
Mentre il comparto vitivinicolo nazionale fa i conti con consumi in frenata e margini sempre più stretti, la Doc Etna racconta una traiettoria opposta. I dati diffusi dall'IRVO (Osservatorio dell'Istituto Regionale del Vino e dell'Olio), in vista della due giorni di Radici Vulcaniche a Randazzo, restituiscono l'immagine di una denominazione che nell'arco di tredici anni ha moltiplicato produttori, superfici e volumi certificati, imponendosi come uno dei casi di crescita più solidi del panorama enologico siciliano.
Tra il 2012 e il 2025 le certificazioni della Doc Etna sono passate da 79 a 641, con un incremento del 711%. Nello stesso periodo i quantitativi di vino certificato sono cresciuti del 390%, da 9.426 a 46.152 ettolitri. I viticoltori rivendicanti sono più che raddoppiati, da 202 a 509, e il trend non accenna a fermarsi: ad agosto 2026 si contano già 576 certificati, il 15,9% in più rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, e oltre 43mila ettolitri di vino, con un +22% su base annua. Nel 2025 la denominazione ha messo a segno 94.700 quintali di uva raccolta su 1.449 ettari di superficie vitata.
Un dato strutturale rafforza la solidità della filiera: delle 157 aziende sottoposte al controllo dell'IRVO, 144 gestiscono internamente l'intero ciclo produttivo, dalla vinificazione all'imbottigliamento, segno di una denominazione che ha costruito capacità industriale oltre che numeri di crescita.
Se l'Etna Rosso resta la tipologia più prodotta con il 42,2% dei volumi, l'Etna Bianco lo tallona da vicino al 40,3%, seguito dall'Etna Rosato (8,9%). Il segnale più interessante arriva però dalle bollicine: gli spumanti hanno superato i 2mila ettolitri nel 2025, quasi il doppio rispetto al 2022, mentre l'Etna Spumante Bianco pesa ormai il 4,4% del totale e l'Etna Bianco Superiore il 2,8%. Un riposizionamento che segue le tendenze internazionali di consumo, sempre più orientate verso vini bianchi freschi e spumantizzati.

I numeri della produzione trovano conferma nel Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2025, che ha analizzato l'interesse verso l'Italia in sei mercati esteri chiave — Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Austria, Svizzera e Francia. La propensione a vivere un'esperienza enogastronomica nel paese supera l'80% in diversi mercati, e l'Etna si piazza tra le destinazioni più ambite: è indicato dal 40% degli intervistati francesi, secondo solo al Chianti, che raggiunge il 41% di preferenze tra gli statunitensi.
Su questo slancio si innesta Radici Vulcaniche, in programma il 29 e 30 agosto a Randazzo: 28 cantine, 12 tour operator internazionali provenienti da Europa, Stati Uniti e Russia e 5 buyer parteciperanno a un evento che prevede degustazioni, masterclass e un panel dedicato a mercati e enoturismo.
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