
Per la prima volta dal 2022, i vini di Borgogna hanno scavalcato quelli di Bordeaux in cima alla classifica delle contrattazioni per valore sul mercato secondario. Un sorpasso trainato quasi esclusivamente dai nomi più prestigiosi della regione, mentre le etichette di fascia media continuano a scontare un'offerta in eccesso rispetto alla domanda. È quanto emerge dalla nuova analisi di Liv-ex, la piattaforma globale di scambio e analisi dati dedicata ai fine wine, che negli ultimi dieci anni ha registrato per la Borgogna una crescita sostanziale degli scambi, tornati oggi su livelli superiori a quelli precedenti al bull run, mentre Bordeaux è rimasta sostanzialmente ferma.
Il cambio di leadership non è un episodio isolato, ma la conferma di un trend di lungo periodo: la Borgogna ha visto crescere costantemente il proprio peso sul mercato secondario nell'arco dell'ultimo decennio, arrivando a superare Bordeaux in un singolo mese di contrattazioni. Per chi valuta un rientro sul mercato, il messaggio è chiaro: può avere senso guardare soprattutto alle etichette di punta della regione.

A spingere il sorpasso è soprattutto la domanda per i produttori più blasonati. Domaine de la Romanée-Conti, Ramonet, Leflaive e d'Auvenay hanno rappresentato da soli circa un terzo degli scambi borgognoni nel mese di luglio. Trattandosi di vini rari, gli scambi diretti possono essere sporadici: in questi casi le aste diventano un termometro utile per confermare la direzione del mercato. È il caso della Tâche 2016, tornata di recente a trattare dopo un periodo di silenzio e riportatasi sui massimi del 2019, con un volume crescente di aggiudicazioni a prezzi stabili o in rialzo, a conferma della tendenza.
Il Regno Unito resta storicamente la base d'acquisto più importante per la Borgogna, anche se la sua quota di domanda si era ridotta nel corso del 2025. Nel 2026 gli acquirenti britannici hanno recuperato terreno, arrivando a rappresentare il 58% dell'esposizione in acquisto sulla regione e il 44% del valore scambiato.
A fare da sfondo a questi movimenti c'è l'indice Liv-ex Burgundy 150, che monitora l'andamento dei prezzi delle dieci annate più recenti di 15 etichette chiave della regione: l'indice si è ora stabilizzato proprio sui massimi del 2019, un livello che sembra aver ristabilito l'equilibrio tra domanda e offerta.
Sophia Gilmour, analista di mercato di Liv-ex, entra nel dettaglio del fenomeno analizzando i rapporti tra domanda e offerta per fascia di prezzo: al di sotto delle 5.000 sterline per cassa da 12 bottiglie la domanda mostra solo un lieve miglioramento, mentre l'offerta continua ad ampliarsi costantemente, con l'eccezione dei vini bianchi più conosciuti in quella fascia di prezzo. Sopra quella soglia, invece, il quadro è nettamente diverso, con una domanda molto più solida per le etichette di punta della regione.

Il quadro che emerge è quindi tutt'altro che uniforme. La crescita della quota di mercato della Borgogna e il miglioramento del rapporto tra domanda e offerta sull'indice 150 sono segnali incoraggianti, che suggeriscono come i prezzi siano scesi abbastanza da riportare compratori sul mercato. Ma questo recupero, spiega il report, resta circoscritto alla fascia più alta della piramide borgognona: l'offerta di Borgogna di fascia media continua a superare ampiamente la domanda e potrebbe scendere ulteriormente prima di trovare un nuovo equilibrio. Per chi guarda a un rientro sul mercato e dispone di capitale da investire, conclude Liv-ex, i grandi nomi della regione restano oggi l'opzione più solida su cui puntare.
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