
Il mercato del vino in Cina continua a segnare il passo, ma i dati del primo semestre 2026 raccontano una storia più articolata di un semplice calo generalizzato. Secondo l'ultima analisi di Nomisma Wine Monitor, l'import totale segna ancora un -11% nei volumi rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Scomponendo però il dato per categoria e paese di origine, emerge un pattern chiaro: a perdere terreno sono soprattutto i fornitori tradizionalmente legati al vino rosso, mentre chi porta in Cina bianchi e bollicine va in controtendenza. Un segnale, ancora da confermare, di un possibile cambio di gusto del consumatore cinese.
Partendo dai vini fermi imbottigliati, il quadro per Australia, Francia e Italia — tutti paesi la cui offerta in Cina resta legata soprattutto al vino rosso — è di segno negativo: l'Australia perde un 12% a volume (pur guadagnando in valore, segno di una tenuta sul segmento premium), mentre Francia e Italia restano anch'esse in calo. L'unica eccezione è la Nuova Zelanda, che porta a casa un +35%: un risultato che porta la firma quasi esclusiva del suo Sauvignon Blanc, l'unico grande fornitore di bianco tra quelli monitorati. Un solo dato non fa una tendenza, ma il contrasto tra chi cresce puntando sul bianco e chi arretra restando ancorato al rosso è il primo indizio di un possibile cambio di gusto del consumatore cinese. Il dato, va detto, riguarda l'origine delle importazioni e non misura direttamente le preferenze del consumatore finale.

Ma è sul fronte degli spumanti che emerge il segnale più netto. Pur rappresentando meno del 10% delle quantità importate di vini imbottigliati, la categoria cresce del 16% a volume nel primo semestre di quest'anno, con l'Italia protagonista assoluta: +43% (aumenta anche l'export dell'Australia, ma la sua quota di mercato nel segmento resta inferiore al 5%).
Il trend trova conferma anche nell'export a volume delle singole denominazioni verso il mercato cinese, seppur i dati siano ancora fermi ad aprile: Asti +143%, Prosecco +44%. A differenza dei fermi, qui la crescita non è isolata a un solo fornitore ma coinvolge l'intera categoria, rendendo il segnale più solido.
Il quadro complessivo resta quello di un mercato ancora in contrazione, ma sempre più selettivo: cala la domanda per il vino fermo di stampo tradizionale, cresce quella per bianchi e bollicine. Se per lo spumante il trend appare già solido e diffuso, per i bianchi resta per ora un indizio isolato, legato a un unico Paese fornitore. Per le aziende del vino, il messaggio è comunque chiaro: la strada per tornare a crescere in Cina passa sempre meno dai grandi volumi di rosso tradizionale e sempre più da un posizionamento mirato su freschezza, bollicine e nuove occasioni di consumo.
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