti sui capitali, calo dei consumi in patria e problemi legati al clima, gli imprenditori cinesi che hanno acquistato aziende vitivinicole nella regione di Bordeaux stanno lasciando uno dopo l’altro, acuendo di fatto la crisi senza fine che sta attraversando il pregiato vino francese.
A questo si aggiunge la politica di espianti dei vigneti bordolesi adottata dal governo francese in risposta alla sovrapproduzione, ai problemi fitosanitari e alla riduzione dei consumi, aspetto che costituisce un ulteriore deterrente a nuovi investimenti.
L’atteggiamento degli imprenditori cinesi è però anche figlio di una visione del business diversa da quella occidentale: gli europei ragionano mediamente per generazioni, gli investitori del paese asiatico pensano invece in termini di cicli quinquennali, dopo i quali, soprattutto se il ritorno economico non è quello sperato, è abbastanza normale vendere e cercare altre opportunità di business. Un approccio che mal si sposa con le attività vitivinicole, nelle quali occorre pazienza e perseveranza.
Sta di fatto che il sogno di una vita elegante in Francia unito alla prospettiva di ingenti guadagni sul mercato interno non ha trovato riscontro nella realtà per molti investitori del paese asiatico.
C’è anche chi rimane, come il famoso uomo d'affari di Hong Kong Peter Kwok, o Jack Ma, il miliardario fondatore del gruppo di e-commerce Alibaba, ma fa specie vedere messi all’asta o svenduti gioielli medievali come Chateau Latour, di proprietà di Daisy Haiyan Cheng, erede del gruppo Longhai International, o i castelli acquistati negli anni 2010 dal magnate cinese Naijie Qu (a dire il vero confiscatigli per questioni giudiziarie), fondatore del conglomerato Haichang; o ancora quelli di Chi Keung Tong. Una fuga generale testimoniata da altre decine di proprietà in vendita nella regione bordolese.

Molti imprenditori cinesi che hanno acquistato aziende vitivinicole nella regione di Bordeaux stanno lasciando uno dopo l’altro, acuendo di fatto la crisi senza fine che sta attraversando il pregiato vino francese.
vigneti bordolesi

Del resto, il modello economico di molti investitori del paese asiatico era quello di acquistare aziende agricole di fascia bassa sperando in un ritorno immediato, producendo vino a basso costo e vendendolo tramite le proprie reti di distribuzione a prezzi decuplicati.
Una strategia che ha funzionato solo per un periodo. Dopo la pandemia di Covid-19, però, il consumo interno di vino in Cina è crollato, diminuendo di un quarto solo nel 2023 e dando la mazzata definitiva al settore.
Che i vigneron bordolesi stiano attraversando un periodo difficile lo testimonia anche la decisione della prefettura della Gironda che, secondo quanto riportato dal quotidiano francese Sud Ouest, ha dato il via libera ad alcuni viticoltori per zuccherare i loro vini al fine di aumentarne la gradazione alcolica post fermentazione, dopo che il clima piovoso di settembre ha impedito a una serie di viti in tutta la regione di raggiungere la piena maturazione.

 

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