
Secondo un rapporto Ismea, l’agroalimentare italiano cresce in competitività e viaggia a un +7,6% di tasso di incremento annuo nell’export. Nel triennio 2019-2022 cresciute anche le importazioni del +37%
L’agroalimentare italiano continua a migliorare il suo posizionamento sui mercati internazionali: +7,6% il tasso di incremento medio annuo dell’export nel decennio 2012-2022 (+5,6% la crescita a livello globale), con una quota di mercato passata dal 2,8% al 3,4% e una punta del +34% tra il 2019 e il 2022, anno in cui è stata superata la cifra record di 60 miliardi.
Sempre nel triennio 2019-2022 le importazioni sono cresciute del 37%.
Lo share dell’agroalimentare made in Italy sui mercati internazionali è uguale a quello della Spagna, anch’essa contraddistinta da uno spiccato dinamismo dell’export, mentre è inferiore alle quote di Germania e Francia (rispettivamente del 4,8% e 4,3% nel 2022), che tuttavia si sono ridotte nel decennio.
Il peso dell’export tricolore sulle spedizioni comunitarie si attesta al 10%, al pari di quello spagnolo, più contenuto di quello francese e tedesco.
Ma in generale, e verso la quasi totalità dei principali paesi acquirenti, l’Italia ha migliorato il suo posizionamento competitivo.
Sono alcune delle evidenze del rapporto Ismea sull’agroalimentare italiano.
La bilancia commerciale di settore è migliorata nel triennio, con il saldo in attivo nel 2020 e nel 2021, mentre nel 2022 si è consolidato il surplus per i trasformati, ma è aumentato contemporaneamente il deficit della fase agricola, facendo tornare in negativo – sia pur di poco – il saldo complessivo.
Nel confronto con i partner europei, il settore agroalimentare tedesco è quello che mostra il maggior livello d’integrazione commerciale internazionale, grazie anche alla forte presenza all’estero, specie in Europa, della sua distribuzione alimentare; la Francia, al contrario, è il paese più orientato al proprio mercato interno.

A parte i vini, il paese transalpino è specializzato principalmente nell’esportazione di materie prime agricole, mentre Italia e Germania in quella di prodotti trasformati.
L’Italia è leader mondiale nell’export di trasformati di pomodoro, pasta, vino, formaggi; la Spagna si focalizza su ortofrutta, olio d’oliva e carni suine.
Nel complesso, considerando i primi 20 prodotti esportati da ciascun paese, l’Italia è seconda solo alla Francia in termini di prezzo medio, che segnala un alto livello di qualità delle esportazioni, mentre Germania e Spagna, caratterizzate da valori medi unitari inferiori, tendono ad esercitare una concorrenza di prezzo.
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