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Valoritalia certifica il calo del vino imbottigliato nel 2022

di redazione | 3 Luglio 2023

Il report Valoritalia 2023 rivela una riduzione di circa 80milioni di bottiglie nelle 218 denominazioni tutelate. Si salvano gli spumanti bianchi.

Presentato a Roma l’Annual Report 2023 di Valoritalia, che raccoglie i dati delle 218 denominazioni di origine italiane certificate dall’ente a guida Francesco Liantonio. Basato sui dati raccolti l’anno passato, il report rivela una flessione del vino imbottigliato 2022 del 3,8%, pari a circa 80milioni di bottiglie, rispetto ai dodici mesi precedenti.

Dato negativo che non impedisce però ad alcune denominazioni italiane di crescere, con circa un terzo di quelle certificate Valoritalia che ha registrato un aumento dei volumi imbottigliati, come nei casi delle Docg Asolo (+12,3%) e Franciacorta (+5,6%). In territorio positivo anche Veneto Igt (+3,7%), Prosecco Doc (+1,8%), Lugana Doc (+0,9%) e Asti (+0,8%), per un annata che ha visto negli spumanti bianchi l’unica tipologia terminare l’anno con il segno positivo (+1%). Flessione invece per i Rossi spumanti (-9%) e frizzanti (-12%) e per entrambe le tipologie ferme (bianchi -8%, rossi -3%). Come sempre, il sistema italiano rivela anche una certa concentrazione tra le denominazioni italiane, tanto che ne bastano 20 su 218 per coprire oltre l’80% del valore dell’imbottigliato certificato.

Va sottolineato come, nel suo insieme, il sistema vino italiano abbia tenuto botta – afferma Liantonio – soprattutto a partire dal secondo semestre dello scorso anno e come i dati del primo quadrimestre del 2023 inducano a un cauto ottimismo. È un segnale importante di come il mondo delle DO italiane, possa contare su una solidità che gli consente di attraversare anche momenti di grandi incertezza e difficoltà”.

Parliamo della certificazione di 47 Docg, 184 Doc, e 37 Igt – precisa dal canto suo il direttore generale di Valoritalia Giuseppe LiberatoreUna massa critica che rappresenta il 56% della produzione nazionale DO, con 5.000 tipologie di vino per una produzione certificata che nel 2022 ha riguardato oltre 21 milioni di ettolitri con quasi 2 miliardi di bottiglie certificate, 1.353.930.245 di contrassegni di Stato gestiti, per un valore complessivo che supera ampiamente 9 miliardi di euro e che impiega circa 95mila operatori inseriti nel sistema dei controlli”.

WINE MONITOR: CONSUMATORI ITALIANI E INGLESI A CONFRONTO
Durante l’incontro spazio anche alla ricerca comparativa tra i consumatori italiani e quelli del Regno Unito realizzata dall’Osservatorio Nomisma Wine Monitor – Valoritalia, che acquista importanza in considerazione del rilievo che il mercato inglese ha per il nostro vino. Due indagini parallele che hanno coinvolto 1.000 consumatori di vino in ciascuno dei due mercati, alla scoperta del ruolo svolto dalle varie certificazioni – DO, IG, BIO, ecc – e altri nuovi trend di consumo tra i consumatori dei due Paesi.

Dai risultati della survey si rileva come in entrambi i mercati i criteri di scelta del vino si concentrino soprattutto su brand, territorio e prezzo. Considerevole anche la quota di consumatori che verifica la presenza del marchio di denominazione (62% in Italia e 36% in UK) o di un marchio bio/di sostenibilità ambientale (27% in Italia e 29% in UK) quando acquista vino. Consumatori inglesi e italiani riconoscono inoltre un valore aggiunto alle certificazioni in termini di tracciabilità, rispetto per l’ambiente, sicurezza, nonché di qualità e caratteristiche organolettiche, percepite superiori rispetto ai vini non certificati (in media il 63% in Italia e 41% in UK). Quasi 8 consumatori di vino su 10 in Italia e 6 su 10 in Regno Unito dichiarano infine che vorrebbero avere maggiori informazioni sulle certificazioni. “È sempre interessante analizzare i criteri di scelta dei consumatori di diversi Paesi – spiega Denis Pantini, responsabile agroalimentare Wine Monitor presso Nomisma – Basti vedere come la presenza del marchio di denominazione sia rilevante per il 62% dei consumatori italiani contro il 36% in UK; al tempo stesso, la differenza si assottiglia quando si parla di marchio Bio o di sostenibilità ambientale (27% in Italia e 29% in UK). Fondamentale notare come l’80% dei consumatori italiani e il 60% di quelli del Regno Unito vorrebbero avere maggiori informazioni sulle certificazioni”.

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