
Uno dei temi che stanno tenendo banco ormai da anni nel mondo enoligco è la scarsa attrattività del vino sulle nuove generazioni, con il conseguente timore di un mancato ricambio generazionale nei consumatori e tutti gli effetti a cascata che potrebbero generarsi sulla filiera vitivinicola italiana, dalla produzione alla distribuzione.
Secondo la recente consumer survey di Nomisma Wine Monitor, la Gen Z (i giovani fino ai 28 anni) ha ormai scavato un solco in quanto ad approccio al vino rispetto ai consumatori Baby boomers (gli over 60). Per i più giovani, infatti, il consumo è quasi esclusivamente occasionale (e non quotidiano), con preferenza per gli spumanti e i bianchi fermi; inoltre, pur non disdegnando un bicchiere durante i pasti, sono più frequenti le assunzioni nei momenti conviviali (aperitivo, feste, ricorrenze), mentre nella scelta di acquisto il consiglio e il passa parola, così come l’attenzione alla sostenibilità e alla salute, assumono una maggior rilevanza.
I Baby boomers sono invece tra coloro che consumano vino quotidianamente più della media, che non snobbano spumanti, bianchi e rossi fermi ma non amano particolarmente i rosati, che consumano vino principalmente durante i pasti e meno al di fuori (ad esempio per l’aperitivo) e di conseguenza per lo più tra le mura domestiche (7 su 10) e che, al momento dell’acquisto, guardano principalmente all’origine territoriale di produzione e al vitigno (il 17%), con appena il 5% che invece si interessa ai temi “green” (bio e sostenibilità).

“Una cosa sembra essere certa – commenta Denis Pantini, responsabile Nomisma Wine Monitor - Nel mondo, e soprattutto in Italia, si assisterà ad un progressivo e ineluttabile invecchiamento della popolazione, oltre che ad una sua riduzione. Il cosiddetto ‘inverno demografico’ che sta già interessando il nostro paese porterà, da qui a trent’anni, ad avere un terzo degli italiani con più di 65 anni, contro il 23% di oggi. E questo cambiamento, necessariamente, si riverserà nei consumi, anche di vino”.
Va detto inoltre che se le fasce più giovani (tra i 18 e i 25 anni) preferiscono al vino cocktail e long drink (anche a causa della minor disponibilità economica e della ridotta conoscenza dei territori di produzione), le loro abitudini cambiano al crescere dell’età, avvicinandosi di più a quelle dei Baby boomers. In altre parole, sembra esserci una diretta correlazione all’anzianità dei consumatori per molte delle variabili di consumo descritte in precedenza.
Ad esempio si pensi ai bevitori quotidiani di vino: sono il 10% nella Gen Z, crescono al 21% tra i Millennials, al 29% nella Gen X per arrivare al 35% tra i Baby boomers. Analogamente, il 46% degli under 28 consumano vino durante i pasti, un’incidenza che arriva al 48% tra i Millennials, al 63% tra la Gen X e al 66% tra i Baby boomers.
“In conclusione, guardando a queste tendenze, si può desumere che, anche nel caso del vino, esiste un ciclo di vita dei consumi che dipende dall’età dei consumatori e che quindi il gap attualmente attribuito ai più giovani dovrebbe colmarsi al crescere dell’età - sottolinea Pantini - Purtroppo, però, rispetto a questa teoria, nel corso degli ultimi anni sono intervenuti alcuni fattori di cambiamento nel mondo del vino che hanno modificato la naturale traiettoria di crescita del rapporto consumi / età e che probabilmente diventeranno strutturali. Mi riferisco in particolare al tema del salutismo e alla relativa e crescente attenzione da parte dei consumatori, un fattore che sembra essere trasversale tra le generazioni e che si colloca alla base non solo della riduzione dei consumi, ma anche dei nuovi trend di mercato, in particolare dei vini dealcolati e a bassa gradazione”.
ULTIME
NOTIZIE
è DISPONIBILE L'APP DI VINONEWS24.
SCARICALA ORA PER ACCEDERE AI NOSTRI CONTENUTI DAL TUO SMARTPHONE!
Puoi scegliere di impedire a questo sito web di aggregare e analizzare le azioni che intraprendi qui. Ciò proteggerà la tua privacy, ma impedirà al proprietario di imparare dalle tue azioni e di creare un'esperienza migliore per te e per gli altri utenti.