
Si chiude in rosso il primo quadrimestre 2026 per l'export di vino italiano nel mondo: -6,8% a valore, per un totale di 2,34 miliardi di euro. Scendono anche i volumi, a -3,7% (641 milioni di litri). È quanto emerge dall'Osservatorio di Unione Italiana Vini (UIV), elaborato su dati Istat. Il quadro resta difficile sia sul fronte extra-Ue, a -8,7% ma in lieve miglioramento, sia su quello Ue, a -3,9% e in ulteriore peggioramento.
Un contesto che porta il presidente UIV Lamberto Frescobaldi a indicare una doppia direzione per il settore: da un lato una maggiore presenza sui mercati emergenti, dall'altro una riduzione della produzione, per riportare in equilibrio domanda e offerta e sostenere il valore del vino italiano.
Tra le destinazioni, gli Stati Uniti registrano ad aprile il primo dato positivo dopo dieci mesi consecutivi di cali, con un +1,6% mensile. Un segnale che però non basta a riequilibrare il quadrimestre, che chiude comunque a -15,4%. Negativi anche gli altri due top buyer: la Germania scende del 6,8% e il Regno Unito del 6,1%. Nella top 5 dei mercati il Canada si conferma stabile, mentre la Svizzera arretra del 12,7%.
I dati aggiornati a maggio confermano la fragilità del mercato USA: le spedizioni del mese scendono di circa il 15% a valore, un saldo che si riflette sull'intero periodo gennaio-maggio, accompagnato da una perdita del 10% sul prezzo medio nel 2026. Nello stesso periodo si rafforzano i trend negativi anche per Regno Unito (-6,7% nei cinque mesi) e Svizzera (-12,7%), mentre il Canada conferma la propria tenuta (+0,1%).

Non mancano le buone notizie su alcuni mercati emergenti o meno esposti alle turbolenze del momento. Il Brasile ha impresso un'accelerazione dall'inizio dell'anno, portando il proprio saldo a +17,8%, che sale addirittura al +36,4% se si considera l'intera area Mercosur. Bene anche la Cina, a +9,7%, e la Russia, a +28%. Guardando ai dati aggiornati a maggio, Cina e Brasile consolidano la crescita, mentre la Russia — pur restando in doppia cifra — sembra aver rallentato dopo il boom di ordini registrato a inizio anno.
Nel complesso, il consuntivo dei cinque mesi nei paesi terzi segna un -7,5% a valore e un -3,9% a volume.
Frescobaldi, relativamente ai dati, evidenzia che "La situazione contingente ci impone di prendere atto che stiamo attraversando una fase nella quale non è solo necessario promuovere ancora di più il nostro vino, ma anche riconoscere che grandi quantità immesse sul mercato non aiutano a valorizzarlo". L'obiettivo, secondo il presidente UIV, deve essere "un equilibrio tra domanda e offerta che consenta di sostenere il valore del vino italiano, tutelando il reddito delle imprese e la competitività del settore".
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