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Non solo mare. Ecco l’isola d'Elba dei vini e della cucina

Non solo mare. Ecco l’isola d'Elba dei vini e della cucina

di Gian Omar Bison | 20 Giugno 2025

Un tour tra i sapori e le specialità enoiche dell’isola dell’Arcipelago Toscano, tra vitigni autoc-toni e viticoltura eroica (e creativa).

L'Elba da bere e certamente da mangiare è una realtà solida e riconosciuta da tempo che accompagna e impreziosisce il turismo balneare, sportivo, welness. L'idea però che col vino ci si possa proporre ancora di più e meglio, incrociando vacanzieri e villeggianti del gusto che hanno fame dell'Italia migliore, è una convinzione radicata nel Consorzio Servizi Albergatori Isola d’Elba che ha messo in rete le aziende vitivinicole dell'isola.

Vini che fanno viaggiare, peculiari, di grande profondità aromatica come l'ansonica, il vermentino e l'aleatico senza dimenticare i rossi che sono pieni e avvolgenti, tra sangiovese e syrah. Vini della tradizione e vini contemporanei, che guardano al futuro. Vini che accompagnano momenti di immersione artistica e di esperienze sportive. Vini gastronomici per “cuci-ne che si mangiano le cantine”. Vini che in buona parte nascono e "muoiono" in isola. E da qui la necessità, avvertita tra i produttori, di costruire un’orizzonte commerciale più solido per quanto riguarda le esportazioni o le vendite nel settore horeca e della distribuzione organizzata.

L’Isola d’Elba non è dunque solo mare cristallino e sentieri immersi nella natura ma racconta anche una storia di sapori, tradizioni e vini d’eccellenza. “Con questa iniziativa –spiega il presidente del Consorzio Servizi Albergatori Massimo De Ferrari – vogliamo mostrare che l’ospitalità elbana va oltre gli alberghi sulle spiagge: è un’esperienza culturale a tutto tondo, che passa anche attraverso il vino, la cucina e i prodotti agricoli locali, di altissima qualità e meritevoli di essere conosciuti in tutto il mondo”.

Il Consorzio è titolare dell’agenzia Ilva Viaggi, che ne cura la vetrina promozionale, dove viene offerta una panoramica sia del ricettivo che dei vari servizi e attività del territorio. Tra i partner del tour anche Blu Navy, storica compagnia di navigazione dell’Isola d’Elba e Small Fly Airlines, compagnia aerea che collega l’aeroporto de La Pila ad alcuni aeroporti italiani, con connessioni alle principali destinazioni europee ed extraeuropee.

ISOLA D’ELBA TRA STORIA E SAPORI

L’Isola d’Elba è un caleidoscopio di colori, sapori e profumi, tra storia e natura. È una delle sette perle che formano l’Arcipelago Toscano dove si alternano spiagge da copertina, montagne di granito, boschi verdeggianti, laghetti nascosti e un suolo tra i più ricchi di minerali al mondo. Un vero microcosmo circondato da un mare straordinario capace di riflettere il fascino e l'esclusività di un territorio puro e incontaminato.

In questa isola del Mediterraneo, protagonista del Mar Tirreno troviamo 200 spiagge (di sabbia a sud, di ciottoli bianchi a nord, di granito nella parte ovest e ferrose e luccicanti nell’est minerario) e circa 400 km di sentieri percorribili a piedi o in bicicletta.

Antiche dominazioni e popoli mediterranei (Fenici, Greci, Etruschi, Romani) hanno lasciato innumerevoli testimonianze storiche e culturali: relitti, siti neolitici, fortezze, pievi, ville e piccoli borghi fanno da cornice ad un territorio dove la Natura è la vera protagonista. Molti personaggi illustri l’hanno scelta come loro casa o luogo del cuore, dal passato a oggi. Uno su tutti, l’imperatore Napoleone, sovrano dell’Elba, che ha trasformato un territorio prettamente agricolo in un piccolo mondo dove l’arte, la musica e nuove consuetudini lo posero al centro dell’interesse di tutta Europa.

Al di là dei miti e delle leggende, la storia dell’isola d’Elba si perde nel tempo. Abitata dall’età del bronzo, fu frequentata dai più antichi popoli mediterranei: dai greci, dagli etruschi, dai liguri, dai romani e, giù giù nell’evo moderno fino ai tempi nostri, dai saraceni, dai pisani, dai barbareschi, dai Medici e dalle dominazioni europee. Per gli Etruschi le risorse del sottosuolo costituirono un’inesauribile fonte di ricchezza e il ferro elbano contribuì al prosperare della loro civiltà. I Romani apprezzarono l’Elba per il suo ferro, ma anche per i fanghi curativi, come testimonia una delle due ricche ville patrizie individuate nell’isola, i cui resti si trovano in prossimità dell’attuale struttura termale. Il medioevo vide la dominazione pisana, di cui restano alcune importanti e suggestive costruzioni a difesa del territorio che testimoniano l’importanza strategica dell’isola. Seguono poi la Signoria degli Appiani e Cosimo de’ Medici il quale, sui resti della romana Fabricia, edificò la sua Cosmopoli (oggi Portoferraio) cingendola di mura possenti che salvarono gli abitanti dalle incursioni piratesche.

Gli Spagnoli si insediarono a Porto Azzurro e anch’essi posero mano alla difesa del loro territorio con una costruzione imponente, il forte di San Giacomo, che ancor oggi, divenuto casa penale, domina il ridente paese. Ma l’Elba interessò anche gli inglesi, i tedeschi e i francesi, che si sfidarono con la diplomazia e con le armi per impadronirsene.

VITIVINICOLTURA DELL’ISOLA D’ELBA

L’isola d’Elba, la maggiore dell’Arcipelago toscano, ha una superficie di 224 kmq ed è la terza isola italiana per estensione. La morfologia del suo territorio è prevalentemente collinare con un massiccio rilievo montuoso nella sua parte occidentale che supera i 1000 mt di altitudine. La fascia altimetrica di coltivazione della vite si estende oggi dal livello del mare fino ai 450 mt.

La complessa origine geologica dell’isola ha determinato differenti tipi di substrati rocciosi nelle sue diverse zone e quindi diversi tipi di suoli: la zona occidentale del massiccio del monte Capanne ha suoli derivati dalla disgregazione di rocce granitiche che hanno originato terreni sciolti e molto permeabili; la zona centrale di origine sedimentaria presenta piccole pianure di raccordo tra le coste e colline non ripide con suoli calcarei, ciottolosi e mediamente argillosi; nella parte orientale dell’isola di origine metamorfica predominano i suoli poco profondi, con scheletro grossolano e buona presenza di minerali. Anche se differenti per tessitura i suoli delle diverse zone dell’isola sono sempre poveri di sostanza organica e ben adatti quindi alla produzione di uve.

Il clima è di tipo mediterraneo caratterizzato da masse di aria di genesi tropicale marittima in estate alternate a masse invernali di provenienza marittima polare; la vicinanza di tutte le coltivazioni viticole al mare influenza e determina zone microclimatiche uniformi nelle diverse parti dell’isola.

La viticoltura dell’isola d’Elba risale al periodo etrusco, anche se l’antico sistema di allevamento ad alberello denota l’influenza greca. Già i Romani la descrivevano come “isola feconda di vino”. Nei secoli del Rinascimento si definiscono le principali varietà di uve da vino che provengono dalle diverse zone del Mediterraneo che hanno esercitato influenze economiche e sociali sull’isola: dalla Toscana proviene il Trebbiano, il Sangiovese e l’Aleatico, dalla Sicilia l’Ansonica e il Moscato, dalla Corsica e dalla Liguria il Vermentino; tra le tante varietà che sono state coltivate sull’isola nel corso dei secoli e provenienti dalle più diverse zone viticole europee, quelle elencate sono oggi le principali varietà che compongono e caratterizzano le tipologie dei vini della denominazione Elba, sicuramente per il loro migliore adattamento alle condizioni climatiche e ai diversi tipi di suoli.

Il periodo più florido per la viticoltura elbana è stato quello intorno agli anni 1880-1888 in cui si raggiunsero i 5mila ettari coltivati a vigneto e una produzione di circa 150mila ettolitri di vino. In quell’epoca, le cronache storiche dimostrano che la popolazione diminuì fortemente negli anni in cui la crittogama decimò i vigneti. La miseria aumentò come pure l’emigrazione. La fillossera fece il resto e divenne il più grande flagello della viticoltura elbana: si manifestò verso il 1890 raggiungendo il massimo nel 1893.

La viticoltura è stata fino alla metà del secolo XX la principale attività economica della popolazione dell’isola. Attualmente, la superficie interessata alla produzione di uva Doc è pari a 350 ettari circa ma in continuo aumento. Le aziende che commercializzano le produzioni Doc Elba sono 15, riunite nel Consorzio Elba Doc. Ulteriori 15/20 aziende producono uva che viene conferita alle cantine. La produzione dell’Elba si assesta sulle 370/400 mila bottiglie. La produzione vitivinicola elbana viene commercializzata prevalentemente sul territorio ma anche fuori dai confini. La realtà agricola dell’Elba è caratterizzata prevalentemente dalla viticoltura, ma sono presenti anche produzioni importanti inerenti all’olivicoltura, la produzione di miele e più marginalmente ortofrutta.

LA CUCINA ELBANA E LE INFLUENZE DEI POPOLI MEDITERRANEI

La cucina dell’Isola d’Elba – terra che fa parte della Riserva di Biosfera Isole di Toscana Mab Unesco - è frutto di continue migrazioni e occupazioni da parte di popoli diversi che ne hanno plasmato e arricchito le odierne caratteristiche. Alla fine del XVI secolo si trovava divisa in tre stati: la parte sud era sotto il diretto governo del regno di Spagna; l’area attuale del comune di Portoferraio faceva parte del Granducato di Toscana; il resto dell’isola era sotto il dominio del principato di Piombino, tanto che per attraversare l’intera isola erano necessari tre lasciapassare.

La Spagna fin dal 1603, interessata ad avere un avamposto verso il centro del Mediterraneo, con il re Filippo III era riuscita ad impossessarsi dell’insenatura naturale di Longone (Porto Azzurro), costruendo il Forte San Giacomo. Questo periodo di convivenza con gli isolani portò alla creazione di diversi piatti poveri: come la Sburita o Sburrita, il Gurguglione e lo stoccafisso. La Sburrita è una zuppa a base di baccalà con aglio olio e pane; il baccalà (merluzzo che ha subito un processo di salatura) è un pesce che non si trova nei mari del mediterraneo, all’epoca veniva commercializzato dagli spagnoli dal mare del nord Europa. Il Gurguglione è uno stufato di verdure con prevalenza di peperoni, è molto simile ai piatti della penisola iberica ed anche alla ratatouille provenzale. Infine, lo stoccafisso all’elbana, piatto povero della tradizione di Rio Marina, è una pietanza a base di patate, pomodori, cipolle e stoccafisso (merluzzo essiccato all’aperto). Questo piatto viene preparato di frequente dagli elbani nei momenti di ritrovo (detti “ribotte”).

Nel versante occidentale dell’isola si riscontra anche un forte legame con i popoli liguri, grandi commercianti che approdavano nei mari elbani sia per pescare le acciughe che per acquistare vino prodotto sul territorio. I liguri lasciarono all’isola la preziosa cultura della salatura del pesce, oltre che la zuppa di acciuga e l’utilizzo della maggiorana in alternativa alla nepitella, usata soprattutto nella parte orientale dell’Elba.

Nella parte limitrofa a Portoferraio si evidenzia una forte impronta toscana sui piatti locali. Un esempio classico è il cacciucco, che è presente anche a Livorno, piatto poverissimo e realizzato con gli avanzi misti del pesce pescato.

Tra il XIII e il XVII secolo l’Elba subisce diverse incursioni da parte dei corsari barbareschi, che oltre a lasciare saccheggi e distruzione contribuirono anch’essi ad influenzare la cucina locale. Tale contaminazione è presente soprattutto nella cucina di Rio Marina e di Rio Elba, per esempio nella schiaccia briaca, fatta inizialmente di ingredienti di origine orientale come uvetta, mandorle e pinoli; solo successivamente con la versione attuale di questo dolce tipico (risalente all’Ottocento) troviamo l’aggiunta dell’aleatico, vitigno tradizionale dell’Arcipelago toscano.

vigneti sull'Isola d'Elba
vigneti sull'Isola d'Elba

UN TOUR TRA LE CANTINE DELLA DOC ELBA

La denominazione di origine controllata Elba è stata istituita nel 1967 con le tipologie Elba Bianco ed Elba Rosso. Nel 1994 sono state introdotte nella denominazione anche l’Elba Aleatico, l’Elba Ansonica, l’Elba Ansonica Passito e l’Elba Rosato. Nel 1999 è stata riconosciuta la denominazione del Moscato dell’Elba e nel 2011 anche le tipologie Elba Vermentino, Elba Trebbiano e Elba Sangiovese. Nel 2011 viene riconosciuta la DOCG per l’Elba Aleatico.

La Doc Elba è riferita a otto tipologie di vini fermi e cinque di vini passiti. Le diverse tipologie sono ottenute principalmente dai vitigni che nei secoli si sono meglio adattati all’ambiente geografico dell’isola d’Elba: i vini bianchi sono ottenuti prevalentemente dalle varietà procanico (trebbiano toscano), ansonica, vermentino e moscato, i vini rossi ed il rosato dalla varietà sangiovese.

L’Aleatico elbano è un vino passito che rappresenta l’eccellenza tra i prodotti vitivinicoli. È stato il primo vino Docg passito riconosciuto a livello nazionale.

Tenuta delle Ripalte

È un'isola nell'isola e sorge in un luogo incantevole, la Costa dei Gabbiani, nella bellissima estremità sud-est dell'Isola d'Elba. Dalla cantina, progetto di Tobia Scarpa ultimato nel 2010, si ammira un arcipelago fantastico dove troneggia, tra tutte, il profilo dell'Isola di Montecristo. Un promontorio che, con le sue vigne, domina una costa di spiagge e calette intagliate nell’alta scogliera (Ripe Alte). Una bellezza spiegata con dovizia di particolari da Jacopo Nidini e Carlo Carlo Ederle.

La Fattoria fu fondata nel 1896, dal Conte Tobler, nobiluomo svizzero innamorato dell'Italia. L'intero comprensorio, circa 450 ettari, rappresentava la più grande azienda agricola dell’isola, ma la produzione di vino e gli allevamenti furono abbandonati dai successivi proprietari interessati principalmente al soggiorno di piacere e alla caccia. La famiglia veronese Ederle, subentrata nel 1977, ha sviluppato la naturale vocazione turistica del territorio e nel 2002 ha reintrodotto la viticultura: ora sedici ettari di nuove vigne occupano le migliori posizioni della Tenuta. In regime biologico dal 2024.

La cantina, firmata Tobia Scarpa e parte di Toscana Wine Architecture, sorge tra 18 ettari di vigneti e macchia mediterranea. Il resort offre 14 ville, camere, suite e appartamenti affacciati su 12 km di costa selvaggia, con spiagge e calette uniche sul Mar Tirreno.

Nel complesso un resort per il soggiorno in hotel, fattorie o ville e dove dedicarsi ad esperienze sportive, gastronomiche e di wellness. Spiagge, piscine, campi da tennis, padel, centro ippico, noleggio bici, freediving, ristoranti e bar. Lo scorso anno 3000 prenotazioni, senza pernottamento, per il solo wine tourism.

In degustazione, tra gli altri, un Vino Spumante Charmat Rosato Brut a base aleatico vinificato in bianco; Colore rosato acceso cristallino, profumi floreali e fruttati di lampone croccante; bocca asciutta, fresco e sapido, equilibrato, un gran bel sorso. Etna bianco 2019 (90% vermentino 10% fiano) che affina con un piccolo passaggio in legno; gran colore giallo paglierino carico, profumo di grafite, polvere da sparo, sulfureo, frutta a pasta bianca matura e balsamico, sorso pieno, abbastanza caldo e fresco, sapido, lungo. Alicante 2022 rosso modello pinot nero, che passa da 6 a 8 mesi in tonneaux esauste; colore intenso, naso pepato e balsamico, bocca pulita e appagante per un vino a vocazione gastronomica. L'Aleatico Passito dolce risulta complesso al naso e di piacevolissima beva.

i vigneti di Stefano Arrighi
i vigneti di Stefano Arrighi

Antonio Arrighi

Arrighi è un iron man in tutti i sensi. Non solo per la pratica sportiva protratta negli anni, ma soprattutto per la caparbietà con cui ha condotto l'azienda vitivinicola soprattutto nelle speri-mentazioni. Una in particolare, avviata nel 2018 sotto l'occhio attento del Prof. Attilio Scienza e famosa in tutto il mondo: l'immersione per 5 giorni in mare di uve ansonica messe dentro appositi cesti (nasse). Il sale marino, durante i giorni di immersione, toglie la pruina dalle bucce e penetra per “osmosi" all’interno, senza danneggiare l’acino. La presenza di sale nell’uva, con effetto antiossidante e disinfettante, permette di arrivare a produrre Nesos, un vino marino molto simile, sembrerebbe, a quello prodotto 2500 anni fa sull’Isola di Chio, il cosiddetto “vino degli dei” vero e proprio nettare di uve.

L'azienda è biologica, totalmente elbana da cinque generazioni e lavora con le anfore da 15 anni senza disdegnare legno e acciaio. Somma 22 ettari di cui nove vitati e 500 piante di ulivo. Due linee di vitigni: autoctoni e alloctoni. Dieci etichette e 45mila bottiglie. In vigneto è possibile godere di un percorso artistico e didattico sulla biodiversità vegetale dell'isola. Non si occupa di ristorazione né di soggiorno turistico.

In degustazione.
Nesos. Recuperate le uve dai fondali marini, resta qualche giorno di appassimento al sole. La vinificazione e il successivo affinamento avvengono in anfora di terracotta dove il vino rimane otto mesi a contatto con le bucce e un anno in bottiglia. Il risultato non è un orange wine ma l’antiossidante naturale è il sale, non i solfiti aggiunti che non ci sono. Strabiliante il risultato: naso iodato, di frutta gialla sciroppata e secca, di cera lacca. In bocca è polposo e lungo. In totale 270 bottiglie.
Vermentino 2024. Giallo paglierino scarico, sei mesi in acciaio spicca al naso con note agrumate e di macchia mediterranea; buona freschezza e sapidità.
Viognier. Uno affinato in anfora di terracotta e uno in barrique (compresa una nuova di acacia): simili nei profumi intensi varietali, dal floreale alla frutta bianca, il secondo aggiunge note burrose, di miele e di frutta secca. Grande volume in bocca e grande lunghezza.
Treesse 2021. Uvaggio di syrah, sangiovese e sagrantino (18 mesi in terracotta) è fine e intenso al naso, di mora, di ciliegia, floreale, di pepe, tostato; maturo, equilibrato e piacevolissimo in bocca.
Aleatico passito 2023. Abbinato all'imbollita, al pan ficato e alla schiaccia di Gabriele Messina, gastronomo e ricercatore di dolci antichi, titolare del Ristoro Elba Magna dove preparano anche sughi particolarissimi prodotti in particolare con pesce povero del tirreno. Tra i piatti proposti, la murena fritta.

Le Sughere di Monte Fico

Qui “la cucina mangia la cantina”. È un po' la sintesi che continua ad ispirare Aldo Appiani titolare dell'azienda agricola Le Sughere del Monte Fico a Rio Marina nell'Isola d'Elba. Significa cercare nei vini l'espressione più autentica e territoriale possibile e anche la massima vocazione gastronomica in abbinamento ai piatti locali della tradizione. Un vino che nasceva come alimento che accompagnava le fatiche dei minatori e dei pescatori con la giusta dose di calorie, mica e solo comfort food.

E così la degustazione è stata costruita sui piatti assieme ai quali i vini sono nati. Tonnina pomodoro cipolla e frigitelli (storicamente le parti meno nobili del tonno salate per garantirne la conservazione, che si faceva quando c'era la tonnara. A volte integrata da interiora e gurguglione) e sburrita di baccalà con Procanico 2024; riso al nero di seppia con Ansonica 2023; calamari alla cacciatora con Elba Bianco 2023; stoccafisso alla riese con Elba Rosso 2022; schiaccia briaca con Aleatico passito 2024. E per finire i due spumanti charmat di casa. Vini tutti molto in linea con la personalità esuberante di Aldo. Da evidenziare la lunghezza dell'Ansonica (1 anno di botte piccola), la pienezza e la veracità del sangiovese in purezza con un lieve sentore erbaceo (due anni in botte) e la peculiarità del suo Aleatico: giovane, fresco con profumi di rosa e amarena che secondo Aldo sono I più tipici dell’isola e si perderebbero con l'invecchiamento (80 grammi il residuo zuccherino).

I vigneti si trovano su terrazzamenti collinari di terreno ricco di scheletro e di minerali, degradanti verso il mare da un lato e a ridosso del manto boschivo di sughere, pini e macchia mediterranea che ricopre il Monte Fico dall’altro. L'azienda somma 35 ettari di cui 7 vitati per 80mila bottiglie di cui 7mila di passiti, provenienti da uva raccolta con vendemmia manuale in piccole cassette. Per l’accoglienza dispongono di nove camera, due appartamenti e piscina.

La Chiusa

Facile a dire che la bellezza sta negli occhi di chi la guarda quando ne sei circondato. Dove una volta c'erano le saline da cui Localita' Magazzini, l'Azienda la Chiusa è stata fondata da Carpani nel 1590 tra i "missionari" di Cosimo de' Medici chiamati a fondare Cosmopoli (Por-toferraio). Da li ad oggi con la proprietà della famiglia Bertozzi Corradi una storia importante di viticoltura di mare. Dodici ettari, 100mila bottiglie 70% a bacca bianca.

In degustazione
Vermentino e ansonica i protagonisti accompagnati da un aleatico di rara profondità e complessita. Terreni di argilla rossa, ricchi di scheletro, dove la brina salata (la guazza) gioca sui vitigni un ruolo deciso e distintivo. E poi locazione turistica fronte mare, settecento piante di ulivi, varietà leccino su tutte per un olio di gran qualità. In degustazione i vini dell'azienda con i piatti del Ristorante La Carretta.

Spumante charmat brut da uve vermentino; naso delicato, di erbe aromatiche, balsamico, frutta a bacca bianca, agrumato, in particolare pompelmo. In bocca buona freschezza e otti-ma sapidità. Vino gastronomico, non troppo impegnativo.

Orto delle fanciulle 2024 si mostra con note di frutta matura, balsamico, sapido e abba-stanza fresco.

Ansonica 2023 è intensa al naso, floreale, di frutta esotica, di frutta a pasta bianca matura, di erba aromatica.

Aleatico passito profuma di frutta a bacca rossa, prugna, ciliegia, balsamico. In bocca è caldo, pieno, adeguatamente fresco.

Azienda Cecilia

L’Azienda vinicola Cecilia nasce nel 1990 grazie alla passione di Giuseppe Camerini, ingegnere e artista milanese il quale, dopo quasi cinquant’anni di frequentazione dell’Isola d'Elba, decise di sviluppare, partendo dal Podere La Casina a Marina di Campo, il suo interesse per la viticultura ed il vino. L’azienda, attualmente seguita dai nipoti, si trova estesa su quattro piccoli poderi nella zona limitrofa a Marina di Campo e raggiunge le dimensioni totali di circa 11 ettari, producendo 75mila bottiglie annue e 12 etichette. Gli obiettivi aziendali più importanti per Cecilia sono l’accoglienza dei visitatori per la vendita diretta presso la propria sede e la valorizzazione dell’Isola d’Elba grazie a prodotti di qualità che provengono direttamente dal suo splendido territorio.
La cantina è moderna con sistemi di fermentazione e stoccaggio a temperatura controllata e nuovi impianti di filtrazione fanno dell’azienda una realtà all’avanguardia nelle tecniche di vinificazione più recenti. Un reparto per l’affinamento in botti di rovere a temperatura ed umidità controllata permette la perfetta evoluzione dei vini da invecchiamento.

In degustazione
Ansonica 2024. Macerazione rapidissima in pressa. Colore paglierino tenue. Profumi di frutta a pasta bianca e gialla, esotica, floreale, qualcosa di balsamico, di macchia mediterranea. Abbastanza caldo, sapido e minerale. Fresco. Equilibrato, armonico, piuttosto persistente.
Moscato Bianco secco 2024. Vinificazione separata una parte ad agosto e una a settembre. Paglierino carico. Al naso no-te floreali di gelsomino, agrumato soprattutto di pompelmo, delicatamente erbaceo, di erbe aromatiche come salvia; frutta secca, balsamico. Abbastanza caldo e morbido, abbastanza fresco, sapido. Maturo, armonico, fine ed equilibrato. Abbastanza persistente.
Sangiovese 2022. Quasi nove mesi sulle bucce. Limpido, rosso rubino cn sfumature violacee. Aromi di prugna, mora, lampone, floreale di rosa; speziato d pepe. Abbastanza tannico e morbido, fresco. Pieno, succoso, avvolgente. Pronto, persistente.
Ouglasa Syrah 2022. Ventesima produzione. Vini diversi. 10 gg macerazione sulle bucce e affinamento in barrique di rovere. 4500 bottiglie. Delicato nei profumi di frutta a bacca nera, burro, frutta secca, spezia, fiore. Caldo, abbastanza tannico, sapido e abbastanza fresco. Pronto, armonico e fine. Robusto e persistente.
Aleatico passito 2024. 20mila bottiglie, 20 giorni di appassimento. Pieno di profumi come la frutta sotto spirito, confettura, floreale appassito, albicocca, prugna e dattero disidratato. In bocca è fresco, morbi-do, fine, equilibrato, maturo.

Azienda agricola Acquabona

Acquabona è una storica azienda vitivinicola dell’Isola d’Elba le cui origini risalgono al Settecento. Il nome Acquabona deriva dalla presenza di una fonte d’acqua dolce, bene prezioso per gli isolani. Dai suoi vigneti, situati a due passi dal mare nei comuni di Portoferraio e Capoliveri, si ottengono vini Elba Doc da uve tradizionali ed il pregiato Aleatico Passito dell’Elba Docg.

A guidare l’azienda è da poco subentrata una nuova squadra di giovani imprenditori carichi di idee e di entusiasmo: Federico Capitani e Riccardo Fioretti, figli dei precedenti titolari, l'enologo Federico Ballati e Pietro Vallardi, tutti in grado di garantire la continuità con i successi del passato e nuovi importanti traguardi per il futuro. In 14 ettari vitati, l’azienda produce circa 90mila bottiglie e 12 etichette. Da sottolineare lo sviluppo enoturistico attraverso passeggiate e tour in vigna, degustazioni ed esperienze di golf and wine con il vicino Golf Club Acquabona.

In degustazione
Vermentino 2024. Vinificato con una breve macerazione a freddo. Il calice si mostra giallo paglierino e i profumi spaziano dalla frutta a polpa gialla matura alla a frutta esotica, profumi balsamico. Morbido, sapido, abbastanza fresco. Armonico, fine, piuttosto persistente.

Elba rosato 2024. È di un bel colore rosa cerasuolo brillante dovuto a non più di sei ore di macerazione sulle bucce. Uvaggio di syrah (60%) e sangiovese (40%) profuma di ciliegia, fragola, mirtilli. In bocca è morbido, abbastanza sapido e fresco.

Barosso Riserva 2020. 70% sangiovese, 20% merlot e 10% syrah affina in tonneaux prima dell’assemblaggio finale.
Aleatico passito 2020. È la prima varieta raccolta (mediamente tra il 20 e il 25 agosto) ed è una selezione in vigna di grappoli gia appassiti. Tre anni di affidamento in tonneaux e poi 1 in bottiglia.

La Faccenda

L'attuale Azienda Agricola La Faccenda si è costituita alla fine degli anni '90 dopo aver rilevato una storica azienda agricola dimessa durante il boom turistico degli anni '70. Oggi produce vini utilizzando solo uve dei propri vigneti ed imbottigliando all'orginie, seguendo rigorosamente displiscinare Elba Doc. L'azienda è situata in località Mola, sulla strada tra Portoferraio e Porto Azzurro, ai piedi di Capoliveri, antico borgo medievale dell'isola. La proprietà ha una superficie totale di 14 Ha ca. dedicati principalmente alla viticoltua e olivicoltura. Fra i vitigni coltivati, troviamo il procanico, il vermentino, l'ansonica e il moscato, per quanto riguarda i bianchi; il sangiovese, il sirah, il merlot e l'aleatico, per quannto riguarda quelli a bacca rossa.
Sergio Lauriola, titolare si occupa dell'azienda dal 2008. Producono 60mila bottiglie per dieci tipologie di vino: cinque secchi, una riserva e tre passiti.

Azienda agricola Sapereta

Della famiglia Sapere, è un’azienda vitivinicola e un ristorante sull’Isola d’Elba che porta avanti le tradizioni della terra. Sulle isole non si mangia solo pesce, anzi, il più delle volte e nei migliori dei casi la cucina locale segna a caratteri cubitali l’indicazione “Cucina di terra”. L'azienda è nata nel 1927 e fra due anni compirà 100 anni. Il nonno di Italo Sapere, attuale proprietario, che si chiamava come lui, aveva un'azienda familiare e produceva latte, olio, frutta, ortaggi e anche un po' di vino. Negli anni, il padre di Italo ha investito moltissimo nell’azienda agricola ma anche nella ricettività iniziando ad affittare ai turisti. Erano gli anni 1972 - 1973 e non si parlava ancora di agriturismo.

Attualmente ci sono circa 17 appartamenti. L’azienda agricola è nota per il Ristorante Sapereta che propone cucina agricola base carne e vegetali con tecniche avanzate e un’ottima materia prima. Alla testa del progetto ristorativo, che nasce nel 2006, ci sono Danae Sapere (figlia di Italo Sapere che segue ancora l’azienda agricola) e il marito Sante Vaiti che insieme hanno rilevato l’intera parte agrituristica dell’azienda e che la portano avanti con passione e dedizione.

Per quanto riguarda il vino, parliamo di produzione biologica e di una media di 60mila bottiglie. Vigne a 50 metri slm e tenute basse sia per il vento che per consumo idrico.

Le etichette sono: Elba ansonica Doc Blumo (85% ansonica + 15% malvasia), Elba rosato Doc Dragut 2024 (60% sangiovese, 30% aleatico, 10% syrah), Elba rosso Doc Efebo 2022 (60% sangiovese, 10% syrah, 10% merlot, 10% cabernet sauvignon), Toscana rosso Igt Dé 2023 (100% aleatico), Elba Aleatico passito DOCG 2023 (100 % aleatico).

 

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