
Presente nel vino, ma anche nelle merendine, nelle caramelle, nelle marmellate, nei succhi di frutta, nei prodotti da forno e nei farmaci effervescenti, l'acido tartarico è tra gli additivi più utilizzati dall'industria alimentare e farmaceutica. Accanto alla versione ottenuta per sintesi, impiegata in diversi comparti industriali, quello naturale ricavato dai sottoprodotti della vinificazione resta una delle eccellenze meno conosciute della filiera vitivinicola, oltre che un patrimonio tutto italiano. Per tutelare questa specificità e renderla riconoscibile sul mercato, la Sezione Acido Tartarico Naturale di AssoDistil ha registrato il marchio collettivo europeo Natural Tartaric Acid, pensato per identificare esclusivamente l'acido ottenuto dai sottoprodotti della vinificazione. Concesso in licenza alle aziende associate che ne fanno richiesta, il marchio può essere utilizzato solo sul prodotto certificato, sottoposto a un sistema di controlli che include la certificazione SGS e analisi specifiche — tra cui il test del Carbonio-14 — a garanzia dell'origine e della qualità.
L'Italia è il principale produttore mondiale di acido tartarico naturale, l'unico ammesso in enologia e previsto dalla Farmacopea Europea per gli usi farmaceutici. Nel 2025 la produzione nazionale ha raggiunto le 16mila tonnellate, in gran parte destinate all'export. Nello stesso periodo la Cina ha esportato circa 51mila tonnellate di acido tartarico di sintesi, oltre il 27% delle quali verso il mercato europeo, un confronto che mostra quanto sia urgente rafforzare la competitività della filiera italiana.
La registrazione del marchio è solo il primo tassello di un percorso più ampio. La Sezione è infatti al lavoro per promuovere una maggiore riconoscibilità della naturalità dell'ingrediente lungo tutta la filiera, con l'obiettivo di distinguerne l'impiego anche nelle etichette dei prodotti finali. Un passaggio che valorizzerebbe una produzione strettamente legata alla vitivinicoltura italiana e darebbe ai consumatori un'informazione più chiara sull'origine di ciò che acquistano.
"La registrazione del marchio rappresenta un punto di partenza. Ora la sfida è costruire una cultura della riconoscibilità dell'acido tartarico naturale, coinvolgendo tutta la filiera e lavorando affinché il valore di una produzione ottenuta dai sottoprodotti della vinificazione possa essere sempre più evidente anche sul mercato", dichiara Andrea Grilli, presidente della Sezione Acido Tartarico Naturale di AssoDistil.
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