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Vino e guida, ricerca Politecnico e Università Torino ha indagato con simulatore effetti vini rossi con diversa quantità anidride solforosa

Vino e guida, uno studio indaga il ruolo dei solfiti

di redazione | 24 Luglio 2026

Una ricerca del Politecnico e dell'Università di Torino, pubblicata su PLOS One, ha valutato al simulatore gli effetti di vini rossi, con diversi livelli di anidride solforosa, sul comportamento al volante. I risultati danno vita a nuove domande.

Può la composizione del vino, oltre alla quantità di alcol, incidere sul comportamento di chi si mette al volante? È la domanda al centro di una ricerca condotta dal Politecnico e dall'Università di Torino, pubblicata sulla rivista scientifica PLOS One. Lo studio ha analizzato il comportamento alla guida dopo il consumo di vini rossi convenzionali con differenti livelli di solfiti, mantenendo il tasso alcolemico intorno al limite previsto dalla normativa italiana.
La ricerca, dal titolo Understanding driver behaviour after consuming conventional wines with different sulphite contents: insights from a driving simulator study, è stata realizzata nell'ambito del progetto VINALIA, sostenuto dalla Fondazione CRC (Cassa di Risparmio di Cuneo), con un approccio sperimentale pensato per valutare se e in che modo il contenuto di anidride solforosa possa associarsi a variazioni nel comportamento dei conducenti in condizioni controllate.

DUE BARBERA A CONFRONTO PER INDAGARE IL RUOLO DEI SOLFITI

Il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) dell'Università di Torino ha prodotto due vini rossi Barbera convenzionali con diversi livelli di anidride solforosa totale: uno con 86 mg/l di SO₂ e uno con 126 mg/l, entrambi comunque al di sotto del limite previsto dalla normativa europea per i vini rossi, fissato a 150 mg/l.
I due vini sono stati poi utilizzati presso il Road Safety Laboratory del Dipartimento di Ingegneria dell'Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture (DIATI) del Politecnico di Torino per una sperimentazione al simulatore di guida. La ricerca ha coinvolto 32 conducenti, 16 uomini e 16 donne, in un disegno sperimentale randomizzato e triplo cieco: ogni partecipante ha effettuato tre sessioni in giorni diversi, una in condizioni sobrie e due dopo il consumo di 190 ml di vino, con un livello alcolemico vicino a 0,5 g/l.

I RISULTATI EMERGONO NEGLI SCENARI PIÙ COMPLESSI

I risultati mostrano che negli scenari di guida meno complessi non emergono differenze significative legate al contenuto di solfiti. In queste condizioni, il principale effetto osservato riguarda l'alcolemia, associata a un peggioramento del controllo laterale del veicolo in curva.

Le differenze più interessanti emergono invece nelle situazioni urbane o caratterizzate da una maggiore interazione con altri utenti della strada, dove la guida richiede un più elevato carico di attenzione. In questi scenari sono emerse alcune variazioni associate ai diversi livelli di anidride solforosa: in presenza di pedoni è stata osservata una tendenza a un comportamento più prudente dopo il consumo del vino con contenuto più elevato di solfiti, mentre nell'interazione con altri veicoli è stata rilevata una tendenza a velocità più alte e distanze più ravvicinate.

Uno studio del Politecnico e dell'Università di Torino ha analizzato il comportamento alla guida dopo il consumo di vini rossi convenzionali con differenti livelli di solfiti
i campioni di Barbera utilizzati per i test

"L'obiettivo dello studio era isolare, per quanto possibile, il ruolo del contenuto di solfiti, mantenendo l'alcolemia in condizioni compatibili con il limite legale italiano. I risultati indicano che, negli scenari di guida più complessi, il comportamento dei conducenti può variare non solo in funzione dell'alcol, ma anche di alcune caratteristiche della bevanda consumata. Si tratta però di effetti limitati e dipendenti dal contesto, da interpretare con cautela", spiega Marco Bassani, docente del Dipartimento DIATI del Politecnico di Torino e corresponding author dello studio.

NON UN ALLARME SUI SOLFITI, MA UNA NUOVA PISTA DI RICERCA

Gli autori precisano che lo studio non indica i solfiti come causa diretta di comportamenti pericolosi e non mette in discussione il ruolo dell'anidride solforosa in enologia, dove viene utilizzata per le sue proprietà antimicrobiche e antiossidanti e per preservare qualità e stabilità del vino.

"Dal punto di vista enologico, l'anidride solforosa resta uno strumento importante. Studiare i possibili effetti dei diversi livelli di solfiti, entro i limiti consentiti, permette di affrontare il tema in modo scientifico e interdisciplinare, mettendo in dialogo tecnologia alimentare, comportamento umano e sicurezza stradale", sottolinea Luca Rolle, docente del Disafa dell'Università di Torino.

La ricerca apre quindi un nuovo ambito di approfondimento: oltre al livello di alcolemia, anche alcune caratteristiche della bevanda potrebbero meritare ulteriori analisi per comprendere meglio il comportamento umano in situazioni particolarmente complesse. Gli studi futuri dovranno ampliare il numero di concentrazioni analizzate, integrare dati fisiologici e soggettivi e valutare scenari ancora più articolati.

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