
La famiglia Tedeschi - oggi rappresentata in cantina da Antonietta, Riccardo e Sabrina Tedeschi - porta avanti un percorso produttivo centrato sulla valorizzazione del territorio della Valpolicella e sulla capacità dei vini di evolvere nel tempo.
Il progetto La Fabriseria segna, a vent’anni dalla prima annata come Valpolicella Doc Classico Superiore, una linea precisa: dimostrare che il Valpolicella può lavorare su struttura e tempo, avvicinandosi per capacità evolutiva al mondo dell’Amarone.
Una visione che si inserisce in un percorso produttivo consolidato, in cui la famiglia Tedeschi lavora da anni sull’esaltazione del rapporto tra vitigni autoctoni e territorio, con l’obiettivo di definire vini riconoscibili e coerenti nel tempo.
Fabriseria nasce come progetto sperimentale e trova progressivamente una propria definizione tecnica e stilistica.
Il vigneto omonimo, situato nella Valpolicella Classica tra Sant’Ambrogio e Fumane, è caratterizzato da suoli argillosi e calcarei di origine morenica, ricchi di scheletro, e da condizioni che favoriscono una naturale concentrazione delle uve.
Un elemento distintivo è la gestione delle uve: la surmaturazione avviene direttamente in pianta, con rese molto basse che non superano quelle dell’Amarone, contribuendo a costruire struttura e complessità senza ricorrere a un appassimento tradizionale.
Dal punto di vista varietale, il passaggio chiave avviene nel 2006 con l’introduzione dell’oseleta, che sostituisce progressivamente le componenti internazionali presenti nelle prime versioni, riportando il vino su una matrice più territoriale.

Come sottolinea Riccardo Tedeschi, “l’idea è sempre stata quella di fare un vino che potesse competere con i grandi vini del mondo”, mantenendo però un legame diretto con il territorio. E infatti “vogliamo raccontare una Valpolicella capace di evolvere nel tempo senza perdere la propria identità”, aggiunge.
Fabriseria diventa così il luogo della ricerca: studio dei precursori aromatici, prove di vinificazione e gestione delle uve, con l’obiettivo di costruire una firma legata al territorio.
In questa direzione, il lavoro sul vigneto e sulle scelte di vinificazione si inserisce in una visione che - come evidenzia Sabrina Tedeschi - punta a “interpretare ogni vendemmia senza forzarla”, mantenendo coerenza e identità nel tempo.
Il punto centrale del progetto non è definire uno stile unico, ma interpretare la variabilità. “La natura è diversa da un luogo all’altro – osserva Sabrina - e da un’annata all’altra”: una posizione che si traduce nella scelta di non uniformare il vino, ma di accompagnarlo nel tempo mantenendo le differenze tra vendemmie.
“Ogni annata è parte integrante del racconto del vino”, aggiunge, sottolineando come il lavoro non sia orientato alla standardizzazione ma alla lettura delle singole vendemmie. “L’Archivio nasce proprio con questo obiettivo: offrire la possibilità di rileggere le annate e comprendere il valore del tempo”, sottolinea Riccardo.
Fabriseria è allora uno strumento di lettura del territorio e delle annate, più che un modello stilistico da replicare.

Il lavoro in cantina segue una linea coerente con l’impostazione del vigneto. La vinificazione prevede fermentazioni e macerazioni prolungate, con una parte di uve intere non diraspate, mentre l’affinamento avviene esclusivamente in botti di rovere per circa 24 mesi, seguito da un ulteriore periodo in bottiglia.
L’obiettivo non è spingere sulla concentrazione, ma costruire vini equilibrati, in cui struttura, acidità e componente alcolica contribuiscano a definire capacità evolutiva e leggibilità nel tempo.
Accanto al Fabriseria, il progetto Marne 180 rappresenta una diversa interpretazione dell’Amarone.
Si tratta di un vino costruito su una selezione di vigneti distribuiti tra i 200 e i 500 metri di altitudine, con suoli marnosi che contribuiscono a definire un profilo equilibrato e meno concentrato rispetto ad altre interpretazioni della denominazione.
Con volumi più ampi, Marne 180 mantiene comunque una linea stilistica precisa: struttura importante ma sostenuta da freschezza, con una chiara vocazione gastronomica.
Il dato che emerge con maggiore evidenza dall’assaggio in verticale è la capacità di evoluzione. Le diverse annate mostrano come il Valpolicella possa mantenere nel tempo integrità, acidità e coerenza, senza perdere leggibilità.
Fabriseria rappresenta oggi una delle espressioni più chiare di come il Valpolicella possa essere reinterpretato in chiave contemporanea.
Non come alternativa all’Amarone, ma come vino capace di lavorare sul tempo, sulla precisione e sulla coerenza, attraverso un approccio che parte dal vigneto e si sviluppa lungo tutte le fasi produttive. In questo senso, il Valpolicella viene riletto come vino capace di sostenere il confronto con l’Amarone sul terreno della longevità, all’interno di un percorso che - come evidenzia Riccardo Tedeschi – “unisce memoria e visione”.

Oltre all'assaggio delle annate più recenti, risulta eloquente la riflessione sui calici più "antichi". Si può partire dal Rosso La Fabriseria vino da tavola 1998, versione originaria del progetto, con presenza di vitigni internazionali: il quadro aromatico vira su note evolute, con richiami terziari e una componente legata al legno ancora percepibile; in bocca conserva una discreta acidità che sostiene il sorso, testimoniando la capacità di tenuta nel tempo. La Fabriseria diventa Recioto della Valpolicella Amarone Doc Classico con il 1988. naso evoluto ma ancora leggibile, con il frutto ben integrato. In bocca mantiene acidità, struttura e lunghezza, confermando la tenuta nel tempo. La Fabriseria Recioto della Valpolicella Amarone Doc Classico 1995 presenta un profilo elegante e pulito, centrato sulla spezia e non sulla sovramaturazione; il sorso è sostenuto da acidità e da una struttura equilibrata, con buona progressione.
Assaggio raro, con una tenuta sorprendente, è il Recioto della Valpolicella Amarone Doc 1986: il profilo aromatico si muove tra spezie e note evolute, sostenuto da una buona acidità che mantiene dinamica e leggibilità. Infine, il Capitel Monte Olmi Recioto della Valpolicella Amarone Doc Classico 1983 propone un profilo ancora pulito e riconoscibile: il frutto è presente, sostenuto da una buona acidità che mantiene tensione e continuità nel sorso.
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