Bardolino, cento anni e 20 milioni di bottiglie per guardare al futuro

Un secolo alle spalle, 2.400 ettari di vigneto e circa 20 milioni di bottiglie attese nel 2026. Il Consorzio Vini Bardolino compie cento anni e guarda al prossimo capitolo della denominazione mettendo al centro non soltanto la celebrazione della propria storia, ma il tema della creazione di valore e della capacità di parlare ai nuovi consumatori. Dal 9 all’11 ottobre, a Bardolino, il centenario sarà accompagnato da degustazioni, incontri e contaminazioni con il mondo dell’arte.
Attivo dal 1926, il Consorzio rappresenta e tutela la Bardolino Doc, nelle sue principali espressioni: il Bardolino e il Chiaretto di Bardolino. La superficie vitata complessiva è di circa 2.400 ettari, dei quali 1.000 dedicati al Chiaretto, mentre la produzione dell’annata 2026 è stimata in circa 20 milioni di bottiglie, suddivise in parti sostanzialmente uguali tra Bardolino e Chiaretto.

DAL “POP” AL VALORE

È proprio il rapporto tra identità popolare e costruzione del valore il tema del talk Voltiamoci avanti – Vino: pensare Top e progettare Pop, in programma sabato 10 ottobre al Centro Congressi Garda. Ad aprire il confronto sarà Carlo Flamini, responsabile dell’Osservatorio UIV, con un’analisi dei trend di consumo e dei nuovi modi di entrare in sintonia con il pubblico. Seguirà l’intervento del presidente del Consorzio, Fabio Dei Micheli, dedicato allo stato della denominazione e ai prossimi obiettivi.
La tavola rotonda allargherà poi il confronto oltre il vino, coinvolgendo ristorazione, impresa e cultura, con Andrea Amadei, Renato Bosco, Marco Lodola, Andrea Pernigo, Diego Rossi e Margherita Tovo. Al centro, le strategie pop to top: un approccio che punta a trasformare riconoscibilità e identità in elementi capaci di generare valore e prospettive di crescita.

Fabio Dei Micheli, presidente Consorzio Vini Bardolino
Fabio Dei Micheli, presidente Consorzio Vini Bardolino

TRE GIORNI TRA VINO E ARTE

Il programma del centenario si aprirà venerdì 9 ottobre con una giornata riservata alla stampa italiana e internazionale, tra masterclass e incontri con i produttori. Sabato pomeriggio e domenica il pubblico sarà invece protagonista del Bardolino Pop Garden, nel Parco di Villa Carrara Bottagisio, dove i vini della denominazione incontreranno l’arte contemporanea e la musica.
Organizzato dal Consorzio e inserito nel palinsesto di Art Verona, il percorso proporrà degustazioni e abbinamenti gastronomici curati dalla Cruncheria di Renato Bosco, insieme alle opere luminose di Marco Lodola, dj-set e musica live. Un format che porta così il centenario fuori dalla dimensione celebrativa e dentro quella della contaminazione, coerentemente con la ricerca di nuove modalità per raccontare il Bardolino e avvicinarlo al pubblico contemporaneo.

De Paolis (ONAV), "il vino non annoia i giovani, li intimidisce il modo in cui lo raccontiamo"

Settantacinque anni di storia e una nuova generazione alla guida. Camilla De Paolis, 31 anni, enologa e PhD in Scienze viticole ed enologiche, è la nuova direttrice generale di ONAV, l'Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino nata ad Asti nel 1951 e oggi punto di riferimento in Italia per la formazione degli assaggiatori. Una nomina che segna un passaggio non banale: non solo per l'età e per la scelta di affidare il ruolo a una donna in un settore dove la presenza femminile nelle posizioni tecniche e dirigenziali ha storicamente incontrato più ostacoli, ma soprattutto per il profilo: una professionista cresciuta tra ricerca scientifica, università e produzione.

“La decisione di affidare la direzione generale a Camilla De Paolis nasce dalla volontà di guardare al futuro con fiducia, valorizzando competenze, preparazione e nuove generazioni – è il commento del presidente ONAV Vito Intini - Nel suo 75mo anniversario, ONAV continua così un percorso di evoluzione che proprio dalla sua storia trae la forza per rinnovarsi e guardare avanti”.

La diretta interessata rovescia la prospettiva sul dato anagrafico e rilancia in questa intervista a VinoNews24. “Avere la possibilità di dirigere ONAV – dice - è per me un grandissimo onore. Dopo le esperienze nella ricerca e nel mondo produttivo, ho sentito il desiderio di dedicarmi alla promozione e alla diffusione della cultura del vino. Credo però che il passo più audace lo abbia compiuto ONAV stessa, scegliendo di andare contro gli schemi e di investire su una dirigenza giovane. Penso che in Italia dovrebbero esserci sempre più realtà con il coraggio di scommettere sulle nuove generazioni”.

lo sguardo tecnico degli assaggiatori ONAV
lo sguardo tecnico degli assaggiatori ONAV

UNO SGUARDO TECNICO

De Paolis, ONAV ha scelto di puntare su una professionista giovane, interessante per un'associazione con 75 anni di storia. Quanto pesa il ruolo della direzione per imprimere un nuovo percorso?

“La scelta indica una volontà di cambiare un po' direzione in questo momento storico, in cui il vino sta avendo le sue difficoltà, perché sappiamo tutti che non è un momento facile. Quindi dire "cambiamo completamente" è stata una scelta di coraggio, per provare anche delle nuove strade. La direzione in sé comunque è abbastanza centrale in ONAV, anche a livello dei percorsi formativi, perché dalla collaborazione tra la sede nazionale, il Consiglio nazionale e il Consiglio scientifico nascono tutti i percorsi ONAV. Quindi, oltre alla scelta un po' folle dell'età, è stata fatta anche una scelta legata al mio percorso professionale e di studi: io arrivo dal mondo produttivo, dal mondo del vino, ne conosco le esigenze; quindi portare all'interno una persona che arriva da lì aiuta a capire quali sono i linguaggi e le necessità, una cosa di cui ONAV poteva aver bisogno”.

Lei ha fatto il percorso formativo ONAV, oltre a essere enologa e PhD?

“Ho lavorato con ONAV in passato per dei corsi, però non sono mai stata una studentessa ONAV, perché in quanto enologa in realtà puoi entrare già a metà del percorso, già come tecnico”.

Questo le porta uno sguardo differente, meno incardinato nelle dinamiche interne?

“A volte lo sguardo da fuori, di una persona che magari non conosce quelle dinamiche, può aiutare sia a riconoscere quali sono le cose che non vanno, sia quali sono i punti di forza che a volte vengono un po' dimenticati. Sono cose che a volte è difficile riconoscersi quando si fa bene: si è sempre pronti a riconoscersi quando le cose non vanno, ma avere qualcuno che da fuori ti dice "guarda che stai facendo bene, hai fatto un grande percorso" aiuta ad avere uno sguardo diverso, a valorizzare i punti di forza. E poi magari a trovare insieme nuovi modi per cambiare quello che non funziona”.

TRA PRECISIONE TECNICA E RACCONTO

Uno dei punti fermi di ONAV nel tempo è la differenza tra l'assaggiatore e il sommelier o altre figure. Ha ancora senso ragionare per distinzioni, o la priorità è avvicinare e tenere vicini gli appassionati?

“Non è un volersi per forza incasellare, ma capire che ci sono delle differenze. Quello che ONAV propone è un assaggio tecnico, non edonistico come di solito accade nel mondo della sommellerie. Ci si basa su dei principi, su una scheda che da Asti a Catania è uguale in tutta Italia. Dietro c'è lo studio di come si fa il vino, di come si fa un assaggio. Poter dire "io ti insegno a fare un assaggio tecnico" aiuta anche a far capire alla gente che si possono assaggiare grandi vini, non solo quelli con etichette super blasonate: se ho la capacità di assaggiare tecnicamente, posso riconoscere un grande vino anche nella bottiglia di un produttore piccolo, magari sconosciuto, che altrimenti non avrei mai assaggiato".

L'assaggio però si connette anche a una parte di racconto e, per quanto tecnico, conserva una componente di soggettività. Come si tengono insieme metodo tecnico-scientifico e comunicazione?

“Non siamo delle macchine, ma si cerca di ridurre il più possibile la differenza tra due assaggi, dando un giudizio oggettivo, seguendo criteri ben specifici. Ma le due cose si possono tenere insieme, riconoscendo che oltre all'assaggio tecnico esiste anche un assaggio più edonistico, in cui magari si vuole raccontare la storia di chi sta dietro la singola bottiglia o formare il produttore. Sono due racconti che possono essere fatti insieme, ma ci sono delle differenze. Quando scelgo di fare un assaggio tecnico seguo parametri ben specifici e giudico oggettivamente; quando invece voglio consigliare una bottiglia a una persona posso usare la parte tecnica — "ti consiglio quella bottiglia perché l'ho assaggiata, ha queste caratteristiche" — ma magari aggiungo anche che sono stata in cantina, mi sono trovata bene, ho avuto piacere di parlare con quel produttore, e quindi c'è anche un consiglio più personale. Lo paragono un po' al mondo della moda: ci sono dei tecnicismi, con tutto uno studio dietro, poi c'è tutto il racconto che si affianca”.

Un po' come nella danza: si valuta la tecnica, ma poi si vive una performance…

“Esatto, è un ottimo esempio: un tecnico riconosce il passo perfetto, poi a livello personale ti dice che ha preferito uno spettacolo piuttosto che un altro, però i ballerini sono bravissimi in entrambi i lavori”.

Avete esplicitato un'attenzione anche verso PIWI o dealcolati. Si allarga la parte tecnica?

“Bisogna essere sempre pronti a conoscere cose nuove. Un po' lo spirito di ONAV è quello di non fermarsi a quello che si è sempre assaggiato, allo storico: come la ricerca enologica si evolve e i prodotti cambiano, anche noi nell'insegnare e nel formare dobbiamo essere pronti a evolverci e a insegnare che esistono prodotti diversi che stanno nascendo. Poi uno può dire giusto o sbagliato, quello è un discorso di idee, però io ti devo dare gli strumenti per capire anche altri prodotti che stanno nascendo nel mondo del vino”.

FIGURE FEMMINILI EMERGONO

Ha rilevato una certa fatica nel settore per le figure femminili. È ancora difficile far emergere le professionalità e le interpretazioni che vengono dal mondo femminile?

“Non amo particolarmente parlare di quote. Però è un settore che in passato ha avuto una grossa differenza: era palese, e le donne non si trovavano mai in ruoli di gestione, di “potere". Ultimamente, fortunatamente, sta cambiando molto: ci sono tante realtà in cui le donne sono grandi professioniste, sono a capo delle aziende. Certo, in alcune zone si fa ancora un po' fatica e mi è capitato spesso di essere l'unica ai tavoli di lavoro durante discussioni e presentazioni. Ma questo sta cambiando, come si vede anche a livello universitario: negli anni in cui ho lavorato in università come ricercatrice, la “quota rosa” tra gli iscritti stava aumentando. Una scelta come quella di ONAV può essere un grosso esempio anche per tante altre realtà del mondo del vino”.

C'è un momento preciso in cui ha deciso di lasciare la ricerca e il lavoro in cantina per dedicarsi alla diffusione della cultura del vino?

“Più che altro, è stato un momento di riflessione. Mi sono chiesta quale contributo maggiore potessi dare al mondo del vino, soprattutto in questo momento storico di grande difficoltà, e quale fosse la parte che effettivamente potevo fare io per migliorare la situazione. Ho pensato: ci sono tantissimi bravi produttori che fanno vini strepitosi, però se non c'è nessuno che, dall'altra parte, insegna ad assaggiare o fa in modo che questi prodotti arrivino alle persone, manca quel nesso, quel tramite”.

INVESTIRE SUI GIOVANI PER IL VINO DEL FUTURO

I consumi di vino calano - e i dati ISWR dicono che in proporzione calano più tra i boomer che tra i giovani. Come si dà una scossa a un comparto che soffre? È una fase ciclica o un cambio strutturale?

“Se avessi la formula l'avremmo già applicata, quindi non lo so. Quello che si può fare, però, è cercare di collaborare con tutti i professionisti e con tutti gli attori che vivono e lavorano nel mondo del vino: non separarci, non fare gli eremiti, ma stare tutti insieme, collaborare e aiutarci a vicenda, perché anche i momenti più difficili, quando si è uniti e coesi, si superano più facilmente. C'è poi un'altra problematica: spesso il vino viene raccontato come un prodotto molto di élite, e questo allontana tutta una serie di persone che pensano di berlo solo in determinate occasioni, e non come una bevanda di tutti i giorni. Se riuscissimo a far capire alle persone che il vino è una bevanda di socialità, che è bello berlo quando si sta insieme e che non è solo un prodotto elitario, questo sicuramente potrebbe aiutare”.

Oltre la tecnica, si brinda insieme?

“Assaggiare vino e stare insieme è una cosa che, quando uno la fa, lo rende felice e lo fa stare bene. Il mondo, rispetto a cinquant'anni fa, sta cambiando molto velocemente, le esigenze cambiano e non si può pensare che il modo dei consumi resti sempre lo stesso. A volte si è un po' ciechi quando non si vuole accettare il cambiamento, che in questo momento sta spaventando i produttori. Ma non vuol dire che non si tornerà mai più a bere vino o che il vino scomparirà: è una bevanda millenaria, che si è sempre consumata, e che cent'anni fa si beveva in modo diverso rispetto a cinquant'anni fa, così come è diverso oggi”.

C'è un progetto su cui state puntando che può segnare il futuro più immediato di ONAV?

“Stiamo sicuramente investendo sui giovani - partendo dalla direzione. È una delle cose su cui ONAV vuole investire di più, con il coinvolgimento di una grossa parte di giovani soci e l'idea di creare dei tavoli di lavoro dedicati ai più giovani, in modo che possano portare una nuova visione e uno sprint ai cambiamenti. Contestualmente, quello che a me piacerebbe portare a livello di corsi e formazione è un corso in inglese: lo ritengo fondamentale, perché in un mondo sempre più vicino, in cui è un attimo trasferirsi e andare a vivere in un altro Paese per necessità lavorative, avere la possibilità di conoscere la terminologia dell'assaggio in inglese - e quindi portare una parte della nostra cultura nel mondo - è una cosa importante”.

 

Enoturismo, il Masaf firma il decreto: contributi fino al 50% per promuovere vigneti e territori

L'enoturismo entra a pieno titolo tra gli strumenti finanziabili della Politica Agricola Comune. Il ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha firmato il decreto per la promozione del turismo enologico, che attua a livello nazionale la riforma dell'intervento settoriale per il vino, il cosiddetto "Pacchetto vino".

“Con questo decreto compiamo un altro passo in avanti per rafforzare la reputazione del vino italiano e la crescita dei nostri territori - dichiara Lollobrigida - Sostenere la promozione del turismo enologico vuol dire valorizzare le produzioni di qualità, il paesaggio, la cultura, l'ospitalità e le tradizioni che caratterizzano l'Italia da nord a sud, creando importanti occasioni di sviluppo. Lo facciamo potenziando l'azione fondamentale realizzata dai Consorzi, dalle organizzazioni dei produttori e da quelle interprofessionali per raccontare e far conoscere direttamente nei luoghi dove nascono le eccellenze l'unicità del nostro patrimonio vitivinicolo". Un provvedimento, aggiunge il ministro, "diretto risultato del lavoro portato avanti dall'Italia in Europa con l'obiettivo di rafforzare la competitività di questo settore strategico del Made in Italy”.

Francesco Lollobrigida, ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste
Francesco Lollobrigida, ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste

DAL VINO AL TERRITORIO

Il decreto direttoriale Masaf 483420 del 18 settembre 2026 dà attuazione in Italia a quanto previsto dal regolamento UE 2026/471. L'obiettivo è sostenere le iniziative finalizzate ad accrescere la conoscenza e la reputazione del comparto vitivinicolo, associando alla qualità dei vini l'eccellenza dei territori.

I beneficiari sono i Consorzi di tutela, le organizzazioni di produttori e quelle interprofessionali, per azioni di valorizzazione sul territorio come manifestazioni, incontri, visite e altre attività di promozione. Il ventaglio comprende azioni promozionali e pubblicitarie sugli standard qualitativi, escursioni tra i vigneti, visite alle cantine, presentazione di impianti e metodi di produzione, oltre all'organizzazione di eventi. La domanda di aiuto si potrà presentare entro il 30 ottobre di ogni anno, secondo modalità stabilite da Agea d'intesa con le Regioni; per l'annualità 2026/2027 la scadenza è fissata al 15 dicembre 2026.

FEDERVINI: VALORE CHE VA OLTRE L'EXPORT

Apprezzamento arriva da Federvini. “Il vino è una delle espressioni più riconoscibili delle eccellenze italiane nel mondo - commenta Albiera Antinori, presidente del Gruppo Vini dell'associazione - Il suo valore non si esaurisce nell'export né nelle qualità intrinseche e culturali dei prodotti, ma si estende all'identità dei territori e alla loro capacità di attrarre un turismo internazionale di qualità. Il decreto riconosce questa dimensione, resa possibile dagli investimenti sostenuti dai produttori su tutto il territorio nazionale, offrendo strumenti concreti per rafforzare un'offerta capace di generare benefici diffusi lungo le filiere e nelle comunità locali”.

Albiera Antinori, presidente Gruppo Vini di Federvini
Albiera Antinori, presidente Gruppo Vini di Federvini

MOVIMENTO TURISMO DEL VINO: REGOLE CHIARE SUI BENEFICIARI

È articolata la posizione del Movimento Turismo del Vino rispetto al provvedimento, accogliendolo con favore e ponendo però alcune condizioni operative. “È certamente positivo vedere una crescente attenzione da parte del Ministero verso l'enoturismo – afferma la presidente Violante Gardini Cinelli Colombini – e soprattutto la volontà di mettere a disposizione nuove risorse per la sua promozione. È un riconoscimento importante del valore che il turismo del vino ha assunto per le cantine, per la reputazione dei nostri vini e per l'economia dei territori vitivinicoli italiani”.

Il nodo critico, per MTV, è attuativo. “Il decreto attribuisce alle Regioni un ruolo molto importante nella concreta attuazione della misura - prosegue Gardini Cinelli Colombini - Per questo sarà essenziale capire come le nuove opportunità verranno declinate nei diversi territori e, soprattutto, quali organizzazioni potranno concretamente accedervi”. L'associazione guarda in particolare alla previsione che include tra i possibili beneficiari le organizzazioni professionali rappresentative della produzione vitivinicola, dato che “il Movimento Turismo del Vino, attraverso le proprie articolazioni territoriali, rappresenta oltre 700 cantine italiane e da più di trent'anni svolge un'attività specificamente dedicata alla promozione dell'accoglienza, dei vigneti e dei territori del vino. Auspichiamo quindi che AGEA e le Regioni chiariscano rapidamente le modalità di accesso alla misura, valorizzando anche queste forme di rappresentanza del mondo produttivo”.

Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente MTV
Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente MTV

Sul punto MTV cita anche l’intervento dell'avvocato Marco Giuri, esperto di diritto vitivinicolo. “Il decreto contiene un elemento giuridicamente interessante – osserva il giurisperito - perché, accanto alle categorie tradizionali del settore, include tra i beneficiari le organizzazioni professionali rappresentative della produzione vitivinicola. La normativa europea ha aperto l'intervento anche ad ulteriori organizzazioni professionali operanti nel settore vitivinicolo e la struttura statutaria di Movimento Turismo del Vino presenta elementi concreti per sostenere la riconducibilità dell'Associazione a questa categoria”. Non può essere un'ammissione “automatica”, ma si tratta di capire come come AGEA e le singole Regioni applicheranno questa previsione.

PRIORITÀ FORMAZIONE

MTV pone l’accento sul tema della formazione degli operatori della wine hospitality, che l'associazione propone di inserire tra le azioni ammissibili nelle successive disposizioni applicative. “Occorre fare in modo che le risorse possano sostenere progetti realmente capaci di mettere insieme cantine e territori e di far crescere la reputazione dell'Italia come destinazione enoturistica internazionale”, conclude la presidente.

Nasce Rivìtere, a Orbassano la vigna in ospedale diventa spazio di cura

La vite entra a far parte dei percorsi di cura ospedalieri. Nel parco dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano (TO) è stata inaugurata Rivìtere, una vigna terapeutica progettata per integrare i percorsi riabilitativi con attività all'aperto rivolte a pazienti con disabilità neurologiche e persone con malattie oncologiche e croniche. Il progetto, sviluppato da Citiculture in collaborazione con l'Associazione San Luigi Gonzaga Onlus, porta per la prima volta questo modello all'interno di un ospedale pubblico italiano.
L'idea è utilizzare il vigneto come un ulteriore ambiente di riabilitazione, affiancando alle attività cliniche gesti concreti legati alla cura della vite. Movimento, equilibrio, coordinazione, manualità, orientamento e autonomia possono essere esercitati attraverso attività adattate alle condizioni e agli obiettivi terapeutici dei pazienti, in uno spazio protetto e accessibile.

UN NUOVO SPAZIO PER LA RIABILITAZIONE

Rivìtere si sviluppa su circa 900 metri quadrati ed è composta da sei aree di vigna hi-tech, oltre a un'area sensoriale con varietà aromatiche e vegetazione funzionale alle attività terapeutiche e all'incontro tra pazienti, caregiver e personale sanitario. Sono state messe a dimora 390 barbatelle di varietà PIWI, Sauvignon Rytos e Cabernet Volos, fornite dai Vivai Rauscedo.
La vigna si inserisce in un percorso già avviato dal San Luigi per utilizzare gli spazi esterni come parte dell'attività sanitaria. A maggio 2026 l'ospedale ha inaugurato il Giardino Riabilitativo, evoluzione della storica “palestra a cielo aperto”, destinato al recupero motorio, dell'equilibrio, della coordinazione e dell'autonomia.
“Con la vigna terapeutica proseguiamo un percorso preciso, che abbiamo avviato con il Giardino Riabilitativo: utilizzare anche gli spazi esterni dell'ospedale come luoghi nei quali continuare concretamente la cura - spiega Davide Minniti, direttore generale dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria San Luigi Gonzaga - L'ospedale non coincide soltanto con i reparti, gli ambulatori e le palestre riabilitative. Per alcuni pazienti tornare a muoversi in un ambiente reale, svolgere un'attività concreta e recuperare progressivamente autonomia e relazioni rappresenta una parte importante del percorso terapeutico”.

Rivìtere si sviluppa su circa 900 metri quadrati ed è composta da sei aree di vigna hi-tech, oltre a un'area sensoriale con varietà aromatiche e vegetazione

UNA VIGNA DALL'ANIMA TECNOLOGICA

Il progetto ha anche una componente tecnologica. La vigna è dotata di sistemi di monitoraggio IoT, sviluppati in collaborazione con la startup PlantZCare, e di strumenti per la raccolta dei dati, con l'obiettivo di produrre evidenze sul valore delle attività riabilitative svolte in ambiente naturale.
“Rivìtere nasce per mettere la natura al servizio del benessere, creando uno spazio che accompagna i percorsi di cura e favorisce incontro, inclusione e qualità della vita - dichiara Luca Balbiano, founder e Ceo di Citiculture - È il risultato di una collaborazione tra competenze e realtà diverse che hanno scelto di condividere una visione comune”.
La vigna è stata realizzata con il sostegno di Reale Foundation, Fondazione CRT, Consulta di Torino e Clems Sinistri. Lo spazio è pensato anche per favorire la socialità tra pazienti, familiari e caregiver, inserendo le attività riabilitative in un contesto condiviso.
Con Rivìtere, Citiculture porta così in ambito sanitario un modello già sperimentato in altri contesti, tra cui il progetto Campus Grapes al Politecnico di Torino, utilizzando la viticoltura non soltanto come attività produttiva, ma come strumento per lavorare su autonomia, relazione e benessere.

Nel parco dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano (TO) è stata inaugurata Rivìtere, una vigna terapeutica progettata per integrare i percorsi riabilitativi con attività all'aperto

 

Vigneti resilienti, mercati incerti: Etna, Asti e Valtènesi oltre la raccolta

La vendemmia entra nel vivo con segnali complessivamente positivi sul fronte delle uve, ma anche con questioni che vanno oltre la raccolta. Dall’Etna alla Valtènesi, passando per Asti e il Monferrato, i primi riscontri delineano una situazione favorevole sul piano qualitativo, pur in presenza di condizioni climatiche sempre più variabili e di un mercato che continua a mettere sotto pressione le imprese.

ETNA, LA DIVERSITÀ DEL TERRITORIO COME RISPOSTA AL CLIMA

Sull’Etna la produzione 2026 dovrebbe stabilizzarsi sui livelli medi delle ultime annate. Dopo circa 80mila quintali di uve raccolti nel 2024 e i 94.700 del 2025, su 1.449 ettari, la stima per quest’anno indica volumi complessivamente in linea con la media recente, anche grazie all’entrata in produzione di nuovi vigneti. Per quantità e qualità, però, il quadro definitivo si potrà delineare soltanto tra settembre e ottobre.
La primavera particolarmente piovosa ha contribuito a creare buone riserve idriche nel terreno, prima delle temperature elevate e delle prolungate ondate di calore di luglio e agosto. In questo scenario, la conformazione del vulcano rappresenta uno degli elementi che permettono alla denominazione di affrontare in modo differenziato le condizioni climatiche.
Altitudine, esposizione, ventilazione, escursioni termiche e influenza del mare cambiano infatti sensibilmente tra i diversi versanti e all’interno delle stesse aree, distribuendo gli effetti degli eventi climatici e producendo risposte differenti della vite.
“L’Etna non è immune dal cambiamento climatico, ma possiede strumenti naturali per affrontarlo che oggi diventano un vantaggio competitivo. Altitudine, escursioni termiche, ventilazione, esposizioni e diversità dei versanti consentono risposte differenti anche all’interno della stessa denominazione. Ma questo patrimonio deve essere accompagnato da una viticoltura sempre più precisa, capace di interpretare ogni vigneto e ogni annata”, osserva Francesco Cambria, presidente del Consorzio di Tutela Vini Etna Doc.
La risposta passa anche dalla gestione del vigneto, dal controllo della chioma e della luce fino alla possibilità di limitare la temperatura degli acini nelle fasi più calde. Un tema particolarmente rilevante per le varietà a bacca bianca, come il Carricante, dove preservare freschezza, acidità e integrità aromatica significa anche mantenere il potenziale evolutivo dei vini.
Intanto arriva un segnale positivo dal mercato della denominazione: nei primi otto mesi del 2026 l’imbottigliamento dell’Etna Doc è cresciuto del 13,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, con un andamento positivo sia per i rossi sia per i bianchi.
“Il dato dell’imbottigliamento conferma un trend di crescita importante per la denominazione. Nei primi otto mesi del 2026 registriamo un incremento del 13,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un andamento positivo sia per i vini rossi sia per i bianchi. È un segnale significativo, soprattutto in una fase di maggiore prudenza dei mercati, che ci spinge a continuare a lavorare sul posizionamento dell’Etna e sulla capacità di trasformare l’interesse verso la denominazione in valore stabile per l’intera filiera”, sottolinea Maurizio Lunetta, direttore del Consorzio.

Anche nell’area di Asti e del Monferrato i primi segnali della raccolta sono incoraggianti. I vigneti hanno reagito bene a una stagione caratterizzata da una forte variabilità climatica
vigneti a Castagnole Monferrato

ASTI E MONFERRATO, LA QUALITÀ NON BASTA SENZA REDDITO

Anche nell’area di Asti e del Monferrato i primi segnali della raccolta sono incoraggianti. I vigneti hanno reagito bene a una stagione caratterizzata da una forte variabilità climatica e le prime stime indicano una produzione equilibrata, coerente con il potenziale del territorio, con prospettive positive sia sotto il profilo quantitativo sia enologico.
Il dato produttivo, tuttavia, si inserisce in un quadro economico più complesso. A pesare sono il calo dei consumi, la pressione sui prezzi e l’aumento delle giacenze. Per il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato la questione della redditività delle aziende agricole diventa quindi centrale.
“Le aziende vitivinicole stanno dimostrando grande capacità di adattamento e il quadro della raccolta si presenta positivo sotto il profilo produttivo ed enologico. Tuttavia, non possiamo fermarci ai risultati della vendemmia: oggi la vera sfida è garantire alle imprese la possibilità di generare valore e, soprattutto, assicurare ai viticoltori un reddito onesto, sostenibile e dignitoso. Senza questa condizione non può esserci futuro per la nostra viticoltura”, afferma Filippo Mobrici, presidente del Consorzio.
Da qui la proposta di convocare gli Stati Generali del vino, coinvolgendo istituzioni, Regione Piemonte, organizzazioni di rappresentanza, consorzi, imprese e distribuzione per affrontare in modo condiviso le trasformazioni del comparto.
“Di fronte al calo dei consumi, all'aumento delle giacenze e agli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, riteniamo urgente convocare gli Stati Generali del vino - sottolinea il presidente - È necessario riunire intorno allo stesso tavolo istituzioni, a partire dalla Regione Piemonte, organizzazioni di rappresentanza, consorzi, imprese e distribuzione per costruire una visione condivisa del futuro del settore. Dobbiamo individuare strumenti concreti per rafforzare la competitività delle aziende, sostenere il reddito dei produttori, valorizzare le denominazioni e creare prospettive solide per le nuove generazioni che scelgono di investire nel mondo del vino".
Il ragionamento si allarga così dal risultato della singola annata alla tenuta del sistema vitivinicolo e del territorio. “Il vino italiano sta attraversando una fase di profonda trasformazione che va governata con coraggio e lungimiranza”, conclude Mobrici, richiamando la necessità di scelte condivise e sottolineando il ruolo dei viticoltori nella manutenzione del paesaggio e nella conservazione delle colline e dei borghi del Monferrato. Un tema che coinvolge anche l’enoturismo: l’abbandono delle vigne, osserva il presidente, non avrebbe conseguenze soltanto sulla produzione agricola, ma anche sul patrimonio paesaggistico e sull’economia turistica.

Sulla Riviera del Garda Classico la raccolta è partita con qualche giorno di anticipo rispetto al 2025. Anche qui le prime impressioni sono positive
vigneti in Valtènesi

VALTÈNESI, RACCOLTA ANTICIPATA E UVE IN EQUILIBRIO

Sulla Riviera del Garda Classico la raccolta è invece partita con qualche giorno di anticipo rispetto al 2025. Le prime aziende hanno iniziato intorno al 19 agosto, concentrandosi sulle uve destinate ai rosé, mentre dal 25 agosto la vendemmia delle uve a bacca nera per le Doc è entrata nel vivo nella maggior parte delle cantine.
Anche qui le prime impressioni sono positive, soprattutto per lo stato sanitario e il grado di maturazione delle uve. La quantità dovrebbe risultare leggermente inferiore alle aspettative iniziali, per effetto delle alte temperature e di alcuni eventi climatici che hanno interessato il territorio, ma le prospettive qualitative restano buone.
“La vendemmia 2026 in Valtènesi e nell'area della Riviera del Garda Classico è partita con qualche giorno di anticipo rispetto allo scorso anno. Le prime aziende hanno iniziato la raccolta già intorno al 19 agosto, concentrandosi sulle uve destinate alla produzione dei rosé. Per la maggior parte delle cantine, tuttavia, la raccolta delle uve a bacca nera destinate alle DOC è entrata nel vivo soltanto a partire dal 25 agosto. Le prime impressioni che arrivano dai vigneti sono decisamente positive e ci restituiscono un quadro molto incoraggiante dal punto di vista qualitativo”, spiega Paolo Pasini, presidente del Consorzio Valtènesi.
Le uve si presentano sane, equilibrate e con un ottimo grado di maturazione. Nonostante una lieve riduzione delle quantità rispetto alle aspettative iniziali, conseguenza delle alte temperature registrate durante la stagione e di alcuni eventi climatici che hanno interessato il territorio, l'attesa è per vini capaci di esprimere al meglio l'identità della Valtènesi. "È ancora presto per trarre conclusioni definitive, ma l'avvio della raccolta lascia intravedere le premesse per un'annata di grande interesse”, evidenzia Pasini.
Tre territori diversi, dunque, restituiscono una fotografia ancora provvisoria ma sostanzialmente positiva della raccolta. La qualità delle uve resta il punto di partenza, ma la vendemmia 2026 conferma che le variabili in gioco sono ormai più ampie: dalla capacità dei vigneti di adattarsi a stagioni climaticamente meno prevedibili alla necessità di mantenere valore lungo tutta la filiera, in un mercato dove produrre bene non coincide automaticamente con produrre reddito.

Africa subsahariana, cresce il mercato del beverage alcolico

Giovane, urbanizzata e con una classe media in espansione: l’Africa subsahariana presenta condizioni favorevoli per una crescita di lungo periodo del beverage alcolico. Ma trasformare il potenziale demografico in crescita commerciale è tutt’altra storia. I mercati sono molto diversi tra loro, il potere d’acquisto resta sotto pressione e la presenza dei prodotti locali rende difficile per gli operatori internazionali conquistare spazio.
Secondo i dati IWSR, nel 2025 i volumi complessivi di beverage alcolico nella regione sono cresciuti dell’1% e sono attesi in aumento a un tasso medio annuo del 2% tra il 2025 e il 2035, con tutte le principali categorie previste in crescita nel prossimo decennio. A trainare l'ultimo anno sono stati soprattutto RTD (+11%) e spirits (+6%), mentre la birra è salita dell'1% e il vino ha perso il 3%. Gli spirits a base agave hanno segnato un +8% e per loro la previsione al 2035 è di un +5% annuo.

IL PREZZO CONTA PIÙ DEL PREMIUM

Il paradosso è che, proprio mentre cresce l'interesse per questi mercati, la dinamica dei consumi non segue necessariamente la strada della premiumisation. Il comportamento dominante è il downtrading: si passa dagli spirits alla birra, dagli importati ai marchi locali e dai prodotti commerciali alle alternative artigianali o informali. Anche i formati più piccoli ed economici stanno crescendo rapidamente, intercettando un consumatore che deve fare i conti con la capacità di spesa.
"L'Africa viene spesso indicata come la prossima frontiera del beverage alcolico, e i dati demografici giustificano questa attenzione" osserva Russell Menezes, Research Director – Africa and Middle East di IWSR. La popolazione giovane, la crescita demografica e l'urbanizzazione rappresentano infatti un sostegno strutturale alla domanda. Ma la fotografia del mercato racconta anche quanto sia forte la produzione locale: nel 2025 i prodotti locali hanno rappresentato il 97% dei volumi di birra, l'80% degli spirits, l'87% degli RTD, il 59% del vino e il 71% del sidro.
È una caratteristica che cambia anche la prospettiva per i produttori internazionali. La domanda esiste, ma entrare nei mercati significa confrontarsi con prezzi, distribuzione e abitudini di consumo molto radicate, oltre che con economie soggette a una volatilità che IWSR considera strutturale e non semplicemente congiunturale.

SUDAFRICA, NIGERIA E KENYA: TRE STORIE DIVERSE

Il Sudafrica è il mercato più maturo dei tre e mostra una certa resilienza della birra, cresciuta del 3% nel 2025 e attesa a un +2% medio annuo fino al 2035. Gli RTD hanno però fatto molto meglio, con un +14%, sostenuti dalla convenienza dei formati e dall'interesse di consumatori giovani e donne. Anche alcuni spirits mostrano dinamiche interessanti: Cognac/Armagnac è cresciuto del 18%, il whisky canadese dell'8% e la tequila del 7%.
In Nigeria il fattore generazionale pesa maggiormente. I Millennials costituiscono ancora il principale bacino di consumatori, mentre la Gen Z mostra un rapporto molto più debole con l'alcol. Nel 2025 RTD e spirits sono comunque cresciuti entrambi dell'8%. Nel whisky, il downtrading sta favorendo le proposte indiane, mentre gli Scotch blended risentono della ricerca di un miglior rapporto tra prezzo e valore.
Il Kenya presenta invece alcune delle accelerazioni più marcate: nel 2025 gli spirits locali sono cresciuti del 13% e gli RTD del 14%. Ma a colpire sono soprattutto due categorie internazionali: Irish whiskey (+35%) e tequila (+65%). Per il periodo 2025-2035 IWSR prevede comunque una normalizzazione dei ritmi, con una crescita media annua rispettivamente del 3% e del 6%.
L'Africa subsahariana, dunque, non è un mercato unico, ma un insieme di realtà da leggere caso per caso. La crescita prevista nei prossimi dieci anni è concreta, ma per intercettarla serviranno prodotti compatibili con il potere d'acquisto locale, una distribuzione capillare e una conoscenza precisa delle abitudini dei singoli paesi. Per ora, a dettare il passo sono soprattutto le dinamiche e le produzioni domestiche.

Champagne, la vendemmia più precoce di sempre guarda già ai grandi millesimi

La vendemmia 2026 in Champagne è entrata nella storia per la sua precocità. Le prime operazioni di raccolta sono iniziate il 6 agosto, mentre dal 17 la raccolta si è estesa all'intera regione, con un anticipo di quasi 14 giorni rispetto al 2025. Un record assoluto, maturato al termine di una campagna segnata da gelate primaverili di intensità straordinaria, una fioritura molto precoce e cinque ondate di calore nel corso dell'estate.
Nonostante condizioni climatiche eccezionali e rese contenute, il primo bilancio del Comité Champagne è particolarmente positivo. I grappoli sono arrivati a maturazione in uno stato sanitario eccellente e i primi riscontri sui mosti indicano freschezza, concentrazione, frutto e finezza, con un equilibrio che resta profondamente champenois. È ancora presto per definire il profilo dei vini, ma la materia prima presenta già, secondo la filiera, le caratteristiche per dare origine a vini di grandissima qualità.

UN'ANNATA ESTREMA, IL VIGNETO HA RETTO

La siccità ha ridotto soprattutto le dimensioni dei grappoli e, di conseguenza, la resa agronomica media, ma il vigneto ha mostrato una notevole capacità di resistenza. Nonostante il caldo intenso, le viti sono rimaste verdi e attive e le uve hanno evitato i fenomeni di scottatura e bruciatura temuti durante l'estate.
"La campagna viticola 2026 resterà come un'annata atipica, che ha profondamente modificato i nostri riferimenti - osserva Maxime Toubart, presidente del Syndicat Général des Vignerons de la Champagne e co-presidente del Comité Champagne - I viticoltori hanno dovuto adattare le loro attività. La loro reattività e capacità di adattamento sono state determinanti per raccogliere la sfida di questa vendemmia fuori dal comune".
L'accelerazione della maturazione ha costretto l'intera filiera a riorganizzarsi quasi in tempo reale, rivedendo calendari, mobilitando le squadre e portando rapidamente a termine la raccolta. Il piano Insieme per la vendemmia in Champagne, realizzato ogni anno con il sostegno degli enti pubblici nazionali e locali, consente di organizzare l'accoglienza di quasi 100 mila persone, con particolare attenzione alla salute e alla sicurezza.

La vendemmia 2026 in Champagne è entrata nella storia per la sua precocità. Le prime operazioni di raccolta sono iniziate il 6 agosto, mentre dal 17 la raccolta si è estesa all'intera regioneNelle giornate più calde gli operatori hanno adattato gli orari di lavoro e rafforzato le misure di prevenzione. Dal 17 agosto, con l'estensione della raccolta all'intera regione, le temperature sono poi tornate più moderate.
"Grazie alla mobilitazione dell'intera filiera, siamo riusciti a portare a termine questa vendemmia eccezionalmente precoce in ottime condizioni, con una qualità straordinaria - sottolinea David Chatillon, presidente dell'Union des Maisons de Champagne e co-presidente del Comité Champagne - La materia prima è molto bella, sana e matura. Disponiamo di tutti gli elementi necessari per elaborare lo Champagne, anzi, dei grandi Champagne".

ORA LA PAROLA PASSA AGLI CHEF DE CAVE

L'attenzione si sposta ora in cantina. Gli chef de cave potranno lavorare su una materia prima di alta qualità e su una tavolozza arricchita dalla disponibilità di tre raccolti consecutivi dai profili molto diversi: il 2024, annata umida caratterizzata dalla freschezza; il 2025, annata calda; e il 2026, molto calda e dalle caratteristiche inedite.
La raccolta manuale dei grappoli interi, insieme alla pressatura delicata e al meticoloso frazionamento dei mosti, ha contribuito a preservare l'integrità delle uve e il loro potenziale di acidità, nonostante l'elevato livello di maturità. All'assaggio, i mosti esprimono freschezza e concentrazione, insieme a una componente fruttata e a una particolare finezza.
È ancora presto per formulare un giudizio definitivo sui vini che nasceranno dalla vendemmia 2026. Ma, secondo il primo bilancio della filiera, gli elementi a disposizione sono già quelli di una raccolta capace di dare origine a grandi, se non grandissimi, vini. Per alcune caratteristiche di equilibrio, la materia prima richiama inoltre alcuni dei grandi millesimi storici del XX secolo, come 1921, 1947 e 1959.

Vendemmia 2026: Conegliano, Montalcino e Tortona tra identità e mercato

L'annata calda e il calendario anticipato della raccolta sono il tratto comune che accomuna tre territori molto diversi tra loro. Dai Colli di Conegliano a Montalcino, fino ai Colli Tortonesi, le prime indicazioni sulla vendemmia 2026 parlano infatti di uve in buone condizioni e di prospettive qualitative positive. Ma dietro la fotografia della stagione emergono anche tre modi diversi di interpretare il futuro delle denominazioni: puntare con maggiore decisione sull'identità produttiva, proteggere il valore attraverso una gestione attenta dell'offerta, oppure accompagnare la crescita evitando che questa finisca per creare squilibri tra vigneto e mercato.

MONTALCINO, IL CONTROLLO DELL'OFFERTA COME SCELTA STRATEGICA

A Montalcino la vendemmia partirà per la maggior parte delle aziende lunedì 7 settembre, almeno una settimana prima rispetto al 2025. La ricognizione condotta attraverso Brunello Forma, il progetto del Consorzio che monitora l'interazione tra vitigno, clima e vino, descrive vigneti in ottimo stato fitosanitario. Le temperature elevate hanno caratterizzato il ciclo del Sangiovese, ma la disponibilità di acqua nelle fasi decisive ha sostenuto la maturazione, con l'invaiatura già a metà luglio e un conseguente anticipo della raccolta.
Le prime indicazioni parlano di qualità elevata e di volumi in linea o leggermente inferiori rispetto allo scorso anno. "Il vigneto di Montalcino si presenta all'appuntamento vendemmiale in ottima salute – dichiara il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Giacomo Bartolommei – Ci aspettiamo, al netto di possibili fenomeni meteorologici imprevedibili, volumi in linea o leggermente più contenuti a fronte di un livello qualitativo molto elevato".
Ma il dato più significativo riguarda la politica produttiva. Da vent'anni il Consorzio porta avanti una strategia di riduzione delle rese per preservare il posizionamento della denominazione. Una scelta che, nell'attuale fase di mercato, assume un significato ulteriore: "Una scelta che, nell'attuale fase di mercato, assume un valore ancora più strategico per salvaguardare la sostenibilità economica delle imprese e per contenere le giacenze", spiega Bartolommei.
Il controllo dei volumi diventa così parte integrante della strategia con cui Montalcino tutela il valore del proprio vino, collegando la gestione produttiva non soltanto alla qualità delle uve, ma anche all'equilibrio economico delle aziende e al rapporto tra offerta e domanda.

A Montalcino la vendemmia partirà per la maggior parte delle aziende lunedì 7 settembre, almeno una settimana prima rispetto al 2025
geometrie nei vigneti del Brunello

 

COLLI DI CONEGLIANO, LA FORZA DEI VINI FERMI

Sulle colline di Conegliano la raccolta è iniziata con largo anticipo, favorita da un andamento climatico mite e asciutto nelle ultime settimane. Le prime uve raccolte sono soprattutto quelle destinate ai vini fermi, cuore identitario della Docg Colli di Conegliano, mentre nelle prossime settimane la vendemmia proseguirà per le diverse tipologie previste dal disciplinare.
"Le prime indicazioni che arrivano dai vigneti sono molto incoraggianti", commenta la presidente del Consorzio Vini Colli di Conegliano Docg, Isabella Collalto de Croÿ. Il caldo, accompagnato da un moderato apporto idrico, ha favorito l'accumulo di polifenoli nelle bucce, importante per struttura e capacità di evoluzione dei vini rossi. La pioggia arrivata ad agosto ha poi contribuito a rinfrescare il vigneto, mentre le escursioni termiche notturne hanno favorito lo sviluppo del patrimonio aromatico e la conservazione della freschezza.
Il quadro rafforza la vocazione del territorio alla produzione di grandi vini fermi, una scelta maturata negli anni attraverso il lavoro di un gruppo di produttori che ha creduto nel potenziale qualitativo delle colline anche quando queste produzioni erano ancora poco conosciute. Un'identità che comprende anche alcune delle espressioni più particolari della denominazione: la raccolta delle uve destinate all'appassimento per Refrontolo, Refrontolo Passito e Torchiato di Fregona seguirà infatti i tempi previsti dal disciplinare.
In una stagione caratterizzata da temperature elevate, l'esperienza maturata nella gestione del vigneto diventa così un elemento centrale per valorizzare la qualità delle uve. "La qualità che stiamo riscontrando in vigneto è un segnale importante per tutta la denominazione", sottolinea Collalto de Croÿ, indicando nella vendemmia anche un passaggio del più ampio percorso di rafforzamento dell'identità della Docg e di costruzione di nuove opportunità per il territorio

Nei Colli Tortonesi la raccolta è iniziata già nella settimana successiva a Ferragosto con Moscato e Dolcetto, per proseguire con il Timorasso destinato al Derthona
il disegno dei filari sulle colline di Tortona

COLLI TORTONESI, IL TIMORASSO ENTRA NELLA FASE DELLA MATURITÀ

Nei Colli Tortonesi la vendemmia è iniziata nella settimana successiva a Ferragosto con Moscato e Dolcetto, per proseguire con il Timorasso destinato al Derthona. "Si tratta di una vendemmia decisamente anticipata per questa varietà, anche rispetto alle annate precoci degli ultimi anni", spiega il presidente del Consorzio Vini Colli Tortonesi, Gian Paolo Repetto, che segnala condizioni sanitarie particolarmente buone delle uve. La raccolta dovrebbe concludersi entro la prima decade di settembre, mentre Barbera e Cortese sono prossime alla maturazione e la Croatina chiuderà il calendario.
Le prospettive qualitative sono positive nonostante le temperature elevate, con numerose giornate oltre i 35 °C già da maggio. Le ultime piogge hanno contribuito a riportare equilibrio nel vigneto e, secondo il Consorzio, i parametri analitici e lo stato sanitario dei grappoli fanno prevedere vini di buona qualità.
Il tema centrale resta però la crescita del Timorasso. La superficie vitata ha superato i 500 ettari, dai circa 100 del 2016, mentre le aziende associate sono passate da circa 40 a 120. "È stata una crescita accompagnata sia dallo sviluppo delle aziende storicamente presenti sul territorio sia da importanti investimenti da parte di cantine di primo piano del panorama vitivinicolo piemontese", sottolinea Repetto. Oggi il Derthona Timorasso rappresenta il 60% dei volumi della denominazione e il 95% in peso reale.
Per consolidare questo sviluppo, il Consorzio ha deciso di azzerare per la prossima programmazione le idoneità destinate ai nuovi impianti. Gli incrementi produttivi arriveranno quindi dagli ettari già autorizzati, senza ulteriori ampliamenti della superficie vitata.
"Siamo tra le poche denominazioni italiane che, negli ultimi anni, pur in un contesto difficile per il settore, hanno registrato una crescita costante", osserva Repetto. Le bottiglie imbottigliate sono passate dalle circa 800 mila del 2024 a 1,75 milioni nel 2025, mentre la domanda continua ad assorbire l'offerta. Le giacenze presenti in cantina sono inoltre legate anche all'affinamento obbligatorio del Derthona, commercializzabile dopo almeno un anno: "Occorre distinguere le giacenze tecniche dalle giacenze di mercato, che sarebbero invece indice di un rallentamento delle vendite che non tocca questa tipologia di vini", conclude il presidente.

Cantina Kurtatsch, esercizio da record con fatturato a 12,3 milioni

Fatturato più alto della storia per Cantina Kurtatsch, cooperativa altoatesina fondata nel 1900 e oggi espressione di 190 famiglie socie. L'esercizio 2025/2026 si chiude a 12,34 milioni di euro, in crescita dell'11,08% rispetto all'anno precedente. Un risultato che la cantina di Cortaccia legge non come episodio isolato, ma come conferma di una strategia costruita nel tempo su tre direttrici: posizionamento della gamma, sviluppo commerciale ed enoturismo.
"È un risultato che ci rende orgogliosi, ma soprattutto conferma la direzione intrapresa negli ultimi anni - commenta Andreas Kofler, presidente di Cantina Kurtatsch - Per una cooperativa come la nostra, crescere non significa semplicemente aumentare i numeri, ma rafforzare il progetto Kurtatsch: dare valore al lavoro delle famiglie socie, rendere più chiara la nostra identità, costruire rapporti solidi sui diversi canali e far comprendere sempre meglio il legame tra vino, varietà, altitudine e paesaggio viticolo".

Andreas Kofler, presidente di Cantina Kurtatsch
Andreas Kofler, presidente di Cantina Kurtatsch

CRESCERE IN VALORE

Per Kurtatsch la crescita si misura innanzitutto in termini qualitativi: rafforzare l'autorevolezza del marchio, consolidare le linee più identitarie, rendere più chiara la proposta per operatori e consumatori.
In questa prospettiva rientra il rapporto qualità-prezzo, considerato oggi un elemento competitivo importante. Negli ultimi cinque anni il valore medio per bottiglia è cresciuto del 23,40%, di pari passo con il peso crescente delle linee più rappresentative, tra cui la linea Terroir.

Negli ultimi cinque anni il valore medio per bottiglia è cresciuto del 23,40%, di pari passo con il peso crescente delle linee più rappresentative, tra cui la linea Terroir."La qualità di un vino nasce dalla precisione delle scelte - sottolinea l'enologo Erwin Carli - Il nostro lavoro consiste nel comprendere dove ogni varietà può esprimersi al meglio, anche alla luce di condizioni climatiche in evoluzione, e nel tradurre questa relazione in vini capaci di raccontare con chiarezza la loro origine".

Ascolta l'intervista di approfondimento curata da Giambattista Marchetto sul podcast di VinoNews24

SPINTA SULL'EXPORT E RAFFORZAMENTO IN ITALIA

Tutte le aree presidiate hanno registrato segnali di crescita. Sul fronte export, la cantina ha rafforzato il posizionamento nei mercati principali - Svizzera, Stati Uniti e Belgio - sviluppando parallelamente nuove opportunità in aree strategiche. Negli ultimi due anni sono stati acquisiti partner qualificati in Svezia, Danimarca e Finlandia, oltre a destinazioni ancora contenute nei volumi ma promettenti come Messico, Brasile e Taiwan.
"L'export non è una corsa ad aprire il maggior numero possibile di mercati - spiega Harald Cronst, responsabile export - Per noi significa scegliere partner in linea con il nostro progetto, costruire relazioni solide e accompagnare i vini nei canali in cui possono essere compresi e valorizzati. La diversificazione è importante, ma deve restare coerente con il posizionamento della cantina".
In Italia la cantina ha inserito una nuova figura di brand ambassador e area manager a supporto del responsabile vendite. "In Italia servono presenza, ascolto e continuità - afferma Kofler - Il rafforzamento della squadra commerciale ci permette di seguire meglio i clienti, supportare il lavoro degli operatori e comunicare con maggiore precisione il valore dei nostri vini".

FOCUS SU ENOTURISMO E RELAZIONE DIRETTA

Il terzo asse di sviluppo riguarda l’enoturismo, che per Cantina Kurtatsch rappresenta sempre più un canale di incontro diretto con il pubblico. Accanto alla storica “Esplorazione Vitivinicola”, proposta da oltre dieci anni, la cantina ha ampliato la propria offerta con due nuove esperienze dal carattere più esclusivo, accolte positivamente e pensate per diversi pubblici, interessi e modalità di visita.

Il terzo asse di sviluppo riguarda l’enoturismo, che per Cantina Kurtatsch rappresenta sempre più un canale di incontro diretto con il pubblico.L’inserimento di una figura dedicata all’ospitalità conferma inoltre la volontà di rendere l’accoglienza una parte strutturale del progetto aziendale. Le visite in cantina diventano così non solo occasioni di degustazione, ma strumenti per comprendere da vicino ciò che definisce l’identità di Kurtatsch: il modello cooperativo, il forte dislivello altimetrico dei vigneti, la lettura delle diverse aree viticole e il legame tra vino e paesaggio.
Tra gli esercizi 2023/24 e 2025/26, il numero complessivo di visitatori delle esperienze in cantina è aumentato del 23%, mentre il fatturato generato dalle attività enoturistiche è cresciuto del 41,97%. Nello stesso periodo, le visite e degustazioni organizzate su richiesta hanno registrato un incremento del 63% e le Esplorazioni Vitivinicole straordinarie del 15%. Risultati che riflettono il lavoro compiuto dalla cantina negli ultimi due anni e, al tempo stesso, la crescente domanda di formule personalizzate e flessibili.

 

 

Liv-ex: l'Europa prende in mano il mercato dei fine wine dopo la ritirata degli USA

La geografia dei fine wine sta cambiando volto. Con il progressivo ritiro degli acquirenti statunitensi, il baricentro del mercato si è spostato verso l'Europa, e in particolare verso Svizzera, Germania, Danimarca, Paesi Bassi e Repubblica Ceca, paesi che fino a pochi anni fa pesavano relativamente poco negli scambi internazionali. È quanto emerge dalla nuova analisi di Liv-ex, la piattaforma globale di scambio e dati di mercato dedicata ai fine wine.
A innescare il cambiamento è stata l'uscita di scena degli acquirenti USA tra inizio e metà 2025, conseguenza delle minacce di dazi lanciate dall'amministrazione Trump. Fino a quel momento, gli americani erano riusciti a comprare su livelli di prezzo più alti mantenendo comunque margini adeguati, garantendo al mercato una concorrenza tra compratori che aveva tenuto sostenuti i prezzi. Con il loro ritiro, i prezzi sono scesi rapidamente e gli acquirenti europei, forse attratti proprio da questi nuovi livelli più convenienti, hanno intensificato gli acquisti, ampliando la propria quota di mercato e aumentando in modo significativo la spesa nominale rispetto al primo semestre 2024.
Secondo Liv-ex, questa crescita è legata soprattutto ai cambiamenti nella struttura del mercato e alle nuove opportunità che si sono create, mentre il tasso di cambio non sembra aver avuto un peso rilevante sulle scelte d'acquisto.

La geografia dei fine wine sta cambiando volto. Con il progressivo ritiro degli acquirenti statunitensi, il baricentro del mercato si è spostato verso l'EuropaCOMPRANO BENE, VENDONO MALE: IL PARADOSSO EUROPEO

Gli acquirenti statunitensi restano i più competitivi in assoluto, ma gli europei non sono lontani: comprano con costanza a prezzi vicini al Market Price, ben al di sopra della media generale del mercato. È proprio questa disponibilità a pagare di più - a differenza di inglesi e asiatici, più prudenti - ad aver contribuito a mantenere stabili i prezzi in assenza degli americani.
Il rovescio della medaglia riguarda però le vendite: chi vende dall'Europa lo fa a valori significativamente più bassi della media di mercato. E poiché gli europei rappresentano circa metà del valore complessivo scambiato sulla piattaforma, questo finisce per pesare al ribasso sui prezzi in generale.

L'EUROPA CENTRALE GUADAGNA TERRENO: DAL 10% AL 35% DEGLI ACQUISTI

Negli ultimi tre anni gli acquirenti dell'Europa centrale - principalmente da Svizzera, Danimarca, Paesi Bassi, Germania e Repubblica Ceca - hanno visto crescere in modo costante la propria quota di acquisto all'interno del mercato del vecchio continente, sottraendo terreno ai compratori francesi. La loro quota sul valore totale degli acquisti europei è passata dal 10% del 2023 al 35% attuale, mentre quella francese è scesa dal 75% al 55% nello stesso periodo.
Parte di questo spostamento si spiega con l'allargamento della platea di iscritti a Liv-ex, ma resta comunque un dato significativo: quest'area del continente sta guadagnando un peso sempre maggiore negli scambi internazionali sul mercato secondario.

L'ECCESSO DI OFFERTA EUROPEA PUÒ RALLENTARE LA RIPRESA

A inquadrare la fase attuale è Sophia Gilmour, Market Analyst di Liv-ex: "Gli acquirenti europei sono diventati la principale fonte di sostegno del mercato dopo la ritirata degli USA, ma l'Europa resta anche la maggiore fonte di offerta - afferma - Un eccesso di stock che dovrà essere assorbito prima che si possa parlare di una ripresa più decisa. Con gli acquirenti statunitensi che stanno lentamente rientrando sul mercato, offrendo sia domanda per l'eccedenza di vino europeo sia maggiore concorrenza tra compratori, le speranze di una stabilità dei prezzi duratura - e di un possibile movimento al rialzo - sono sempre più alte".
Il quadro che emerge, dunque, è quello di un mercato in equilibrio precario ma con basi più solide rispetto a un anno fa: il sostegno europeo ha evitato un crollo più profondo, mentre il graduale ritorno degli acquirenti americani potrebbe essere la chiave per trasformare la stabilità attuale in una vera ripresa dei prezzi.

 

Vendemmia 2026, in Alto Adige, Montello e Valpolicella si gestisce un’annata estrema con esperienza e scelte

La vendemmia 2026 sta mettendo alla prova viticoltori e territori, chiamati a confrontarsi con condizioni climatiche che hanno anticipato i tempi e aumentato la pressione sui vigneti. Ma oltre agli effetti del caldo e della siccità, emerge un altro elemento: la capacità di adattarsi e di intervenire al momento giusto. Dall’organizzazione della raccolta alla gestione delle risorse, fino alle decisioni sulla produzione e sul valore delle uve, le scelte dei produttori e dei Consorzi diventano parte integrante della gestione dell’annata.

ALTO ADIGE, UNA VENDEMMIA MAI COSÌ PRECOCE

In Alto Adige la vendemmia è iniziata con un anticipo senza precedenti. Le uve destinate ai vini base per lo spumante altoatesino secondo il metodo tradizionale sono già state raccolte e stanno vinificando in cantina, mentre nelle diverse zone della regione la raccolta delle altre varietà proseguirà progressivamente, presumibilmente a partire dall’inizio di settembre. "Questo è l'inizio di vendemmia più precoce nella storia dell'Alto Adige", osserva il direttore del Consorzio Vini Alto Adige Eduard Bernhart.
A determinare l’accelerazione non sono state soltanto le temperature elevate di giugno e luglio: “Già a marzo e ad aprile le temperature erano superiori alla media, accelerando enormemente il ciclo vegetativo delle uve”. Le prime indicazioni qualitative sono positive, anche se è ancora presto per tracciare un bilancio definitivo. “I grappoli hanno un aspetto sano", sottolinea Bernhart, spiegando che "fare in modo che le uve non prendano troppo sole, non soffrano il calore e abbiano sempre sufficiente umidità è una questione di know-how e duro lavoro”. Un equilibrio nel quale anche l’acidità gioca un ruolo decisivo: “Garantisce quella freschezza ed eleganza per cui sono noti i nostri vini”.
Ora l’attenzione è rivolta alle prossime settimane. “Confidiamo in temperature più fresche, soprattutto di notte”, dice Bernhart, auspicando inoltre che i vigneti siano risparmiati dalla grandine. A fare la differenza sarà ancora una volta la capacità di scegliere il momento giusto: “L'intuito e l'esperienza di enologi e vignaioli” sono fondamentali, così come il lavoro manuale, che permette di controllare ogni grappolo direttamente in vigna e, se necessario, scartarlo già al momento della raccolta.

In Alto Adige la vendemmia è iniziata con un anticipo senza precedenti.
Eduard Bernhart, direttore Consorzio Vini Alto Adige

PER ASOLO MONTELLO L’ACQUA DIVENTA UNA QUESTIONE STRATEGICA

Nell’area del Consorzio Vini Asolo Montello la vendemmia è iniziata con Glera e altre varietà del territorio, in un’annata segnata soprattutto dalla siccità e dal caldo estremo. Anche qui, però, la preparazione dei viticoltori ha consentito di affrontare condizioni particolarmente difficili. “In questa annata complessa, l'esperienza dei viticoltori, che in questi anni hanno imparato a gestire anche condizioni molto difficili, ha permesso di raccogliere uve perfettamente sane e con parametri di acidità e zuccheri soddisfacenti”, spiega il presidente del Consorzio di Tutela Michele Noal.
La criticità, secondo il Consorzio, non riguarda però soltanto la capacità di affrontare l’emergenza nell’immediato. Il sistema idraulico, rimasto sostanzialmente invariato da oltre vent’anni, richiede una revisione alla luce di condizioni climatiche sempre meno prevedibili. Da qui la necessità di una gestione strategica delle risorse, a partire dall’acqua e da un utilizzo più razionale dei bacini di laminazione, così da garantire l’approvvigionamento anche nelle aree collinari dove non è possibile ricorrere all’irrigazione.
Una direzione sulla quale il Consorzio sta lavorando insieme agli altri enti di tutela e che, sottolinea, “non può prescindere dal coinvolgimento del mondo politico, di tutta la filiera e delle istituzioni locali”. Intanto, la pioggia e il calo delle temperature degli ultimi giorni hanno favorito le uve e reso più agevole il lavoro in vendemmia. Per le varietà destinate agli spumanti, anticipare la raccolta è stato necessario per preservare l’acidità, con il Consorzio impegnato nel monitoraggio delle curve di maturazione. “La bravura dei produttori è quindi scegliere il momento ideale per raccogliere”, osserva Noal.
E guarda già al futuro: “Il 2026 è un'annata molto calda e la siccità è stato l'elemento maggiormente problematico. Una situazione che non si esclude si possa ripetere anche in futuro e, proprio per questo, ragionare già da ora sulle soluzioni per il prossimo anno diviene particolarmente importante”.

Nell’area del Consorzio Vini Asolo Montello la vendemmia è iniziata con Glera e altre varietà del territorio, in un’annata segnata soprattutto dalla siccità e dal caldo estremo
il presidente del Consorzio Vini Asolo Montello, Michele Noal

IN VALPOLICELLA LA SFIDA È DIFENDERE IL VALORE DELLE UVE

In Valpolicella le prime indicazioni dalla raccolta sono positive, ma alle scelte agronomiche si affiancano quelle economiche. La raccolta della Corvina è già iniziata nei 19 comuni della denominazione, con Corvinone e Rondinella attesi dalla prossima settimana. L’anticipo è di circa due settimane sulla media storica e di sette giorni rispetto al 2025, mentre la stima attuale supera gli 861mila quintali di uva, su livelli analoghi allo scorso anno.
A cambiare è però la quantità effettivamente disponibile: 172.280 quintali, pari al 20% della produzione, saranno stoccati in base alla misura deliberata dal Consorzio lo scorso aprile. La resa disponibile scende così da 100 a 80 quintali per ettaro, con l’obiettivo di sostenere l’equilibrio economico della filiera in una fase di rallentamento della domanda globale. I primi riscontri effettuati dal Consorzio indicano una risposta particolarmente positiva delle uve provenienti dalle vigne più vecchie e dagli impianti che hanno potuto contare su un’adeguata disponibilità d’acqua.
Proprio sul fronte economico, tuttavia, emergono le maggiori preoccupazioni. Il presidente del Consorzio Vini Valpolicella Christian Marchesini segnala una riduzione delle quotazioni delle uve, in particolare di quelle destinate all’appassimento. “In una fase già molto complessa e incerta per il settore, registriamo una riduzione delle quotazioni delle uve. Una dinamica che non rispecchia gli orientamenti condivisi al tavolo di filiera convocato dal Consorzio alla vigilia della vendemmia e che rischia di scaricare nuove difficoltà sulle imprese”.
I produttori, ricorda Marchesini, “hanno già sostenuto responsabilmente le politiche di riduzione delle rese e le nuove misure di stoccaggio introdotte per salvaguardare l'equilibrio della denominazione”. Per questo, conclude, "indebolire ulteriormente il valore delle uve significa penalizzare proprio chi sta contribuendo alla tenuta della filiera", in una stagione caratterizzata anche dalla difficoltà di reperire manodopera specializzata, dall’aumento dei costi, in particolare energetici, e da un mercato ancora insidioso. “È necessario che tutti gli operatori mantengano gli impegni assunti e adottino comportamenti coerenti con il valore della denominazione”.

In Valpolicella le prime indicazioni dalla raccolta sono positive, ma alle scelte agronomiche si affiancano quelle economiche.
Christian Marchesini, presidente Consorzio Vini Valpolicella

Cantine Aperte in Vendemmia, due mesi per vivere la nascita del vino

Parte il 24 agosto, e prosegue fino al 25 ottobre, Cantine Aperte in Vendemmia, l'appuntamento del Movimento Turismo del Vino che porta wine lover, famiglie, giovani e turisti italiani e stranieri nel momento più vivo dell'anno vitivinicolo. Due mesi per seguire il percorso dell'uva dalla vigna alla cantina, assistere alla raccolta, alla pigiatura e all'avvio delle fermentazioni, incontrare i produttori e scoprire territori e tradizioni differenti.
L'edizione 2026 parte una settimana prima rispetto alle precedenti, adeguandosi al progressivo anticipo del calendario vendemmiale. Le estati sempre più calde hanno infatti modificato i tempi della raccolta in molti territori e per un numero crescente di varietà. Anticipare l'appuntamento significa quindi permettere ai visitatori di entrare nelle aziende quando la vendemmia è realmente in corso, seguendone poi le diverse fasi.
Perché il fascino della vendemmia non si esaurisce con l'ultimo grappolo raccolto. Il viaggio prosegue in cantina, tra il profumo del mosto, la pigiatura, l'avvio delle fermentazioni e gli assaggi nelle diverse fasi della vinificazione: un'occasione per osservare da vicino la trasformazione dell'uva e capire come nasce un vino.

UN MOSAICO DI ESPERIENZE

È la diversità dei territori e delle modalità di accoglienza uno dei tratti distintivi di Cantine Aperte in Vendemmia. Le ricerche del CESEO (Centro Studi Enoturistici e Oleoturistici dell'Università LUMSA) restituiscono infatti un enoturismo italiano caratterizzato da modelli differenti, condizionati da paesaggi, produzioni, dimensioni aziendali, tradizioni e gastronomia.
Al sud prevalgono eventi, intrattenimento e degustazioni abbinate ai prodotti tipici, con una forte attenzione anche alla presenza digitale, che coinvolge il 55% delle cantine. Nel centro Italia il vino si lega soprattutto al paesaggio, con picnic in vigna, esperienze all'aria aperta e proposte premium: Toscana e Umbria concentrano l'85% delle esperienze di alta gamma rilevate dalla ricerca. Nel nordovest, invece, emerge una maggiore flessibilità nell'accoglienza, con il 56% delle cantine che apre anche la domenica.
Sono tendenze, non confini rigidi, perché le stesse esperienze attraversano la Penisola assumendo caratteristiche diverse. La vendemmia didattica, ad esempio, può trasformarsi in Piemonte nella raccolta dei grappoli, nella pigiatura con i piedi e in una merenda a base di salumi, formaggi e specialità locali; in Toscana può diventare un'esperienza familiare con raccolta, pigiatura, imbottigliamento del succo e realizzazione della propria etichetta. In Campania, invece, la passeggiata tra i filari diventa occasione per conoscere insieme territorio, vino e produzioni tipiche.
Accanto alle attività in vigna trovano spazio picnic e merende, degustazioni, incontri con i produttori, trekking, feste della vendemmia, musica, pranzi e cene tra i filari, fino a proposte più esclusive come assaggi di grandi annate e vini in anteprima o incontri con enologi e produttori.

È la diversità dei territori e delle modalità di accoglienza uno dei tratti distintivi di Cantine Aperte in Vendemmia
degustazioni in vigna

LA SFIDA DELL'ENOTURISMO INTERNAZIONALE

Settembre e ottobre rappresentano inoltre un momento strategico per intercettare i turisti internazionali, che proprio in questi mesi possono vivere un'esperienza difficilmente replicabile nel resto dell'anno: assistere dal vivo alla nascita del vino.
Secondo il CESEO, gli stranieri rappresentano oggi il 35-40% dei visitatori delle cantine italiane, con percentuali più alte soprattutto al centro e più contenute in alcune aree del nord, dove si attestano intorno al 15%. Si tratta tuttavia di appena 7-8 milioni di persone, a fronte dei circa 104 milioni di turisti internazionali che ogni anno visitano l'Italia.
“Cantine Aperte in Vendemmia racconta forse meglio di ogni altro appuntamento quanto sia straordinariamente diversa l'Italia del vino – sottolinea Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente del Movimento Turismo del Vino – È proprio questa diversità uno dei nostri grandi valori. Ma rappresenta anche una grande opportunità internazionale: il margine di crescita dell'enoturismo italiano è ancora enorme, soprattutto nei mesi di settembre e ottobre, quando i visitatori stranieri possono vivere un'esperienza che difficilmente si può replicare in altri periodi dell'anno. E considerando che proprio questi visitatori sono tra i più interessati all'acquisto di vini di valore, la varietà dei nostri territori, tenuta insieme da un comune filo conduttore di qualità, può diventare uno degli strumenti più forti di competitività dell'enoturismo italiano sui mercati internazionali”.
Un pubblico, quello internazionale, particolarmente interessante anche per la capacità di trasformarsi, una volta tornato nel proprio paese, in ambasciatore delle denominazioni, delle aziende e dei territori visitati.

Settembre e ottobre rappresentano inoltre un momento strategico per intercettare i turisti internazionali, che proprio in questi mesi possono vivere un'esperienza difficilmente replicabile nel resto dell'anno: assistere dal vivo alla nascita del vino.
Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente Movimento Turismo del Vino (foto SeriPat)

ANCHE LE FAMIGLIE PROTAGONISTE

L'edizione 2026 dedica infine particolare attenzione alle famiglie e ai bambini. Secondo i dati CESEO 2025, il 38% delle cantine del campione propone esperienze formative, tra attività per i più piccoli, aree gioco e visite alle fattorie didattiche.
La vendemmia diventa così un'esperienza da condividere: raccolta dell'uva e pigiatura con i piedi, giochi, passeggiate, merende del vignaiolo e attività didattiche si affiancano alle degustazioni e agli incontri con i produttori.
Dal 24 agosto al 25 ottobre, Cantine Aperte in Vendemmia propone quindi un viaggio attraverso l'Italia del vino nel momento in cui il vino nasce davvero: due mesi per entrare nelle vigne e nelle cantine, seguire il lavoro dei produttori e scoprire i tanti modi con cui territori diversi interpretano la vendemmia.
Per conoscere i programmi e le iniziative delle singole cantine aderenti, con date, orari e modalità di partecipazione, è possibile consultare il sito del Movimento Turismo del Vino.