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Vini dealcolati, via libera al decreto che porta l’Italia nel mercato no-lo

Vini dealcolati, via libera al decreto che porta l’Italia nel mercato no-lo

di Giambattista Marchetto | 29 Dicembre 2025

La modifica del quadro normativo fiscale apre la strada alla produzione nazionale di dealcolati, separando il ruolo di operatori in comparti differenti. Il settore punta su un mercato da 3,3 miliardi di dollari entro il 2028. UIV: "atto atteso".

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministero dell’Agricoltura, ha dato il via libera al decreto interministeriale che regola la produzione di vini dealcolati in Italia. Il provvedimento, firmato dai ministri Giancarlo Giorgetti e Francesco Lollobrigida, introduce un quadro normativo dettagliato per autorizzare e gestire l’attività di dealcolazione del vino sul territorio nazionale.

DUE CATEGORIE DI OPERATORI

Il decreto stabilisce le condizioni per autorizzare la produzione di vino dealcolato e la gestione dell’alcol etilico derivante dai processi di dealcolazione, distinguendo tra due categorie di operatori: i soggetti “EID”, che possono produrre fino a un limite quantitativo annuo prestabilito, e i soggetti “DID”, autorizzati a superare tale soglia previa licenza specifica.
Il provvedimento definisce requisiti tecnici precisi per gli impianti: installazione di recipienti collettori per l’alcol estratto, misuratori volumetrici, aree dedicate all’interno dei depositi fiscali. Per i produttori sono previste procedure semplificate di autorizzazione e modalità di accertamento fiscale ad hoc, con l’obiettivo di snellire gli adempimenti burocratici.

UIV: “UN PASSO ATTESO DAL SETTORE”

“Il via libera al decreto interministeriale Mef-Masaf sulla produzione italiana di vini dealcolati rappresenta una bella notizia di fine anno, dopo un 2025 travagliato per il settore sul fronte del mercato”, è il commento di Paolo Castelletti, segretario generale dell’Unione Italiana Vini.
“Sono sempre di più le imprese italiane pronte a investire sulla categoria dei dealcolati – aggiunge - e questo provvedimento rappresenta una svolta per operare in condizioni di parità competitiva rispetto agli altri produttori europei”. E formula un auspicio: “il supporto dell’amministrazione nella prima fase di attuazione della norma, in particolare con riferimento all’ottenimento delle licenze e delle autorizzazioni necessarie”.

Paolo Castelletti, segretario generale Uiv
Paolo Castelletti, segretario generale UIV

UN MERCATO IN FORTE ESPANSIONE

La scelta di regolamentare il settore risponde a una domanda di mercato in crescita costante. Secondo l’Osservatorio UIV, il comparto no-lo (no e low alcohol) è uno dei pochi segmenti del vino in espansione nel contesto mondiale. L’attuale mercato globale della categoria vale 2,4 miliardi di dollari ed è destinato a raggiungere i 3,3 miliardi entro il 2028, con un tasso di crescita annuale composto (Cagr) dell’8% a valore e del 7% a volume.
Particolarmente dinamico il segmento degli alcohol-free. Secondo elaborazioni UIV su dati NielsenIQ, nei primi nove mesi del 2025 i vini a zero gradi hanno registrato performance notevoli sul circuito retail: +46% in Germania (con una quota del 5% sul totale No-Lo), +20% nel Regno Unito (23% del totale) e +18% negli Stati Uniti (17% della categoria).

L’ITALIA ALLA RINCORSA

Fino ad oggi, i produttori italiani erano costretti a delocalizzare all’estero la produzione di vini dealcolati. Nonostante questo ostacolo, i prodotti italiani hanno mostrato buone performance: +6% in volume e +10% in valore nel Regno Unito, +17% in volume e +24% in valore negli Stati Uniti. L’Italia rappresenta attualmente il 6% delle vendite totali di vini a zero gradi sul mercato americano, quota che sale all’11% in Germania e al 24% nel Regno Unito.
Con l’entrata in vigore del decreto, le aziende italiane potranno finalmente produrre sul territorio nazionale.
Rimane sul terreno un interrogativo su come il nuovo decreto si innesti nel quadro normativo che già regola la produzione di alcol attraverso la distillazione e sulle ulteriori procedure previste dalla regolamentazione e dai controlli – un nodo posto in più occasioni da Assodistil. E in effetti il provvedimento prevede un coordinamento rafforzato tra Agenzia delle Dogane, ICQRF e Guardia di Finanza per garantire controlli efficaci ed evitare duplicazioni nelle verifiche.

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