
Secondo il nuovo rapporto Ovse–CevesUni sulle previsioni di consumo di vino e spumanti per le festività 2025-2026, il mercato italiano si presenta con un fenomeno insolito: un forte ritardo negli acquisti, sia da parte dei consumatori sia degli operatori (importatori, distributori, grossisti). Una situazione che non si registrava con tale intensità dal 2012-2013.
Nei 35 giorni cruciali tra dicembre e capodanno, l’Italia non supererà i 92 milioni di bottiglie di spumante consumate, con un controvalore complessivo di circa 1 miliardo di euro, pari al +7%. Ben il 74% delle bottiglie sarà stappato nella notte di Capodanno. I volumi restano fermi, ma i valori crescono: sono soprattutto le grandi aziende e le catene distributive a intercettare margini più elevati grazie alla loro capacità di acquisto, mentre anche online i prezzi aumentano senza un parallelo incremento dei fatturati.
Il quadro economico generale in Italia sarebbe di per sè favorevole: inflazione in calo, tredicesime arrivate puntuali, stabilità politica e condizioni macroeconomiche non negative. Eppure, i consumi rimangono prudenti e concentrati sui beni primari, con un’eccezione: la spesa per viaggi e turismo, oggi più dinamica di quella alimentare. A frenare gli acquisti contribuiscono anche il rincaro dei prezzi a scaffale –+8/12% per le bollicine, +18/24% per i panettoni, +10/18% per i torroni – e una crescente percezione di incertezza legata ai conflitti internazionali. Gli acquisti domestici risultano inoltre penalizzati da una tendenza di lungo periodo: in cinque anni il consumo di vino in casa per gli under 65 si è dimezzato, mentre il consumo totale nazionale di vino e spumanti scende sotto i 29,5 litri pro capite annui. Si beve meno, ma non necessariamente “peggio”: si assiste a una ricomposizione del carrello più che a un crollo.
Il mercato mostra un’evidente polarizzazione: il Prosecco perde qualche marchio, mentre il Valdobbiadene cresce in qualità e rimane competitivo con prezzi tra 7 e 10 euro, confrontabili con le bollicine metodo classico come Franciacorta e TrentoDoc, stabili soprattutto nel fuori casa. Bene l’Alta Langa, mentre le etichette provinciali e regionali restano confinate al consumo locale. Gli Champagne medio-bassi registrano un calo, mentre le bollicine italiane premium sono in crescita.
Per i vini fermi bianchi, si segnalano performance positive per Lugana, Grillo, Soave, Verdicchio, Vermentino e Vernaccia Toscana, tutte con denominazione d’origine.
Sul fronte estero, il quadro è variabile: gli USA restano un’incognita con importazioni a prezzi più alti, mentre Sud America e Asia mostrano buone prospettive, anche se partendo da volumi contenuti. Complessivamente, le bollicine italiane arriveranno in 163 Paesi, con circa 240 milioni di bottiglie esportate per un valore al consumo di 2,8 miliardi di dollari.
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