
Il vino italiano negli Stati Uniti ha perso 360 milioni di euro in 14 mesi, il 16% del proprio valore, da quando è scattato il cosiddetto Liberation Day di aprile 2025. Un colpo pesante che arriva mentre Unone Italiana Vini (UIV) guarda con cautela alla nuova fase tariffaria appena aperta da Washington: è appena entrato in vigore un dazio omnicomprensivo del 10% sulle produzioni Ue, leggermente migliorativo rispetto al regime precedente, ma l'amministrazione Trump ha contestualmente avviato un'indagine — ai sensi della Section 301 del Trade Act — sulle presunte pratiche sleali legate alla sovraccapacità produttiva, da cui potrebbero scaturire ulteriori tariffe.
I numeri, del resto, raccontano già una crisi in atto. A fine 2024 le spedizioni italiane negli Usa sfioravano i 2 miliardi di euro, quasi un quarto del totale dell'export made in Italy; lo scorso anno le vendite si sono fermate a 1,76 miliardi, e i primi cinque mesi del 2026 sono stati i peggiori dal 2017, sia a valore che a volume. Secondo l'Osservatorio UIV, nel periodo gennaio-maggio (tendenziale a -15,5%) a soffrire di più sono i rossi fermi imbottigliati (-18%) e i bianchi (-17%), mentre lo spumante contiene le perdite all'11%; le fasce di prezzo alla cantina fino a 6 euro, che rappresentano oltre l'80% della produzione tricolore diretta negli States, restano le più esposte.

Per il presidente di Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, la novità il nuovo dazio flat al 10% è una novità positiva, ma non basta a fugare le preoccupazioni: "I nuovi dazi al 10% flat sono leggermente migliorativi rispetto ai precedenti - sottolinea - Fin qui è una notizia confortante, ma preoccupano le indagini sulla sovraccapacità produttiva che rischiano di generare ulteriori tariffe; la speranza è che questa seconda decisione resti nell'ambito dell'accordo Ue-Usa dello scorso agosto e non superi il tetto del 15%". Frescobaldi mette in guardia sul rischio di un nuovo fronte di instabilità: "Se c'era la possibilità di stabilizzare definitivamente le posizioni sul piano commerciale - afferma -, il riferimento a queste indagini rischia di alimentare l'incertezza in un momento in cui già la svalutazione del dollaro e il calo del potere di acquisto stanno facendo molto male al vino. Siamo convinti che di questo il nostro Governo e Bruxelles terranno conto".
Sulla stessa linea il segretario generale UIV, Paolo Castelletti, che sottolinea come il comparto non sia riuscito a reagire alle nuove condizioni come altri settori: "Dall'istituzione dei dazi - spiega -, per il vino italiano ed europeo non è stato possibile stabilizzare le vendite con gli Stati Uniti. Se ci sono dei settori che si sono dimostrati in grado di reagire commercialmente alle tariffe, lo stesso non si può dire per il vino, che è un bene voluttuario e quindi più esposto al risparmio da parte di una domanda già in calo sulle quantità consumate". Per Castelletti serve un intervento mirato: "Il vino oggi ha bisogno di aiuto e necessita di un budget straordinario per la promozione all'estero a partire proprio dagli USA".
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