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Mosnel, 190 anni di storia per coltivare il futuro in Franciacorta. Un modello di viticoltura fondato sull'agroforestazione.

Mosnel, 190 anni di storia per coltivare il futuro in Franciacorta

di Enrica Rossi | 23 Luglio 2026

Per celebrare l'anniversario, la cantina racconta un modello di viticoltura fondato sull'agroforestazione: un progetto sviluppato da oltre dieci anni con Sata Studio Agronomico, dove biodiversità e qualità crescono insieme.

C’è chi celebra un anniversario ripercorrendo il proprio passato e chi, invece, sceglie di trasformarlo in un punto di partenza. A 190 anni dalla fondazione, Mosnel utilizza la propria storia per proporre una riflessione sul futuro della viticoltura, ponendo al centro un tema sempre più attuale: l’agroforestazione come modello capace di coniugare biodiversità, resilienza climatica e qualità produttiva.
Per la famiglia Barzanò non si tratta di un progetto nato per seguire una tendenza, ma dell’evoluzione naturale di una filosofia costruita nel tempo. L’equilibrio è dichiaratamente il principio che attraversa ogni scelta aziendale: dal vigneto alla cantina, fino al bicchiere.

IL VIGNETO COME ECOSISTEMA

Oggi Lucia e Giulio Barzanò, quinta generazione della famiglia, interpretano la viticoltura come gestione di un ecosistema prima ancora che come attività produttiva. E l’agroforestazione rappresenta la sintesi più concreta di questa visione. Il progetto, sviluppato insieme a Sata Studio Agronomico, nasce oltre dieci anni fa con l’obiettivo di aumentare la complessità biologica del vigneto attraverso elementi in grado di ristabilire relazioni naturali tra suolo, piante, insetti e fauna.
Nel vigneto storico di Mosnel sono stati introdotti sovesci polifunzionali, una siepe di specie arbustive autoctone lunga circa ottocento metri e una spirale composta da sessantacinque coppie di carpini e biancospini. A questi interventi si affianca il monitoraggio costante della biodiversità mediante il protocollo BioPass, che permette di seguire nel tempo l’evoluzione dell’ecosistema e misurare gli effetti delle pratiche agronomiche adottate.
L’obiettivo non è semplicemente aumentare il numero di alberi o creare aree verdi, ma costruire un ambiente più stabile e resiliente, capace di affrontare gli effetti del cambiamento climatico, migliorare la fertilità del suolo, favorire la gestione delle risorse idriche e ridurre gli squilibri biologici.
“Il vigneto deve essere osservato e accompagnato nei suoi equilibri naturali prima ancora che gestito come una semplice superficie produttiva. Al centro c’è la relazione tra ambiente, paesaggio e qualità del vino”, spiegano Lucia e Giulio Barzanò.

Mosnel pone al centro un tema sempre più attuale: l’agroforestazione come modello capace di coniugare biodiversità, resilienza climatica e qualità produttiva

DALLA RICERCA ALLA PROGETTAZIONE DEL PAESAGGIO

Il progetto Mosnel nasce dall’incontro di competenze diverse e parte da una convinzione: nessuna disciplina, da sola, può offrire una risposta alle sfide che oggi interessano la viticoltura.
Per questo motivo l’azienda ha riunito professionisti provenienti da ambiti differenti, ciascuno chiamato a contribuire con il proprio punto di vista. L’agronomo osserva il comportamento della vite e del suolo, il forestale studia la resilienza degli ecosistemi, il neurologo approfondisce il rapporto tra uomo e natura, mentre l’architetto interpreta il paesaggio come elemento capace di influenzare il benessere delle persone. Solo dall’integrazione di queste competenze nasce una visione più ampia del vigneto, nella quale ogni elemento contribuisce all’equilibrio dell’intero sistema.
“Oggi molte delle certezze dell’agricoltura convenzionale sono messe in discussione dalla complessità degli ecosistemi. Anziché rincorrere nuove soluzioni, la ricerca deve orientarsi verso la costruzione di relazioni stabili tra le diverse forme di vita presenti nel vigneto”, sottolinea Pierluigi Donna, fondatore di Sata Studio Agronomico.
In questo contesto si inserisce anche il contributo dell’architetto Willem Brouwer. La spirale vegetale che caratterizza il vigneto Mosnel, ispirata alla sequenza di Fibonacci e al rapporto aureo, non rappresenta un semplice elemento scenografico. La disposizione delle essenze arboree risponde contemporaneamente a esigenze agronomiche, ecologiche e percettive, trasformando il paesaggio in una componente attiva del progetto agroforestale e del rapporto tra uomo e natura.

DAL VIGNETO AL CALICE, TRA EBB E PAROSÉ

La filosofia aziendale trova la propria espressione più evidente nei due Franciacorta simbolo di Mosnel: EBB e Parosé, due interpretazioni diverse ma complementari della stessa ricerca di equilibrio.
“Sicuramente il Parosé ci darà delle soddisfazioni, ma per noi il vino del cuore è l’EBB, non a caso l’abbiamo dedicato a nostra madre”, racconta Giulio Barzanò.
EBB nasce nel 2003 ed è dedicato a Emanuela Barzanò Barboglio. Non porta il nome completo ma soltanto le iniziali, una scelta voluta dalla famiglia per rispettarne il carattere riservato.
“Abbiamo dedicato questo vino a nostra madre. Era una persona dal carattere molto forte e deciso, ma anche molto schiva. Per questo Giulio e io abbiamo deciso di indicare in etichetta solo le sue iniziali, non il nome per intero. Secondo noi questo vino le assomiglia molto: ha eleganza, complessità ma anche leggerezza”, spiega Lucia Barzanò.

La filosofia aziendale trova la propria espressione più evidente nei due Franciacorta simbolo di Mosnel: EBB e Parosé, due interpretazioni diverse ma complementari della stessa ricerca di equilibriEBB è ottenuto esclusivamente da chardonnay proveniente dai vigneti storici dell’azienda. La fermentazione avviene prevalentemente in barrique già utilizzate, una scelta che non mira a cedere aromi di legno al vino, ma a sfruttare la naturale capacità della barrique di favorire una lenta micro-ossigenazione.
"La barrique non viene utilizzata per imprimere al vino il carattere del legno, ma perché è un contenitore vivo, capace di accompagnarne l’evoluzione durante l’affinamento e di favorire complessità ed equilibrio", spiega Flavio Polenghi, enologo di Mosnel.
Il dosaggio finale di circa un grammo e mezzo per litro ricerca l’essenzialità di un Pas Dosé mantenendo un equilibrio gustativo estremamente preciso.
Diversa ma complementare è la filosofia di Parosé, nato nel 2001 da un assemblaggio di pinot nero e chardonnay. Fin dalla sua prima uscita ha rappresentato una scelta controcorrente: un rosé dal colore volutamente tenue, privo di residuo zuccherino e pensato per privilegiare eleganza, profondità e capacità evolutiva.
“Quando siamo usciti con Parosé, molti clienti riportavano indietro le bottiglie perché pensavano che il vino avesse un problema: non era abbastanza rosa e non era dolce. Era una scelta voluta. Noi abbiamo deciso di farlo così perché è così che lo abbiamo sempre apprezzato”, ricorda Giulio Barzanò.
Una scelta che inizialmente fu accolta con sorpresa dal mercato, ma che nel tempo è diventata uno dei tratti distintivi dello stile Mosnel, confermando la volontà dell’azienda di seguire una propria identità senza rincorrere le mode.

ASSAGGI IN VERTICALE

La verticale di EBB e Parosé mette in evidenza la straordinaria coerenza dello stile Mosnel. Dal primo calice si percepisce un percorso evolutivo che accompagna il degustatore dal 2019 al 2008 senza mai perdere il filo conduttore. Le annate più mature acquistano profondità e complessità, ma la mano del produttore rimane riconoscibile: cambiano i profumi e la ricchezza espressiva, non l’identità dei vini.

Oggi Lucia e Giulio Barzanò, quinta generazione della famiglia, interpretano la viticoltura come gestione di un ecosistema prima ancora che come attività produttiva.

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