
Da una parte i ricavi che scendono, dall'altra le spese che salgono. A settembre, secondo quanto rileva Unione Italiana Vini (UIV), l'indice Istat dei prezzi al consumo del vino segna -2,3% su base annua e -0,3% rispetto ad agosto, mentre le vendite a volume non crescono. Nello stesso mese l'inflazione generale accelera al +4,2% annuo, contro il +3,3% di agosto, con un +0,7% sul mese. Una dinamica in netta controtendenza, particolarmente critica per le imprese, chiamate a sostenere contemporaneamente rincari su alcune delle principali voci di costo.
Il punto più delicato è che il calo dei prezzi non sta producendo, almeno finora, una ripresa dei consumi. Secondo UIV, la contemporanea flessione di prezzi e vendite segnala che il ribasso allo scaffale non ha rilanciato la domanda. Le cantine si ritrovano così con i maggiori costi da assorbire e una capacità sempre più ridotta di trasferirli sui listini.
Il presidente Lamberto Frescobaldi chiama in causa Governo e Unione europea: "Confidiamo in ulteriori interventi da parte del Governo italiano ma ancor più dell'Ue - dice -, come richiesto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella lettera alla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, per contrastare l'aumento eccezionale dell'inflazione".
Sul fronte dei costi, a pesare di più sono energia elettrica e gas, con effetti diretti sulle attività di cantina e indiretti sulla produzione del vetro. A questi si sommano i rincari di trasporti e logistica, prodotti enologici, packaging e materiali.
I dati Istat sull'inflazione di settembre danno la misura della spinta. Gli energetici regolamentati salgono da +18,6% a +25,9%, quelli non regolamentati da +17,0% a +22,2%. Crescono anche gli alimentari non lavorati (da +3,8% a +5,5%), i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a +2,9%) e i servizi relativi ai trasporti (da +0,8% a +1,6%).
È un aumento generalizzato da cui il vino resta escluso: la categoria ha imboccato da mesi la strada opposta, quella della perdita di valore. Ne deriva, per UIV, una forbice sempre più ampia tra inflazione a monte e deflazione a valle, che riduce la capacità delle aziende di adeguare i listini e comprime i margini.
Se tutti i prezzi salgono mentre il valore del vino allo scaffale continua a scendere, avverte UIV, si va oltre l'allarme: la crisi rischia di diventare sistemica e di assumere i contorni della temuta deflazione. Con le cantine che vedono calare i fatturati per il doppio effetto di prezzi più bassi e consumi in contrazione sui volumi, la dinamica può strozzare il comparto, con perdita di posti di lavoro e abbandono del territorio.
La posta in gioco è alta. Secondo l'Osservatorio UIV, il settore genera circa 14 miliardi di euro di fatturato, per il 55% realizzato con le vendite all'estero, e garantisce una bilancia commerciale in attivo per 7,2 miliardi di euro. Gli addetti, indotto compreso, sono circa 900 mila su tutto il territorio nazionale.
Da qui le richieste di Frescobaldi: "Alle nostre imprese serve un intervento strutturale sul costo dell'energia, il rafforzamento delle garanzie pubbliche per facilitare l'accesso al credito e strumenti fiscali che incentivino gli investimenti in efficienza energetica e riduzione dei costi produttivi".
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